Categoria: Noi e il clima

Il solstizio d’inverno
Il solstizio d’inverno

Il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno, ha ufficialmente inizio la stagione invernale 2017-2018.

Il solstizio d’inverno indica il momento in cui il sole raggiunge il punto d’inclinazione minima nel nostro cielo. Questo momento, nel 2017, cade precisamente alle 17:28 del 21 dicembre, dando ufficialmente il via all’inverno nel nostro emisfero, mentre nell’emisfero sud del pianeta avrà inizio l’estate. Quella del 21 dicembre sarà la notte più lunga del 2017.

Nella data del solstizio d’inverno si festeggia la festa pagana del Sol Invictus (“Sole invitto”) specie a Stonehenge, l’antico sito archeologico risalente al neolitico che si trova vicino alla cittadina di Amesbury, nel sud-est dell’Inghilterra. Orientato perfettamente con il calendario astronomico, qui si vedrà il sole sorgere esattamente tra le porte di pietra.
Gli antichi romani celebravano in questo periodo dell’anno, si trattava della celebrazione per la rinascita del sole. Il solstizio, infatti, era considerato il periodo in cui il Sole scompariva nell’oscurità per poi tornare più luminoso di prima.

solstizio d'inverno

L’inverno meteorologico del 2017 è già iniziato il primo giorno di dicembre:

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

stagioni

Che differenze ci sono?

Le stagioni astronomiche sono legate all’inclinazione della Terra e alla posizione che il nostro pianeta assume rispetto al Sole.
Le stagioni meteorologiche, invece, sono legate a fattori climatici.

Sono gli equinozi e i solstizi a dare il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.
Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

 

 

Super-sensore in orbita per mappare l’inquinamento atmosferico
Super-sensore in orbita per mappare l’inquinamento atmosferico

L’Esa, Agenzia Spaziale Europea, ha lanciato in orbita un nuovo super-sensore che ha il compito di mappare l’inquinamento atmosferico a bordo del satellite Sentinel-5P.

La prima immagine del satellite Sentinel-5P è stata scattata in Europa lo scorso 22 novembre e ha rilevato il diossido di azoto (NO2) presente in atmosfera: la zona peggiore, neanche a dirlo, è la nostra Val Padana. Qui, anche a causa della geografia, l’aria tende ad essere la più inquinata d’Europa: i numeri pubblicati dal rapporto Air Quality in Europe mostrano come i valori medi annui (riferiti al 2015) in Val Padana e a ridosso delle gradi città sono superiori ai 40 microgrammi per metro cubo, valore di allarme fissato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Concentrazioni di diossido di azoto in Europa

Sentinel-5P ha il compito di monitorare l’inquinamento atmosferico nel mondo per consegnare agli esperti dati ancora più dettagliati per prendere decisioni e attuare strategie di mitigazione messe in atto per intervenire sulle cause del cambiamento climatico.

Sentinel-5P trasporta uno dei sensori più sofisticati al mondo, il sensore “Tropomi” capace di mappare gli inquinanti come il diossido di azoto, il monossido di carbonio, il metano e altri aerosol dannosi per la salute umana e per il clima.

In questa animazione, ad esempio, i dati rilevati in 24 ore da Sentinel-5P sulle concentrazioni di monossido di carbonio (CO) nel Mondo

Freddo? I consigli dei MeteoHeroes per proteggerti al meglio!
Freddo? I consigli dei MeteoHeroes per proteggerti al meglio!

Che freddo! In questi giorni l’inverno sta già facendo sentire i suoi effetti, con neve anche a bassa quota e temperature in picchiata!

Come fa il nostro corpo a difendersi dal freddo? Possiamo aiutarlo?

Quando fuori fa freddo, il nostro corpo si mette al lavoro per cercare di mantenere il più possibile stabile la sua temperatura, che si aggira attorno ai 37°C. Per farlo adotta diverse strategie: vediamole insieme e scopriamo come possiamo aiutare il nostro corpo a non soffrire il freddo!

freddo

Il corpo tende a trattenere il calore, soprattutto in prossimità degli organi vitali come cuore, polmoni, cervello e fegato. Per fare questo, restringe i vasi sanguigni periferici di volto, piedi e mani (fenomeno chiamato vasocostrizione), cercando così di tenere il sangue caldo lontano dalla pelle più esposta al freddo esterno. Ecco perché quando fa freddo abbiamo la pelle più pallida e chiara e sentiamo freddo soprattutto al naso e alle dita di mani e piedi!

