Mese: ottobre 2016

Cosa è la biodiversità? E perché è così importante?
Cosa è la biodiversità? E perché è così importante?

Biodiversità è la varietà degli esseri viventi che popolano la Terra, frutto di lunghi e complessi processi evolutivi. Comprende tutte le forme di vita differenti:

  • A livello di geni (le unità ereditarie della cellula che determinano tutte le caratteristiche visibili degli esseri viventi, come il colore degli occhi dell’uomo o il colore del pelo dei gatti),
  • A livello di specie (l’insieme di esseri viventi con caratteristiche simili)
  • A livello di ecosistemi (una comunità di piante, di animali e di microrganismi in continua evoluzione, che interagiscono tra loro e con l’ambiente).

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Per esempio, il fatto che nella tua classe ci siano bambini con la pelle di colore diverso, con i capelli lisci o ricci, con gli occhi neri o azzurri, è espressione della biodiversità a livello di geni. L’incredibile numero di uccelli e piante differenti presenti in una riserva marina è invece esempio della biodiversità a livello di specie. La presenza nel nostro paese di zone di macchia mediterranea, di foreste di latifoglie, di zone montane di alta quota, di zone paludose e grandi pianure rappresenta infine una grande biodiversità a livello di ecosistemi.

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Batteri, farfalle, piante, elefanti, la foresta tropicale, la barriera corallina: piccoli organismi, grandi animali ed ecosistemi fanno parte della biodiversità e sono tutti dipendenti l’uno dall’altro per la loro sopravvivenza. La biodiversità è quindi il serbatoio da cui attinge l’evoluzione per attuare tutti i cambiamenti che danno vita a nuove specie viventi.

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La ricca biodiversità italiana
L’Italia è il paese europeo con la maggiore ricchezza biologica e ospita oltre un terzo della fauna e circa la metà della flora europee. Eppure, negli ultimi 60 anni si sono perse numerose razze animali e antiche varietà di ortaggi e frutta, mentre si sono diffuse poche nuove varietà. Per esempio, prima della seconda Guerra Mondiale in Italia erano presenti 40 specie di Brassiche, mentre oggi ce ne sono molte meno, tra cui cavolo, rapa, cavolfiore, colza, ravanello, senape, rucola. La grande maggioranza delle mele che vende il vostro fruttivendolo appartengono solo a 4 delle 20mila varietà di questo frutto che esistono al mondo.

Le cause di questo impoverimento sono diverse:

  • la coltivazione solo di specie e varietà vegetali che producono di più,
  • l’utilizzo degli stessi processi di coltivazione ovunque e l’uniformità dei prodotti,
  • lo sfruttamento e l’impoverimento del suolo.

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Razze e specie a rischio estinzione
La biodiversità a livello di specie è fatta da differenti varietà di piante, ma anche da diverse razze animali. Se rimangono soltanto pochi animali di una razza, si dice “a rischio di estinzione”, perché esiste il pericolo che quella razza scompaia per sempre. In Italia, per esempio, sono a rischio, tra gli altri, l’orso bruno e il lupo.

Cosa si deve fare per preservare le specie e le razze a rischio di estinzione?

  • Recuperare le vecchie ricette e le antiche tradizioni enogastronomiche,
  • Difendere l’ambiente e favorire un’agricoltura biologica, rispettosa del territori,
  • Alimentarsi in modo vario, preferendo il consumo di prodotti tipici locali. I prodotti locali sono più freschi e forniscono quindi un maggiore apporto di sostanze nutritive utili per la tua crescita,
  • Favorire la coltivazione delle specie autoctone, cioè di ortaggi e frutta locali e l’allevamento di razze animali diverse,
  • Proteggere le razze di animali a rischio (è per esempio uno dei compiti delle riserve e dei parchi naturali).

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Difendere la biodiversità per difendere la cultura e l’ambiente
Difendere la biodiversità è importantissimo. Gli ecosistemi con maggiore numero di specie si conservano meglio, mentre la scomparsa di specie, sottospecie o varietà porta con sé una serie di danni ecologici. Un’elevata diversità biologica assicura inoltre che l’aria sia pulita, che l’acqua sia potabile, che i suoli siano fertili, che alcuni parassiti non si moltiplichino eccessivamente, che l’anidride carbonica non si accumuli in atmosfera. Ma conservare la biodiversità significa anche difendere le tradizioni culturali: se si perde una specie, si abbandonano conoscenze, tradizioni, antiche ricette e usi. Infine, se una varietà di pianta o una razza animale scompare, cambia anche l’ambiente in cui viveva e quindi il paesaggio tipico di un territorio.

