Categoria: Acqua

Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!
Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!

National Geographic ha pubblicato un video straordinario, realizzato con videocamere a 360 gradi da un team di subacquei che si sono immersi nelle limpidissime acque delle Bahamas, tra numerosi esemplari di squalo tigre.

Questa specie di squalo è chiamata così per le scure striature verticali sul dorso, visibili soprattutto sugli esemplari più giovani: con l’avanzare dell’età, infatti, le righe si attenuano fino a scomparire completamente.

La diffusione dello squalo tigre

Lo squalo tigre vive soprattutto lungo le zone costiere dell’Oceano Atlantico orientale e occidentale, dell’Oceano Pacifico e del Mar Rosso. Questi squali hanno una vista e un olfatto sviluppatissimi, la loro lunghezza può addirittura superare i 6 metri e possono pesare anche 900 kg!

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Ecco il video, che è stato realizzato in un’area vicino alle Bahamas: qui, in acque protette, gli squali non hanno predatori.

Le acque dell’Oceano Artico sono sempre più acide: cosa significa?
Le acque dell’Oceano Artico sono sempre più acide: cosa significa?

L’Oceano Artico sta diventando sempre più caldo, ma anche sempre più acido: lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Nature, a cui hanno collaborato istituti di ricerca di Cina, Svezia e Stati Uniti. Quali sono le cause di questo fenomeno, e quali le conseguenze?

La ricerca ha analizzato quanto le acque acidificate si siano estese tra la metà degli anni Novanta e il 2010: nel giro di circa 15 anni si sono allargate per circa 300 miglia nautiche (sono quasi 556 km) dal Nord-Ovest dell’Alaska all’area a meridione del Polo Nord. L’acidificazione non ha riguardato solo la superficie: da circa 100 metri, ha raggiunto i 250 metri di profondità.

oceano

Perché le acque diventano più acide?

Quello dell’acidificazione delle acque è un fenomeno in crescita, dovuto ai cambiamenti climatici. A causa dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera decresce il pH degli oceani: circa un quarto della CO2 che si trova nell’atmosfera finisce negli oceani, e qui si trasforma in acido carbonico. Il processo di acidificazione dell’acqua è particolarmente rapido nell’Oceano Artico, dove è stato osservato un aumento dell’acidità delle acque due volte più veloce rispetto a quello che sta colpendo l’Oceano Pacifico e l’Atlantico.

Le conseguenze sono drammatiche:

Il fenomeno rappresenta un serio pericolo per tutto l’ecosistema marino, perché ha effetti disastrosi sulla catena alimentare. L’acidificazione delle acque provoca lo scioglimento dei gusci calcarei di vongole, cozze, lumache di mare e plancton calcareo, specie da cui dipende, più o meno direttamente, l’alimentazione di moltissimi altri animali.

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Acqua: stop agli sprechi!
Acqua: stop agli sprechi!

Ti ricordi il ciclo dell’acqua e i motivi per cui è importante non sprecarla? Ne avevamo parlato qui.
Oggi c’è una ragione in più per fare attenzione a non sprecare acqua: l’Italia si trova a far fronte una grave emergenza siccità, e ha ancora davanti i mesi più caldi dell’anno! Durante la primavera, tra marzo e maggio, è arrivata molta meno pioggia di quella che arriva mediamente: si stima che manchino all’appello 20 miliardi di metri cubi di acqua (è più o meno quella del lago di Como, per farci un’idea).

Noi italiani, però, possiamo fare molto, perché normalmente consumiamo tantissima acqua potabile. Si calcola che ogni italiano consumi mediamente 245 litri al giorno: siamo i primi in Europa per consumo di acqua. Basterà fare più attenzione ad alcune piccole cose che facciamo tutti i giorni per sprecare molta meno acqua (e risparmiare anche un po’ di denaro). Segui i consigli dei MeteoHeroes.