Oltre che con la vasocostrizione, il nostro corpo si difende tremando: in questo modo attiva il lavoro dei muscoli che muovendosi producono calore. Sempre per produrre calore, poi, il corpo esposto al freddo brucia le proprie riserve energetiche, ma per poterlo fare è ovviamente necessario che sia rifornito della giusta “benzina”. Un’arma importante per combattere il freddo è infatti l’alimentazione. Chi ha in programma di passare molte ore all’aperto per lavoro o svago non può dimenticare di portare con sé bevande calde in un thermos e alimenti ricchi di zuccheri, come il cioccolato e i biscotti. Non dimentichiamo, però, che anche frutta e verdura sono di fondamentale importanza per l’apporto di sali e vitamine, che costituiscono una vera e propria protezione naturale. Anche bere molto è importante, soprattutto per equilibrare la carenza di liquidi a cui vanno incontro gli strati superficiali del corpo. Il freddo e l’umidità sono anche causa di disidratazione della pelle.

freddo

Oltre all’alimentazione, il metodo più ovvio da utilizzare per combattere il freddo è l’abbigliamento. Ecco allora qualche consiglio utile e qualche curiosità per scegliere i capi giusti.

  • indossa indumenti a strati sovrapposti (canottiera, maglietta, maglione, gilet, giaccavento…) è molto più efficace che indossare solo due capi molto pesanti;
  • evita un abbigliamento troppo attillato: la pelle ha sempre bisogno di respirare;
  • preferisci cotone e lana ai materiali sintetici che non fanno traspirare la pelle;
  • mantieni il più possibile il corpo e gli abiti asciutti;
  • ricorda che la lana mantiene le proprie capacità isolanti anche quando è bagnata, a differenza del cotone che si bagna molto facilmente;
  • presta molta attenzione alle mani: come spiegato, sono molto sensibili al freddo, indossa quindi dei guanti.
  • Anche i piedi soffrono molto: in casi estremi conviene indossare due paia di calze, una di lana e una di cotone;
  • la testa è la parte del corpo che in proporzione disperde maggiormente il calore: i berretti di lana, dotati eventualmente di para-orecchie, possono essere indispensabili!
  • Anche la sciarpa è essenziale sia per bloccare la perdita di calore dal collo sia per tenere calda una parte del corpo spesso colpita dai vari mali di stagione. L’aria secca e fredda che respiriamo in inverno dal naso e dalla bocca contribuisce infatti non poco a far ammalare il nostro sistema respiratorio
Inverno astronomico o meteorologico?
Inverno astronomico o meteorologico?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

stagioni

Che differenze ci sono?

Le stagioni astronomiche sono legate all’inclinazione della Terra e alla posizione che il nostro pianeta assume rispetto al Sole.
Le stagioni meteorologiche, invece, sono legate a fattori climatici.

Sono gli equinozi e i solstizi a dare il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.
Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

Quando inizierà l’inverno 2017-2018?

L’inverno meteorologico del 2017 inizia il primo giorno di dicembre. Per l’inizio della stagione invernale astronomica, invece, dovremo aspettare il solstizio, cioè il momento in cui il sole raggiungerà il sole raggiungerà il punto di inclinazione minima nel nostro cielo. Questo momento, che nel 2017 cadrà precisamente alle 17:28 del 21 dicembre, darà ufficialmente il via all’inverno nel nostro emisfero, mentre nell’emisfero sud del pianeta avrà inizio l’estate. Quella del 21 dicembre sarà la notte più lunga del 2017.

solstizio d'inverno

Nella data del solstizio d’inverno si festeggia la festa pagana del Sol Invictus (“Sole invitto”) specie a Stonehenge, l’antico sito archeologico risalente al neolitico che si trova vicino alla cittadina di Amesbury, nel sud-est dell’Inghilterra. Orientato perfettamente con il calendario astronomico, qui si vedrà il sole sorgere esattamente tra le porte di pietra.
Gli antichi romani celebravano in questo periodo dell’anno, si trattava della celebrazione per la rinascita del sole. Il solstizio, infatti, era considerato il periodo in cui il Sole scompariva nell’oscurità per poi tornare più luminoso di prima.

L’inverno meteo inizierà venerdì 1 dicembre!
L’inverno meteo inizierà venerdì 1 dicembre!

Anche se il freddo e la neve di questi giorni sembrano averci già fatti piombare in pieno inverno, la stagione invernale meteorologica avrà inizio ufficialmente venerdì 1 dicembre.
L’inverno meteorologico, infatti, coincide con il trimestre statisticamente più freddo dell’anno, costituito dai mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio. Ma attenzione a non confondere l’inverno meteorologico con la stagione astronomica: se il primo inizia ogni anno l’1 dicembre, la seconda è legata al solstizio d’inverno, la cui data può cambiare di anno in anno.