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Biodiversità e salute
Grazie alla ricchezza di forme di vita la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia e sostanze nutritive per la nostra vita quotidiana. Un’elevata biodiversità assicura che l’uomo abbia specie e varietà diverse di cui nutrirsi, che sono alla base di una corretta e sana alimentazione. Mangiare in modo corretto significa infatti assumere cibi diversi, della qualità e quantità giusta per consentire al nostro corpo di ottenere le sostanze che gli permettono di crescere bene. Se consumi alimenti vari, preferendo i prodotti locali, non solo proteggi il territorio ma anche la tua salute.

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Fulmini e saette
Fulmini e saette

Il fulmine è in assoluto il fenomeno più pericoloso prodotto da un temporale, perché non è preceduto da nessun segnale che lo annuncia. Tocca terra soltanto il 25% delle scariche che possono fornirci informazioni interessanti in base al loro colore: se la saetta è rossastra in quella zona sono in corso le piogge, se è azzurra indica grandine, se è gialla significa che c’è polvere in sospensione sollevata dal vento. Se invece il fulmine è bianco significa che è presente scarsa umidità e quindi è elevato il pericolo di incendi.

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I fulmini sfruttano il cosiddetto potere delle punte (vette, campanili, camini, antenne, grandi alberi isolati), abbattendosi su ogni cosa che si sopraelevi dal suolo. Anche un individuo in piedi può diventare il bersaglio del fulmine, che generalmente segue il percorso di minor resistenza elettrica tra la nuvola da cui parte e il suolo su cui atterra. Il corpo umano, costituito in prevalenza da acqua, è perciò purtroppo un discreto conduttore di elettricità, ricoperto per di più da un isolante, la pelle, che quindi non permette alla scarica di raggiungere la terra.
Quindi, come dobbiamo comportarci in caso di temporali, in particolare se ci si trova in montagna?
• Non farsi prendere dal panico;
• Evitare le attività all’aperto soprattutto a ridosso di corsi o specchi d’acqua;
• Ripararsi in un rifugio o in auto chiudendo saldamente porte e finestre ed evitando, se in auto, di mettersi in viaggio;
• Non sostare o transitare sotto alberi o pali isolati e comunque evitare i sottopassi;
• Liberarsi degli oggetti metallici anche se di piccole dimensioni (compresi gli ombrelli con la punta in metallo);
• Non accendere fuochi all’interno dei rifugi;
• Non dare la mano ai compagni di escursione e stare distanziati una decina di metri, perché tramite il contatto il fulmine potrebbe propagarsi maggiormente;
• Isolarsi il più possibile dal terreno, toccando il terreno in un solo punto, ad esempio saltellando o stando coi piedi uniti;
• Le persone colpite da fulmine in genere non sono cariche elettricamente, perché l’energia viene scaricata immediatamente a terra, e normalmente non si rischia nulla prestando loro soccorso, ma ogni caso andrebbe valutato di volta in volta;
• In caso di emergenza chiamare immediatamente i soccorsi al 118.

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LO SAPEVATE CHE?

La capitale dei fulmini
La Terra ha una nuova capitale dei fulmini. A svelarlo è la NASA (acronimo di National Aeronautics and Space Administration, in italiano Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche), in base ai recenti studi realizzati grazie all’innovativo Lightning Imaging Sensor (LIS), un sofisticato strumento costruito per individuare e localizzare i fulmini che cadono sulle regioni tropicali del globo.
Il Lago di Maracaibo in Venezuela è al primo posto tra le zone più elettriche del mondo: qui cadono infatti il maggior numero di fulmini per chilometro quadrato, secondo quanto pubblicato dalla NASA, ben 233 fulmini per km quadrato ogni anno.
Il Lago di Maracaibo supera la zona del Bacino del fiume Congo in Africa, precedente detentrice di questo record.

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Nuovi record mondiali
Lo stato statunitense dell’Oklahoma e il Sud della Francia sono i detentori di due nuovi record meteorologici!
Il 16 settembre del 2016 a Ginevra, l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (World Meteorological Organization) ha stabilito due nuovi record:
1. per il fulmine con la maggiore durata, addirittura 7.74 secondi di scarica continuativa, misurato nel Sud della Francia nel 2012;
2. per la distanza orizzontale più lunga mai coperta da un singolo fulmine, ben 321 chilometri percorsi nel 2007 in Oklahoma (USA) da una singola scarica.

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L’arma del re degli dei
Secondo gli antichi greci il fulmine era l’arma più potente di Zeus, il re degli dei dell’Olimpo, che puniva gli uomini scagliando saette sulla terra.

