Mese: marzo 2018

L’isola di Plastica è grande 3 volte la Francia
L’isola di Plastica è grande 3 volte la Francia

Più di 80 mila tonnellate di plastica raccolte dalle correnti in un’unica grande Isola di Plastica, quella che in inglese chiamano “Great Pacific Garbage Patch“.
L’isola di plastica che galleggia nel cuore delle acque del Pacifico settentrionale è ancora più grande di quanto si pensava: ben 16 volte più grande della stima iniziale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports la grande isola di rifiuti che si è formata a largo, nell’oceano che separa California e Hawaii, sarebbe grande 1,6 milioni di chilometri quadrati, praticamente 3 volte la Francia!

Qui, sul cuore dell’oceano Pacifico settentrionale galleggiano 80 mila tonnellate di rifiuti sono composti al 99% da plastica e quasi la metà degli oggetti rinvenuti dalle analisi sono reti da pesca. Ad oggi la maggior parte (53%) di quest’isola è formata da oggetti di plastica di grandi dimensioni (più di 50 cm). Le macro-plastiche (oggetti grandi tra 5 e 50 cm) compongono il 26%, le meso-plastiche (oggetti tra 0,5 e 5 cm) compongono il 13% e le micro-plastiche (briciole di plastica grandi meno di 0,5 cm) l’8%. La paura è che, con il passare degli anni, i pezzi più grandi si trasformino in microplastiche, ancora più difficili da rimuovere nell’oceano e ancora più pericolose perché facilmente ingeribili da pesci, mammiferi o crostacei.

Raccogliere tutto con le reti è però quasi impossibile. L’Isola di Plastica è composta da ben 1,8 trilioni di pezzi di plastica: si tratta di una quantità impressionante che equivale a 250 pezzi per ogni persona del pianeta.  L’Ocean CleanUp Foundation ha sviluppato un sistema meccanico che concentra la plastica in zone più dense, in modo da rendere più facile la raccolta.
Se non riuscissimo a raccogliere tutto, tra qualche anno potrebbero formarsi 50 trilioni microplastiche: un pericolo che dobbiamo evitare.

Brutte notizie dall’Artico
Brutte notizie dall’Artico

Artico: la massima estensione dei ghiacci è la seconda più bassa della storia.

Con la fine dell’inverno è possibile farci un’idea dello stato di salute dei ghiacci marini dell’Artico (quelli, per intenderci, che si formano sopra la superficie del mare del Polo Nord), che nei mesi invernali raggiungono la loro estensione massima.
I ghiacci dell’artico hanno raggiunto la massima estensione in particolare il 17 marzo 2018, quando i satelliti hanno misurato un’estensione di circa 14,48 milioni di chilometri quadrati.

Quello di quest’anno è il secondo valore più basso da quando si effettuano le rilevazioni satellitari, cioè da 39 anni. Al primo posto troviamo il valore registrato nel 2017.
Secondo le elaborazioni rese note dal NSIDC, National Snow and Ice Data Center, l’estensione dei ghiacci artici registrata quest’anno è di circa 1,16 milioni di chilometri al di sotto della media del periodo 1981-2010: si tratta di una superficie enorme, grande quanto Italia, Spagna e Germania messe insieme!

 

 

Particolarmente preoccupante il fatto che gli ultimi quattro record negativi siano stati registrati negli ultimi 4 anni: questo evidenzia un’inquietante tendenza negativa che incide in modo significativo sul clima di tutto il Pianeta Terra.

Nel weekend il cambio dell’ora: lancette in avanti!
Nel weekend il cambio dell’ora: lancette in avanti!

Nel fine settimana tornerà l’ora legale. Pronti al cambio dell’ora?

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 marzo, infatti, tornerà l’ora legale. Il cambio avverrà alle 2.00 di notte, quando le lancette andranno avanti di un’ora e salteremo direttamente alle 3.00!

