Categoria: Meteorologia

Isola di calore
Isola di calore

La temperatura dall’aria e quella delle superfici sono molto diverse. Hai mai camminato a piedi nudi sulla sabbia? Ecco, allora conosci la differenza. La superficie sotto i tuoi piedi è molto più calda dell’aria che ti circonda. Ma da cosa dipende la temperatura di oggetto? Sicuramente dalla sua composizione e dal suo colore.

Le strade e i tetti sono di colore scuro e per questo motivo assorbono molto più calore rispetto a oggetti dai colori chiari. I pavimenti trattengono molto calore anche perché sono fatti di materiale impermeabile. Hai notato che quando piove l’acqua forma quelle pozzanghere? Ecco l’asfalto della maggior parte delle strade non fa passare l’acqua. Le nostre città sono piene di strade, marciapiedi, tetti e parcheggi. Tutte queste zone assorbono tanto calore e per questo motivo contribuiscono all’effetto noto come “isola di calore“. Le città infatti sono più calde della campagna che le circonda.

isola di calore

Notte e giorno. Questa differenza tra le città e le zone circostanti si fa sentire non solo con la luce del giorno, ma anche di notte. Tutte le superfici scure e asfaltate trattengono il calore che li scalda durante il giorno, e lo rilasciano durante la notte.

E in inverno? Anche durante la stagione più fredda le città restano più calde delle zone verdi. E’ per questo che in città è più raro vedere i fiocchi di neve!

Oceano di nuvole nel Grand Canyon
Oceano di nuvole nel Grand Canyon

Le pareti rocciose del Grand Canyon si sono trasformate nelle sponde di un immenso oceano di nuvole. Capitano raramente questi momenti in cui il Grand Canyon cambia volto e diventa quasi irriconoscibile. E’ successo qualche giorno fa quando un oceano di nuvole si è formato tra le gole create dal fiume Colorado, nell’Arizona settentrionale. Le particolari condizioni atmosferiche hanno regalato un panorama completamente diverso da quello per cui milioni di turisti ogni anno si recano per vedere una delle più conosciute meraviglie naturalistiche del mondo.

GrandCanyon - Oceano di nuvole 3

Questo fenomeno è dovuto all’inversione termica che si verifica durante le sere e notti calme e serene. Cosa significa “inversione termica”? Normalmente la temperatura dell’aria diminuisce all’aumentare della quota altimetrica ma questo non avviene quando il forte raffreddamento del suolo sottrae calore all’aria sovrastante che a sua volta si raffredda: nelle prime centinaia di metri si crea così uno strato in cui la temperatura addirittura aumenta con la quota ossia si ‘inverte’ il normale andamento della temperatura con l’altezza.

GrandCanyon - Oceano di nuvole 2

Grazie a queste condizioni si sono formate nubi basse che sono rimaste imprigionate tra le pareti rocciose del Grand Canyon. Il video di Skyglow Project ha documentato questo rarissimo fenomeno. Il video è stato girato da SKYGLOW Project che collabora con la International Dark-Sky Association con l’obiettivo di documentare l’inquinamento luminoso nel Nord America e di preservare la bellezza delle notti stellate in tutto il mondo.

► Guarda il video

Foto – Crediti: Gavin Heffernan and Harun Mehmedinović SKYGLOWPROJECT.COM

La nuvola “a bocca di balena”
La nuvola “a bocca di balena”

Avete mai visto una nuvola che assomiglia alla grande bocca di una balena? Forse siete stati fortunati perché per vedere questo tipo di nuvola bisogna trovarsi vicini a un forte temporale. Con questo particolarissimo nome “whale’s mouth cloud” o “nube a bocca di balena”, infatti, si intende classificare una delle nuvole accessorie che compaiono in corrispondenza di una cella temporalesca molto forte. Queste nubi sono il risultato dei venti intensi che fuoriescono dal temporale in atto, conosciuti come micro-raffiche. Si tratta di correnti di aria fredda anche intense che fuoriescono dalla base delle nubi temporalesche e sono generate dall’evaporazione di una parte delle goccioline di pioggia prima che queste raggiungano il suolo. A causa del rapido raffreddamento provocato dall’evaporazione la colonna d’aria all’interno della nube diviene improvvisamente più pesante dell’atmosfera circostante e precipita violentemente verso il basso.

Una volta giunta a terra, questa corrente fredda si trasforma in forti venti orizzontali rafficosi, detti “micro raffiche”. In corrispondenza del fronte delle raffiche, i venti quindi irrompono violentemente uscendo dal temporale e, in determinate condizioni atmosferiche che comprendono temperatura e umidità dell’aria, in una situazione di elevata instabilità, possono dare origine alle nubi a bocca di balena.

