Categoria: Biodiversità

Ragni più piccoli, farfalle più grandi: gli invertebrati stanno cambiando dimensione
Ragni più piccoli, farfalle più grandi: gli invertebrati stanno cambiando dimensione

Gli invertebrati stanno cambiando dimensione. Il riscaldamento globale e l’urbanizzazione sono alla base delle mutazioni di taglia che insetti, ragni e crostacei subiranno presto.  Insetti, lombrichi, ragni, molluschi e crostacei sempre più piccoli, o sempre più grandi, a causa dei cambiamenti climatici. Ma non soltanto. Le mutazioni di dimensioni degli invertebrati saranno determinate anche dal grado di urbanizzazione. Insomma: i simpatici ragnetti dalle zampe sottilissime che ci tengono abitualmente compagnia, sbirciando la nostra quotidianità da qualche angolo delle nostre stanza, all’epoca dei nostri pronipoti avranno una taglia diversa da quella di oggi. Tutto dipenderà da dove questi piccolissimi animali si ritrovano a vivere: in città, in mezzo alla natura o in aree frammentate.

La notizia arriva da una ricerca internazionale curata dall’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) in collaborazione col Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino. Lo studio, portato avanti in Belgio e realizzato grazie ai fondi stanziati dal Governo belga, è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Sono dieci i gruppi di invertebrati ad essere stati analizzati in habitat terrestri e acquatici caratterizzati da temperature diverse in base al grado di urbanizzazione: in città la temperatura media risulta infatti più elevata, mentre gli habitat naturali si contraddistinguono per valori termici più bassi. Negli habitat agricoli, infine, le temperature risultano intermedie.
Quali sono, dunque, le conseguenze dirette della temperatura sulle dimensioni corporee di queste comunità di piccoli animali? Temperature più alte causeranno in insetti, ragni e crostacei misure sempre più piccole. Tutto ciò perché una temperatura dell’ambiente più elevata favorisce un metabolismo più veloce e, in tal modo, le piccole specie si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo così temperature corporee idonee per la loro vita. Sono proprio gli invertebrati a subire maggiormente gli effetti di questi meccanismi.


Per farci un’idea, si pensi che la riduzione della taglia corporea nei crostacei ostracodi potrebbe essere di circa il 15%, nei coleotteri e nei ragni erranti del 20%, per arrivare addirittura al 45% (dunque, una riduzione di quasi la metà rispetto alla dimensione originale) nei crostacei coleotteri. Questi ultimi rappresentano una parte fondamentale del plancton d’acqua dolce. Ecco quindi come le variazioni delle misure corporee degli invertebrati avranno dirette conseguenze su sistema preda-predatore. Tutti gli animali che si cibano di insetti, come i piccoli mammiferi o gli uccelli, dovranno “lavorare” molto di più, investendo così più energia, per nutrirsi: avranno infatti bisogno di catturare un numero maggiore di prede, essendo queste ultime diventate più piccole.

Il rapporto urbanizzazione-riduzione di dimensioni, però, non è sempre applicabile. Essendo presente in città una grande frammentazione degli habitat, che vanno dalle piccole aree naturali alle zone interamente antropizzate, si registrerà all’opposto un aumento nelle dimensioni di alcuni insetti. Già oggi, ad esempio, si ritrovano in città farfalle diurne del 10% più grandi di quelle di un tempo: falene notturne, grilli e cavallette risultano più grandi del 20% rispetto al passato. A causa proprio della frammentazione degli ambienti, in tal caso – nonostante le temperature più elevate – in città sopravvivono con maggior facilità gli invertebrati con misure maggiori. Non è da escludere che l’“isola termica” (o “isola di calore”), attualmente caratteristica precipua degli agglomerati urbani, in futuro non si presenti anche negli fuori dalle città: le temperature, insomma, sono destinate ad aumentare anche all’esterno dei centri urbani. Gli animali a sangue caldo, ossia i mammiferi e gli uccelli, che teoricamente non dovrebbero risentire direttamente di temperature più alte di pochi gradi, subiranno così i pesanti effetti del riscaldamento globale proprio a causa della perdita delle prede.
Lo studio pubblicato su Nature evidenzia pertanto, ancora una volta, quanto sia di fondamentale importanza pianificare al meglio l’urbanizzazione e, all’interno delle città, aumentare numero e grandezza delle aree verdi.

