Mese: maggio 2017

Un meteorite nel cielo dell’Italia
Un meteorite nel cielo dell’Italia

Un meteorite ha acceso il cielo italiano martedì 30 maggio, poco dopo le 23.00. Sono arrivate molte segnalazioni soprattutto dal Centro-Nord. In tanti hanno affermato di aver visto una luminosissima scia verde attraversare il cielo per qualche secondo.  È stato sentito anche un boato molto forte, per lo più dalle zone più a est dell’Emilia-Romagna e dal basso Veneto.

Uno scatto realizzato martedì sera mostra il passaggio del meteorite sul Trentino Alto Adige:

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Cos’è un meteorite?

È il frammento di un meteoroide, cioè un piccolo asteroide, che è entrato in collisione con la Terra.
Il boato che è stato sentito da molti italiani è dovuto proprio all’impatto con la nostra atmosfera. A causa dell’attrito si riscalda ed emette luce. Per questo motivo quando cade, attratto dalla forza di gravità, forma una scia luminosa che viene chiamata meteora, stella cadente o bolide.

Lago di Aral
Lago di Aral

Nelle aride pianure tra Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan il Lago di Aral, lago salato senza emissari, veniva alimentato dalla acque provenienti dalle nevi cadute sulle montagne. Dagli anni sessanta però l’Unione Sovietica decise di sfruttare l’acqua dei due immissari attraverso la costruzione di canali per uso agricolo, e da quel momento il Lago salato Aral iniziò ad evaporare. Per l’Onu si tratta di “uno dei peggiori disastri ambientali mai causati dall’uomo”.

aral

Mezzo secolo fa il Lago Aral era tra i più grandi al mondo, ma la deviazione dei due principali affluenti del Lago per irrigare i campi ha cambiato la storia e il clima di quest’area geografica. A Moynaq l’acqua è scomparsa definitivamente nel 1973 e la terra è stata contaminata dal sale e dai materiali tossici del lago. Nel 2015 la NASA pubblicò le immagini del Lago di Aral, documentando la netta diminuzione del livello e della superficie, ridotta del 75% in 50 anni. Moynaq è la città che più di tutte ha pagato le conseguenze della catastrofe ed oggi è una città fantasma nel deserto.

Il futuro senza il Lago di Aral

L’obiettivo principale degli ambientalisti non è ricreare un lago, ma umidificare la pianura arida per fermare la sabbia e le polveri contaminate da pesticidi e fertilizzanti che continuano a spargersi in tutta l’Asia Centrale.

Foto NASA Earth Observatory image by Jesse Allen. Caption by Kathryn Hansen.

Ladybird Farm: Il divertimento sostenibile
Ladybird Farm: Il divertimento sostenibile

Nel sud dell’Ungheria si trova un parco divertimenti molto particolare, esempio di un tipo di politica che ha messo il divertimento sostenibile al centro delle proprie attenzioni e del proprio business. Ladybird Farm sorge su un sito di 125 acri tra le colline trans-danubiane e offre avventure di tutti i tipi, dai go-kart a pedali fino ai sentieri in corda. È aperto tutto l’anno con un passaggio di circa 65.000 visitatori che vengono così a contatto con ovini, bovini, maiali e cavalli, oppure partecipano a laboratori artigianali tradizionali e ricevono anche consigli su come condurre una vita sostenibile.

La missione della fattoria è aiutare le persone a riscoprire il piacere di vivere immerse nella natura respirando l’aria fresca, conoscendo gli animali domestici e le abitudini dei nostri antenati. Il fondatore e proprietario János Hando ha dichiarato: “Sviluppiamo le attrazioni che non consumano energia e mettiamo a disposizione delle altre alcune fonti rinnovabili come pannelli solari e biomassa. Il nostro obiettivo è quello di fornire divertimento per le persone in modo sostenibile. Ho passato un po’ di tempo a capire quello che facciamo per il nostro Pianeta, e la prospettiva non è grande. Il futuro di mia figlia passa anche per quello che faccio io qui.” La fattoria dà lavoro a 15 impiegati in una delle zone meno sviluppate d’Europa e il ristorante offre piatti locali fatti in casa. L’innovazione continua è un principio fondamentale a Ladybird Farm e si lavora per trovare sempre delle nuove attrazioni per convincere i visitatori a tornare più volte. “Vogliamo costruire il primo albergo al mondo con un saldo a zero-energia: tutta l’energia che consuma dovrà quindi arrivare fonti rinnovabili locali” dichiara Hando.

Questa iniziativa ha ottenuto anche il riconoscimento European Business Awards for the Environment (EBAE) che premia le aziende europee che rispettano dell’ambiente. Un’ottima iniziativa che serva di ispirazione per chi, nel campo degli affari, vuole comunque mettere al primo posto la salvaguardia dell’ambiente.