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  • Fai attenzione a lavatrice e lavastoviglie
    Sono elettrodomestici che consumano grandi quantità di acqua, oltre che di energia elettrica: ogni ciclo richiede dagli 80 ai 120 litri d’acqua. Basterà fare un po’ di attenzione e utilizzarle solo quando sono completamente piene. Se serve una nuova lavatrice o lavastoviglie, meglio orientarsi su apparecchi di classe A: sono quelli più efficienti a livello energetico.
  • Meglio la doccia
    Riempire una vasca da bagno può richiedere anche 160 litri d’acqua: decisamente meglio una doccia. Attenzione però: non dimentichiamoci che anche la doccia consuma molta acqua, fino a 10 litri al minuto. Quindi è molto importante cercare di fare una doccia il più possibile breve, e chiudere il rubinetto mentre ci facciamo lo shampoo o ci insaponiamo.
  • Occhio alle perdite d’acqua
    Il contatore dell’acqua è uno strumento molto utile per controllare che non ci siano perdite. Per essere sicuri di non avere perdite d’acqua è sufficiente controllare il contatore la sera prima di andare a letto e la mattina appena svegli. Se la cifra della lettura mattutina è diversa da quella che c’era la sera significa che ci sono perdite d’acqua e bisogna intervenire.
  •  Chiudi il rubinetto
    Da un rubinetto aperto scorrono mediamente più di 10 litri d’acqua al minuto: non dimentichiamocelo quando facciamo lo shampoo, insaponiamo i piatti o ci laviamo i denti. Ricordarci di chiudere il rubinetto quando non abbiamo bisogno di acqua corrente può fare davvero la differenza.
  • Non serve acqua corrente per lavare frutta e verdura
    Quando laviamo le verdure è meglio riempire una ciotola o il lavandino con dell’acqua e poi chiudere il rubinetto: basterà aggiungere un po’ di bicarbonato per disinfettare la frutta e la verdura.
  • Ricicla l’acqua
    In alcuni casi possiamo evitare di usare l’acqua potabile del rubinetto. Ad esempio, per innaffiare le piante possiamo raccogliere l’acqua del condizionatore o utilizzare quella della ciotola in cui abbiamo lavato frutta e verdura.
C’è un tesoro nel mare della Sardegna: l’energia
C’è un tesoro nel mare della Sardegna: l’energia

Il mare della Sardegna può produrre molta energia: 13 chilowatt per metro di costa. Un tesoro così importante può fare di questa area il giacimento di energia green più grande del Mediterraneo. Questa bella notizia arriva dall’analisi realizzata dall’Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, ENEA. La produzione maggiore di energia potrebbe avvenire nell’area occidentale della Sardegna (guardando la cartina, il mare a sinistra dell’isola), soprattutto nei pressi di Alghero.

Alghero

Secondo l’ENEA, il potenziale energetico del mare della Sardegna occidentale è molto simile a quello degli Stati europei più all’avanguardia nello sviluppo di energia green proveniente dalla fonte rinnovabile del mare, come la Danimarca. Lungo le altre coste italiane è possibile produrre meno energia rispetto alla Sardegna. Nel canale di Sicilia è circa la metà, 7 kW per metro di costa, e ulteriormente inferiore quello di altre aree: 3 kW/m il potenziale di Ionio e medio Tirreno, solo 2 kW/m la media di quello dell’Adriatico.
La produzione di energia dal mare attualmente soddisfa una piccolissima parte della domanda energetica dell’Europa: solo lo 0,02%. Però, permetterebbe di ridurre in modo significativo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica. Secondo le stime dell’Unione Europea, investire nell’energia green prodotta dal mare sarebbe molto importante anche per l’economia degli stati. Permetterebbe di creare un mercato da oltre 50 miliardi di euro l’anno per il 2050 e di far nascere 450 mila nuovi posti di lavoro.

Come si produce energia dal mare?

L’energia green prodotta attraverso il mare è una delle cosiddette “rinnovabili” o energie “alternative” e deriva dal moto delle onde. Per produrla, si sfrutta l’energia cinetica contenuta nel moto ondoso. L’energia delle onde può contare su un sistema di accumulo naturale di energia: le onde stesse. Questo non avviene nel caso dell’energia solare e di quella eolica. In Italia, ENEA e il Politecnico di Torino sono al lavoro per sviluppare una tecnologia pensata appositamente per le onde del mar Mediterraneo. Le nostre onde sono diverse da quelle dell’oceano, che sono più alte e meno frequenti. Gianmaria Sannino, ricercatore ENEA che ha curato lo studio, sottolinea che questi dispositivi non avrebbero un impatto significativo sul paesaggio, dato che sono parzialmente sommersi. Sarebbero d’aiuto anche per contrastare l’erosione della costa riducendo l’energia delle onde che la raggiungono.