La buona notizia è che le giornate si allungheranno, quella meno buona è che avremo un’ora di sonno in meno. Il cambio dell’ora, però, avverrà nella notte tra sabato e domenica. Questo darà la possibilità alla maggior parte delle persone di recuperare con un giorno di riposo.

 

Perché si cambia l’ora?

In primavera si passa all’ora legale per ottimizzare l’uso della luce solare e consumare meno energia elettrica. Quando le giornate torneranno ad accorciarsi, in autunno inoltrato, ritorneremo allora solare. Nel 1916 una legge ha introdotto in Italia l’ora legale per la prima volta e nel secolo scorso la sua durata è stata ripetutamente modificata, finché nel 1996 è stata fissata a 7 mesi.
In passato venivano fissati ogni anno dei giorni diversi per il cambio dell’ora, ma oggi il processo è più semplice e le date sono sempre le stesse. Si passa all’ora legale nella notte dell’ultima domenica di marzo e si ritorna all’ora solare l’ultima domenica di ottobre.
Proprio per arrecare il minor disturbo possibile, il cambio avviene sempre tra le 2.00 e le 3.00 della notte tra sabato e domenica.

cambio-ora

Gli effetti del Jet Lag
Il cambiamento ha effetti molto positivi sull’ambiente. Le giornate si allungano, consumiamo meno energia elettrica e riduciamo l’emissione di anidride carbonica. Tuttavia, può avere conseguenze fastidiose per il nostro organismo, che nei primi giorni può faticare molto ad abituarsi ai nuovi ritmi. I disturbi più comuni sono un aumento dello stress, della fatica e del malumore. Secondo alcune ricerche, a risentire maggiormente del cambiamento sarebbero i bambini e gli anziani.

 

È la Giornata Mondiale dell’Acqua
È la Giornata Mondiale dell’Acqua

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua. Si tratta di una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’acqua per la vita umana. Il tema della Giornata Mondiale dell’Acqua 2018 è “Natura per l’Acqua”, un’occasione per analizzare le soluzioni naturali per affrontare le sfide legate all’acqua del XI secolo. Gli ecosistemi sono stati danneggiati e, per questo motivo, la quantità e qualità dell’acqua a nostra disposizione è diminuita: ad oggi 2.1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile nelle proprie abitazioni con problemi che ricadono sulla salute, sull’educazione e sui mezzi di sostentamento.

 

La soluzione è da cercare nella natura

Tante le proposte dell’UNESCO che potrebbero migliorare la situazione nel lungo periodo con un notevole vantaggio anche in termini di risparmio: riforestare, ristorare distese erbose e paludi naturali, piantare alberi e arbusti lungo i corsi d’acqua, riconnettere i fiumi alle piane alluvionali. Queste soluzioni permetterebbero anche di mitigare gli effetti legati agli eventi meteo estremi, ormai sempre più frequenti, come ad esempio in caso di allagamenti dovuti a piogge intense. Le infrastrutture “verdi” dovrebbero sostituire quelle “grigie” quali dighe, argini, impianti di trattamento, sistemi di consolidamento dei versanti a rischio erosione, barriere frangiflutti e così via.

Cosa possiamo fare noi?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un essere umano ha bisogno di 40 litri di acqua al giorno per soddisfare i propri bisogni vitali. Ogni giorno, noi ne utilizziamo in media 200! Il bilancio sale addirittura a 300-400 al giorno in America, mentre si stima che in Madagascar il consumo giornaliero di acqua sia di appena 10 litri: un quarto della quantità minima necessaria.

