Mese: febbraio 2018

WWF: l’Orso Polare è in pericolo
WWF: l’Orso Polare è in pericolo

In occasione della Giornata Mondiale dell’Orso Polare, che si celebra il 27 febbraio, il WWF ha lanciato l’allarme: entro i prossimi 35 anni rischiamo di perdere il 30% della popolazione di orso polare finora stimata tra i ghiacci.

Il WWF spiega che negli anni la “casa” dell’orso polare si riduce sempre più velocemente a causa del riscaldamento globale. Per studiare la popolazione totale di orsi polari, gli scienziati l’hanno suddivisa in alcune sotto-popolazioni. Tre di queste hanno già dimostrato di essere in declino e, vista la velocità con cui i ghiacci si stanno sciogliendo, è molto probabile che in futuro il numero di orsi polari diminuisca ulteriormente.

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Per salvare l’orso polare è urgente mettere in campo azioni di conservazione, spiega il WWF, che nei prossimi giorni lancerà una una speciale video-clip d’autore prodotta dalla EDI Effetti digitali italiani, agenzia specializzata in effetti speciali. I produttori ne hanno diffuso un ‘assaggio’ con suggestive immagini dell’Artico e la domanda “Vi immaginate un mondo senza orsi polari?

Il video pubblicato da WWF Italia:

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Neve: ecco le località più nevose del Mondo
Neve: ecco le località più nevose del Mondo

La neve è arrivata anche in Italia, imbiancando anche la città di Roma. Ormai però, ogni inverno, se ne vedono sempre meno di fiocchi di neve, complice l’aumento costante delle temperature. In Italia, infatti, spesso contiamo solo i pochi centimetri di neve caduta al suolo, ma basta spostarsi oltreoceano, in Alaska, Canada, Stati Uniti o anche in Giappone, per essere più che sicuri di trovare la neve.

Sicuramente la neve non manca mai d’inverno a Buffalo (NY) o Rochester (NY), negli Stati Uniti: qui di solito si contano mediamente quasi 2 metri e mezzo di neve ogni anno: praticamente, se cadesse tutte insieme, sarebbe alta come una porta di calcio! A Syracuse (NY), ben diversa dalla nostra Siracusa, cadono 3 metri e 10 cm di neve in media ogni anno. Sul Mount Washington, invece, di solito cadono più di 6 metri e mezzo di neve.

Anche il Canada di neve ne vede sempre tanta: pensate che a Saguenay, della provincia del Québec, cadono più di 3 metri di neve ogni anno; a St.John’s, capitale della provincia di Terranova e Labrador cadono in 12 mesi circa 3 metri e 30 centimetri, l’altezza media di un elefante africano!
Sempre in Canada a Woody Point ogni anno cadono ben 640 centimetri di neve. In Alaska, a Valdez, cadono mediamente 8,3 metri di neve ogni anno.

Anche in Giappone non manca la neve: ad Akita le precipitazioni nevose medie si aggirano intorno ai 2 metri e 70 centimetri, ma se ci spostiamo a Sapporo potremmo trovare addirittura 4 metri e 90 centimetri di neve. Non a caso qui si celebra il Festival della Neve con sculture di ghiaccio e palazzi interi scolpiti nella neve! Non da meno è Aomori, sempre in Giappone, dove cadono mediamente 7,90 metri di neve ogni anno.

Troveremo, invece, più di 10 metri di neve in Colorado, sul Wolf Creek Pass, a Tayama e Niseko in Giappone, sul Monte Fidelity in Canada.
La più vicina a noi, Chamois, in Francia, conta ben 10 metri e 90 centimetri di neve in tutto, ogni anno. Ma è sul Monte Rainier nello Stato di Washington, ad 87 km da Seattle, che si contano in tutto l’anno ben 17 metri di neve, praticamente un palazzo di 6 piani!

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L’orca Wikie sa parlare?
L’orca Wikie sa parlare?

L’orca Wikie è un esemplare femmina che vive nel parco marino Marineland Aquarium di Antibes, in Francia. Wiki è davvero speciale: ha dato prova di saper imitare i suoni, i versi di altri animali (come lupi e delfini) e persino alcune parole umane. L’orca, infatti, ha copiato i ricercatori “parlando” attraverso il suo sfiatatoio mentre era parzialmente immersa nell’acqua!

