Mese: giugno 2017

Nuvola di sabbia sul Mar Rosso
Nuvola di sabbia sul Mar Rosso

Una nuvola di sabbia sorvola il Mar Rosso. Di che cosa si tratta? Spesso in questa zona del mondo capita di vedere sbuffi di sabbia sollevate nell’atmosfera sul Mar Rosso. Questo fenomeno è piuttosto frequente in questa zona, ed è proprio per questo che è interessante. Non si tratta di un evento casuale o raro, ma quasi di una costante. La sabbia, spiega la NASA, viene sollevata verso est sulla superficie del mare per poi piegare improvvisamente verso sud.

Ma come mai c’è così tanta sabbia nell’aria? Durante l’estate in Sudan le condizioni meteo e le tempeste di sabbia vengono condizionate dall’afflusso di aria umida proveniente dalle foreste a sud-ovest. L’aria molto umida proveniente da queste zone viaggia verso nord e verso est raggiungendo le zone più a nord, molto più calde e secche. Quando l’aria umida si scalda, sale molto velocemente nell’atmosfera scatenando temporali e forti venti che sollevano sabbia in molte zone del Paese.

Il secondo ingrediente è l’acqua. In questa zona fiumi e laghi si formano nella stagione umida e si prosciugano durante la stagione secca. Il processo di evaporazione dell’acqua lascia al suolo una sabbia molto fine che il vento riesce a sollevare facilmente.
Ed è così che si forma spesso e volentieri questo sbuffo di sabbia trasportato dai venti sul Mar Rosso.

Territorio più fragile a causa dell’uomo
Territorio più fragile a causa dell’uomo

In Veneto e in Lombardia finora è stato consumato il 12% del suolo, in Campania più del 10%. In Italia il 7,6% del suolo è impermeabilizzato da asfalto e cemento.
Una parte sempre più vasta del territorio che calpestiamo è impermeabile, cosa che moltiplica il rischio di frane e alluvioni. Causa di tutto questo è l’opera dell’uomo, che nel corso dei decenni ha ricoperto il suolo con enormi quantità di cemento e asfalto. La percentuale del suolo con tali caratteristiche in Italia è arrivata a ben il 7,6%. Ben di più della media europea, che si attesta sotto il 5%. Si tratta di ben 23 mila chilometri quadrati, una porzione di territorio pari a Liguria, Campania e Molise sommate insieme.

Un grazie va, paradossalmente, alla crisi economica, che negli ultimi anni ha frenato questo andamento. Il consumo di suolo è passato dagli 8 metri quadrati al secondo di inizio anni Duemila ai 3 metri quadrati del 2016. Ma questo non basta.

I drammatici dati arrivano dalla relazione presentata lunedì 26 giugno dall’Ispra che presenta vari scenari possibili entro il 2050. La più rosea delle ipotesi parla di un consumo di suolo di 1.635 chilometri quadrati (circa 7 volte l’isola d’Elba) durante il periodo di transizione che porterebbe allo zero di metà secolo. Terrificante lo scenario più negativo, che vede un consumo di ben altri 8.326 chilometri quadrati di suolo, pari a un terzo della Sicilia.

Per rendersi conto del tutto, si pensi che tra il novembre 2015 e il maggio 2016 in Italia sono stati sottratti alla natura, coprendoli di asfalto e cemento, quasi 30 ettari al giorno per un totale di 5 mila ettari. La devastazione non è omogenea. In Veneto e in Lombardia si è consumato il 12% del territorio, in Campania più del 10%. Le città con la maglia nera sono Roma, Torino e Bologna. Tra gli altri dati allarmanti, vi è quello relativo alla tipologia delle zone devastate dal cemento: tra queste, infatti, vi sono le aree protette, la fascia costiera, e persino le zone a rischio alluvione.

CityTree: 275 alberi in meno di 4 metri quadrati per combattere lo smog
CityTree: 275 alberi in meno di 4 metri quadrati per combattere lo smog

Un grande filtro per l’aria delle nostre città più inquinate. Questa è l’installazione verticale verde CityTree che assorbe polveri sottili, ossidi di azoto e CO2, le sostanze inquinanti presenti nell’aria. La sua potenza sembra essere fenomenale: purifica l’aria come farebbero 275 alberi ma in una superficie molto ridotta (alta 4 metri e larga 3 metri) e adatta per essere posizionato in diversi punti della città. La copertura vegetale è in grado di trasformare l’azoto e la CO2 in ossigeno prezioso fornendo, in tempo reale, i dati sulla qualità dell’aria. La struttura, realizzata utilizzando solo materiali riciclati, si autoalimenta grazie a pannelli solari.