Ogni giorno, prestare attenzione al’acqua che utilizziamo può davvero fare la differenza!
Per esempio, ti ricordi di chiudere sempre il rubinetto mentre lavi i denti? E mentre fai lo shampoo?
Questa semplice azione potrebbe farci risparmiare 6 litri d’acqua al minuto. Inoltre, se ancora non lo avete, correte a installare lo sciacquone a quantità differenziata del water: il doppio pulsante permette di non sprecare troppa acqua con un consumo di 3-12 litri per utilizzo. Sicuramente anche il rompigetto è un’ottima soluzione: il rompigetto arricchisce l’acqua con aria facendo risparmiare tantissimo, circa 6.000 litri all’anno!
In cucina, dopo aver lavato frutta e verdura, potremmo utilizzare l’acqua per bagnare le piante dentro e fuori casa, oppure anche per lavare l’auto. A questo proposito è comunque ottimo portare la propria auto negli autolavaggi autorizzati dotati di un sistema di raccolta e depurazione dell’acqua usata. Lavastoviglie e lavatrici dovrebbero essere utilizzate solo a pieno carico e in modalità ECO.
Infine l’eterno dibattito: bagno o doccia? La risposta corretta è doccia. Riempire un’intera vasca da bagno richiede dai 100 ai 180 litri di acqua! Fare una doccia – breve, mi raccomando – richiede un quinto di questa quantità, facendoci risparmiare 1.200 litri d’acqua ogni anno! Sì, perché 5 minuti di doccia con frangigetto sono 25-40 litri d’acqua.

 

 

Mediterraneo, animali in pericolo: l’allarme del WWF
Mediterraneo, animali in pericolo: l’allarme del WWF

Pessime notizie: il WWF ha annunciato che i cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo metà delle specie animali. I dati, frutto di uno studio realizzato da un’università britannica e una australiana, sono davvero allarmanti: entro la fine del secolo il Mediterraneo rischia di perdere la metà delle specie animali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Climatic Change, dove si afferma che, se nel mondo non si ridurranno le emissioni di gas serra, a fine secolo potremmo assistere a estinzioni locali in alcuni dei paradisi mondiali della biodiversità.

Dobbiamo fare di più

Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’Accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. Il Mediterraneo è tra le aree più esposte ai cambiamenti climatici e anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2°C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante e animali sarebbe a rischio. Senza una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine, i cetacei, gli storioni e i tonni.
La cosa più importante che possiamo fare è cercare di mantenere l’aumento della temperatura globale al minimo facendo tutto il possibile per ridurre i gas serra nell’atmosfera. Considerando che purtroppo è impossibile far retrocedere il riscaldamento globale, gli esperti sottolineano la necessità e l’urgenza di un processo di “mitigazione” del fenomeno. Un paio di gradi potrebbero non sembrare un margine enorme, ma il danno previsto alla biodiversità si amplifica enormemente tra l’aumento previsto dall’accordo di Parigi e la proiezione di 4,5°C nell’ipotesi che il riscaldamento rimanga al livello attuale.

 

Stefania Andriola

Tigri e leoni in pericolo
Tigri e leoni in pericolo

Tigri e leoni stanno passando periodi difficili. Secondo i ricercatori purtroppo il leone è scomparso dal 90% dei territori del suo habitat naturale e al giorno d’oggi si trova praticamente soltanto in Africa e in alcune foreste dell’India. Stesse notizie per la tigre, considerata un “dio” in certe zone dell’Asia: un tempo in Oriente si contavano 100000 tigri selvatiche, oggi in natura ne restano 3.900 esemplari. Non se la passano bene nemmeno giaguari, leopardi delle nevi e linci.

Poco più di un secolo fa si contavano circa 200.000 esemplari di leoni che oggi sono estinti in 26 Paesi africani e solo negli ultimi due decenni le popolazioni di questi felini sono diminuite del 43% e ne rimangono meno di 20.000. Queste perdite stanno mutando gli ecosistemi andando a intaccare le leggi della natura negli habitat di tutti i continenti: con l’inquinamento, il bracconaggio, il riscaldamento globale e lo sfruttamento dei terreni l’uomo sta privando i grandi felini di prede, spazi, della loro stessa vita, spesso per alimentare mercati illegali fatti di pelli e cimeli da collezione, oltre che presunte medicine.

