Categoria: Meteorologia

Il luogo più gelido della Terra
Il luogo più gelido della Terra

Sulla Terra non era mai stato registrato un freddo così intenso: i –97,8 gradi centigradi sono stati rilevati durante la gelida notte polare in Antartide.

Si tratta di un freddo estremo, quasi “extraterrestre” quello rilevato dai satelliti termici e analizzato dagli scienziati durante le buie notti polari antartiche: nello studio, pubblicato dal Geophysical Research Letters, gli esperti hanno confessato, infatti, che si tratta di una temperatura estrema per il nostro Pianeta, considerando quindi la nostra posizione nel sistema solare. Ted Scambos, ricercatore del National Snow and Ice Data Center ha affermato che “questo angolo della Terra si avvicina tantissimo al limite più estremo possibile, così tanto da sembrare un altro Pianeta”.

Le ultime misurazioni hanno infranto i record precedenti: nel 1983 la Stazione russa Vostok ha rilevato, da una stazione a terra, una temperatura dell’aria di -89,2°C non lontano dal Polo Sud. A questa temperatura l’uomo non potrebbe nemmeno respirare se non utilizzando speciali maschere riscaldate. Secondo gli esperti però, la stazione Vostok potrebbe non essere il punto più freddo in assoluto. Le rilevazioni via satellite riescono ad arrivare nei punti più remoti, irraggiungibili dall’uomo.

Ed è così, grazie ai satelliti, che i ricercatori hanno scovato un centinaio di piccole zone di freddo estremo ed eccezionale, localizzate sulle zone più elevate dei ghiacciai: si tratta si piccole sacche e insenature in cui il freddo glaciale ristagna perché l’aria è più pesante.

Isola di calore: ecco perché in città fa più caldo!
Isola di calore: ecco perché in città fa più caldo!

La temperatura dall’aria e quella delle superfici sono molto diverse. Hai mai camminato a piedi nudi sulla sabbia? Ecco, allora conosci la differenza. La superficie sotto i tuoi piedi è molto più calda dell’aria che ti circonda. Ma da cosa dipende la temperatura di oggetto? Sicuramente dalla sua composizione e dal suo colore.

Le strade e i tetti sono di colore scuro e per questo motivo assorbono molto più calore rispetto a oggetti dai colori chiari. I pavimenti trattengono molto calore anche perché sono fatti di materiale impermeabile. Hai notato che quando piove l’acqua forma quelle pozzanghere? Ecco l’asfalto della maggior parte delle strade non fa passare l’acqua. Le nostre città sono piene di strade, marciapiedi, tetti e parcheggi. Tutte queste zone assorbono tanto calore e per questo motivo contribuiscono all’effetto noto come “isola di calore“. Le città infatti sono più calde della campagna che le circonda.

isola di calore

Notte e giorno. Questa differenza tra le città e le zone circostanti si fa sentire non solo con la luce del giorno, ma anche di notte. Tutte le superfici scure e asfaltate trattengono il calore che li scalda durante il giorno, e lo rilasciano durante la notte.

E in inverno? Anche durante la stagione più fredda le città restano più calde delle zone verdi. È per questo che in città è più raro vedere i fiocchi di neve!

In montagna d’estate? Occhio al tempo
In montagna d’estate? Occhio al tempo

La escursioni in montagna sono, senza dubbio, una delle più belle attività del tempo libero in estate, in quanto oltre a fare esercizio fisico, si ha l’occasione di conoscere luoghi meravigliosi, di godere della natura, di ambienti incontaminati, il tutto accompagnato da sano divertimento. Al tempo stesso, però, è un’attività che richiede conoscenza, esperienza, preparazione, capacità di valutazione, equipaggiamento adeguato nonché sicurezza di passo, assenza di vertigine, eccellente condizione psicofisica e prudenza, molta prudenza: un approccio umile e rispettoso è il presupposto per trascorrere una giornata in totale sicurezza e per non incorrere in pericoli.

