Categoria: Biodiversità

Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!
Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!

National Geographic ha pubblicato un video straordinario, realizzato con videocamere a 360 gradi da un team di subacquei che si sono immersi nelle limpidissime acque delle Bahamas, tra numerosi esemplari di squalo tigre.

Questa specie di squalo è chiamata così per le scure striature verticali sul dorso, visibili soprattutto sugli esemplari più giovani: con l’avanzare dell’età, infatti, le righe si attenuano fino a scomparire completamente.

La diffusione dello squalo tigre

Lo squalo tigre vive soprattutto lungo le zone costiere dell’Oceano Atlantico orientale e occidentale, dell’Oceano Pacifico e del Mar Rosso. Questi squali hanno una vista e un olfatto sviluppatissimi, la loro lunghezza può addirittura superare i 6 metri e possono pesare anche 900 kg!

squalo-tigre

 

Ecco il video, che è stato realizzato in un’area vicino alle Bahamas: qui, in acque protette, gli squali non hanno predatori.

La natura ci ha fatto una sorpresa!
La natura ci ha fatto una sorpresa!

Il deserto di Atacama si estende lungo l’area costiera nord-occidentale del Cile ed è considerato uno dei luoghi più aridi al mondo. Due catene montuose lo proteggono dall’umidità e le temperature oscillano tra gli zero gradi notturni e i 25-30°C durante il giorno, con precipitazioni davvero molto scarse. Proprio a causa della mancanza di pioggia, qui crescono delle piante che riescono a fiorire solo una volta ogni 7 anni.

deserto

L’ultima fioritura risale al 2015, ma la natura che riesce sempre a sorprenderci: in questi giorni ha dipinto quel deserto con un’insolita distesa di colori. A fare la scoperta sono stati gli stessi turisti, che al loro arrivo al posto delle distese di terra secca si sono trovati davanti una distesa di fiori bianchi e viola.
Le forti precipitazioni che si sono verificate in questo inverno, hanno consentito al terreno di immagazzinare abbastanza umidità per permettere alle piante di sbocciare inaspettatamente, regalando questa incredibile fioritura nel deserto.

deserto

 

In Giappone la Spiaggia delle Stelle
In Giappone la Spiaggia delle Stelle

Polvere di stelle. Ci troviamo nella prefettura giapponese di Okianawa. Qui in bellissime spiagge con acqua cristallina troviamo una sabbia dorata molto particolare. I granelli di sabbia della spiaggia di Hoshizuna-no-Hama sull’isola di Taketomi sono delle piccole stelle. In effetti si tratta di minuscoli protozoi della famiglia dei Foraminiferi, organismi marini i cui esoscheletri arrivano sulla spiaggia, trasportati dalla corrente. Le minuscole stelle non più grandi di un millimetro secondo una leggenda locale sarebbero la prole della Croce del Sud e della Stella Polare.

Quando si osservano queste minuscole stelle bisogna considerare che queste sono tra i fossili più antichi che l’uomo può trovare. Secondo i biologi esistono tracce della loro esistenza già 500 milioni di anni fa. Il momento migliore per andare in cerca di queste stelline? Dopo il passaggio di un tifone, quando l’oceano, mosso dalla forza delle onde e del vento, riesce a trasportarle sulla riva.

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Il Parco della Sila, in Calabria, è molto importante per la biodiversità
Il Parco della Sila, in Calabria, è molto importante per la biodiversità

Il Parco Nazionale della Sila, in Calabria, si estende su una superficie vasta oltre 73 mila ettari, a cavallo delle province calabresi di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Si tratta di un’istituzione davvero importante per quanto riguarda la biodiversità italiana: il Consiglio Internazionale di Coordinamento del Programma Man and the Biosphere Programme, nel corso della sua 26ª sessione, ha approvato l’iscrizione della Sila come 10° Riserva della Biosfera italiana nella Rete Mondiale dei siti di eccellenza dell’UNESCO. I visitatori del Parco della Sila possono scegliere fra tantissime attività sportive, come escursioni a cavallo, camminate, e perfino vela e sci.
Il simbolo del Parco è il lupo, una specie che per secoli fu oggetto di caccia indiscriminata e che a stento sopravvisse fino agli anni Settanta del Novecento, quando una legge favorì la sua salvaguardia. La presenza degli animali selvatici è stata condizionata dall’uomo, che nei secoli ha influito sull’habitat e sulla stessa sopravvivenza di alcune specie, come il cervo, che qui arrivò all’estinzione all’inizio del Novecento ed è stato recentemente reintrodotto all’interno del Parco. Oltre a cervi e lupi, oggi il Parco della Sila ospita numerosi altri animali, come caprioli, daini, lontre, tassi, donnole, cinghiali, e persino alcuni esemplari del raro gatto selvatico. Numerosi anche i rapaci, come il nibbio reale, l’astore, il biancone e il falco pellegrino. La superficie del parco ricoperta di boschi rappresenta l’80% del totale: quello della Sila è uno dei Parchi con la maggior percentuale di superficie boschiva in tutta Italia. Lungo le dorsali del Parco si estendono anche ampie vallate, dove ancora oggi vengono praticate la pastorizia e l’agricoltura.