I grandi felini sono stati scelti come simbolo per celebrare in tutto il mondo il World Wildlife Day, la giornata dedicata all’importanza degli animali selvaggi che si è svolta il 3 marzo. L’ONU in collaborazione con il WWF in questa giornata dedicata ai grandi predatori ha cercato di sensibilizzare le persone verso un impegno legato alla conservazione delle aree, alle buone pratiche nel rapporto uomini-animali, alle denunce, al rendersi conto che proteggendo questi animali proteggiamo noi stessi.

Per un reale cambiamento nella conservazione di tutti i felini l’ONU e il WWF mirano alla promozione di politiche di sostegno alle comunità locali, alla creazione di aree e riserve, a rimborsi per allevatori e a una coscienza generale che richieda zero tolleranza verso bracconieri e commercianti. Con un approccio positivo possono avvenire piccoli ma fondamentali miracoli: nel 2016, per la prima volta anche se di poco, il numero delle tigri è infatti aumentato.

Ora della Terra: l’appuntamento torna il 24 marzo
Ora della Terra: l’appuntamento torna il 24 marzo

Torna l’appuntamento con l’Ora della Terra, l’Earth Hour: si tratta della grande mobilitazione globale del WWF che tornerà sabato 24 marzo, puntuale come ogni anno, tra le 20.30 e le 21.30.
L’appuntamento è ormai giunto all’undicesima edizione e quest’anno il tema sarà “Connect2Earth“, scelto dal WWF per sottolineare il legame tra il nostro benessere e l’equilibrio dei boschi, la purezza delle acque, la bellezza e ricchezza di vita e di specie. Anche quest’anno verrà riproposto il gesto di “spegnere” i monumenti del Pianeta e le luci di abitazioni private, uffici e sedi istituzionali in tutto il mondo. Per condividere globalmente questo evento e per diffonderne il significato è nata la piattaforma connect2earth.org, ideata in partnership con il Segretariato della Convenzione sulla Diversità Biologica delle Nazioni Unite, utile strumento per conoscere ed approfondire temi come la salute degli oceani, le economie sostenibili e idee per azioni concrete sul clima.

In Italia saranno davvero tanti gli eventi in programma, dalle cene a lume di candela in piazza, alle pedalate in bicicletta a Roma, Bologna, Napoli, Lecce e Catania : potete consultare la mappa interattiva, con tutti gli appuntamenti previsti, disponibile qui.
Il successo dell’Earth Hour del 2017 fu enorme: l’effetto domino ha coinvolto 7.000 città e oltre 184 paesi e regioni del mondo, centinaia di milioni di persone e l’hashtag #EarthHour ha generato oltre 3 miliardi di azioni social.

 

 

Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!
Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!

L’equinozio avviene due volte all’anno: in marzo e in settembre. Dal 2018 l’equinozio di primavera sarà sempre il 20 marzo, in alcuni casi il 19.

Come la maggior parte di noi sanno, è tradizione affermare che “la primavera inizia il 21 marzo”. Ciò significa che, nell’immaginario comune, l’equinozio di marzo, finora, è caduto per lo più il 21 del mese. Da quest’anno, però, la tradizione sarà costretta a cambiare. Il meteorologo del Centro Epson Meteo Simone Abelli ci ha spiegato il motivo.

Nel 2018 l’equinozio di primavera sarà il 20 marzo alle 17:15 ora locale.
Occorre abituarsi al giorno 20 marzo, poiché in questo secolo l’equinozio primaverile non avverrà mai più il giorno 21 marzo, con buona pace di chi è tradizionalmente affezionato a tale data. Lo scostamento rispetto alla “tradizione” è originato dalle correzioni che vengono attuate sul calendario gregoriano (in vigore dal 1582) per far tornare i conti fra il moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole e il ciclo delle stagioni.