Il ciclo dell’acqua (e del perché non va sprecata)
Il ciclo dell’acqua (e del perché non va sprecata)

Siamo abituati all’acqua, ci circonda ogni giorno: quando apriamo il rubinetto, quando la beviamo, quando scende dal cielo, quando scorre nei fiumi o quando la vediamo fluttuare nei mari; l’acqua fa parte di noi, quasi non ci accorgiamo della sua esistenza, come succede per l’aria.

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La cosa sorprendente è che l’acqua presente oggi sulla Terra è la stessa da milioni di anni! Ogni goccia è passata dagli oceani all’atmosfera, da qui alle terre emerse, per tornare di nuovo agli oceani… e riprendere il ciclo all’infinito.
Ora vi spiegheremo come funziona il ciclo dell’acqua.

FASE 1 – Dall’oceano all’atmosfera: come si forma l’acqua dolce

Il motore di tutto il ciclo dell’acqua (detto anche idrologico) è il Sole, che con la sua energia:

  • trasforma l’acqua dei mari, dei fiumi e dei laghi in vapore acqueo (evaporazione),
  • attiva nelle piante il processo di traspirazione, ossia la perdita di vapore acqueo dalla superficie delle foglie.

Il vapore acqueo prodotto dall’evaporazione e dalla traspirazione, sale quindi invisibile nell’atmosfera…

FASE 2 – Formazione delle nuvole

Il vapore acqueo che è salito nella parte bassa dell’atmosfera (troposfera) gradualmente si raffredda e condensa attorno a minuscole particelle di pulviscolo atmosferico, formando le nuvole dove l’acqua può esistere in tutte e tre le forme: liquida (gocce), gassosa (vapore) e solida (come particelle di ghiaccio).

FASE 3 – L’acqua lascia l’atmosfera per tornare sulla Terra

Le goccioline d’acqua o i cristalli di ghiaccio contenute in una nube si scontrano e si uniscono tra loro formando gocce più grandi e pesanti e che dunque ricadranno sulle terre emerse e sui mari sotto forma di precipitazioni, liquide o solide, ossia come pioggia o come neve.

FASE 4 – Ritorno all’oceano

L’acqua (o la neve) che ricade sulla terra finisce in parte nei ghiacciai, situati ai Poli e sulle alte montagne, in parte alimenta i fiumi e i laghi, infine in parte filtra nel terreno e si inabissa sotto la superficie, riempiendo gli strati del sottosuolo e andando a costituire le falde acquifere. Il sole scioglierà poi lentamente l’acqua ghiacciata sulle vette; l’acqua liquida, liberata, si farà strada verso il mare in torrenti, cascate, fiumi e laghi.

Dunque, grazie al deflusso superficiale dei fiumi, in parallelo a quello sotterraneo che scorre nel sottosuolo, l’acqua scesa dal cielo e quella che si scioglie dai ghiacciai torna in definitiva al mare e all’oceano.
Così l’acqua che aveva lasciato la superficie della Terra per far parte dell’atmosfera è tornata di nuovo alla Terra stessa.
Le piogge e la neve compensano l’acqua evaporata e il ciclo idrologico può così ricominciare.

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Questo è il mirabile ciclo dell’acqua dolce che si svolge da milioni di anni… ma questo processo di continuo rinnovo presenta anche qualche problema:

  • L’acqua non ricade su tutto il Pianeta in modo sistematico, nello stesso periodo e in ogni luogo. In alcune aree è rara, in altre si alternano piogge torrenziali a periodi di siccità, in altre ancora piove sistematicamente ogni giorno o in alcune stagioni dell’anno;
  • Parte dell’acqua dolce è inutilizzabile: o perché torna troppo velocemente nell’oceano o perché resta intrappolata nei ghiacciai o in falde profonde e non rientra in circolo;
  • Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ciclo non è “per sempre” e anche l’acqua non è inesauribile.

Dobbiamo pensare che l’acqua sia sì “rinnovabile” tramite il ciclo idrologico, ma:

  • L’acqua che si trova negli strati sotterranei delle falde freatiche più profonde è acqua fossile che non si rigenera: uno sfruttamento eccessivo, fatto con i mezzi tecnici che l’umanità ha oggi a disposizione, può consumare in poco tempo quel che ha impiegato milioni di anni a formarsi!
  • Purtroppo succede che venga alterato il ciclo idrologico dell’acqua dolce – con l’urbanizzazione, la costruzione di dighe, la deforestazione, la deviazione dei corsi d’acqua naturali. Facendo ciò creiamo una perdita d’acqua irrecuperabile: è stato stimato che, dall’ultimo dopoguerra, siano andati perduti 750 miliardi di metri cubi d’acqua dolce ogni anno… Andando avanti così arriveremo presto al collasso delle risorse idriche.