Ritiro dei Ghiacciai: la situazione è preoccupante
Ritiro dei Ghiacciai: la situazione è preoccupante

In Italia dagli anni ’80 è stata persa la quantità di ghiaccio che corrisponde a quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Nello stato del Montana, invece, entro il 2030 potrebbero addirittura scomparire del tutto

I ghiacciai sono una riserva d’acqua importantissima, ma il riscaldamento globale ha ridotto significativamente la dimensione dei ghiacciai in tutto il mondo. Nel Montana, secondo uno studio pubblicato dall’USGS dal 1966 alcuni ghiacciai hanno perso addirittura l’85% del loro volume. Sono stati monitorati 37 ghiacciai del Glacier National Park, il Parco nazionale dei ghiacciai in Nevada e due nel U.S. Forest Service land. Sulle Montagne Rocciose del Nevada il ritiro dei ghiacciai è evidente tanto da avere impatti sull’ecosistema e sul turismo. La perdita di ghiaccio comporta una maggiore presenza di acqua nei principali bacini e fiumi a valle, ne aumenta la portata modificando così anche la temperatura. La fusione dei ghiacciai, oltre ad essere uno scenario preoccupante per l’uomo, mette infatti a rischio la sopravvivenza di diverse specie acquatiche.

Attraverso mappe digitali, fotografie aeree e dati satellitari sono stati misurati i perimetri dei ghiacciai durante la stagione estiva, quando la neve caduta in inverno, ormai fusa, ha permesso di vedere chiaramente le dimensioni delle formazioni nevose perenni. Le istantanee registrate in più appuntamenti tra il 1966 e il 2016 hanno permesso di ottenere un quadro dettagliato degli ultimi 50 anni.

Queste informazioni fanno parte di uno studio molto più ampio che comprende il monitoraggio dei ghiacciai di Montana, Alaska e Washington. I dati sono preziosi per comprendere l’impatto dei cambiamenti climatici sullo stato di salute dei ghiacciai nelle diverse zone perché, entro il 2030, secondo gli esperti, nel Glacier National Park i ghiacciai potrebbero non esserci più. Si tratta di una prospettiva in linea con quello che è successo negli ultimi 100 anni, basti pensare che nel 1850 i ghiacciai sulle Montagne Rocciose erano 150, ma nei monitoraggi più recenti il numero è tre o quattro volte più basso.

Ghiacciai: la situazione in Italia

Anche in Italia la situazione è preoccupante. Dagli ultimi dati raccolti dall’ISTAT a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono in graduale regresso. Nel 2007 addirittura il 99% dei ghiacciai monitorati era in fase di ritiro, quota che (fortunatamente) è diminuita all’88% nel 2014.
Dei circa 250 km cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola età glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano circa 150 km cubi negli anni ’70 e soltanto 80 km cubi nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

La spiaggia verde ricoperta di cristalli
La spiaggia verde ricoperta di cristalli

Alle Hawaii esiste una spiaggia verde ricoperta di cristalli: si chiama Papakolea Beach, ma è nota anche come Mahana. La spiaggia verde si trova sull’isola principale delle Hawaii e il suo colore deriva dalla concentrazione di olivina. Si tratta di un minerale che contiene ferro e magnesio noto fin dall’antichità: gli egizi lo utilizzavano in numerosi rituali sacri. In forma cristallina, l’olivina dà origine a una splendida gemma preziosa nota come peridoto.

I cristalli che regalano a Papakolea Beach il suo straordinario colore provengono dal vulcano Pu’u Mahana.  Il vulcano si trova di fronte alla spiaggia e non è più attivo: l’ultima eruzione risale a 49 mila anni fa. Il mare estrae l’olivina dalla cenere. Le onde sbattono contro le rocce alla base del vulcano e depositano i cristalli sulla spiaggia verde.