C’è un tesoro nel mare della Sardegna: l’energia
C’è un tesoro nel mare della Sardegna: l’energia

Il mare della Sardegna può produrre molta energia: 13 chilowatt per metro di costa. Un tesoro così importante può fare di questa area il giacimento di energia green più grande del Mediterraneo. Questa bella notizia arriva dall’analisi realizzata dall’Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, ENEA. La produzione maggiore di energia potrebbe avvenire nell’area occidentale della Sardegna (guardando la cartina, il mare a sinistra dell’isola), soprattutto nei pressi di Alghero.

Alghero

Secondo l’ENEA, il potenziale energetico del mare della Sardegna occidentale è molto simile a quello degli Stati europei più all’avanguardia nello sviluppo di energia green proveniente dalla fonte rinnovabile del mare, come la Danimarca. Lungo le altre coste italiane è possibile produrre meno energia rispetto alla Sardegna. Nel canale di Sicilia è circa la metà, 7 kW per metro di costa, e ulteriormente inferiore quello di altre aree: 3 kW/m il potenziale di Ionio e medio Tirreno, solo 2 kW/m la media di quello dell’Adriatico.
La produzione di energia dal mare attualmente soddisfa una piccolissima parte della domanda energetica dell’Europa: solo lo 0,02%. Però, permetterebbe di ridurre in modo significativo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica. Secondo le stime dell’Unione Europea, investire nell’energia green prodotta dal mare sarebbe molto importante anche per l’economia degli stati. Permetterebbe di creare un mercato da oltre 50 miliardi di euro l’anno per il 2050 e di far nascere 450 mila nuovi posti di lavoro.

Come si produce energia dal mare?

L’energia green prodotta attraverso il mare è una delle cosiddette “rinnovabili” o energie “alternative” e deriva dal moto delle onde. Per produrla, si sfrutta l’energia cinetica contenuta nel moto ondoso. L’energia delle onde può contare su un sistema di accumulo naturale di energia: le onde stesse. Questo non avviene nel caso dell’energia solare e di quella eolica. In Italia, ENEA e il Politecnico di Torino sono al lavoro per sviluppare una tecnologia pensata appositamente per le onde del mar Mediterraneo. Le nostre onde sono diverse da quelle dell’oceano, che sono più alte e meno frequenti. Gianmaria Sannino, ricercatore ENEA che ha curato lo studio, sottolinea che questi dispositivi non avrebbero un impatto significativo sul paesaggio, dato che sono parzialmente sommersi. Sarebbero d’aiuto anche per contrastare l’erosione della costa riducendo l’energia delle onde che la raggiungono.

Le lumachine più colorate del mondo sono a rischio
Le lumachine più colorate del mondo sono a rischio

Questa variopinta lumaca vive nelle foreste di Baracoa, nella zona più orientale di Cuba, l’unico posto in cui si trovano ancora colonie di queste meravigliose lumache. Qui fino al 1964 si poteva accedere solo via mare e la zona era conosciuta anche come la Città del paesaggio, per la sua vegetazione rigogliosa, le foreste vergini e la grande biodiversità, tutelata da tre parchi nazionali.
Le conchiglie sembrano dipinte a mano e sono tutte di colori vivaci che vanno dal rosso porpora al giallo limone, con spirali nere e bianche. Le lumache arboricole, le Polymita picta, sono una specie endemica di Cuba e vivono nella foresta subtropicale. La loro sopravvivenza è a rischio sia perché prediligono solo alcune specie di alberi sia perché molto ricercate per il loro splendido guscio. Nonostante sia una specie protetta dalla legislazione cubana dal 1943, le Polymita picta, entrate di diritto fra le più belle “conchiglie” del mondo, vengono “cacciate” per realizzare monili e accessori proprio per la loro colorazione unica, dettata dal tipo di alimentazione del mollusco.

Stagione meteorologica o astronomica?
Stagione meteorologica o astronomica?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

Che differenza c’è tra stagioni meteorologiche e astronomiche?

Le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici ma all’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole.

Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

Ritiro dei Ghiacciai: la situazione è preoccupante
Ritiro dei Ghiacciai: la situazione è preoccupante

In Italia dagli anni ’80 è stata persa la quantità di ghiaccio che corrisponde a quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Nello stato del Montana, invece, entro il 2030 potrebbero addirittura scomparire del tutto

I ghiacciai sono una riserva d’acqua importantissima, ma il riscaldamento globale ha ridotto significativamente la dimensione dei ghiacciai in tutto il mondo. Nel Montana, secondo uno studio pubblicato dall’USGS dal 1966 alcuni ghiacciai hanno perso addirittura l’85% del loro volume. Sono stati monitorati 37 ghiacciai del Glacier National Park, il Parco nazionale dei ghiacciai in Nevada e due nel U.S. Forest Service land. Sulle Montagne Rocciose del Nevada il ritiro dei ghiacciai è evidente tanto da avere impatti sull’ecosistema e sul turismo. La perdita di ghiaccio comporta una maggiore presenza di acqua nei principali bacini e fiumi a valle, ne aumenta la portata modificando così anche la temperatura. La fusione dei ghiacciai, oltre ad essere uno scenario preoccupante per l’uomo, mette infatti a rischio la sopravvivenza di diverse specie acquatiche.