Il video, pubblicato dal Telegraph, ci permette di ascoltare le registrazioni effettuate dai ricercatori, mentre l’orca Wikie ripeteva suoni e parole come “hello”, “bye-bye”, “one, two, three”:

Non è possibile affermare che Wikie sappia davvero parlare, perché ripete suoni e parole di cui non conosce il significato. Secondo i ricercatori, tuttavia, non è da escludere che un giorno l’orca Wikie sarà in grado di condurre una vera e propria conversazione, anche se basilare.
Anche altri animali hanno dimostrato di essere in grado di imitare il linguaggio umano (il caso più noto è quello dei pappagalli), ma è un’abilità molto rara nei mammiferi. Tra i pochi mammiferi in grado di copiare i suoni emessi da altre specie o tra di loro ci sono i delfini e i beluga.

Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?
Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?

Molti proverbi e credenze popolari parlano delle straordinarie capacità dei gatti, che sarebbero in grado di percepire in anticipo i cambiamenti del tempo. Per esempio in Italia è  piuttosto diffuso, con alcune varianti locali, il proverbio “quando il gatto si lecca il pelo, viene acqua giù dal cielo”.

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Sono solo superstizioni?

Chi ha vissuto con un gatto sa bene che, in effetti, i nostri amici felini hanno spesso atteggiamenti particolari quando è in arrivo la pioggia, e ancora di più quando sono in avvicinamento grandine o neve.
I gatti sono più sensibili dell’uomo ai cambiamenti delle stagioni e a molte variazioni, come quelle di temperatura, pressione atmosferica, luminosità. Questo è possibile per i sensi più sviluppati del gatto, ma anche grazie ai suoi particolari baffi – le vibrisse – che, come delle vere e proprie antenne, permetto al nostro micio di esplorare e conoscere meglio l’ambiente che lo circonda. Tra le funzioni delle vibrisse c’è quella di permettere al gatto di percepire variazioni di temperatura e spostamenti d’aria.

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Nella maggior parte dei casi, i gatti sono dotati di un senso dell’udito molto più sviluppato di quello dell’uomo. Questo permette al nostro micio, tra le altre cose, di sentire tuoni molto più lontani rispetto a quelli che sentiamo noi. Secondo alcune ricerche, inoltre, il gatto avrebbe una particolare sensibilità anche ai campi elettrostatici: per questo sarebbe in grado di percepire la variazione di elettricità nell’aria che anticipa l’arrivo di un temporale, e reagire di conseguenza seguendo il suo istinto.

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M’illumino di meno, la Giornata del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili
M’illumino di meno, la Giornata del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili

Il 23 febbraio 2018 si celebra la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, nell’ambito della XIII edizione della campagna “M’illumino di meno“, giunta ormai alla 14esima edizione. Ogni passo è importante per cambiare il mondo. Ed infatti il camminare è il tema centrale di quest’anno.

La Terra sta sotto i nostri piedi e a volte ce la dimentichiamo. La calpestiamo indifferenti al suo futuro che è anche il nostro. Il cambiamento climatico sta accelerando, bisogna cambiare passo e i nostri piedi sono il punto di contatto con la Terra.

Il tema del risparmio energetico e dell’educazione allo sviluppo sostenibile è sempre più importante e per questo motivo il Ministero dell’Istruzione ha invitato le scuole di ogni ordine e grado ad aderire con entusiasmo all’iniziativa. Il 23 febbraio luci spente anche in casa, dunque, per aderire alla campagna M’Illumino di meno che ha spento le luci dei più famosi monumenti d’Italia e d’Europa: per questa iniziativa sono state spente la Torre di Pisa, il Colosseo, l’Arena di Verona ma anche Quirinale, Senato e Camera e la Torre Eiffel, il Foreign Office e la Ruota del Prater di Vienna.

Si tratta di un’iniziativa simbolica ma anche concreta: spegnere le luci significa testimoniare il proprio interesse al futuro dell’umanità e della Terra. In decine di Musei si organizzano visite guidate a bassa luminosità, nelle scuole si discute di efficienza energetica, in tanti ristoranti si cena a lume di candela, in piazza si fa osservazione astronomica approfittando della riduzione dell’inquinamento luminoso.

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Insomma, attraverso questa iniziativa si cerca di sensibilizzare tutti, dai più piccoli ai più grandi, sul fatto che ogni nostra azione conta per ridurre l’impatto sull’ambiente. M’illumino di Meno è diventata anche la festa degli stili di vita sostenibili, quelli che fanno stare bene senza consumare il pianeta. Per questo motivo il tema di quest’anno è il camminare come gesto di rispetto dell’ambiente. Cammineremo fino a raggiungere la Luna: simbolicamente, nelle attività organizzate per questa occasione ci si è posti come obiettivo il raggiungimento della luna a piedi con 555 milioni di passi, da compiere tutti insieme.