primavera

In pratica, sulla base del precedente calendario giuliano che, come sappiamo, prevede l’aggiunta di un giorno (il 29 febbraio) ogni 4 anni nei cosiddetti anni bisestili, è stata introdotta l’ulteriore correzione che consiste nel non ritenere bisestili gli anni secolari non divisibili per 400 (come il 1700, il 1800, il 1900, il 2100 e così via). L’effetto dell’anno bisestile è quello di spostare indietro di circa 18 ore nel calendario la data dell’equinozio, dopo i graduali spostamenti in avanti di circa 6 ore negli anni normali. A conti fatti, a lungo andare questi spostamenti indietro generati dagli anni bisestili risulterebbero eccessivi. Per questo, una volta al secolo, per tre secoli su quattro, viene saltato un bisestile proprio per compensare questo eccesso. E qui veniamo al punto.
Dato che l’anno secolare 2000, essendo divisibile per 400, è stato bisestile di fatto sta proseguendo senza compensazioni secolari lo spostamento indietro della data dell’equinozio, spostamento che, come già accennato, ha portato all’abbandono del 21 marzo come riferimento che resterà nei ricordi del passato fino a quando, nel 2100, il salto dell’anno bisestile non ripristinerà il calendario come una volta.

L’equinozio di Primavera
L’equinozio di Primavera

Dopo la primavera meteorologica, che è già iniziata il 1 marzo, la primavera astronomica arriverà ufficialmente il 20 marzo 2018 con l’Equinozio.

Stagioni meteorologiche e astronomiche

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

primavera

L’equinozio

Le stagioni che seguono il calendario astronomico, invece, non sono legate ai fattori climatici ma all’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

primavera

Il termine “equinozio” deriva dal latino aequinoctium. Questo termine, a sua volta, trae origine dalla parola aequa-nox, ossia “notte uguale” in riferimento alla durata del periodo notturno che è uguale a quello diurno, cioè alle ore di luce. L’equinozio, infatti, indica il momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore. Abbiamo l’equinozio due volte all’anno: in quei due giorni, le ore di luce sono uguali a quelle di buio in tutto il Pianeta. Ogni equinozio, indicativamente, arriva sei mesi dopo il precedente. In particolare, l’equinozio cade nei mesi di marzo e di settembre.

 

Tornado: cos’è?
Tornado: cos’è?

Avete mai sentito parlare di tornado o trombe d’aria? Si tratta di uno dei fenomeni meteo più impressionanti e pericolosi: è la più intensa manifestazione atmosferica associata ai temporali. Ma come si chiama: tromba d’aria oppure tornado? I termini sono assolutamente sinonimi e possono essere usati entrambi per identificare quei maestosi coni di nuvole che toccano il suolo.

Ma cos’è un tornado? Il tornado è un turbine d’aria con diametro che può arrivare anche a diverse centinaia di metri. Il vortice ruota in senso “ciclonico”, ossia antiorario, e spunta sotto la nube di un “cumulonembo“, la nube responsabile dei temporali. Questa nuvola è molto grande e molto alta: pensate che può raggiungere i 12 chilometri di altezza! Come riconoscerla? Sulla sua sommità possiamo spesso vedere una forma a “cavolfiore”, caratteristica indice della sua potenza. Questo tipo di temporale si scatena all’interno di masse d’aria umide e instabili, in cui si possono generare forti correnti ascendenti che, raffreddandosi, condensano il vapore acqueo formando goccioline d’acqua nella parte bassa o cristalli di ghiaccio in alto.

Ma torniamo ai tornado. La colonna nuvolosa a forma di proboscide presenta una differenza di pressione tra il suo centro e la parte più esterna: per questo motivo risucchia l’aria verso l’interno ad alta velocità. Il vento è molto forte e può superare i 100 km/h ma talvolta possono anche superare i 300 km/h!