Quando la tecnologia si mette al servizio dell’ambiente genera idee innovative. Le piante come l’edera e il caprifoglio riducono le particelle inquinanti e il biossido di azoto presenti nell’aria.  Le piante più adatte però sono i muschi e licheni, le cui capacità assorbi-smog sono state sfruttate in questo ambizioso progetto. CityTree è stato messo a punto da una startup tedesca ed è tra le trenta idee finaliste del premio Chivas Venture per le imprese socialmente responsabili.

Trentino-Alto Adige: alla scoperta del Parco Naturale Adamello Brenta
Trentino-Alto Adige: alla scoperta del Parco Naturale Adamello Brenta

Il Parco Naturale Adamello Brenta si trova in Trentino-Alto Adige: è l’area protetta più vasta della regione. Il Parco comprende 14 valli e i gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta, dove si trova uno dei ghiacciai più grandi d’Europa. Nel Parco si trovano 48 laghi, tra cui il lago di Tovel, famoso perché in alcuni momenti di fioritura delle alghe le sue acque hanno assunto una colorazione rossa molto particolare. Il territorio del Parco Adamello Brenta è caratterizzato da boschi che arrivano fino a un’altitudine di 1.800 metri. Più in alto, verso le vette, si trovano praterie alpine e una tipica vegetazione rupestre resistentissima: è in grado di sopravvivere anche molto oltre i 2.500 metri!

Trentino- Alto Adige, il lago di Tovel

Le montagne che fanno parte del Parco godono di una straordinaria ricchezza anche per quanto riguarda la fauna: tra gli altri, è possibile avvistare camosci, cervi, caprioli, stambecchi, volpi, tassi, marmotte e perfino esemplari di orso bruno. Fino al 1700, l’orso era presente in tutte le zone boscate dell’Italia settentrionale: fu perseguitato dall’uomo per secoli e arrivò a rischiare l’estinzione. Per questo, nel 1996 ha preso vita il progetto di reintroduzione Life Ursus, che ha rilasciato alcuni esemplari di orso bruno. Ha così avuto origine una popolazione di orsi che oggi conta un totale di circa 50 esemplari, sulle Alpi Centrali.

Orso Bruno in Trentino

Visitando il Parco si ha anche l’opportunità di vedere le Dolomiti, dichiarate dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2009. Quello delle Dolomiti di Brenta, interamente compreso nel territorio del Parco Adamello Brenta, è l’unico gruppo dolomitico che si erge a ovest del fiume Adige. Si estende per circa 40 chilometri da nord a sud e per circa 12 km da est a ovest, confina a nord con la Val di Sole, a sud con le Valli Giudicarie, a ovest con la Val Rendena e a est con la Val di Non, la Paganella e il lago di Molveno.

 

Anche i nostri amici animali soffrono il caldo. Come proteggerli?
Anche i nostri amici animali soffrono il caldo. Come proteggerli?

Quando fa molto caldo, e soprattutto quando c’è tanta umidità nell’aria, i nostri amici animali soffrono come noi. Per questo d’estate dobbiamo fare grande attenzione alla loro salute. Proprio come noi, gli animali domestici possono andare incontro a un colpo di calore o un colpo di sole: un rischio molto grave.
Il nostro corpo, sudando, fa in modo che la temperatura esterna resti il più possibile stabile. Gatti, cani, uccellini e piccoli animali d’affezione, invece, non sudano: la loro termoregolazione avviene  mediante un sistema di “raffreddamento ad aria”, che consiste nel ventilare con respiri piccoli e frequenti, in modo da far passare velocemente l’aria sulle superfici umide del cavo orale e determinare così la dispersione del calore.

animali e caldo

Cosa possiamo fare?

