Allarme plastica: sono inquinati anche gli abissi più profondi dell’oceano

Dobbiamo stare tutti molto attenti a inquinare il meno possibile. Pensate che è stata ritrovata della plastica anche nella fossa oceanica più profonda del mondo! Mi riferisco alla Fossa delle Marianne che è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo. Si trova nell’Oceano Pacifico e il punto più profondo, l’abisso Challenger, si trova ad una profondità compresa tra i 10.898 e i 10.994 metri sotto il livello del mare. Uno studio pubblicato su Marine Policy, rivista leader degli studi sulle politiche oceaniche, e condotto da un team di ricercatori giapponesi ha purtroppo riscontrato la presenza di plastica a 10.898 metri di profondità, triste testimonianza del’inquinamento prodotto dal genere umano. Nella ricerca sono stati analizzati i dati di circa 5.000 immersioni e individuati 3.425 pezzi di detriti di origine umana, di cui un terzo di macro plastiche più grandi di 5 millimetri. Utilizzando immagini registrate dai sottomarini, sono stati presi in considerazione dati raccolti in oltre 30 anni che tengono conto dei rifiuti umani trovati nelle parti più profonde dell’oceano.

Plastica nel mare
La maggior parte dei detriti è stata riscontrata tra 1.000 e 2.000 metri dato che i dati raccolti dai sottomarini erano per lo più relativi a quella profondità, ma è intorno ai 6.000 metri che si registra la densità maggiore di plastiche (che sfiora il 52%). Immagine simbolo del disastro un sacchetto monouso frammentato, ritrovato a quasi 11.000 metri di profondità. Lo stesso sacchetto era stato individuato per la prima volta circa 20 anni fa, nel maggio del 1998: allora era quasi intero e oggi è ancora lì, sfilacciato e frammentato.
Si stima che la plastica rimanga potenzialmente per centinaia se non migliaia di anni una volta depositata nelle profondità marine e secondo i ricercatori l’unico modo per evitare il problema è regolare subito la produzione di plastica monouso e prevenire il flusso di questi pericolosi detriti dalle nostre coste. Cresce la preoccupazione che gli ecosistemi dei mari profondi siano già danneggiati dallo sfruttamento diretto di risorse biologiche e non biologiche, dalle plastiche, dalla pesca a strascico.

Plastica inquinamento mare e oceano

 

Stefania Andriola