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Come si può misurare l’intensità di un tornado? 
Misurare la velocità del vento di un tornado è molto complesso. Per essere precisi bisognerebbe infatti lanciare all’interno di esso un anemometro, lo strumento che misura la velocità del vento. Dato che si tratta di una operazione molto difficile e rischiosa, nel 1971, il Prof. Fujita ha ideato una scala in base alla quale ad ogni tipologia di danno causato dal tornado veniva associata una velocità del vento: questa è la Scala Fujita. Studi successivi l’hanno poi migliorata e aggiornata finché nel 2007 si è passati alla Scala Enhanced Fujita (EF). Più complessa e precisa della precedente tiene conto di molte più tipologie di danni. I gradi di questa nuova scala vanno da EF0 a EF5 e ad ogni categoria viene associato una stima del vento scatenato dal tornado: l’EF0 può scatenare venti tra i 104 ed i 137 km/h, l’EF1 tra i 138 ed i 177 km/h, l’EF2 tra i 178 e i 217 km/h, l’Ef3 tra 218 e 266 km/h, l’EF4 tra 267 2 322 km/h e infine l’EF5, il più potente e distruttivo, con vento ad oltre 322 km/h.

 

Falchi Pellegrini sul tetto del Pirellone di Milano
Falchi Pellegrini sul tetto del Pirellone di Milano

La magia di osservare in diretta i falchi pellegrini a 125 metri di altezza! Questa domenica la falchetta, Giulia, ha deposto il suo primo uovo, quindi anche quest’anno si ripeterà l’emozionante esperienza di assistere in real time alla nascita dei pulli (così si chiamano i piccoli dei rapaci), al loro accudimento e alle lezioni di volo dei genitori.

La coppia di falchi pellegrini che ha trovato casa sul tetto del Pirellone di Milano anche quest’anno regalerà uno spettacolo incredibile. Grazie alle webcam puntate proprio sul nido è possibile osservare i falchi ogni giorno dell’anno, senza dargli fastidio. Il nido artificiale, preparato da due naturalisti, ospita la coppia di falchi dal 2016, ma prima di allora, hanno nidificato nel maggio del 2014 quando due pulcini vennero casualmente ritrovati durante dei lavori di manutenzione al piano dei servizio tecnici, nel sottotetto del Grattacielo Pirelli. 

Guarda in diretta i due Falchi Pellegrini nel loro nido sul Pirellone di Milano:

Dal 2016 ad oggi la coppia di Falchi Pellegrini, chiamati Giò e Giulia è stata osservata nei momenti più belli: dal corteggiamento alla deposizione dell’uovo, dalla nascita dei pulli (i pulcini dei rapaci) al loro primo emozionante volo. La loro lovestory del 2017 è stata documentata qui con tanto di foto dei momenti più importanti della coppia. Uno spettacolo unico.

Conosciamo meglio i Falchi Pellegrini

Il falco pellegrino è un rapace molto fedele: quando trova  l’anima gemella non la lascia più! Inoltre i falchi pellegrini tengono molto alla propria casa: una volta trovato il nido giusto è difficile che lo cambino. Sul sito dedicato PellegriniMilano.org spiegano che in Inghilterra esistono dei nidi di Pellegrino che sono stati usati per centinaia o migliaia di anni, addirittura dal Medioevo fino ai giorni nostri!

Il falco pellegrino è un rapace della famiglia dei falconidi, diffuso praticamente in tutto il mondo. Si chiama “pellegrino” perché il piumaggio sul capo ricorda il copricapo scuro che, nel Medioevo, indossavano i pellegrini nei loro lunghissimi e impervi viaggi lungo le vie della devozione in tutta Europa. Il falco pellegrino è uno degli uccelli più veloci al mondo: l’apertura alare può variare tra gli 80 fino ai 120 centimetri e in picchiata può raggiungere i 320 chilometri orari! Il falco pellegrino è un super-predatore  e si ciba anche di altri uccelli di medie dimensioni come, ad esempio, i piccioni.

I falchi femmina hanno dimensioni più grandi rispetto ai maschi e depongono dalle 2 alle 4 uova. Piuttosto intolleranti ai rumori dell’uomo, di solito nidificano su rocce scoscese o in nidi abbandonati di altri rapaci.

Falcopellegrino

Ora legale 2018: pronti al cambio dell’ora?
Ora legale 2018: pronti al cambio dell’ora?

Mancano solo due settimane al cambio dell’ora: nella notte tra il 24 e il 25 marzo, infatti, tornerà l’ora legale. Il cambio avverrà alle 2.00 di notte, quando le lancette andranno avanti di un’ora e salteremo direttamente alle 3.00!