Alla scoperta del Parco Nazionale del Gran Paradiso
Alla scoperta del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il primo Parco Nazionale in Italia fu istituito nel 1922: era il Parco Nazionale del Gran Paradiso, che ancora oggi si estende su una superficie di oltre 71 mila ettari a cavallo delle regioni Valle d’Aosta e Piemonte.

La sua storia è strettamente legata a quella dello stambecco, che oggi rappresenta il simbolo del parco. Lo stambecco, un tempo estremamente diffuso a quote elevate, è stato per secoli una preda molto ambita dai cacciatori. Oggetto di caccia indiscriminata, all’inizio dell’Ottocento si arrivò a pensare che fosse estinto in tutta Europa, finché un ispettore valdostano scoprì che negli valloni che discendono dal massiccio del Gran Paradiso era sopravvissuta una colonia di circa cento stambecchi. Nel 1856 nacque ufficialmente la Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso, istituita dal re Vittorio Emanuele II, che istituì anche un corpo di vigilanza. Nel 1919 Vittorio Emanuele III decise di cedere allo Stato Italiano i territori del Gran Paradiso che erano di sua proprietà, con la condizione che fosse presa in considerazione l’idea di istituire un parco nazionale per proteggere la flora e la fauna alpina.

Gran Paradiso
Il numero degli stambecchi è cresciuto notevolmente, e oggi i visitatori del Parco possono facilmente osservare, anche da vicino, esemplari di questa specie. All’interno del Parco del Gran Paradiso è possibile avvistare anche camosci, marmotte, lepri bianche, gipeti e perfino qualche aquila reale. È possibile visitare il parco e soggiornare in numerose strutture al suo interno, come rifugi, bivacchi e agriturismo. Attenzione, però, per quanto riguarda l’introduzione dei cani: è possibile portarli con noi, tenendoli al guinzaglio, solo in alcune aree del Parco e a fondovalle.

Gran Paradiso

Ci sono sempre più meduse
Ci sono sempre più meduse

Continua ad aumentare il numero di meduse nel Mar Mediterraneo: gli avvistamenti sulle coste dell’Italia sono aumentati di 10 volte nel giro di sei anni. Questi i risultati di Occhio alla Medusa, progetto di ricerca nato dalla collaborazione dell’Università del Salento e Marevivo, che ha raccolto le segnalazioni dei cittadini.

Perché aumentano le meduse?

Tra i motivi di questa crescita esponenziale c’è il clima: a causa del riscaldamento globale il Mediterraneo sta diventando sempre più caldo e più adatto a ospitare specie tropicali.
Tra le cause c’è anche l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche da parte dell’uomo: la pesca di troppi pesci modifica gravemente l’equilibrio degli ecosistemi e della catena alimentare.

Quali meduse possiamo incontrare? Sono tutte urticanti?