La spiaggia verde

Papakolea Beach deve il suo colore a degli antichi cristalli

La spiaggia verde si può visitare, ma non è facile da raggiungere: bisogna camminare per tre chilometri. È necessario, inoltre, pagare un biglietto di circa 25 dollari e avere il permesso del Department of Hawaiian per calpestarla.

La magia della neve
La magia della neve

Quando nevica, il paesaggio cambia completamente e tutto sembra molto silenzioso. Perché la neve fa questo effetto? Scopriamolo insieme alla nostra Nix!

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Di cosa è fatta la neve?

Di cristalli! Ogni fiocco di neve visibile ai nostri occhi è fatto da minuscoli cristalli d’acqua che si plasmano durante la discesa dalle nuvole a terra quando la temperatura si avvicina allo zero. Vediamo come accade.

Una prima particella di polvere inizia a cadere e, mentre scende, il vapore acqueo si deposita su di essa, dando forma a un cristallo principale. Attorno ad esso, nella discesa e in pochissimi secondi,  si congela altro vapore acqueo, formando altri cristalli che costituiranno le cosiddette 6 “braccia” del fiocco di neve.

Questo processo dà vita a strutture molto affascinanti e tutte diverse tra loro. Non c’è infatti fiocco di neve che sia uguale a un altro! Se li si guarda con attenzione al microscopio si scoprirà però che tutti i cristalli di ghiaccio hanno in comune una forma geometrica riconducibile ad un esagono

I fiocchi di neve sono leggerissimi, anche perché la loro struttura contiene molti spazi vuoti. Per questo cadono lentamente e quando si depositano a terra non si schiacciano e comprimono.

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Ai “vuoti d’aria” che ci sono nella neve dobbiamo anche il silenzio che percepiamo quando le nostre città sono innevate. I rumori della città rimbalzano facilmente su superfici compatte e uniformi, ma questo non succede quando la superficie, come quella creata dalla neve, ha molti vuoti d’aria.

In questo caso, infatti, le onde sonore vengono filtrate e assorbite dallo strato di neve fresca: ne bastano 2 centimetri perché i rumori ambientali non si propaghino nell’atmosfera!

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Il ciclo dell’acqua (e del perché non va sprecata)
Il ciclo dell’acqua (e del perché non va sprecata)

Siamo abituati all’acqua, ci circonda ogni giorno: quando apriamo il rubinetto, quando la beviamo, quando scende dal cielo, quando scorre nei fiumi o quando la vediamo fluttuare nei mari; l’acqua fa parte di noi, quasi non ci accorgiamo della sua esistenza, come succede per l’aria.

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La cosa sorprendente è che l’acqua presente oggi sulla Terra è la stessa da milioni di anni! Ogni goccia è passata dagli oceani all’atmosfera, da qui alle terre emerse, per tornare di nuovo agli oceani… e riprendere il ciclo all’infinito.
Ora vi spiegheremo come funziona il ciclo dell’acqua.

FASE 1 – Dall’oceano all’atmosfera: come si forma l’acqua dolce

Il motore di tutto il ciclo dell’acqua (detto anche idrologico) è il Sole, che con la sua energia:

  • trasforma l’acqua dei mari, dei fiumi e dei laghi in vapore acqueo (evaporazione),
  • attiva nelle piante il processo di traspirazione, ossia la perdita di vapore acqueo dalla superficie delle foglie.

Il vapore acqueo prodotto dall’evaporazione e dalla traspirazione, sale quindi invisibile nell’atmosfera…

FASE 2 – Formazione delle nuvole

Il vapore acqueo che è salito nella parte bassa dell’atmosfera (troposfera) gradualmente si raffredda e condensa attorno a minuscole particelle di pulviscolo atmosferico, formando le nuvole dove l’acqua può esistere in tutte e tre le forme: liquida (gocce), gassosa (vapore) e solida (come particelle di ghiaccio).