La buona notizia è che le giornate si allungheranno, quella meno buona è che avremo un’ora di sonno in meno. Il cambio dell’ora, però, avverrà nella notte tra sabato e domenica. Questo darà la possibilità alla maggior parte delle persone di recuperare con un giorno di riposo.

Perché si cambia l’ora?

In primavera si passa all’ora legale per ottimizzare l’uso della luce solare e consumare meno energia elettrica. Quando le giornate torneranno ad accorciarsi, in autunno inoltrato, ritorneremo allora solare. Nel 1916 una legge ha introdotto in Italia l’ora legale per la prima volta e nel secolo scorso la sua durata è stata ripetutamente modificata, finché nel 1996 è stata fissata a 7 mesi.
In passato venivano fissati ogni anno dei giorni diversi per il cambio dell’ora, ma oggi il processo è più semplice e le date sono sempre le stesse. Si passa all’ora legale nella notte dell’ultima domenica di marzo e si ritorna all’ora solare l’ultima domenica di ottobre.
Proprio per arrecare il minor disturbo possibile, il cambio avviene sempre tra le 2.00 e le 3.00 della notte tra sabato e domenica.

Gli effetti del Jet Lag
Il cambiamento ha effetti molto positivi sull’ambiente. Le giornate si allungano, consumiamo meno energia elettrica e riduciamo l’emissione di anidride carbonica. Tuttavia, può avere conseguenze fastidiose per il nostro organismo, che nei primi giorni può faticare molto ad abituarsi ai nuovi ritmi. I disturbi più comuni sono un aumento dello stress, della fatica e del malumore. Secondo alcune ricerche, a risentire maggiormente del cambiamento sarebbero i bambini e gli anziani.

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Hai tutto il tempo di prepararti con i consigli dei MeteoHeroes!
Giocare d’anticipo può fare la differenza: siamo ancora in tempo per aiutare il nostro corpo ad abituarsi ai nuovi ritmi.
Per esempio, noi MeteoHeroes sfrutteremo i giorni che mancano al cambio dell’ora per abituarci ad andare a letto un po’ prima del solito!

Il nostro orologio biologico ne sarà certamente avvantaggiato quando arriverà il momento di spostare le lancette in avanti, e avremo meno problemi ad addormentarci. In generale, uno stile di vita sano è di grande aiuto anche in questo caso. Puntiamo in particolare su maggiore attività fisica e cura dell’alimentazione: meglio tenersi leggeri, soprattutto la sera.

Squalo della Groenlandia: l’animale vertebrato che vive più a lungo
Squalo della Groenlandia: l’animale vertebrato che vive più a lungo

Lo squalo della Groenlandia – il cui nome scientifico è Somniosus microcephalus – vive nelle gelide e profonde acque del Nord Atlantico. Secondo uno studio pubblicato su Science sembra probabile che possa raggiungere addirittura i 500 anni d’età!
Gli studiosi hanno analizzato 28 esemplari femmina di squalo della Groenlandia e hanno scoperto che il più grande degli squali analizzati aveva circa 400 anni: impressionante, vero?
Questo squalo ha vissuto dai tempi del Rinascimento e del Re Sole, fino ai nostri anni!

Lo squalo della Groenlandia è uno degli squali più grandi al mondo: le sue dimensioni sono paragonabili solo a quelle dello squalo bianco. Si nutre soprattutto di pesci, ma può catturare anche alcuni mammiferi marini.

Julius Nielsen, autore dello studio e biologo dell’università di Copenhagen, ha spiegato che la scoperta è una sorpresa: gli studiosi sapevano che lo squalo della Groenlandia fosse molto longevo, ma non si aspettavano che potesse vivere così a lungo. Tra i pericoli che minacciano questa specie c’è la pesca accidentale di alcuni esemplari, ma anche i cambiamenti climatici che rischiano di modificare il suo habitat.