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Questa particolare formazione di nuvole è quindi causata dalle raffiche di vento freddo che fuoriescono dal temporale le quali, giunte al suolo, sollevano l’aria più calda e umida presente nei bassi strati costringendola a sollevarsi bruscamente verso l’alto. La condensazione del vapore acqueo forma così nuove nubi molto turbolente riconoscibili da quelle striature in continua trasformazione.

Le nubi a bocca di balena si possono osservare in corrispondenza della “shelf cloud” o nube a mensola: una nube bassa, lunga e arcuata, spesso presente nelle nubi a supercella (il temporale più violento e pericoloso in assoluto) e che solitamente precede l’area con rovesci di pioggia e grandine. Le nubi a bocca di balena assumono un aspetto molto turbolento e spettacolare ma non sono associate direttamente a precipitazioni, che comunque potrebbero seguirle o precederle.

Year of Polar Prediction (YOPP): un anno di studio ai Poli
Year of Polar Prediction (YOPP): un anno di studio ai Poli

Qualche giorno il lancio della missione Year of Polar Prediction (YOPP) voluta dalla Organizzazione Meteorologica Mondiale con l’obiettivo di migliorare le previsioni a livello globale e conoscere meglio Artide e Antartide, le due zone di cui abbiamo meno informazioni e che risentono maggiormente del riscaldamento globale.

Il clima ai Poli sta cambiando molto più rapidamente che altrove. Per questo motivo ha avuto inizio una campagna mirata al miglioramento delle previsioni meteo-climatiche e dello studio delle condizioni del ghiaccio in modo da ridurre i rischi ambientali e comprendere le opportunità e i rischi connessi al cambiamento del clima.

Da metà del 2017 fino a metà del 2019: questo sarà il periodo di studio durante cui la WMO e la AWI (Istituto Alfred Wegener), oltre a molti altri partner nel mondo, avranno modo da coprire lo studio del clima di un intero anno sia al Polo Nord che al Polo Sud. Durante i prossimi due anni una rete internazionale di scienziati e centri previsionali osserveranno e documenteranno i cambiamenti di Artide e Antartide.

Il risultato sarà di grande valore perché permetterà di ottenere previsioni meteorologiche e delle condizioni del ghiaccio ancora più dettagliate e corrette che interesseranno anche chi vive a latitudini inferiori, la maggior parte della popolazione. Artide ed Antartide risentono profondamente dei cambiamenti climatici in atto: queste zone infatti, come spiega Thomas Jung, del centro AWI, “si stanno surriscaldando due volte più velocemente che altrove e questo ha ricadute sul clima di molte zone nel mondo“.

Nel mese di marzo, a causa di diverse ondate di caldo, la superficie massima annuale della calotta artica, dopo l’inverno, è stata la più bassa di sempre. Allo stesso tempo, in Antartide, l’estensione minima dei ghiacci dopo l’ultima estate è stata la più bassa mai registrata. “Il ritmo e le implicazioni del cambiamento climatico ai Poli sta spingendo al limite il sapere scientifico ” spiega Jung.
In ambienti ostili come i Poli, la previsione meteorologica e delle condizioni del ghiaccio trova delle carenze. Sono zone di cui si hanno pochi dati e non sono mai stati, prima d’ora, studiati come altre parti del mondo. Grazie a questo anno di studi gli esperti della WMO e del mondo sperano quindi di fare passi in avanti nella previsione meteo-climatica dei Poli e, di conseguenza, del mondo intero.

La magia della neve
La magia della neve

Quando nevica, il paesaggio cambia completamente e tutto sembra molto silenzioso. Perché la neve fa questo effetto? Scopriamolo insieme alla nostra Nix!

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Di cosa è fatta la neve?

Di cristalli! Ogni fiocco di neve visibile ai nostri occhi è fatto da minuscoli cristalli d’acqua che si plasmano durante la discesa dalle nuvole a terra quando la temperatura si avvicina allo zero. Vediamo come accade.

Una prima particella di polvere inizia a cadere e, mentre scende, il vapore acqueo si deposita su di essa, dando forma a un cristallo principale. Attorno ad esso, nella discesa e in pochissimi secondi,  si congela altro vapore acqueo, formando altri cristalli che costituiranno le cosiddette 6 “braccia” del fiocco di neve.

Questo processo dà vita a strutture molto affascinanti e tutte diverse tra loro. Non c’è infatti fiocco di neve che sia uguale a un altro! Se li si guarda con attenzione al microscopio si scoprirà però che tutti i cristalli di ghiaccio hanno in comune una forma geometrica riconducibile ad un esagono

I fiocchi di neve sono leggerissimi, anche perché la loro struttura contiene molti spazi vuoti. Per questo cadono lentamente e quando si depositano a terra non si schiacciano e comprimono.