Ogni passo è importante per cambiare il mondo. Tu quanti ne farai per m’illumino di meno?
Conta i tuoi passi e inseriscili qui

Alla ricerca del delfino perduto
Alla ricerca del delfino perduto

La più grande area marina del Mediterraneo è il Santuario Pelagos, un’area dedicata alla protezione dei mammiferi marini che si espande per circa 90 mila chilometri quadrati nel mar ligure, dalla Costa Azzurra alla Toscana, passando per la punta settentrionale della Sardegna.

Nell’area del Santuario si osservano regolarmente 8 specie di cetacei ma – ha spiegato a La Stampa Sabina Airoldi, coordinatore scientifico dell’Istituto Tethys, organizzazione dedicata alla conservazione dell’ambiente marino attraverso la ricerca scientifica e la sensibilizzazione del pubblico – negli ultimi anni sono diminuiti gli avvistamenti della balenottera comune e sembra essere quasi scomparso il grampo. Si tratta di un delfino di grandi dimensioni, molto facile da riconoscere per le particolari striature bianche, simili a graffi, che ricoprono il suo corpo:

Proprio al grampo è dedicato il progetto dell’Istituto TethysAlla ricerca del delfino perduto“, una campagna di avvistamenti realizzata in collaborazione con il Fai e con Banca Intesa San Paolo. Nei porti della Liguria e lungo la costa tirrenica verranno affissi, a partire da maggio, dei manifesti per invitare tutti i cittadini – e in particolare quelli che vanno in barca – a segnalare eventuali avvistamenti del grampo, oltre alle indicazioni su come riconoscerlo e come comportarsi per non disturbarlo.

 

Mai così poco ghiaccio ai Poli
Mai così poco ghiaccio ai Poli

Il mese di gennaio 2018 si è concluso con una pesante anomalia per i ghiacciai dei poli: la calotta artica non ha raggiunto l’estensione media del periodo, fermandosi molto prima e facendo registrare un nuovo record negativo per gennaio. Ma a preoccupare è la condizione globale dei ghiacciai: considerando infatti anche l’Antartide si tratta di un’estensione record della banchisa, mai così poco estesa da quando i satelliti hanno iniziato a raccogliere i dati.

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Durante la stagione invernale la calotta artica guadagna metri e chilometri quadrati di ghiaccio e durante questo mese di gennaio il ritmo di crescita del ghiaccio, in questa regione, è rimasto superiore a quanto successo l’anno scorso. Nonostante i 1.42 milioni di chilometri quadrati guadagnati nel mese di gennaio 2018, verso la fine del mese il ritmo di crescita è calato: gennaio 2018 si è concluso con un’estensione inferiore alla media di 1,36 milioni di chilometri quadrati, 110.000 chilometri quadrati in meno del precedente record del gennaio 2017. 

Nell’emisfero sud la situazione, purtroppo, non è molto diversa. In Antartide ora è estate e i ghiacciai stanno per raggiungere l’estensione minima annuale con picco minimo previsto tra fine febbraio e inizio marzo. Anche in questa regione i ghiacciai sono molto meno estesi rispetto alla media e a gennaio 2018 è stato sfiorato il record del gennaio 2017.

Parliamo di grandine
Parliamo di grandine

Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo, ha risposto alle domande dei MeteoHeroes riguardo alla grandine.

Come e quando si forma?

Si forma nelle nubi temporalesche, i cumulonembi. Si tratta di nubi molto sviluppate in altezza proprio a causa dell’elevata energia in gioco. Quindi la grandine è legata ai temporali, e si forma nella parte della nube che si trova a temperature sottozero.

Quanto sono grandi i chicchi di grandine?

La dimensione dei chicchi dipende da quanta energia viene sprigionata: più c’è energia, più intense diventano le correnti ascensionali che tengono in sospensione i chicchi, più questi diventano grossi muovendosi su e giù nella nuvola.
Una volta raggiunto un peso non più sostenibile dalle correnti ascensionali, i chicchi di grandine cadono al suolo.

In quali stagioni si sviluppa più frequentemente?

Chiaramente è un fenomeno molto diffuso in estate, un po’ meno frequente nelle stagioni intermedie, ancora meno probabile in inverno.
In particolare in inverno è estremamente raro al Nord, mentre può capitare al Sud in occasione del passaggio di perturbazioni in grado di generare temporali. E questo succede con maggior probabilità in prossimità delle coste, in presenza dei un mare caldo (magari più caldo della media come il Mediterraneo centrale) e in concomitanza con lo scorrimento di aria molto fredda in quota che determina una elevata instabilità (situazione alla base della generazione dei temporali).