Con temperature elevate e alti tassi di umidità è necessario raffreddare il corpo dei nostri amici, bagnando frequentemente alcuni punti specifici dell’animale come le ascelle, la pancia, il collo e l’interno coscia. Fondamentale è non cambiare la temperatura in modo repentino, ad esempio passare dal freddo dell’aria condizionata al caldo dell’ambiente esterno. Un altro punto importante è la tosatura che non deve essere sempre pensata come un bene per l’animale: la maggior parte delle volte, in estate, si rischia di ustionare la pelle.
Un’altra buona regola da seguire è quella di non far camminare gli animali sull’asfalto o sulla spiaggia ardente: è dannoso per le articolazioni. Si consiglia di passeggiare solo nelle zone d’ombra. I veterinari raccomandano inoltre di evitare un’alimentazione ipercalorica e fare avere l’acqua sempre a disposizione e sempre fresca. Nei viaggi in macchina meglio tenere i finestrini aperti e controllare sempre le strane manifestazioni dei nostri animali che a volte, con lo stress del caldo, potrebbero essere nervosi.

animali e caldo
L’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha stilato un elenco con alcune semplici regole.
1) Non lasciate mai un animale incustodito dentro l’auto. La temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, e trasforma la vettura in un vero e proprio forno.
2) Se vedete un animale rinchiuso da solo in un’auto al sole, prestare attenzione ai sintomi di un eventuale colpo di calore (problemi di respirazione, spossatezza generalizzata). In tal caso, se non si interviene subito il pericolo di vita è grave: chiamate immediatamente le forze dell’ordine e un veterinario reperibile; nel frattempo cercate di creare ombra mettendo dei giornali sul parabrezza, e se possibile gettate acqua all’interno per bagnare l’animale.
3) Assicuratevi che gli animali abbiano sempre accesso all’ombra e acqua fresca in abbondanza. In caso di colpi di calore, chiamate immediatamente il veterinario.
4) Evitare le passeggiate con il vostro cane nelle ore più torride della giornata, preferendo le prime ore del mattino o l’imbrunire, e portare sempre con sé una bottiglietta di acqua e una ciotola. Evitare di far fare attività sportiva al cane nelle giornate più calde.
5) Anche cani e gatti rischiano scottature solari. In caso di giornate particolarmente calde, applicare una crema solare ad alta protezione sulle estremità bianche degli animali (per esempio la punta delle orecchie) prima di farli uscire sotto il sole o di portarli in spiaggia.
6) Se avete un acquario, evitate di tenerlo sotto il sole diretto e cambiate l’acqua regolarmente avendo cura di togliere le alghe che si formano. Se avete un laghetto in giardino con dei pesci, ricordate di riempirlo regolarmente nelle ore serali per compensare l’acqua evaporata e sostituire l’ossigeno andato perso.
7) In caso di animali in gabbia, mai lasciare il canarino o i criceti al sole diretto. Posizionate la gabbia in un luogo ombreggiato, arieggiato e fresco.
8) Con le alte temperature non mancheranno di far visita a cani e gatti le pulci, le zecche e gli acari: controllate regolarmente il pelo del vostro animale per verificarne la presenza; applicate preventivamente un antiparassitario, ma se vi sono particolari problemi di pelle o pelo consultate il vostro veterinario di fiducia prima di utilizzare prodotti.
9) È fondamentale controllare ogni giorno gli animali per verificare che non vi siano uova di mosche sul pelo di cavie, conigli e cani. Tenete ben puliti e disinfettati con prodotti non nocivi per l’animale i luoghi dove vive. Sopratutto, cambiate almeno 2 volte a settimana la lettiera o il fondo della sua “casa”.
10) Il vostro giardino è popolato di fauna selvatica: lucertole, ricci, rane e biscie sono assolutamente innocui per l’uomo, ma utili per il micro ecosistema del giardino. Prima di effettuare i lavori con il tosaerba o distribuire pesticidi, pensate quindi alla loro salvaguardia e soprattutto, prima di accendere un fuoco smuovete sempre il materiale che intendete bruciare, perché questi animali spesso si rintanano tra i mucchi di foglie o i rifiuti in giardino.
11) Se avete animali in sovrappeso, prima di cambiare dieta consultate sempre il vostro veterinario di fiducia.

Acqua: stop agli sprechi!
Acqua: stop agli sprechi!

Ti ricordi il ciclo dell’acqua e i motivi per cui è importante non sprecarla? Ne avevamo parlato qui.
Oggi c’è una ragione in più per fare attenzione a non sprecare acqua: l’Italia si trova a far fronte una grave emergenza siccità, e ha ancora davanti i mesi più caldi dell’anno! Durante la primavera, tra marzo e maggio, è arrivata molta meno pioggia di quella che arriva mediamente: si stima che manchino all’appello 20 miliardi di metri cubi di acqua (è più o meno quella del lago di Como, per farci un’idea).