Prima di iniziare un’escursione, cosa è importante fare?
Prima di intraprendere anche una semplice passeggiata in montagna, è opportuno consultare sempre i bollettini meteo, sì perché il tempo in montagna può cambiare in pochi minuti, come ad esempio accade sulla catena montuosa del Gran Sasso d’Italia, data la sua particolare vicinanza ai due mari. In caso di maltempo è meglio rimandare che sfidare le insidie della montagna perché In caso di pioggia, i sentieri possono diventare scivolosi. Se ci si avventura per la prima volta in ambiente montano, bisogna scegliere un itinerario facile, con un percorso possibilmente a bassa quota, senza particolari pendenze e con tempi di percorrenza limitati a poco più di un ora per iniziare ad abituarsi, gradualmente, all’ambiente ed al clima.

Mai da soli in montagna 
È preferibile non avventurarsi mai da soli. Se si è alle prime armi e non sicuri delle proprie capacità, è importante rivolgersi ad un professionista della montagna, Guida Alpina o Accompagnatore di media Montagna perché sono gli unici garanti della sicurezza. Anche se si ha una certa esperienza è opportuno andare almeno in due perché in caso di necessità è sempre meglio avere qualcuno al proprio fianco!

Cosa non bisogna veramente sottovalutare?
Anche se è estate, in alta quota ci si può imbattere in climi invernali, senza trascurare la possibilità di un forte temporale, più frequente nelle ore del pomeriggio. Giacca a vento impermeabile e cambio di abbigliamento riposti nello zaino saranno decisivi. Quello che proprio non si può evitare , con tutta la prudenza del caso, è il rischio di fulmini: poco frequenti ma possibili. Il consiglio è il consueto: non sostare in luoghi aperti o zone su cui si possono scaricare, come sotto alberi isolati, lungo le vie ferrate, in prossimità della vetta o di una cresta; stare lontani dai corsi d’acqua (anche perché il temporale può provocare un aumento della portata dei fiumi) e non utilizzare il telefonino. In caso di improvviso maltempo, è importante subito cercare riparo in una grotta o meglio in un rifugio alpino. Per rendere l’esperienza meno stressante per i più piccoli, possiamo occupare il tempo calcolando la distanza del temporale (ecco qui come fare).

Attenzione non solo ai temporali, ma anche alla nebbia. Può formarsi in breve tempo anche con buone condizioni climatiche e rendere difficile l’orientamento. In caso di nebbia mai separarsi dal gruppo, restare a portata di voce degli altri componenti e tornare a valle sempre uniti, perché è provato che l’essere umano si disorienta in mezzo alla nebbia ed inizia a girare attorno ad un cerchio seguendo le impronte sul terreno, senza sapere che sono le sue lasciate al giro precedente!

Vento
Vento

Parliamo del vento! Il nostro Ventum lo sa bene, il vento è un fenomeno molto importante e talvolta molto potente! In meteorologia il vento si può definire come il movimento di masse d’aria tra due punti. Questo spostamento viene provocato, ad esempio, dalla presenza di due zone, una di alta pressione e una di bassa pressione: il vento, infatti, viene causato dalle differenze di pressione atmosferica che spingono l’aria da zone di alta pressione a zone di bassa pressione. Ce ne accorgiamo quando arrivano perturbazioni forti: al passaggio della perturbazione, associata ad una zona di bassa pressione, vengono innescati venti che possono essere deboli ma anche forti. Capita anche che il vento venga provocato dalla differenza di temperatura di due superfici: capita al mare, quando la costa è più calda dell’acqua del mare. Le raffiche di vento però possono essere causate da un piccolo temporale e, ad un livello più grande, anche dal movimento rotatorio della Terra!

Come si misura l’intensità del vento? La velocità del vento viene misurato da uno strumento chiamato anemometro, mentre per capire la direzione del vento si usano le banderuole e le maniche rosse e bianche.

Il signor Francis Beaufort, ammiraglio, cartografo e esploratore britannico mise a punto una scala, tuttora in uso, per classificare l’intensità del vento. La scala si compone di 13 livelli e si va dal livello 0, la calma di vento, all’uragano. Questa classificazione è rigorosa e per attribuire l’intensità al vento bisogna misurare la velocità media in un minuto di tempo. Questo significa che non si possono contare le raffiche, che sono di solito più forti ma di breve durata.