Ecco a voi la lumaca-foglia!
Ecco a voi la lumaca-foglia!

Questo animaletto è davvero unico al mondo! Sì perché, forse geloso, ha copiato dalle piante e adesso per saziarsi gli basta la luce del sole. Questa lumachina infatti si nutre solamente di luce. Incredibile vero? Lo hanno scoperto i ricercatori della Rutgers University di New Brunswick che hanno studiato approfonditamente la lumaca e hanno capito che questa lumaca può appropriarsi della materia prima dalle alghe per mantenere il suo stile di vita “ad energia solare”.

Conosciamola meglio! Questa lumaca si chiama Elysia chlorotica e vive nel mare tra la Nuova Scozia, il Canada e l’isola di Martha’s Vineyard, ma anche in Florida. Può crescere fino a 5 cm di lunghezza e per sopravvivere ha imparato a sottrarre i plastidi verdi alle alghe. Cosa sono? Ecco, i plastidi sono minuscoli organi che funzionano come veri e propri pannelli solari. La cosa bella è che non vengono digeriti ma immagazzinati nel rivestimento dell’intestino della lumaca.

Grazie a questo stratagemma la nostra lumaca-foglia dopo aver rubato i plastidi, smettere di nutrirsi e sopravvive grazie alla fotosintesi per i successivi 6-8 mesi. Non è fantastico?

Alcuni tipi di crema solare sono stati banditi dalle Hawaii
Alcuni tipi di crema solare sono stati banditi dalle Hawaii

Il governo delle Hawaii ha approvato una legge che mette al bando le creme solari che contengono due sostanze chiamate ossibenzone e octinoxate: si tratta del primo provvedimento negli Stati Uniti e nel mondo di questo tipo. Il divieto che entrerà in vigore a gennaio 2021, s i focalizza su questi due agenti chimici utilizzati in molti filtri solari. Secondo quanto riportato nel testo di legge, questi elementi hanno un significativo e dannoso impatto sull’ambiente marino delle Hawaii e sugli ecosistemi circostanti.

Alte concentrazioni di queste sostanze sono state ritrovate nelle principali e più popolari spiagge delle Hawaii e a ridosso dell’area delle barriere, come Waimea Bay, Hanauma Bay, Waikiki Beach, Honolua Bay e perfino nella riserva naturale di Maui. Ogni anno si stima che circa 14.000 tonnellate di crema solare vadano ad impattare sulla barriera corallina. Secondo alcuni studi, le creme protettive non inquinano solamente con il contatto diretto con le acque marine, ma anche attraverso gli scarichi che finiscono nel mare.

barriera corallina
“Le persone devono rendersi conto che quando si va a casa per farsi la doccia, l’acqua viene trattata e poi finisce nell’oceano. Non importa quindi se si usa la protezione in spiaggia o a casa, è allo stesso modo molto dannosa per il nostro corallo”. Queste le parole della senatrice delle Hawaii Laura Thielen. La legge si appoggia a uno studio del 2015 che dimostrò come determinati agenti chimici fossero in grado di danneggiare i coralli, sbiancandoli e modificandoli geneticamente. Furono riscontrate anche mutazioni sessuali nei pesci maschi, variazioni dei comportamenti neurologici e maggiori difficoltà riproduttive nei pesci scaridi, nelle foche monache e nelle tartarughe.

Lo studio dimostrò che l’ossibenzone ha un effetto tossico ad una concentrazione di 62 parti su un trillione, pari a una goccia in 6 piscine olimpioniche e mezzo. Craig Downs, il primo scienziato che revisionò lo studio sugli effetti dell’ossibenzone, ha riferito al Guardian che parecchie cose uccidono i coralli ma l’ossicobenzone ne impedisce la rinascita: questa sarebbe la prima vera occasione per i reef locali di guarire.