Noi italiani, però, possiamo fare molto, perché normalmente consumiamo tantissima acqua potabile. Si calcola che ogni italiano consumi mediamente 245 litri al giorno: siamo i primi in Europa per consumo di acqua. Basterà fare più attenzione ad alcune piccole cose che facciamo tutti i giorni per sprecare molta meno acqua (e risparmiare anche un po’ di denaro). Segui i consigli dei MeteoHeroes.

siccità

 

  • Fai attenzione a lavatrice e lavastoviglie
    Sono elettrodomestici che consumano grandi quantità di acqua, oltre che di energia elettrica: ogni ciclo richiede dagli 80 ai 120 litri d’acqua. Basterà fare un po’ di attenzione e utilizzarle solo quando sono completamente piene. Se serve una nuova lavatrice o lavastoviglie, meglio orientarsi su apparecchi di classe A: sono quelli più efficienti a livello energetico.
  • Meglio la doccia
    Riempire una vasca da bagno può richiedere anche 160 litri d’acqua: decisamente meglio una doccia. Attenzione però: non dimentichiamoci che anche la doccia consuma molta acqua, fino a 10 litri al minuto. Quindi è molto importante cercare di fare una doccia il più possibile breve, e chiudere il rubinetto mentre ci facciamo lo shampoo o ci insaponiamo.
  • Occhio alle perdite d’acqua
    Il contatore dell’acqua è uno strumento molto utile per controllare che non ci siano perdite. Per essere sicuri di non avere perdite d’acqua è sufficiente controllare il contatore la sera prima di andare a letto e la mattina appena svegli. Se la cifra della lettura mattutina è diversa da quella che c’era la sera significa che ci sono perdite d’acqua e bisogna intervenire.
  •  Chiudi il rubinetto
    Da un rubinetto aperto scorrono mediamente più di 10 litri d’acqua al minuto: non dimentichiamocelo quando facciamo lo shampoo, insaponiamo i piatti o ci laviamo i denti. Ricordarci di chiudere il rubinetto quando non abbiamo bisogno di acqua corrente può fare davvero la differenza.
  • Non serve acqua corrente per lavare frutta e verdura
    Quando laviamo le verdure è meglio riempire una ciotola o il lavandino con dell’acqua e poi chiudere il rubinetto: basterà aggiungere un po’ di bicarbonato per disinfettare la frutta e la verdura.
  • Ricicla l’acqua
    In alcuni casi possiamo evitare di usare l’acqua potabile del rubinetto. Ad esempio, per innaffiare le piante possiamo raccogliere l’acqua del condizionatore o utilizzare quella della ciotola in cui abbiamo lavato frutta e verdura.
Zanzare contro Pioggia: chi vince?
Zanzare contro Pioggia: chi vince?

Quando piove, le zanzare vengono colpite da gocce d’acqua che hanno un peso fino a 50 volte superiore al loro. Eppure, non si fermano. Com’è possibile?

Per farci un’idea, è come se una persona fosse investita da un’auto: per questo è così sorprendente che le zanzare non si facciano fermare dalla pioggia. Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha realizzato uno studio per spiegare come questo sia possibile.
Per analizzare gli effetti che la pioggia ha sulle zanzare, sei esemplari sono stati chiusi in una scatola trasparente con in cima una rete abbastanza fitta da non permettere loro la fuga ma sufficientemente larga da far passare delle gocce d’acqua. Le gocce sono state fatte cadere, fitte, sulle sei zanzare in volo mentre videocamere ad alta velocità riprendevano la scena.

Lo studio ha dimostrato che le zanzare sopravvivono all’impatto con gocce d’acqua fino a 50 volte più pesanti di loro grazie a una massa piccola e a un esoscheletro elastico e resistente. Il loro corpo, inoltre, è rivestito da una sottilissima peluria idrorepellente che fa scivolare velocemente l’acqua evitando agli insetti di essere trascinati verso terra per il peso. Tutte e sei le zanzare osservate nel corso della ricerca sono sopravvissute senza riportare alcun danno.

