Mese: gennaio 2018

Neve: perché è bianca?
Neve: perché è bianca?

Tutti sanno che la neve è bianca: siamo abituati così e per noi è del tutto naturale. Ma se ci pensiamo bene, i fiocchi di neve sono fatti di acqua: non dovrebbero, quindi, essere trasparenti?

neve bianca

Per capire perché la neve è bianca, dobbiamo imparare una delle basi della fisica che ha a che fare con i colori: un oggetto risulta nero quando assorbe tutta la luce che lo colpisce; trasparente se la luce lo attraversa completamente; colorato se lo stesso oggetto assorbe parte della luce che gli arriva. Un oggetto è, infine, “a specchio” se riflette la luce.

Quando incontra un cristallo di neve, il raggio di luce viene deviato. E così avviene di cristallo in cristallo finché, alla fine di questo percorso, il raggio torna all’osservatore. In realtà, quindi, il cristallo resta trasparente. A noi, però, arrivano tutti i colori di partenza e, siccome il bianco è la somma di tutti i colori, ciò che percepiamo alla fine è proprio il colore bianco. Il manto nevoso è inoltre quasi completamente “a specchio”, dunque abbagliante, perché la maggior parte della luce che lo colpisce viene poi restituita.

I giorni della Merla
I giorni della Merla

Secondo un’antica tradizione popolare, i giorni della merla – gli ultimi tre giorni di gennaio – sarebbero i più freddi di tutto l’anno.

È davvero così? Scopriamolo insieme ai MeteoHeroes, che ci raccontano anche l’affascinante leggenda dei giorni della merla!
La leggenda narra che, tanto tempo fa, i merli erano bianchi. Un giorno, però, accadde che una merla volle ingannare gennaio, che regolarmente la maltrattava con il freddo e il cattivo tempo, e decise di restare nascosta con tutta la sua famiglia. Uscì solo l’ultimo giorno del mese, che allora durava 28 giorni, deridendo gennaio per essere riuscita a sottrarsi alla sua gelida morsa. Gennaio, infuriato, chiese a febbraio 3 giorni in prestito e scatenò una tempesta di neve e gelo, costringendo l’incauta merla a ripararsi dentro un camino: da allora, la merla diventò più cauta e con le piume nere.

giorni della merla

In realtà, i giorni della merla non sono i più freddi dell’anno. Dal punto di vista del clima italiano, infatti, il periodo in assoluto più freddo cade a cavallo tra la seconda e la terza decade di gennaio e per alcune zone del Sud Italia anche più avanti, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio.

Il tuo costume di Carnevale è pronto? Ecco come realizzare i trucchi bio!
Il tuo costume di Carnevale è pronto? Ecco come realizzare i trucchi bio!

Il make up bio è la migliore soluzione ecologica e priva di sostanze tossiche per prepararci al Carnevale, ma anche una scelta consapevole per proteggere la pelle delicata dei bambini.
Niente sostanze tossiche o chimiche per colorare questo Carnevale 2018, bandite soprattutto dalla delicata pelle dei nostri bimbi. Sostituire il più classico make up multicolore del Carnevale con trucchi ecologici, bio e fai da te è davvero semplice: scopriamo insieme ai MeteoHeroes qualche idea utile e divertente, magari da realizzare insieme ai bambini!

Gli ingredienti base per il tuo make up di Carnevale saranno:
– una crema densa, come quella per le mani o per neonati: l’importante è che sia ipoallergenica e naturale;
– amido di mais o di riso;
– acqua (va benissimo quella del rubinetto).

A questi elementi servirà aggiungere il colore, che in molti casi è facile ottenere da altri prodotti naturali.

colori-bio

Qualche esempio?
Aggiungere della semplice farina alla nostra base composta da acqua, amido e crema ci permetterà di ottenere un make up bianco, ideale per travestimenti che richiedono un colorito pallido.
Per ottenere il rosso, una delle soluzioni migliori, e del tutto naturali, c’è il succo di barbabietola.
Una piccolissima quantità di curcuma, invece, basterà per ottenere uno splendido colore giallo.
Il cacao in polvere, aggiunto alla nostra base neutra, ci regalerà un colore marrone.

È possibile ottenere numerosi colori anche aggiungendo alla base coloranti alimentari. Attenzione, solo, a sceglierli rigorosamente naturali.

 

Oceani in pericolo: stop alle microplastiche!
Oceani in pericolo: stop alle microplastiche!

Molti cosmetici che si utilizzano quotidianamente contengono microplastiche: si tratta di particelle plastiche di misura uguale o inferiore a 5 millimetri. In certi prodotti rappresentano dall’1 al 90% del peso del prodotto stesso: si trovano soprattutto negli scrub, nei bagnoschiuma, nei dentifrici, nei trucchi, nelle maschere di bellezza, negli idratanti, nelle lacche per capelli, nelle creme lenitive e nelle schiume da barba. In Europa nel 2013, solo per i prodotti di bellezza, sono state impiegate quasi 5.000 tonnellate di microplastiche, finite quasi tutte in mare e con possibili ripercussioni anche per la salute umana, oltre che per l’ambiente.

microplastiche

Dal lavandino infatti queste minuscole sfere di plastica arrivano fino al mare: sono così piccole da sfuggire anche ai migliori filtri dei sistemi di depurazione. Il passaggio successivo è scontato: ingerite dai pesci, ritornano anche nei nostri piatti. Queste particelle, infatti, vengono ingerite direttamente da organismi come molluschi e crostacei, nel caso delle microsfere dei cosmetici perfino dal plancton.

