Mese: settembre 2017

Aurore Polari: come si formano?
Aurore Polari: come si formano?

Le Aurore Polari sono sicuramente uno dei fenomeni più straordinari che la Natura ci regala e si possono osservare nelle zone della Terra che sono più vicine al Polo Sud e al Polo Nord.
Le aurore vengono nominate boreali quando sono visibili nell’emisfero nord del nostro pianeta, australi quando sono nelle vicinanze del Polo Sud.

Il meteorologo Daniele Izzo del Centro Epson Meteo ci spiega come ha origine questo fenomeno così affascinante.

Il nostro pianeta è costantemente bombardato da un flusso di particelle cariche in arrivo dallo spazio e generato dalle stelle: è costituito essenzialmente da elettroni, protoni, nuclei di elio (particelle alfa) e atomi pesanti ionizzati. L’insieme di queste particelle cariche prende il nome di raggi cosmici, o di vento solare nel caso in cui sia quello generato dal nostro sole.
L’intensità del vento solare varia in rapporto all’attività delle macchie solari: nei periodi di elevata attività questo flusso di particelle elettromagnetiche aumenta perché sulla superficie della nostra stella avvengono delle vere e proprie eruzioni di plasma incandescente.

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A proteggerci dal vento solare ci pensa il campo magnetico generato dalla Terra la cui azione si estende fino a circa 60.000/90.000 km di altezza, la distanza giusta per bloccare in tempo utile il bombardamento di queste pericolose e velocissime particelle. Il campo magnetico terrestre riesce infatti a deviare e a intrappolare la quasi totalità del vento solare in due fasce, dette di Van Allen: la prima posta a un distanza di circa 3.500 km dalla Terra e, la seconda, intorno a 15.000-20.000 km. L’attraversamento di tale fasce rappresenta però un pericolo per equipaggi impegnati in missioni spaziali. In queste fasce le particelle si muovono velocemente andando da polo a polo dove riescono a infiltrarsi fino a quote relativamente basse (100-1000 km) e ad eccitare le molecole d’aria di azoto e ossigeno dando luogo a questi spettacolari giochi di luci e colori: le aurore polari.

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Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!
Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!

National Geographic ha pubblicato un video straordinario, realizzato con videocamere a 360 gradi da un team di subacquei che si sono immersi nelle limpidissime acque delle Bahamas, tra numerosi esemplari di squalo tigre.

Questa specie di squalo è chiamata così per le scure striature verticali sul dorso, visibili soprattutto sugli esemplari più giovani: con l’avanzare dell’età, infatti, le righe si attenuano fino a scomparire completamente.

La diffusione dello squalo tigre

Lo squalo tigre vive soprattutto lungo le zone costiere dell’Oceano Atlantico orientale e occidentale, dell’Oceano Pacifico e del Mar Rosso. Questi squali hanno una vista e un olfatto sviluppatissimi, la loro lunghezza può addirittura superare i 6 metri e possono pesare anche 900 kg!

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Ecco il video, che è stato realizzato in un’area vicino alle Bahamas: qui, in acque protette, gli squali non hanno predatori.

Equinozio d’Autunno 2017
Equinozio d’Autunno 2017

Il 22 settembre 2017 alle ore 22.02 italiane avrà ufficialmente inizio l’autunno astronomico. Secondo il calendario astronomico infatti la stagione autunnale ha inizio con l’equinozio di settembre, momento in cui le ore di luce e di buio sulla Terra si equivalgono. Il termine latino aequinoctium, ossia “notte uguale”, infatti si riferisce ad una equivalenza tra il giorno e la notte in termini di durata. Si tratta di un preciso momento in cui il Sole si trova allo zenit rispetto all’equatore, evento che si ripete solo due volte all’anno: a marzo e a settembre.
A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro, e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’ellittica, ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole.
Equinozio d’autunno: come mai cade il 22 settembre e non il 21?
Tutta “colpa” del calendario gregoriano, introdotto nel 1582 da Papa Gregorio XIII, e del cosiddetto anno bisestile. E’ un calendario imperfetto perché non rappresenta esattamente l’anno siderale, ossia il periodo orbitale della Terra intorno al Sole, che è pari a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi (365,25 giorni). Contempla circa un quarto di giorno in meno di quello che serve alla Terra per completare la propria rivoluzione intorno al Sole. Questo fa sì che ogni anno l’equinozio cada 6 ore più tardi, finché non interviene – ogni 4 anni – l’anno bisestile, con un giorno “extra” a febbraio che serve a “riportare indietro” la sincronizzazione tra anno siderale e calendario gregoriano. Per raffinare la durata media dell’anno, poi, furono soppressi i bisestili degli anni centenari non multipli di 400 (il 2000 è stato bisestile, ma il 2100, il 2200 e il 2300 no).

Terra senza nuvole
Terra senza nuvole

Come sarebbe il Mondo senza nuvole? Il satellite Sentinel-2, lanciato in orbita per monitorare lo stato di salute del nostro Pianeta, ha fotografato la Terra dall’alto facendo un puzzle di foto eliminando ogni nuvola e questo è il risultato! Una Terra baciata dal sole, quasi ci trovassimo in una perenne estate.

Il complicatissimo sistema ha dovuto processare 80 mila miliardi di dati in pixel raccolti in 12 mesi, tra maggio 2016 e aprile 2017. Il risultato è un mosaico elaboratissimo di immagini che ci mostrano la superficie terrestre libera da nuvole. Questo straordinario lavoro è utilissimo agli scienziati ed esperti di tutto il mondo per vigilare e osservare le condizioni di foreste, aree agricole, zone costiere e acque di mari e oceani.

Europa senza nuvole: la mappa di Sentinel 2

Italia senza nuvole: la mappa di Sentinel 2

Le immagini e la mappa si possono trovare sul sito di Sentinel-2