Le stagioni meteorologiche dividono il calendario in quattro: il trimestre il più freddo, il più caldo, ed i trimestri transitori (autunno e primavera). Il mese più caldo (luglio) e quello più freddo (gennaio) dell’anno cadono, per convenzione, esattamente nel mezzo dell’estate e dell’inverno meteorologico.
inverno

Il solstizio d’inverno è il giorno in cui il sole raggiunge il punto più basso sull’orizzonte e dà ufficialmente inizio alla stagione astronomica: quest’anno cade il 21 dicembre 2017, esattamente alle 17:28 ora italiana. Quella del Solstizio d’Inverno sarà a tutti gli effetti la Notte più lunga del 2017.

L’inverno è bellissimo, ma che freddo! Sai perché abbiamo freddo?
L’inverno è bellissimo, ma che freddo! Sai perché abbiamo freddo?

L’inverno si avvicina, e il freddo sta già iniziando a farsi sentire: sai perché succede? Insieme ai MeteoHeroes scopriamo cosa accade nel nostro corpo quando la temperatura si abbassa!

Il nostro corpo ha una temperatura interna ideale di circa 37°C e in tutte le stagioni dell’anno mette in atto delle azioni volte a mantenerla sempre il più possibile costante. Per questo motivo, ad esempio, quando fa molto caldo sudiamo e quando fa freddo tremiamo.

Un modo fondamentale con cui il nostro corpo può difendersi dagli sbalzi di temperatura è connesso al sistema cardiovascolare, cioè alla circolazione del sangue. Quando fuori fa freddo il corpo tende a trattenere il calore, soprattutto in prossimità degli organi vitali come cuore, polmoni, cervello e fegato. Per fare questo, restringe i vasi sanguigni delle zone più periferiche, come il volto, i piedi e le mani (fenomeno chiamato vasocostrizione), cercando così di tenere il sangue caldo lontano dalla pelle più esposta al freddo esterno. Per questo motivo quando le temperature sono molto basse abbiamo la pelle più pallida e chiara e sentiamo freddo soprattutto al naso e alle dita di mani e piedi!

freddo

 

Oltre che con la vasocostrizione, il nostro corpo si difende tremando: in questo modo attiva il lavoro dei muscoli che muovendosi producono calore. E sempre per produrre calore, il corpo esposto al freddo brucia le proprie riserve energetiche, ma per poterlo fare è ovviamente necessario che sia rifornito della giusta “benzina”. Un’arma importante per combattere il freddo è infatti l’alimentazione. Chi ha in programma di passare molte ore all’aperto per lavoro o svago non può dimenticare di portare con sé bevande calde in un thermos e alimenti ricchi di zuccheri, come il cioccolato e i biscotti. Frutta e verdura sono di fondamentale importanza per quell’apporto di sali e vitamine, che costituiscono una vera e propria protezione naturale. Non va dimenticato anche di bere molto, soprattutto per equilibrare la carenza di liquidi a cui vanno incontro gli strati superficiali del corpo. Il freddo e l’umidità sono anche causa di disidratazione della pelle.

Un memo per mamma e papà: da mercoledì entra in vigore l’obbligo di gomme invernali o catene a bordo
Un memo per mamma e papà: da mercoledì entra in vigore l’obbligo di gomme invernali o catene a bordo

Dal 15 novembre 2017 al 15 aprile 2018 i veicoli dovranno essere dotati di pneumatici invernali adatti a neve e ghiaccio o di catene da neve. Le strade, durante la stagione invernale, risultano meno sicure anche a causa di fenomeni meteorologici come basse temperature, pioggia, neve e ghiaccio, che per intensità e durata possono creare situazioni di serio pericolo per chi si mette alla guida.

Che differenze ci sono tra pneumatici estivi e invernali?

Gli pneumatici invernali presentano il battistrada con tasselli lamellari per migliorare l’aderenza al fondo stradale in caso di pioggia e neve. La mescola, grazie alla presenza elevata di silice, permette allo pneumatico di scaldarsi più velocemente a contatto con superfici particolarmente fredde. Le gomme invernali presentano la marcatura “M+S” (mud+snow) posta sulla spalla del battistrada, insieme al marchio “E” seguito dal numero di riferimento del Paese di omologazione: queste marcature garantiscono l’idoneità delle gomme all’utilizzo invernale. Simboli aggiuntivi, come quello di una montagna stilizzata con un fiocco di neve, non sono obbligatori. Il codice di velocità non deve essere inferiore a 160 km/h (“Q”).
I prezzi delle gomme invernali sono leggermente superiori rispetto a quelli degli pneumatici estivi a causa dei materiali aggiuntivi che vengono utilizzati nella speciale mescola del battistrada, dello spessore e della particolare struttura del pneumatico, progettato per una guida sicura.