Non tutte le meduse che si trovano lungo le coste italiane sono urticanti. Lo è, però, una delle specie più diffuse: la Pelagia noctiluca, comune soprattutto nel Mar Ligure e nel Tirreno meridionale e centrale. È facile da riconoscere per il tipico colore rosa rossastro e i lunghi tentacoli sul margine dell’ombrello. Altre meduse urticanti sono: Chrysaora hysoscella, simile alla Pelagia; Olindias phosphorica, riconoscibile per quattro linee gialle e rosse che la attraversano dal centro al bordo dell’ombrello e puntini rossi che ne tracciano il contorno; Carybdea marsupialis, caratterizzata da un ombrello cubico e difficile da vedere, sta diventando sempre più diffusa nei nostri mari e l’effetto della sua “puntura” è piuttosto doloroso.
La medusa più grande del Mediterraneo, invece, è quasi innocua: il suo nome è Rhizostoma pulmo e può superare il mezzo metro di diametro. Nella maggior parte dei casi è bianca con il bordo blu, ma a volte si possono incontrare esemplari completamente blu. Quasi del tutto innocua anche Cotylorhiza tuberculata, una medusa molto bella e solo leggermente urticante, con un colore giallognolo e tentacoli corti e colorati che spesso sono circondati da piccoli pesci che trovano riparo sotto il suo ombrello. È innocua, infine, Aurelia aurita, una medusa quasi trasparente ma con quattro cerchi nel suo ombrello.

Pelagia noctiluca

Pelagia noctiluca

Rhizostoma pulmo

Rhizostoma pulmo

Cotylorhiza tuberculata

Cotylorhiza tuberculata

Aurelia aurita

Aurelia aurita

SOS tartaruga: il vademecum del WWF
SOS tartaruga: il vademecum del WWF

Quest’estate potresti avere la grandissima fortuna di vedere una tartaruga marina!
Ma sapresti cosa fare, nel caso in cui la tartaruga fosse in difficoltà?
Il WWF ha diffuso un vademecum per non farci cogliere impreparati!

  • Se la tartaruga è al largo

Non inseguirla e non tagliarle la strada con la barca: osservala mantenendo una distanza di sicurezza.
Fai attenzione ad alcuni dettagli per capire se la tartaruga si trova in difficoltà: bisogna intervenire se non si immerge per molto tempo, resta ferma, sanguina, o se attorno al suo corpo ci sono pezzi di rete o lenze. Per recuperarla, è importante avvicinarsi lentamente e recuperare la tartaruga con delicatezza, senza usare strumenti affilati. Contatta immediatamente la Capitaneria di Porto: il numero è 1530.

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  • Se la tartaruga è in spiaggia

Normalmente, le tartarughe si recano sulla spiaggia per deporre le uova: in questo caso, non bisogna assolutamente disturbarle. Niente flash e fotocamere: le tartarughe sono estremamente sensibili alle luci artificiali, e potrebbero anche perdere l’orientamento. Se dovessi vedere una tartaruga che depone le uova, avvisa immediatamente un Centro di Recupero Tartarughe Marine e attendi che l’animale, terminata la deposizione, torni in mare. A questo punto sarà necessario contrassegnare sulla spiaggia l’area in cui sono state deposte le uova per difenderle da eventuali predatori ed evitare che ci passino le persone.

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Quali sono le problematiche più comuni che affliggono le tartarughe in difficoltà?

Lo scopriamo in questo video realizzato dal WWF:

Zanzare contro Pioggia: chi vince?
Zanzare contro Pioggia: chi vince?

Quando piove, le zanzare vengono colpite da gocce d’acqua che hanno un peso fino a 50 volte superiore al loro. Eppure, non si fermano. Com’è possibile?

Per farci un’idea, è come se una persona fosse investita da un’auto: per questo è così sorprendente che le zanzare non si facciano fermare dalla pioggia. Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha realizzato uno studio per spiegare come questo sia possibile.
Per analizzare gli effetti che la pioggia ha sulle zanzare, sei esemplari sono stati chiusi in una scatola trasparente con in cima una rete abbastanza fitta da non permettere loro la fuga ma sufficientemente larga da far passare delle gocce d’acqua. Le gocce sono state fatte cadere, fitte, sulle sei zanzare in volo mentre videocamere ad alta velocità riprendevano la scena.

Lo studio ha dimostrato che le zanzare sopravvivono all’impatto con gocce d’acqua fino a 50 volte più pesanti di loro grazie a una massa piccola e a un esoscheletro elastico e resistente. Il loro corpo, inoltre, è rivestito da una sottilissima peluria idrorepellente che fa scivolare velocemente l’acqua evitando agli insetti di essere trascinati verso terra per il peso. Tutte e sei le zanzare osservate nel corso della ricerca sono sopravvissute senza riportare alcun danno.