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Alla ricerca della plastica perduta
Alla ricerca della plastica perduta

Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo ed il recupero degli imballaggi in plastica, ha lanciato la campagna “Alla ricerca della plastica perduta”. Lo slogan, che richiama il titolo di un film, è rivolto a ricercatrici e ricercatori del settore, aziende e normali cittadini per cercare nuove idee per riutilizzare questo materiale. Con 10 bottiglie di plastica ad esempio è possibile creare un maglione misto-lana, con 10 flaconi di plastica la seduta di una sedia, mentre per un frisbee ne bastano solo 2. 20 bottiglie di plastica trasparente (il PET) possono diventare una coperta in pile mentre per imbottire un piumino matrimoniale se ne usano 67. 11 flaconi del latte danno forma a un annaffiatoio e 14 vaschette di plastica a un cestino portafiori. Questi sono solo alcuni degli oggetti che si possono creare riciclando la plastica di uso quotidiano.

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“Stimolare la ricerca è un obiettivo prioritario per noi, dalla piccola idea geniale della start up a tutto quello che il mondo industriale italiano è in grado di proporre per nuove applicazioni nel campo del riciclo”, queste le parole del presidente di Corepla, Antonello Ciotti. La raccolta differenziata degli imballaggi in plastica è aumentata negli ultimi anni: in particolare nel 2016 ne sono state recuperate 960.000 tonnellate con un incremento del 6,9% sul 2015. È cresciuto anche il riciclo: nel 2016 sono state riusate 550.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, gestite da Corepla e provenienti principalmente dalla raccolta differenziata. Circa 304.000 tonnellate hanno prodotto calore ed energia pulita in sostituzione di combustibili fossili. La raccolta maggiore si registra in Veneto, con 25 kg per abitante all’anno. Attraverso la piattaforma www.coreplacall.it si possono sottoporre idee e soluzioni per una miglior gestione degli imballaggi in plastica, dalla progettazione al fine vita, al riciclo e agli innovativi utilizzi del materiale riciclato, in linea con l’aumento degli obiettivi di riciclo europei per gli imballaggi in plastica al 2030.

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Un articolo di Stefania Andriola.

5 curiosità sulla neve
5 curiosità sulla neve

Quante ne sai sulla neve? I MeteoHeroes ci svelano 5 curiosità!

  1. Quando nevica c’è silenzio
    Pensavi fosse solo una tua impressione? No, è proprio vero: dopo una nevicata c’è silenzio. Questo succede perché tra i fiocchi di neve si creano dei piccoli spazi d’aria, che hanno il potere di assorbire i rumori! Più in particolare, lo strato di neve fresca è in grado di filtrare e assorbire le onde sonore.
  2. La neve è fatta d’acqua, eppure è bianca invece di essere trasparente. Perché?
    Ai nostri occhi arrivano tutti i colori e, siccome il bianco è la somma di tutti i colori, è questo quello che percepiamo. Questo succede perché i raggi di luce vengono deviati dai cristalli di neve. Lo stesso avviene di cristallo in cristallo finché il raggio arriva ai nostri occhi con tutti i colori di partenza.
  3. Esiste anche la neve rosa, però.
    La neve può assumere una colorazione rosata, o rossastra. È un fenomeno che esiste da sempre, ma sembra destinato a diventare più frequente a causa dei cambiamenti climatici:la neve diventa di questo colore per la presenza di alghe tipiche delle zone come il Polo Nord e il Polo Sud, dove la neve è permanente, cioè non si scioglie mai del tutto. Queste alghe si moltiplicano con l’aumentare delle acque che derivano dalla neve sciolta e con i raggi solari quindi, più si alzeranno le temperature, più le alghe saranno prolifiche.neve
  4. Non nevica solo quando ci sono zero gradi
    Infatti, la neve si forma tra 0 e -5 gradi. Mentre scende dalle nuvole, l’acqua può attraversare degli strati di atmosfera dove le temperature sono al di sotto dello zero e, quindi, congelarsi formando piccoli cristalli di ghiaccio. Questi cristalli si aggregano tra di loro fino a formare i fiocchi di neve tra gli 0 e i -5 °C, perché a questa temperatura sono coperti da un sottilissimo strato d’acqua che, quando due cristalli si uniscono, congela. Proprio come la colla!
    Invece, quando le temperature sono più basse dei 5 gradi sotto zero, questa sottile pellicola d’acqua congela subito e non funziona più da colla tra i cristalli. Qui trovi più dettagli su come si formano i fiocchi di neve e come sono fatti.
  5. La neve pesa tantissimo
    Un metro cubo di neve fresca (la più leggera) ha un peso che varia tra gli 80 e i 200 kg. La neve compatta è ancora più pesante: un metro cubo pesa tra i 200 e i 500 kg. Il caso in cui la neve è più pesante in assoluto è quello in cui, oltre a essere compatta, è anche bagnata: può arrivare addirittura 800 kg, cioè 8 quintali!

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