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Ai “vuoti d’aria” che ci sono nella neve dobbiamo anche il silenzio che percepiamo quando le nostre città sono innevate. I rumori della città rimbalzano facilmente su superfici compatte e uniformi, ma questo non succede quando la superficie, come quella creata dalla neve, ha molti vuoti d’aria.

In questo caso, infatti, le onde sonore vengono filtrate e assorbite dallo strato di neve fresca: ne bastano 2 centimetri perché i rumori ambientali non si propaghino nell’atmosfera!

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Fulmini e saette
Fulmini e saette

Il fulmine è in assoluto il fenomeno più pericoloso prodotto da un temporale, perché non è preceduto da nessun segnale che lo annuncia. Tocca terra soltanto il 25% delle scariche che possono fornirci informazioni interessanti in base al loro colore: se la saetta è rossastra in quella zona sono in corso le piogge, se è azzurra indica grandine, se è gialla significa che c’è polvere in sospensione sollevata dal vento. Se invece il fulmine è bianco significa che è presente scarsa umidità e quindi è elevato il pericolo di incendi.

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I fulmini sfruttano il cosiddetto potere delle punte (vette, campanili, camini, antenne, grandi alberi isolati), abbattendosi su ogni cosa che si sopraelevi dal suolo. Anche un individuo in piedi può diventare il bersaglio del fulmine, che generalmente segue il percorso di minor resistenza elettrica tra la nuvola da cui parte e il suolo su cui atterra. Il corpo umano, costituito in prevalenza da acqua, è perciò purtroppo un discreto conduttore di elettricità, ricoperto per di più da un isolante, la pelle, che quindi non permette alla scarica di raggiungere la terra.
Quindi, come dobbiamo comportarci in caso di temporali, in particolare se ci si trova in montagna?
• Non farsi prendere dal panico;
• Evitare le attività all’aperto soprattutto a ridosso di corsi o specchi d’acqua;
• Ripararsi in un rifugio o in auto chiudendo saldamente porte e finestre ed evitando, se in auto, di mettersi in viaggio;
• Non sostare o transitare sotto alberi o pali isolati e comunque evitare i sottopassi;
• Liberarsi degli oggetti metallici anche se di piccole dimensioni (compresi gli ombrelli con la punta in metallo);
• Non accendere fuochi all’interno dei rifugi;
• Non dare la mano ai compagni di escursione e stare distanziati una decina di metri, perché tramite il contatto il fulmine potrebbe propagarsi maggiormente;
• Isolarsi il più possibile dal terreno, toccando il terreno in un solo punto, ad esempio saltellando o stando coi piedi uniti;
• Le persone colpite da fulmine in genere non sono cariche elettricamente, perché l’energia viene scaricata immediatamente a terra, e normalmente non si rischia nulla prestando loro soccorso, ma ogni caso andrebbe valutato di volta in volta;
• In caso di emergenza chiamare immediatamente i soccorsi al 118.

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LO SAPEVATE CHE?

La capitale dei fulmini
La Terra ha una nuova capitale dei fulmini. A svelarlo è la NASA (acronimo di National Aeronautics and Space Administration, in italiano Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche), in base ai recenti studi realizzati grazie all’innovativo Lightning Imaging Sensor (LIS), un sofisticato strumento costruito per individuare e localizzare i fulmini che cadono sulle regioni tropicali del globo.
Il Lago di Maracaibo in Venezuela è al primo posto tra le zone più elettriche del mondo: qui cadono infatti il maggior numero di fulmini per chilometro quadrato, secondo quanto pubblicato dalla NASA, ben 233 fulmini per km quadrato ogni anno.
Il Lago di Maracaibo supera la zona del Bacino del fiume Congo in Africa, precedente detentrice di questo record.

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Nuovi record mondiali
Lo stato statunitense dell’Oklahoma e il Sud della Francia sono i detentori di due nuovi record meteorologici!
Il 16 settembre del 2016 a Ginevra, l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (World Meteorological Organization) ha stabilito due nuovi record:
1. per il fulmine con la maggiore durata, addirittura 7.74 secondi di scarica continuativa, misurato nel Sud della Francia nel 2012;
2. per la distanza orizzontale più lunga mai coperta da un singolo fulmine, ben 321 chilometri percorsi nel 2007 in Oklahoma (USA) da una singola scarica.

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L’arma del re degli dei
Secondo gli antichi greci il fulmine era l’arma più potente di Zeus, il re degli dei dell’Olimpo, che puniva gli uomini scagliando saette sulla terra.