La legge ha attirato numerose critiche da parte di chi l’ha definita una misura per mettere a posto le coscienze, eliminando dal tavolo della discussione altre minacce ambientali come il riscaldamento globale e lo sviluppo costiero. Inoltre, l’American Chemistry Council si è opposto al provvedimento, sostenendo che anche l’esposizione solare umana senza protezioni è un pericolo. Intanto l’industria cosmetica è già al lavoro su prodotti privi degli agenti chimici incriminati. Edgewell Personal Care ha già annunciato una nuova linea di prodotti solari adeguati ai nuovi divieti di legge e alcuni campioncini dei nuovi solari saranno distribuiti a bordo dell’Hawaiian Arlines.

barriera corallina
Stefania Andriola

La tartaruga con la “cresta verde” rischia l’estinzione
La tartaruga con la “cresta verde” rischia l’estinzione

La tartaruga “punk, una specie di fiume del Queensland in Australia, è stata inserita nella lista dei rettili da salvare. É stata scelta come simbolo nella lotta per la conservazione perché é straordinaria dal punto di vista biologico, infatti riesce a restare sott’acqua per tre giorni respirando solo attraverso la cloaca, cavità vicino alla coda che viene usata sia per la riproduzione che per la defecazione. Ma è una delle creature più sorprendenti del pianeta anche per il suo ciuffo di ”capelli verdi”. Ora però rischia l’estinzione.

La tartaruga con la cresta verde (Elusor macrurus) è una delle ultime specie inserite in una lunga lista di magnifici e unici rettili che stiamo perdendo per sempre. Gli esemplari adulti sono lunghi circa 40 centimetri e si trovano solo lungo il fiume Mary in Australia, dove riescono a sommergersi per 3 giorni consecutivi senza mai salire in superficie. La particolarità di questa specie risiede anche nel loro aspetto: il loro corpo e la loro testa vengono coperti da alghe. Strano, no?

Questa meravigliosa tartaruga punk però è a rischio: negli anni ’70 è stata catturata e venduta come animale domestico e oggi fa fatica a riprodursi perché disturbata nel suo habitat, il fiume Mary.
Secondo la nuova lista diffusa dalla Zoological Society of London (ZSL) aumentano i rettili più particolari ed evolutivamente distinti fra le specie a rischio estinzione. La “Edge Reptiles List” è una speciale classifica che cerca di stilare – attraverso indici che vanno dal rischio di estinzione alla perdita degli habitat, dall’isolamento sino ai possibili pericoli futuri – una lista degli animali che potrebbero scomparire per sempre.

Montagne più verdi colpa del riscaldamento globale
Montagne più verdi colpa del riscaldamento globale

Secondo i dati emersi dalle ricerche Lter Italia, gestite dal Cnr, in 20 anni le nostre montagne sono diventate molto più verdi. Il cambiamento climatico infatti starebbe influenzando gli ecosistemi montani italiani di Alpi e Appennini: la copertura della vegetazione è sempre più estesa e la stagione vegetativa si allunga anno dopo anno. Inoltre è stata riscontrata la presenza di specie dette “termofile“, ossia di specie vegetali che si adattano a vivere in ambienti caldi o temperati, che di solito si trovano in zone tropicali e temperate calde.

Secondo gli esperti questa variazione non è che un campanello d’allarme. Gli ecosistemi ad alta quota rispondono molto rapidamente al cambiamento del clima. Le analisi delle serie di dati ecologici a lungo termine hanno evidenziato che le temperature medie annue dell’aria sono aumentate di +1,7°C tra il 1950 ed il 2013. Ma non è solo la temperatura dell’aria a provocare questi effetti: il cambiamento climatico ricade, infatti, anche nelle condizioni del suolo, nel ciclo degli elementi e quindi anche sulla vegetazione.

 

Mediterraneo, animali in pericolo: l’allarme del WWF
Mediterraneo, animali in pericolo: l’allarme del WWF

Pessime notizie: il WWF ha annunciato che i cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo metà delle specie animali. I dati, frutto di uno studio realizzato da un’università britannica e una australiana, sono davvero allarmanti: entro la fine del secolo il Mediterraneo rischia di perdere la metà delle specie animali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Climatic Change, dove si afferma che, se nel mondo non si ridurranno le emissioni di gas serra, a fine secolo potremmo assistere a estinzioni locali in alcuni dei paradisi mondiali della biodiversità.

Dobbiamo fare di più

Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’Accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità. Il Mediterraneo è tra le aree più esposte ai cambiamenti climatici e anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2°C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante e animali sarebbe a rischio. Senza una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine, i cetacei, gli storioni e i tonni.
La cosa più importante che possiamo fare è cercare di mantenere l’aumento della temperatura globale al minimo facendo tutto il possibile per ridurre i gas serra nell’atmosfera. Considerando che purtroppo è impossibile far retrocedere il riscaldamento globale, gli esperti sottolineano la necessità e l’urgenza di un processo di “mitigazione” del fenomeno. Un paio di gradi potrebbero non sembrare un margine enorme, ma il danno previsto alla biodiversità si amplifica enormemente tra l’aumento previsto dall’accordo di Parigi e la proiezione di 4,5°C nell’ipotesi che il riscaldamento rimanga al livello attuale.