Le lumachine più colorate del mondo sono a rischio
Le lumachine più colorate del mondo sono a rischio

Questa variopinta lumaca vive nelle foreste di Baracoa, nella zona più orientale di Cuba, l’unico posto in cui si trovano ancora colonie di queste meravigliose lumache. Qui fino al 1964 si poteva accedere solo via mare e la zona era conosciuta anche come la Città del paesaggio, per la sua vegetazione rigogliosa, le foreste vergini e la grande biodiversità, tutelata da tre parchi nazionali.
Le conchiglie sembrano dipinte a mano e sono tutte di colori vivaci che vanno dal rosso porpora al giallo limone, con spirali nere e bianche. Le lumache arboricole, le Polymita picta, sono una specie endemica di Cuba e vivono nella foresta subtropicale. La loro sopravvivenza è a rischio sia perché prediligono solo alcune specie di alberi sia perché molto ricercate per il loro splendido guscio. Nonostante sia una specie protetta dalla legislazione cubana dal 1943, le Polymita picta, entrate di diritto fra le più belle “conchiglie” del mondo, vengono “cacciate” per realizzare monili e accessori proprio per la loro colorazione unica, dettata dal tipo di alimentazione del mollusco.

Le coccinelle sono bravissime con gli origami
Le coccinelle sono bravissime con gli origami

Le coccinelle fanno degli origami straordinari centinaia di volte al giorno, senza nemmeno accorgersene: li realizzano con le proprie ali!
Le ali delle coccinelle sono molto più lunghe del corpo di questi piccoli coleotteri e vengono ripiegate sotto l’elitra, l’ala dura che vediamo all’esterno e che di solito è rossa, con i classici pallini scuri. In soli due decimi di secondo una coccinella è in grado di chiudere le proprie ali, che al momento del decollo riapre nella metà del tempo. Questi piccolissimi insetti percorrono decine di chilometri al giorno e possono raggiungere una velocità di 60 chilometri orari, volando fino a 1.300 metri di altezza. Le loro ali, quindi, devono essere resistenti e al tempo stesso flessibili per ripiegarsi sul corpo quando il coleottero atterra. Finora non sapevamo molto su come facessero le coccinelle a spiccare il volo: è stata una nuova ricerca, coordinata da Kazuya Saito, dell’Università di Tokyo, a offrirci molte informazioni interessanti. Saito è un ingegnere spaziale e ha studiato il modo in cui le coccinelle decollano e atterrano per capire se un sistema così efficace e sofisticato potesse essere utilizzato dall’uomo in altri contesti. Ha deciso quindi di utilizzare speciali videocamere per riprendere i momenti in cui le coccinelle decollano e atterrano a rallentatore.

La ricerca:

Per realizzare la ricerca era necessario riprendere i movimenti delle ali anche al di sotto delle elitre, le due ali rigide colorate che formano la parte esterna che ricorda un “guscio”. Saito ha realizzato due ali rigide trasparenti con una resina speciale e le ha applicate a una coccinella sotto anestesia. In questo modo è stato possibile osservare i processi di dispiegamento e ripiegamento delle ali anche quando queste erano sotto le eritre. Quando la coccinella decolla le ali si dispiegano in modo elastico, fornendo una spinta aggiuntiva per il volo. Subito dopo l’atterraggio, poi, la coccinella abbassa le elitre e le chiude, mentre le ali sono ancora spiegate. In seguito ripiega le ali iniziando dalla parte dell’attaccatura per fare spazio al resto, che rimane all’esterno del “guscio”. Questo movimento porta le ali a piegarsi a Z, fino a quando sono del tutto raccolte sotto le elitre.
Kazuya Saito ha pubblicato il video che mostra a rallentatore il complesso sistema con cui le coccinelle realizzano sorprendenti origami con le proprie ali.

 

Cosa è la biodiversità? E perché è così importante?
Cosa è la biodiversità? E perché è così importante?

Biodiversità è la varietà degli esseri viventi che popolano la Terra, frutto di lunghi e complessi processi evolutivi. Comprende tutte le forme di vita differenti:

  • A livello di geni (le unità ereditarie della cellula che determinano tutte le caratteristiche visibili degli esseri viventi, come il colore degli occhi dell’uomo o il colore del pelo dei gatti),
  • A livello di specie (l’insieme di esseri viventi con caratteristiche simili)
  • A livello di ecosistemi (una comunità di piante, di animali e di microrganismi in continua evoluzione, che interagiscono tra loro e con l’ambiente).