Nel Regno Unito si stanno facendo importanti passi in avanti nella lotta contro le microplastiche contenute in maschere esfolianti, bagnoschiuma, dentifrici e altri prodotti per la cura personale. Il 9 gennaio è entrato in vigore lo stop alla produzione di questi detergenti, mentre il divieto di vendita arriverà il prossimo luglio. Negli Stati Uniti il divieto di produrre cosmetici con microplastiche è scattato nel luglio 2017 e la vendita sarà vietata tra pochi mesi.
In Europa la Commissione UE dovrebbe varare il 16 gennaio un pacchetto di nuove proposte e misure anti-inquinamento che mettono nel mirino, oltre alle microsfere cosmetiche, le stoviglie monouso e gli imballaggi.

E in Italia?

Nello scorso dicembre, in Commissione Bilancio alla Camera è stato approvato un emendamento che dal 1 gennaio 2020 vieterà di commercializzare e produrre prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche. Fino ad allora, occhio all’etichetta:

microplastiche

I rumori prodotti dall’uomo creano problemi agli uccelli
I rumori prodotti dall’uomo creano problemi agli uccelli

Una recente ricerca, condotta da una squadra di studiosi americani, ha dimostrato che gli uccelli risentono dell’inquinamento acustico prodotto dall’uomo.

A causa dello stress prodotto dal rumore che deriva dalle attività umane, non riescono più a cantare come un tempo e danno alla luce perfino pulcini rachitici. In particolare, lo studio si è concentrato sulle analisi di alcuni uccelli che si trovavano vicino a zone di lavorazione ed estrazione di petrolio o gas naturale, luoghi in cui c’è un costante inquinamento acustico, un rumore a bassa frequenza, quasi un ronzio, che ha costretto nel tempo gli animali a cambiare i loro comportamenti.

uccelli

Nathan Kleist, principale autore dello studio, afferma che l’inquinamento acustico ha effetti significativi sull’ormone dello stress e sulla salute generale degli uccelli; dalle analisi del sangue di uccelli prelevati da 240 siti di nidificazione vicini a impianti di gas naturale nel nord del Nuovo Messico si è scoperto che il livello di un ormone, il corticosterone, era decisamente basso rispetto a quello di altri uccelli. L’ipocorticismo – cioè la bassa concentrazione di corticosterone nel sangue –  si accompagna alla riduzione del peso corporeo e a diverse criticità che sono state riscontrate nei volatili: ad esempio disfunzioni nella crescita, pulcini nati con forme di rachitismo e poche piume. Tra le tante una madre osservata dai ricercatori doveva continuamente vigilare i propri piccoli perché il rumore non le permetteva di capire se ci fossero predatori nelle vicinanze.

pulcino

Altri uccelli monitorati dovevano invece sviluppare un’attenzione non comune per poter ascoltare gli altri pennuti ed eventuali partner in cerca di accoppiamento. I ricercatori sottolineano che è sempre più evidente che l’inquinamento acustico dovrebbe essere un fattore da valutare quando si fanno piani per proteggere le aree popolate dalla fauna selvatica ricordando però la complessità dell’argomento: anche in un habitat naturale silenzioso i rumori possono influire sulla vita dei volatili e molti studi devono ancora essere fatti per comprendere a pieno il rapporti fra questi animali e i rumori circostanti.

Giappone: alla scoperta dei diamanti di ghiaccio
Giappone: alla scoperta dei diamanti di ghiaccio

In questo periodo in Giappone, sull’isola di Hokkaido, alla foce del fiume Tokachi, il ghiaccio dà vita a spettacolari sculture!
Pezzi unici, degni della miglior gioielleria, i blocchetti di ghiaccio che si formano sull’isola sembrano proprio dei diamanti o altre pietre preziose: per questo vengono chiamati jewelry ice. Per trovarli dobbiamo andare in Giappone, sull’isola di Hokkaido, per la precisione alla foce del fiume Tokachi. In questo periodo dell’anno il ghiaccio, in quest’angolo sperduto della Terra, dà vita a spettacolari piccole sculture. Incredibili blocchetti di ghiaccio talmente trasparenti da sembrare vero cristallo. Sono talmente preziosi e rari che ogni anno la gente si affolla sull’isola giapponese con l’intento di trovarne almeno uno. Il “miracolo” avviene quando le temperature calano, e la foce del fiume si congela. È allora che i frammenti di ghiaccio vengono tolti alle gelide acque del mare, per entrare nella bocca del fiume e venire trasportati dalla sabbia sulla spiaggia. Proprio qui si può ammirare il meraviglioso spettacolo. A rendere possibile tutto ciò è il fatto che il ghiaccio è formato da acqua dolce, dunque senza presenza di sale. A questo va poi aggiunto il tempo di congelamento, estremamente lento,  che consente alle impurità di fuoriuscire dalla piccola scultura, senza restarvi imprigionate. Infine, il movimento delle onde marine contribuisce a levigare i piccoli gioielli, che splendono così in tutta la loro bellezza.