Territorio più fragile a causa dell’uomo

In Veneto e in Lombardia finora è stato consumato il 12% del suolo, in Campania più del 10%. In Italia il 7,6% del suolo è impermeabilizzato da asfalto e cemento.
Una parte sempre più vasta del territorio che calpestiamo è impermeabile, cosa che moltiplica il rischio di frane e alluvioni. Causa di tutto questo è l’opera dell’uomo, che nel corso dei decenni ha ricoperto il suolo con enormi quantità di cemento e asfalto. La percentuale del suolo con tali caratteristiche in Italia è arrivata a ben il 7,6%. Ben di più della media europea, che si attesta sotto il 5%. Si tratta di ben 23 mila chilometri quadrati, una porzione di territorio pari a Liguria, Campania e Molise sommate insieme.

Un grazie va, paradossalmente, alla crisi economica, che negli ultimi anni ha frenato questo andamento. Il consumo di suolo è passato dagli 8 metri quadrati al secondo di inizio anni Duemila ai 3 metri quadrati del 2016. Ma questo non basta.

I drammatici dati arrivano dalla relazione presentata lunedì 26 giugno dall’Ispra che presenta vari scenari possibili entro il 2050. La più rosea delle ipotesi parla di un consumo di suolo di 1.635 chilometri quadrati (circa 7 volte l’isola d’Elba) durante il periodo di transizione che porterebbe allo zero di metà secolo. Terrificante lo scenario più negativo, che vede un consumo di ben altri 8.326 chilometri quadrati di suolo, pari a un terzo della Sicilia.

Per rendersi conto del tutto, si pensi che tra il novembre 2015 e il maggio 2016 in Italia sono stati sottratti alla natura, coprendoli di asfalto e cemento, quasi 30 ettari al giorno per un totale di 5 mila ettari. La devastazione non è omogenea. In Veneto e in Lombardia si è consumato il 12% del territorio, in Campania più del 10%. Le città con la maglia nera sono Roma, Torino e Bologna. Tra gli altri dati allarmanti, vi è quello relativo alla tipologia delle zone devastate dal cemento: tra queste, infatti, vi sono le aree protette, la fascia costiera, e persino le zone a rischio alluvione.