 

Stefania Andriola

Tigri e leoni in pericolo
Tigri e leoni in pericolo

Tigri e leoni stanno passando periodi difficili. Secondo i ricercatori purtroppo il leone è scomparso dal 90% dei territori del suo habitat naturale e al giorno d’oggi si trova praticamente soltanto in Africa e in alcune foreste dell’India. Stesse notizie per la tigre, considerata un “dio” in certe zone dell’Asia: un tempo in Oriente si contavano 100000 tigri selvatiche, oggi in natura ne restano 3.900 esemplari. Non se la passano bene nemmeno giaguari, leopardi delle nevi e linci.

Poco più di un secolo fa si contavano circa 200.000 esemplari di leoni che oggi sono estinti in 26 Paesi africani e solo negli ultimi due decenni le popolazioni di questi felini sono diminuite del 43% e ne rimangono meno di 20.000. Queste perdite stanno mutando gli ecosistemi andando a intaccare le leggi della natura negli habitat di tutti i continenti: con l’inquinamento, il bracconaggio, il riscaldamento globale e lo sfruttamento dei terreni l’uomo sta privando i grandi felini di prede, spazi, della loro stessa vita, spesso per alimentare mercati illegali fatti di pelli e cimeli da collezione, oltre che presunte medicine.

I grandi felini sono stati scelti come simbolo per celebrare in tutto il mondo il World Wildlife Day, la giornata dedicata all’importanza degli animali selvaggi che si è svolta il 3 marzo. L’ONU in collaborazione con il WWF in questa giornata dedicata ai grandi predatori ha cercato di sensibilizzare le persone verso un impegno legato alla conservazione delle aree, alle buone pratiche nel rapporto uomini-animali, alle denunce, al rendersi conto che proteggendo questi animali proteggiamo noi stessi.

Per un reale cambiamento nella conservazione di tutti i felini l’ONU e il WWF mirano alla promozione di politiche di sostegno alle comunità locali, alla creazione di aree e riserve, a rimborsi per allevatori e a una coscienza generale che richieda zero tolleranza verso bracconieri e commercianti. Con un approccio positivo possono avvenire piccoli ma fondamentali miracoli: nel 2016, per la prima volta anche se di poco, il numero delle tigri è infatti aumentato.

Falchi Pellegrini sul tetto del Pirellone di Milano
Falchi Pellegrini sul tetto del Pirellone di Milano

La magia di osservare in diretta i falchi pellegrini a 125 metri di altezza! Questa domenica la falchetta, Giulia, ha deposto il suo primo uovo, quindi anche quest’anno si ripeterà l’emozionante esperienza di assistere in real time alla nascita dei pulli (così si chiamano i piccoli dei rapaci), al loro accudimento e alle lezioni di volo dei genitori.

La coppia di falchi pellegrini che ha trovato casa sul tetto del Pirellone di Milano anche quest’anno regalerà uno spettacolo incredibile. Grazie alle webcam puntate proprio sul nido è possibile osservare i falchi ogni giorno dell’anno, senza dargli fastidio. Il nido artificiale, preparato da due naturalisti, ospita la coppia di falchi dal 2016, ma prima di allora, hanno nidificato nel maggio del 2014 quando due pulcini vennero casualmente ritrovati durante dei lavori di manutenzione al piano dei servizio tecnici, nel sottotetto del Grattacielo Pirelli. 

Guarda in diretta i due Falchi Pellegrini nel loro nido sul Pirellone di Milano:

Dal 2016 ad oggi la coppia di Falchi Pellegrini, chiamati Giò e Giulia è stata osservata nei momenti più belli: dal corteggiamento alla deposizione dell’uovo, dalla nascita dei pulli (i pulcini dei rapaci) al loro primo emozionante volo. La loro lovestory del 2017 è stata documentata qui con tanto di foto dei momenti più importanti della coppia. Uno spettacolo unico.