Attraverso mappe digitali, fotografie aeree e dati satellitari sono stati misurati i perimetri dei ghiacciai durante la stagione estiva, quando la neve caduta in inverno, ormai fusa, ha permesso di vedere chiaramente le dimensioni delle formazioni nevose perenni. Le istantanee registrate in più appuntamenti tra il 1966 e il 2016 hanno permesso di ottenere un quadro dettagliato degli ultimi 50 anni.

Queste informazioni fanno parte di uno studio molto più ampio che comprende il monitoraggio dei ghiacciai di Montana, Alaska e Washington. I dati sono preziosi per comprendere l’impatto dei cambiamenti climatici sullo stato di salute dei ghiacciai nelle diverse zone perché, entro il 2030, secondo gli esperti, nel Glacier National Park i ghiacciai potrebbero non esserci più. Si tratta di una prospettiva in linea con quello che è successo negli ultimi 100 anni, basti pensare che nel 1850 i ghiacciai sulle Montagne Rocciose erano 150, ma nei monitoraggi più recenti il numero è tre o quattro volte più basso.

Ghiacciai: la situazione in Italia

Anche in Italia la situazione è preoccupante. Dagli ultimi dati raccolti dall’ISTAT a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono in graduale regresso. Nel 2007 addirittura il 99% dei ghiacciai monitorati era in fase di ritiro, quota che (fortunatamente) è diminuita all’88% nel 2014.
Dei circa 250 km cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola età glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano circa 150 km cubi negli anni ’70 e soltanto 80 km cubi nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

Perché il tramonto è colorato?
Perché il tramonto è colorato?

La Natura ci regala spettacoli meravigliosi, capaci di lasciarci ogni volta a bocca aperta. Il tramonto è uno di questi: tutte le sere ci incanta con i suoi colori straordinari! Chi sa perché i tramonti hanno un colore così particolare?

Dipende dalla luce:

Il tramonto
La luce è una radiazione elettromagnetica. Significa che, anche se non ce ne accorgiamo, è in continuo movimento sotto forma di onde.
Noi siamo in grado di vedere solo una parte di queste onde di luce, cioè quella che forma i colori dell’arcobaleno. Te li ricordi? Sono il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, l’indaco e il viola. Ognuno di questi colori corrisponde a una diversa lunghezza della nostra onda di luce. Il blu, per esempio, si trova su una lunghezza più corta del rosso.

Quando il Sole è alto nel cielo, la sua luce deve attraversare una distanza più corta per raggiungerci. Per questo motivo di giorno vediamo la luce blu, che corrisponde a un’onda di luce più corta. Al tramonto, invece, il Sole si allontana e la sua luce deve percorrere più spazio per arrivare fino ai nostri occhi. Ecco perché vediamo il rosso e l’arancione: a noi arrivano soltanto le onde più lunghe, che corrispondono a questi colori.

La spiaggia verde ricoperta di cristalli
La spiaggia verde ricoperta di cristalli

Alle Hawaii esiste una spiaggia verde ricoperta di cristalli: si chiama Papakolea Beach, ma è nota anche come Mahana. La spiaggia verde si trova sull’isola principale delle Hawaii e il suo colore deriva dalla concentrazione di olivina. Si tratta di un minerale che contiene ferro e magnesio noto fin dall’antichità: gli egizi lo utilizzavano in numerosi rituali sacri. In forma cristallina, l’olivina dà origine a una splendida gemma preziosa nota come peridoto.

I cristalli che regalano a Papakolea Beach il suo straordinario colore provengono dal vulcano Pu’u Mahana.  Il vulcano si trova di fronte alla spiaggia e non è più attivo: l’ultima eruzione risale a 49 mila anni fa. Il mare estrae l’olivina dalla cenere. Le onde sbattono contro le rocce alla base del vulcano e depositano i cristalli sulla spiaggia verde.

La spiaggia verde

Papakolea Beach deve il suo colore a degli antichi cristalli

La spiaggia verde si può visitare, ma non è facile da raggiungere: bisogna camminare per tre chilometri. È necessario, inoltre, pagare un biglietto di circa 25 dollari e avere il permesso del Department of Hawaiian per calpestarla.