Miglioramento delle prestazioni e della sicurezza

-Miglior aderenza al suolo: gli pneumatici invernali sono progettati per garantire una maggior sicurezza alla guida e una migliore tenuta di strada del veicolo.

-Rapporto di occupazione: rispetto agli pneumatici standard è inferiore, questo garantisce un efficace drenaggio, riducendo il rischio di “aquaplaning“, slittamento sull’acqua.

-Disegno e profondità del battistrada: gli pneumatici invernali hanno una struttura con scanalature dei blocchi della spalla che, associata alla maggior profondità del battistrada, garantiscono maggiore trazione.

-Riduzione dello spazio di frenata: rispetto a quelli estivi, le gomme invernali garantiscono su fondi stradali bagnati o innevati uno spazio di frenata inferiore.

gomme invernali

La legge:

Le gomme devono essere montate obbligatoriamente almeno sulle ruote motrici ma, anche se il Codice della Strada non prevede espressamente l’imposizione di installare gli pneumatici invernali su tutte e quattro le ruote, si tratta di una scelta importante per garantire e mantenere la massima stabilità del veicolo in curva e frenata. Questa raccomandazione emerge chiaramente anche dalla direttiva nr. 1580 del ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 16 gennaio 2013 sulla circolazione stradale nel periodo invernale, che recita: “Nel caso di impiego di pneumatici invernali sui veicoli delle categorie M1 e N1, se ne raccomanda l’installazione su tutte le ruote al fine di conseguire condizioni uniformi di aderenza sul fondo stradale”.
L’articolo 6, comma 4, lett. e), del decreto legislativo 30 Aprile 1992, n.285, del nuovo Codice della Strada, come modificato dall’art. 1, comma 1, della legge 29 Luglio 2010, n. 120, prescrive che: “Tutti i veicoli a motore, esclusi i ciclomotori a due ruote e i motocicli – i quali non possono circolare in caso di neve o ghiaccio sulla strada e/o di fenomeni nevosi in atto-, devono essere muniti di pneumatici invernali, o devono avere a bordo mezzi antisducciolevoli idonei alla marcia su neve e ghiaccio. […]”.
In caso di circolazione senza gomme invernali nelle strade nelle quali vige l’obbligo, le sanzioni variano a seconda del tipo di strada su cui è commessa l’infrazione. In un centro abitato è prevista una multa minima di 41 euro, mentre fuori da centri abitati si va da 84 euro a un massimo di 318 euro di multa, con la decurtazione di 3 punti della patente.
Le forze dell’ordine hanno, poi, la facoltà di intimare il fermo del veicolo fino al momento in cui non verrà munito di dispositivi antisdrucciolevoli. Si ha diritto a una riduzione del 30% se si paga la multa entro 5 giorni.

Le acque dell’Oceano Artico sono sempre più acide: cosa significa?
Le acque dell’Oceano Artico sono sempre più acide: cosa significa?

L’Oceano Artico sta diventando sempre più caldo, ma anche sempre più acido: lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Nature, a cui hanno collaborato istituti di ricerca di Cina, Svezia e Stati Uniti. Quali sono le cause di questo fenomeno, e quali le conseguenze?

La ricerca ha analizzato quanto le acque acidificate si siano estese tra la metà degli anni Novanta e il 2010: nel giro di circa 15 anni si sono allargate per circa 300 miglia nautiche (sono quasi 556 km) dal Nord-Ovest dell’Alaska all’area a meridione del Polo Nord. L’acidificazione non ha riguardato solo la superficie: da circa 100 metri, ha raggiunto i 250 metri di profondità.

oceano

Perché le acque diventano più acide?

Quello dell’acidificazione delle acque è un fenomeno in crescita, dovuto ai cambiamenti climatici. A causa dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera decresce il pH degli oceani: circa un quarto della CO2 che si trova nell’atmosfera finisce negli oceani, e qui si trasforma in acido carbonico. Il processo di acidificazione dell’acqua è particolarmente rapido nell’Oceano Artico, dove è stato osservato un aumento dell’acidità delle acque due volte più veloce rispetto a quello che sta colpendo l’Oceano Pacifico e l’Atlantico.