Conosciamo meglio i Falchi Pellegrini

Il falco pellegrino è un rapace molto fedele: quando trova  l’anima gemella non la lascia più! Inoltre i falchi pellegrini tengono molto alla propria casa: una volta trovato il nido giusto è difficile che lo cambino. Sul sito dedicato PellegriniMilano.org spiegano che in Inghilterra esistono dei nidi di Pellegrino che sono stati usati per centinaia o migliaia di anni, addirittura dal Medioevo fino ai giorni nostri!

Il falco pellegrino è un rapace della famiglia dei falconidi, diffuso praticamente in tutto il mondo. Si chiama “pellegrino” perché il piumaggio sul capo ricorda il copricapo scuro che, nel Medioevo, indossavano i pellegrini nei loro lunghissimi e impervi viaggi lungo le vie della devozione in tutta Europa. Il falco pellegrino è uno degli uccelli più veloci al mondo: l’apertura alare può variare tra gli 80 fino ai 120 centimetri e in picchiata può raggiungere i 320 chilometri orari! Il falco pellegrino è un super-predatore  e si ciba anche di altri uccelli di medie dimensioni come, ad esempio, i piccioni.

I falchi femmina hanno dimensioni più grandi rispetto ai maschi e depongono dalle 2 alle 4 uova. Piuttosto intolleranti ai rumori dell’uomo, di solito nidificano su rocce scoscese o in nidi abbandonati di altri rapaci.

Falcopellegrino

Squalo della Groenlandia: l’animale vertebrato che vive più a lungo
Squalo della Groenlandia: l’animale vertebrato che vive più a lungo

Lo squalo della Groenlandia – il cui nome scientifico è Somniosus microcephalus – vive nelle gelide e profonde acque del Nord Atlantico. Secondo uno studio pubblicato su Science sembra probabile che possa raggiungere addirittura i 500 anni d’età!
Gli studiosi hanno analizzato 28 esemplari femmina di squalo della Groenlandia e hanno scoperto che il più grande degli squali analizzati aveva circa 400 anni: impressionante, vero?
Questo squalo ha vissuto dai tempi del Rinascimento e del Re Sole, fino ai nostri anni!

Lo squalo della Groenlandia è uno degli squali più grandi al mondo: le sue dimensioni sono paragonabili solo a quelle dello squalo bianco. Si nutre soprattutto di pesci, ma può catturare anche alcuni mammiferi marini.

Julius Nielsen, autore dello studio e biologo dell’università di Copenhagen, ha spiegato che la scoperta è una sorpresa: gli studiosi sapevano che lo squalo della Groenlandia fosse molto longevo, ma non si aspettavano che potesse vivere così a lungo. Tra i pericoli che minacciano questa specie c’è la pesca accidentale di alcuni esemplari, ma anche i cambiamenti climatici che rischiano di modificare il suo habitat.

WWF: l’Orso Polare è in pericolo
WWF: l’Orso Polare è in pericolo

In occasione della Giornata Mondiale dell’Orso Polare, che si celebra il 27 febbraio, il WWF ha lanciato l’allarme: entro i prossimi 35 anni rischiamo di perdere il 30% della popolazione di orso polare finora stimata tra i ghiacci.

Il WWF spiega che negli anni la “casa” dell’orso polare si riduce sempre più velocemente a causa del riscaldamento globale. Per studiare la popolazione totale di orsi polari, gli scienziati l’hanno suddivisa in alcune sotto-popolazioni. Tre di queste hanno già dimostrato di essere in declino e, vista la velocità con cui i ghiacci si stanno sciogliendo, è molto probabile che in futuro il numero di orsi polari diminuisca ulteriormente.

orso

Per salvare l’orso polare è urgente mettere in campo azioni di conservazione, spiega il WWF, che nei prossimi giorni lancerà una una speciale video-clip d’autore prodotta dalla EDI Effetti digitali italiani, agenzia specializzata in effetti speciali. I produttori ne hanno diffuso un ‘assaggio’ con suggestive immagini dell’Artico e la domanda “Vi immaginate un mondo senza orsi polari?

Il video pubblicato da WWF Italia:

orso-cuccioli

L’orca Wikie sa parlare?
L’orca Wikie sa parlare?