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Per esempio, il fatto che nella tua classe ci siano bambini con la pelle di colore diverso, con i capelli lisci o ricci, con gli occhi neri o azzurri, è espressione della biodiversità a livello di geni. L’incredibile numero di uccelli e piante differenti presenti in una riserva marina è invece esempio della biodiversità a livello di specie. La presenza nel nostro paese di zone di macchia mediterranea, di foreste di latifoglie, di zone montane di alta quota, di zone paludose e grandi pianure rappresenta infine una grande biodiversità a livello di ecosistemi.

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Batteri, farfalle, piante, elefanti, la foresta tropicale, la barriera corallina: piccoli organismi, grandi animali ed ecosistemi fanno parte della biodiversità e sono tutti dipendenti l’uno dall’altro per la loro sopravvivenza. La biodiversità è quindi il serbatoio da cui attinge l’evoluzione per attuare tutti i cambiamenti che danno vita a nuove specie viventi.

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La ricca biodiversità italiana
L’Italia è il paese europeo con la maggiore ricchezza biologica e ospita oltre un terzo della fauna e circa la metà della flora europee. Eppure, negli ultimi 60 anni si sono perse numerose razze animali e antiche varietà di ortaggi e frutta, mentre si sono diffuse poche nuove varietà. Per esempio, prima della seconda Guerra Mondiale in Italia erano presenti 40 specie di Brassiche, mentre oggi ce ne sono molte meno, tra cui cavolo, rapa, cavolfiore, colza, ravanello, senape, rucola. La grande maggioranza delle mele che vende il vostro fruttivendolo appartengono solo a 4 delle 20mila varietà di questo frutto che esistono al mondo.

Le cause di questo impoverimento sono diverse:

  • la coltivazione solo di specie e varietà vegetali che producono di più,
  • l’utilizzo degli stessi processi di coltivazione ovunque e l’uniformità dei prodotti,
  • lo sfruttamento e l’impoverimento del suolo.

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Razze e specie a rischio estinzione
La biodiversità a livello di specie è fatta da differenti varietà di piante, ma anche da diverse razze animali. Se rimangono soltanto pochi animali di una razza, si dice “a rischio di estinzione”, perché esiste il pericolo che quella razza scompaia per sempre. In Italia, per esempio, sono a rischio, tra gli altri, l’orso bruno e il lupo.

Cosa si deve fare per preservare le specie e le razze a rischio di estinzione?

  • Recuperare le vecchie ricette e le antiche tradizioni enogastronomiche,
  • Difendere l’ambiente e favorire un’agricoltura biologica, rispettosa del territori,
  • Alimentarsi in modo vario, preferendo il consumo di prodotti tipici locali. I prodotti locali sono più freschi e forniscono quindi un maggiore apporto di sostanze nutritive utili per la tua crescita,
  • Favorire la coltivazione delle specie autoctone, cioè di ortaggi e frutta locali e l’allevamento di razze animali diverse,
  • Proteggere le razze di animali a rischio (è per esempio uno dei compiti delle riserve e dei parchi naturali).

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Difendere la biodiversità per difendere la cultura e l’ambiente
Difendere la biodiversità è importantissimo. Gli ecosistemi con maggiore numero di specie si conservano meglio, mentre la scomparsa di specie, sottospecie o varietà porta con sé una serie di danni ecologici. Un’elevata diversità biologica assicura inoltre che l’aria sia pulita, che l’acqua sia potabile, che i suoli siano fertili, che alcuni parassiti non si moltiplichino eccessivamente, che l’anidride carbonica non si accumuli in atmosfera. Ma conservare la biodiversità significa anche difendere le tradizioni culturali: se si perde una specie, si abbandonano conoscenze, tradizioni, antiche ricette e usi. Infine, se una varietà di pianta o una razza animale scompare, cambia anche l’ambiente in cui viveva e quindi il paesaggio tipico di un territorio.

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Biodiversità e salute
Grazie alla ricchezza di forme di vita la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia e sostanze nutritive per la nostra vita quotidiana. Un’elevata biodiversità assicura che l’uomo abbia specie e varietà diverse di cui nutrirsi, che sono alla base di una corretta e sana alimentazione. Mangiare in modo corretto significa infatti assumere cibi diversi, della qualità e quantità giusta per consentire al nostro corpo di ottenere le sostanze che gli permettono di crescere bene. Se consumi alimenti vari, preferendo i prodotti locali, non solo proteggi il territorio ma anche la tua salute.

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