Giornata della Meteorologia
Giornata della Meteorologia

Come ogni anno, il 23 marzo è la Giornata Mondiale della Meteorologia. Una giornata molto importante anche per i nostri MeteoHeroes. Ma come mai proprio quel giorno? Il 23 marzo del 1950 entrò in vigore la convenzione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (in inglese World Meteorological Organization), un’organizzazione intergovernativa con sede a Ginevra, nata per promuovere la ricerca in campo meteorologico, lo scambio di informazioni e la collaborazione fra diversi servizi legati alla meteorologia e idrologia, facilitando la cooperazione a livello internazionale e l’applicazione della meteorologia a diversi ambiti come quello dell’aeronautica, dei trasporti, dell’agricoltura e di molte altre attività umane. É una giornata importante perché evidenzia il grande contributo che i servizi meteorologici e idrologici nazionali fanno alla sicurezza e al benessere della società.

Il tema dell’anno scorso è stato “Understanding Clouds”, ovvero “Capire le nubi”. Il 23 marzo 2017 è stato un giorno fondamentale per sottolineare l’enorme importanza delle nuvole per il clima e l’acqua. È stata anche l’occasione per celebrare la bellezza intrinseca e il fascino estetico delle nuvole, che ha ispirato artisti, poeti, musicisti, fotografi e innumerevoli altri appassionati nel corso della storia. La Giornata Meteorologica Mondiale dello scorso anno ha anche segnato il lancio di una nuova edizione dell’Atlante Internazionale delle Nuvole dopo la revisione più completa e di vasta portata della sua lunga e illustre storia. Il nuovo “Atlante internazionale delle nuvole del WMO” è un tesoro di centinaia di immagini di nuvole, inclusi alcuni tipi di nuvole appena classificate. Presenta anche altri fenomeni meteorologici come arcobaleni, aloni, diavoli di neve e grandine. Per la prima volta, l’Atlante è stato prodotto in un formato digitale.

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Quest’anno il tema sarà “Weather-ready, climate-smart”, ovvero si parlerà di come la meteorologia può intervenire tempestivamente per reagire al clima mondiale che sta cambiando. Eventi atmosferici di grande impatto come cicloni tropicali, forti piogge, ondate di caldo, siccità, tempeste invernali e temperature gelide, nel corso dei secoli sono sempre stati presenti nella vita dell’uomo. Il cambiamento climatico però sta portando a un aumento dell’intensità e della frequenza di alcuni di questi eventi, in particolare delle ondate di caldo. Dobbiamo prepararci alle condizioni meteorologiche estreme attraverso migliori e più reattivi sistemi di allarme per contrastare diversi tipi di pericoli e fornire risposte più coordinate a livello globale. Ciò aiuterà la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici a lungo termine causati dalle emissioni di gas serra.

Inizia la Primavera Meteorologica!
Inizia la Primavera Meteorologica!

La Primavera Meteorologica inizia oggi! Sembra incredibile che proprio questo giorno, in cui mezza Italia si è svegliata ricoperta dalla neve, sia il primo della stagione primaverile meteorologica, vero?
Eppure è proprio così!

Le Stagioni Meteorologiche

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi allinverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

primavera

Le Stagioni Astronomiche

Per la Primavera astronomica, invece, dovremo aspettare l’Equinozio.
Secondo il calendario astronomico infatti la stagione primaverile ha inizio con l’equinozio di marzo, momento in cui le ore di luce e di buio sulla Terra si equivalgono. Il termine latino aequinoctium, ossia “notte uguale”, infatti si riferisce ad una equivalenza tra il giorno e la notte in termini di durata. Si tratta di un preciso momento in cui il Sole si trova allo zenit rispetto all’equatore, evento che si ripete solo due volte all’anno: a marzo e a settembre (quando inizia l’Autunno).

Quando inizierà la Primavera Astronomica 2018?

Il 20 marzo, alle 17.15 ora italiana, l’Equinozio darà ufficialmente il via alla stagione primaverile.

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