L’orca Wikie è un esemplare femmina che vive nel parco marino Marineland Aquarium di Antibes, in Francia. Wiki è davvero speciale: ha dato prova di saper imitare i suoni, i versi di altri animali (come lupi e delfini) e persino alcune parole umane. L’orca, infatti, ha copiato i ricercatori “parlando” attraverso il suo sfiatatoio mentre era parzialmente immersa nell’acqua!

Il video, pubblicato dal Telegraph, ci permette di ascoltare le registrazioni effettuate dai ricercatori, mentre l’orca Wikie ripeteva suoni e parole come “hello”, “bye-bye”, “one, two, three”:

Non è possibile affermare che Wikie sappia davvero parlare, perché ripete suoni e parole di cui non conosce il significato. Secondo i ricercatori, tuttavia, non è da escludere che un giorno l’orca Wikie sarà in grado di condurre una vera e propria conversazione, anche se basilare.
Anche altri animali hanno dimostrato di essere in grado di imitare il linguaggio umano (il caso più noto è quello dei pappagalli), ma è un’abilità molto rara nei mammiferi. Tra i pochi mammiferi in grado di copiare i suoni emessi da altre specie o tra di loro ci sono i delfini e i beluga.

Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?
Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?

Molti proverbi e credenze popolari parlano delle straordinarie capacità dei gatti, che sarebbero in grado di percepire in anticipo i cambiamenti del tempo. Per esempio in Italia è  piuttosto diffuso, con alcune varianti locali, il proverbio “quando il gatto si lecca il pelo, viene acqua giù dal cielo”.

gatti

Sono solo superstizioni?

Chi ha vissuto con un gatto sa bene che, in effetti, i nostri amici felini hanno spesso atteggiamenti particolari quando è in arrivo la pioggia, e ancora di più quando sono in avvicinamento grandine o neve.
I gatti sono più sensibili dell’uomo ai cambiamenti delle stagioni e a molte variazioni, come quelle di temperatura, pressione atmosferica, luminosità. Questo è possibile per i sensi più sviluppati del gatto, ma anche grazie ai suoi particolari baffi – le vibrisse – che, come delle vere e proprie antenne, permetto al nostro micio di esplorare e conoscere meglio l’ambiente che lo circonda. Tra le funzioni delle vibrisse c’è quella di permettere al gatto di percepire variazioni di temperatura e spostamenti d’aria.

gatti

Nella maggior parte dei casi, i gatti sono dotati di un senso dell’udito molto più sviluppato di quello dell’uomo. Questo permette al nostro micio, tra le altre cose, di sentire tuoni molto più lontani rispetto a quelli che sentiamo noi. Secondo alcune ricerche, inoltre, il gatto avrebbe una particolare sensibilità anche ai campi elettrostatici: per questo sarebbe in grado di percepire la variazione di elettricità nell’aria che anticipa l’arrivo di un temporale, e reagire di conseguenza seguendo il suo istinto.

gatti

I rumori prodotti dall’uomo creano problemi agli uccelli
I rumori prodotti dall’uomo creano problemi agli uccelli

Una recente ricerca, condotta da una squadra di studiosi americani, ha dimostrato che gli uccelli risentono dell’inquinamento acustico prodotto dall’uomo.

A causa dello stress prodotto dal rumore che deriva dalle attività umane, non riescono più a cantare come un tempo e danno alla luce perfino pulcini rachitici. In particolare, lo studio si è concentrato sulle analisi di alcuni uccelli che si trovavano vicino a zone di lavorazione ed estrazione di petrolio o gas naturale, luoghi in cui c’è un costante inquinamento acustico, un rumore a bassa frequenza, quasi un ronzio, che ha costretto nel tempo gli animali a cambiare i loro comportamenti.

uccelli

Nathan Kleist, principale autore dello studio, afferma che l’inquinamento acustico ha effetti significativi sull’ormone dello stress e sulla salute generale degli uccelli; dalle analisi del sangue di uccelli prelevati da 240 siti di nidificazione vicini a impianti di gas naturale nel nord del Nuovo Messico si è scoperto che il livello di un ormone, il corticosterone, era decisamente basso rispetto a quello di altri uccelli. L’ipocorticismo – cioè la bassa concentrazione di corticosterone nel sangue –  si accompagna alla riduzione del peso corporeo e a diverse criticità che sono state riscontrate nei volatili: ad esempio disfunzioni nella crescita, pulcini nati con forme di rachitismo e poche piume. Tra le tante una madre osservata dai ricercatori doveva continuamente vigilare i propri piccoli perché il rumore non le permetteva di capire se ci fossero predatori nelle vicinanze.