I Sassi di Matera, in Basilicata, sono antichissimi
I Sassi di Matera, in Basilicata, sono antichissimi

Matera è una città italiana che si trova nella regione della Basilicata, in Italia Meridionale. Il suo centro storico è molto particolare, perché è l’unico esempio di insediamento completamente ricavato dalla roccia. I primi villaggi della zona sorsero nel Neolitico, quindi circa 8.000 anni fa, ma sono state trovate tracce della presenza dell’uomo risalenti addirittura al Paleolitico. L’uomo, nei millenni, ha adattato alle proprie esigenze le grotte che si trovavano in quest’area fino a dare forma alla città che possiamo visitare oggi. I Sassi di Matera, oggi, costituiscono una parte del centro storico della città e coincidono con due grandi quartieri: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso.

Matera

L’Unesco, nel 1993, ha inserito i Sassi di Matera nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. La decisione dell’Unesco deriva proprio dalla particolare storia dei Sassi, nati come abitazioni preistoriche scavate nelle grotte e nella pietra.
I sassi di Matera sorgono su un versante della Gravina di Matera, che forma un profondo canyon. La Gravina è compresa nel territorio del Parco Archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano, noto anche come Parco della Murgia Materana. Il Parco fu istituito nel 1990 per tutelare e valorizzare il comprensorio della Murgia Materana, salvaguardando l’habitat rupestre e il prezioso patrimonio delle circa 150 Chiese rupestri disseminate nel territorio.

Matera

Il centro storico di Urbino, Patrimonio dell’umanità e cuore del Rinascimento
Il centro storico di Urbino, Patrimonio dell’umanità e cuore del Rinascimento

Urbino è una città che si trova nella regione delle Marche, nel Centro dell’Italia. Il suo centro storico è antichissimo, e molto bello: tanto che l’Unesco, nel 1998, ha deciso di inserirlo nella lista dei siti considerati come Patrimonio dell’Umanità. La storia di Urbino ha avuto inizio tantissimo tempo fa: non conosciamo la data esatta della sua fondazione, ma sappiamo che esisteva già nel III secolo. A quei tempi la città si chiamava Urvinum Metaurense ed era un municipio romano.

Urbino

Urbino è stata una città importante nella storia dell’Italia soprattutto per quanto riguarda l’arte e la cultura.
Dal 1444 al 1482 fu guidata dal duca Federico di Montefeltro, ritratto nell’immagine in fondo alla pagina. Sotto il suo governo la città  raggiunse l’apice del proprio sviluppo politico-culturale e la sua corte divenne cenacolo di alcuni fra gli artisti più famosi del Quattrocento, come Piero della Francesca e Paolo Uccello.
A Urbino, il 28 marzo 1483, nacque Raffaello, uno dei più celebri e affascinanti personaggi del Rinascimento italiano. Nella bottega del padre apprese, fin da giovanissimo, le nozioni di base delle tecniche artistiche. Ebbe anche accesso al Palazzo Ducale di Urbino, dove poté studiare le opere di grandi artisti che lo precedettero.
Urbino_-Federico-di-Montefeltro

La Gola di Gorropu, in Sardegna, è uno dei canyon più profondi d’Europa
La Gola di Gorropu, in Sardegna, è uno dei canyon più profondi d’Europa

La gola di Gorropu – o Gorroppu – si trova nel complesso montuoso del Supramonte, in Sardegna. Con un’altezza di oltre 500 metri rappresenta uno dei canyon più profondi d’Europa ed è lunga circa 1,5 km. In fondo al canyon scorre il Rio Flumineddu, che nasce alle pendici del Gennargentu. Proprio le acque del fiume, nei millenni, hanno eroso e levigato la roccia calcarea.

Il canyon demarca il confine tra i comuni di Orgosolo e Urzulei, in provincia di Nuoro. Esistono numerosi tragitti per raggiungere la gola di Gorropu, che rappresentano diversi livelli di difficoltà. Il percorso più semplice è quello che parte dal Campo Base, posto nel promontorio di Su Cungiadeddu, a un’altezza di 830 metri. Per visitare il canyon è richiesto il pagamento di 5€ per il ticket d’ingresso.

La gola di Gorropu rappresenta una risorsa preziosa anche per quanto riguarda la biodiversità. Il canyon, infatti, ospita diversi endemismi sardi, come l’aquilegia di Gorropu, una pianta erbacea molto rara considerata a rischio estinzione, e il geotritone del Supramonte, un anfibio che vive solo in questa zona. Tra le altissime rocce è possibile avvistare anche esemplari di aquila reale, mufloni e cinghiali.