Le conseguenze sono drammatiche:

Il fenomeno rappresenta un serio pericolo per tutto l’ecosistema marino, perché ha effetti disastrosi sulla catena alimentare. L’acidificazione delle acque provoca lo scioglimento dei gusci calcarei di vongole, cozze, lumache di mare e plancton calcareo, specie da cui dipende, più o meno direttamente, l’alimentazione di moltissimi altri animali.

oceano artico

Ci sono sempre più meduse
Ci sono sempre più meduse

Continua ad aumentare il numero di meduse nel Mar Mediterraneo: gli avvistamenti sulle coste dell’Italia sono aumentati di 10 volte nel giro di sei anni. Questi i risultati di Occhio alla Medusa, progetto di ricerca nato dalla collaborazione dell’Università del Salento e Marevivo, che ha raccolto le segnalazioni dei cittadini.

Perché aumentano le meduse?

Tra i motivi di questa crescita esponenziale c’è il clima: a causa del riscaldamento globale il Mediterraneo sta diventando sempre più caldo e più adatto a ospitare specie tropicali.
Tra le cause c’è anche l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche da parte dell’uomo: la pesca di troppi pesci modifica gravemente l’equilibrio degli ecosistemi e della catena alimentare.

Quali meduse possiamo incontrare? Sono tutte urticanti?

Non tutte le meduse che si trovano lungo le coste italiane sono urticanti. Lo è, però, una delle specie più diffuse: la Pelagia noctiluca, comune soprattutto nel Mar Ligure e nel Tirreno meridionale e centrale. È facile da riconoscere per il tipico colore rosa rossastro e i lunghi tentacoli sul margine dell’ombrello. Altre meduse urticanti sono: Chrysaora hysoscella, simile alla Pelagia; Olindias phosphorica, riconoscibile per quattro linee gialle e rosse che la attraversano dal centro al bordo dell’ombrello e puntini rossi che ne tracciano il contorno; Carybdea marsupialis, caratterizzata da un ombrello cubico e difficile da vedere, sta diventando sempre più diffusa nei nostri mari e l’effetto della sua “puntura” è piuttosto doloroso.
La medusa più grande del Mediterraneo, invece, è quasi innocua: il suo nome è Rhizostoma pulmo e può superare il mezzo metro di diametro. Nella maggior parte dei casi è bianca con il bordo blu, ma a volte si possono incontrare esemplari completamente blu. Quasi del tutto innocua anche Cotylorhiza tuberculata, una medusa molto bella e solo leggermente urticante, con un colore giallognolo e tentacoli corti e colorati che spesso sono circondati da piccoli pesci che trovano riparo sotto il suo ombrello. È innocua, infine, Aurelia aurita, una medusa quasi trasparente ma con quattro cerchi nel suo ombrello.

Pelagia noctiluca

Pelagia noctiluca

Rhizostoma pulmo

Rhizostoma pulmo

Cotylorhiza tuberculata

Cotylorhiza tuberculata

Aurelia aurita

Aurelia aurita

Qual è la grotta più grande del mondo?
Qual è la grotta più grande del mondo?

Hang Son Ðoòng è la grotta più grande del mondo e si trova nella provincia di Quang Binh, in Vietnam. La caverna è in mezzo alla giungla, all’interno del parco nazionale di Phong Nha-Ke Bang, vicino al confine con il Laos. Scavata per secoli da un fiume sotterraneo – il suo nome, infatti, significa “grotta del fiume di montagna” – la grotta ebbe origine fra i due e i cinque milioni di anni. Tuttavia fu scoperta solo nel 1991 da un uomo del posto di nome Ho Khanh, che la trovò per caso ma non ebbe la possibilità di esplorare il suo interno perché privo di attrezzatura. La prima esplorazione della grotta risale al 2009: fu realizzata da un team di speleologi della British Cave Research Association, guidati dal britannico Howard Limbert.

grotta
Grazie a questa spedizione e a quelle che la seguirono oggi sappiamo che la galleria calcarea si sviluppa per una lunghezza di circa 4,5 chilometri, ma è molto probabile che nasconda ulteriori passaggi che superano tale lunghezza. In alcuni punti la grotta è alta più di 180 metri: può ospitare un isolato di grattacieli alti 40 piani!
La grotta è così grande che ha sviluppato un proprio clima, grazie anche alle numerose doline, aperture simili a finestre che, nella parte alta delle pareti, permettono alla luce di filtrare. All’interno della grotta si formano nuvole, piogge e banchi di nebbia. Ha così potuto svilupparsi una ricchissima vegetazione, da alcuni descritta come una vera e propria giungla, tra cui spiccano alcune piante autoctone che secondo i ricercatori crescono solo all’interno di questa grotta. La giungla ospita anche diversi animali, come scimmie e pipistrelli.

Questo video ci porta alla scoperta dell’interno della grotta più grande del mondo!