pulcino

Altri uccelli monitorati dovevano invece sviluppare un’attenzione non comune per poter ascoltare gli altri pennuti ed eventuali partner in cerca di accoppiamento. I ricercatori sottolineano che è sempre più evidente che l’inquinamento acustico dovrebbe essere un fattore da valutare quando si fanno piani per proteggere le aree popolate dalla fauna selvatica ricordando però la complessità dell’argomento: anche in un habitat naturale silenzioso i rumori possono influire sulla vita dei volatili e molti studi devono ancora essere fatti per comprendere a pieno il rapporti fra questi animali e i rumori circostanti.

Gli uccelli possono dormire mentre volano?
Gli uccelli possono dormire mentre volano?

Gli uccelli possono dormire mentre sono in volo, sì! Sembra incredibile, vero?

È stato dimostrato da uno studio, pubblicato su Nature, realizzato da un gruppo di ricercatori che hanno monitorato l’attività cerebrale delle fregate, uccelli in grado di volare senza sosta per settimana, sorvolando il mare a caccia di pesci.

fregata

La ricerca ha dimostrato che questi uccelli sono in grado di mettere “in pausa” un solo emisfero cerebrale o entrambi: quindi i ricercatori hanno scoperto che le fregate non hanno la necessità di mantenere attivo almeno un emisfero cerebrale per controllare il volo. Quando un solo emisfero del cervello è “addormentato”, l’occhio dell’emisfero sveglio di solito resta aperto per controllare l’assenza di eventuali pericoli. Per dormire, le fregate si posizionano in correnti d’aria ad alta quota: in questo modo evitano il rischio di finire in acqua durante il loro pisolino. I ricercatori hanno scoperto anche che  mentre le fregate, quando sono a terra, dormono per molte ore, durante i loro lunghissimi voli la durata media del loro sonno è di appena 42 minuti al giorno!

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Christmas Island: lo spettacolo unico della migrazione dei granchi
Christmas Island: lo spettacolo unico della migrazione dei granchi

Ogni anno decine di milioni di granchi rossi migrano dalla foresta alla costa per deporre le uova: è la più grande migrazione di granchi della Terra e avviene a Christmas Island, che si trova nell’oceano indiano, a circa 1.500 km a ovest della costa australiana. L’isola di Natale deve il suo nome così particolare ai marinai inglesi che la scoprirono, nel giorno di Natale del 1643.

All’inizio della stagione delle piogge, di solito tra ottobre e novembre, i granchi adulti iniziano una spettacolare migrazione dalla foresta alla costa, dove depositano le uova. La migrazione dei granchi è legata alle piogge, che offrono condizioni più favorevoli al viaggio, e alle fasi della luna che permettono ai granchi di depositare le uova con l’alta marea.

I granchi si raccolgono in massa e si dirigono dalle foreste, dove vivono, verso la costa. Spostandosi formano come dei fiumi rossi: per muoversi, preferiscono le fasce orarie più fresche, la mattina presto e il tardo pomeriggio, e le zone con più ombra. Per proteggere i granchi durante la loro migrazione, le autorità di Christmas Island dispongono ogni anno la chiusura di strade e di specifiche zone dell’isola. Sono state inoltre create delle barriere che separano le carreggiate destinate alle auto dai sentieri utilizzati dai granchi, oltre ad alcuni sottopassaggi realizzati per facilitare il passaggio degli animali ed evitare che attraversino strade trafficate.
Una volta raggiunta la costa, i maschi scavano delle buche dove avviene la riproduzione: in seguito, i granchi maschi faranno ritorno ai loro alberi mentre le femmine resteranno nelle buche in riva al mare per circa due settimane a deporre le uova.

piccolo granchio

Le uova dei granchi vengono deposte in riva al mare, in attesa che le onde le trascinino in acqua: qui i piccoli appena nati trascorreranno il primo mese di vita sotto forma di minuscole larve. Ci vorranno circa quattro settimane perché si formino completamente come piccoli granchi e tornino fuori dall’acqua. I minuscoli granchi, una volta pronti ad affrontare il loro primo viaggio, si radunano sulla costa e si mettono in cammino verso le foreste dove trascorreranno la loro vita. Il viaggio li impegnerà per 9 giorni.Piccoli granchi