FASE 3 – L’acqua lascia l’atmosfera per tornare sulla Terra

Le goccioline d’acqua o i cristalli di ghiaccio contenute in una nube si scontrano e si uniscono tra loro formando gocce più grandi e pesanti e che dunque ricadranno sulle terre emerse e sui mari sotto forma di precipitazioni, liquide o solide, ossia come pioggia o come neve.

FASE 4 – Ritorno all’oceano

L’acqua (o la neve) che ricade sulla terra finisce in parte nei ghiacciai, situati ai Poli e sulle alte montagne, in parte alimenta i fiumi e i laghi, infine in parte filtra nel terreno e si inabissa sotto la superficie, riempiendo gli strati del sottosuolo e andando a costituire le falde acquifere. Il sole scioglierà poi lentamente l’acqua ghiacciata sulle vette; l’acqua liquida, liberata, si farà strada verso il mare in torrenti, cascate, fiumi e laghi.

Dunque, grazie al deflusso superficiale dei fiumi, in parallelo a quello sotterraneo che scorre nel sottosuolo, l’acqua scesa dal cielo e quella che si scioglie dai ghiacciai torna in definitiva al mare e all’oceano.
Così l’acqua che aveva lasciato la superficie della Terra per far parte dell’atmosfera è tornata di nuovo alla Terra stessa.
Le piogge e la neve compensano l’acqua evaporata e il ciclo idrologico può così ricominciare.

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Questo è il mirabile ciclo dell’acqua dolce che si svolge da milioni di anni… ma questo processo di continuo rinnovo presenta anche qualche problema:

  • L’acqua non ricade su tutto il Pianeta in modo sistematico, nello stesso periodo e in ogni luogo. In alcune aree è rara, in altre si alternano piogge torrenziali a periodi di siccità, in altre ancora piove sistematicamente ogni giorno o in alcune stagioni dell’anno;
  • Parte dell’acqua dolce è inutilizzabile: o perché torna troppo velocemente nell’oceano o perché resta intrappolata nei ghiacciai o in falde profonde e non rientra in circolo;
  • Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ciclo non è “per sempre” e anche l’acqua non è inesauribile.

Dobbiamo pensare che l’acqua sia sì “rinnovabile” tramite il ciclo idrologico, ma:

  • L’acqua che si trova negli strati sotterranei delle falde freatiche più profonde è acqua fossile che non si rigenera: uno sfruttamento eccessivo, fatto con i mezzi tecnici che l’umanità ha oggi a disposizione, può consumare in poco tempo quel che ha impiegato milioni di anni a formarsi!
  • Purtroppo succede che venga alterato il ciclo idrologico dell’acqua dolce – con l’urbanizzazione, la costruzione di dighe, la deforestazione, la deviazione dei corsi d’acqua naturali. Facendo ciò creiamo una perdita d’acqua irrecuperabile: è stato stimato che, dall’ultimo dopoguerra, siano andati perduti 750 miliardi di metri cubi d’acqua dolce ogni anno… Andando avanti così arriveremo presto al collasso delle risorse idriche.
10 cose interessanti sull’acqua
10 cose interessanti sull’acqua

L’acqua potrebbe essere l’elemento per il ritrovamento di forme di vita extraterrestri
Non ci sono molti elementi in comune per tutte le forme di vita sulla Terra, però il bisogno di acqua è una di essi. Si trova in tutti gli esseri viventi, sia che vivano in fondo all’oceano o nel deserto più arido. L’acqua è l’elemento che ha reso possibile la vita sulla Terra. Per questa ragione gli astrobiologi (scienziati che cercano forme di vita extraterrestre) sono convinti che la presenza di acqua sia fondamentale per il ritrovamento di forme di vita su altri pianeti.

Quasi tutta l’acqua sulla Terra si trova negli oceani
Circa il 96,5 % dell’acqua sulla Terra è negli oceani, che coprono il 71 % della superficie del nostro pianeta. In qualunque momento, circa lo 0,001 % dell’acqua è nell’atmosfera sopra di noi. Se tutta quell’acqua dovesse piovere tutta in una volta, l’intero pianeta registrerebbe una caduta di circa 2,5 cm di pioggia.

La stragrande parte dell’acqua dolce si trova nel ghiaccio
Solamente il 3,5 % di tutta l’acqua sulla terra è acqua dolce (con pochi sali minerali). L’acqua dolce si trova nei ruscelli e nei fiumi e laghi, ma non dimentichiamo le falde acquifere sotterranee, i ghiacciai e le calotte polari. Circa il 68 % dell’acqua dolce è intrappolato nel ghiaccio, e un altro 32 % si trova sulla superficie terrestre e nelle falde sotterranee.

La salinità degli oceani non è costante
In cinque litri di acqua di mare si trovano circa 270 gr di sali disciolti, ma questo non è sempre lo stesso in tutti i mari. L’Oceano Atlantico per esempio è più salato del Pacifico. Il sale che si trova nei mari è per lo più quello che usiamo a tavola, cioè Cloruro di Sodio. L’acqua più salata della Terra si trova in un laghetto nella Penisola Antartica che si chiama Don Juan Pond.

In una goccia di acque di mare c’è molta vita
Succede molto in una singola goccia di acqua di mare. Potrebbe contenere infatti milioni (sì proprio milioni!) di batteri e virus, ma anche uova di pesce, piccoli gamberi, plankton o anche minuscoli vermi.

L’acqua sulla Terra potrebbe essere arrivata dallo spazio
La materia rocciosa che ha formato la Terra conteneva anche l’acqua. Ma potrebbe non essere stato sufficiente per accumulare tutta l’acqua presente oggi sul nostro pianeta. Le comete sono formate sopratutto da ghiaccio ed è possibile che proprio loro abbiano portato acqua sulla Terra. Ci vorrebbero molte comete per riempire un oceano, ma potrebbero aver contribuito in modo significativo.

Meno male che il ghiaccio galleggia!
Nei solidi gli atomi si avvicinano per formare qualcosa di più denso e questa è la ragione per cui molti solidi affondano se messi in acqua. Ma l’acqua in forma solida, cioè il ghiaccio, è meno densa dell’acqua stessa. Questo è raro. Le molecole di acqua formano anelli quando l’acqua si ghiaccia e lo spazio vuoto rende il ghiaccio meno denso. Ecco perché galleggia. Questo fatto è fantastico perché il ghiaccio che galleggia evita che l’acqua sottostante si ghiacci. Se il ghiaccio affondasse gli oceani potrebbero diventare blocchi di ghiaccio!

Siamo fatti d’acqua!
Il corpo di un neonato è fatto per il 78 % di acqua, quello di un adulto per il 55-60 %. L’acqua gioca un ruolo importante in tutti i processi nel nostro corpo. E’ abbondante nel sangue che porta nutrimento alle nostre cellule, serve nell’eliminazione delle scorie, serve a regolare la nostra temperatura. Il nostro cervello e midollo spinale sono avvolti da liquido che serve perché non prendano scossoni. Dipendiamo molto dall’acqua.

Nelle piante l’acqua sfida la forza di gravit
L’acqua ha un’altra interessante proprietà: è un po’ “appiccicosa”, ama aderire a se stessa e ad altri oggetti. Ecco perché le gocce d’acqua sono arrotondate, ma non tutti i liquidi hanno questa caratteristica. Questa “appiccicosità” aiuta l’acqua a risalire dalle radici delle piante fino alle foglie. Le molecole d’acqua nelle piante risalgono attraverso cannucce strettissime chiamate Xylem, attaccandosi le une alle altre e alle pareti stesse dei tubicini. Vengono attirate verso l’alto dalle molecole di acqua che evaporano dalle foglie.

Riusciamo a vedere l’acqua in tre diversi stati, molto strano!
Abbiamo la possibilità di vedere l’acqua nei tre stati della materia, cioè solido (ghiaccio) liquido (acqua liquida) e gas (vapore acqueo). Questo fatto, in realtà, è piuttosto raro in natura. Mentre tutte le sostanze possono essere o solide o liquide o gassose, molte cambiano stato solo a temperature estreme. Non vediamo argento liquido o ossigeno solido perché le loro temperature di fusione o di solidificazione avvengono ci potrebbero uccidere!