Vediamoli insieme:

0 – Calma di vento – 0 km/h

1 – Bava di vento – 1-6 km/h

2 – Brezza leggera – 4-6 km/h

3 – Brezza tesa – 12-19 km/h

4 – Vento moderato – 20-29 km/h

5 – Vento teso – 30-39 km/h

6 – Vento fresco – 40-50 km/h

7 – Vento forte – 51-62 km/h

8 – Burrasca – 63-75 km/h

9 – Burrasca forte – 76-87 km/h

10 – Tempesta – 88-102 km/h

11 – Tempesta violenta – 103-117 km/h

12 – Uragano – più di 117 km/h

Il satellite che legge il vento
Il satellite che legge il vento

Presto l’orbita terrestre si popolerà con un nuovo satellite: si chiama Aeolus, come il dio del vento, Eolo. Questo nuovo “esploratore della Terra” sviluppato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, utilizza una tecnologia laser molto innovativa che scandaglierà lo strato di atmosfera dal suolo fino a 30 chilometri di quota, per raccogliere dati sul vento, sulle nuvole e sugli aerosol, informazioni utilissime per la ricerca sul cambiamento climatico ma soprattutto per la previsione meteorologica e di fenomeni meteo estremi.

La missione Aeolus permetterà di comprendere meglio le dinamiche dell’atmosfera anche grazie ad uno strumento mai lanciato prima nello Spazio, il LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection), un laser capace di “leggere” il vento. Questo sistema emette impulsi di luce ultravioletta che attraversano l’atmosfera e analizza la parte di luce ultravioletta che torna indietro perché riflessa dalle molecole d’aria, polvere sospesa e goccioline d’acqua. Grazie a questi segnali, Aeolus riesce a fornire informazioni sulla velocità e direzione del vento quasi in tempo reale.

Cosa c’entrano queste osservazioni con le previsioni del tempo? Le previsioni meteo non vengono realizzate usando i satelliti meteorologici, ma sicuramente ne beneficiano, grazie ai preziosissimi dati raccolti. Si pensa che le previsioni meteo vengano realizzate attraverso l’uso dei satelliti, ma non è così. I satelliti lanciati nell’orbita terrestre vengono utilizzati in ambito meteorologico per la raccolta di dati sul tempo in atto. Ma quindi come possono, questi dati, migliorare le previsioni del tempo? Più dati si hanno a disposizione, più la previsione meteorologica sarà precisa, accurata e dettagliata.

I dati osservati vengono raccolti attraverso 2 metodi: attraverso le stazioni a terra, le boe e centraline disseminate sul territorio e attraverso l’uso dei satelliti, particolarmente utili dove non arriva l’uomo, come nei deserti, negli oceani e ai Poli. L’osservazione dei dati tramite satellite è diventata fondamentale e il loro uso è aumentato esponenzialmente negli ultimi 20 anni. L’ECMWF, ad esempio, negli anni ha aumentato via via l’uso dei dati provenienti dai satelliti: nel 2004 venivano processati 5 milioni di dati ogni giorno; oggi sono addirittura 40 milioni. L’ECMWF, infatti, ad oggi, usa per attività di monitoraggio e analisi i dati provenienti dai 90 satelliti attivi, con l’aiuto anche di osservazioni da terra e via aereo.

A cosa servono i dati? Le osservazioni del tempo in atto rilevate dai satelliti meteorologici vengono processate, analizzate e poi utilizzate per alimentare i modelli fisico-matematici dell’atmosfera utili per la previsione dei parametri meteorologici. Sono quindi uno strumento di diagnosi del tempo in atto utilissimo per costruire una base di dati a disposizione della ricerca scientifica anche in campo climatico e ambientale.

Tornado: cos’è?
Tornado: cos’è?

Avete mai sentito parlare di tornado o trombe d’aria? Si tratta di uno dei fenomeni meteo più impressionanti e pericolosi: è la più intensa manifestazione atmosferica associata ai temporali. Ma come si chiama: tromba d’aria oppure tornado? I termini sono assolutamente sinonimi e possono essere usati entrambi per identificare quei maestosi coni di nuvole che toccano il suolo.

Ma cos’è un tornado? Il tornado è un turbine d’aria con diametro che può arrivare anche a diverse centinaia di metri. Il vortice ruota in senso “ciclonico”, ossia antiorario, e spunta sotto la nube di un “cumulonembo“, la nube responsabile dei temporali. Questa nuvola è molto grande e molto alta: pensate che può raggiungere i 12 chilometri di altezza! Come riconoscerla? Sulla sua sommità possiamo spesso vedere una forma a “cavolfiore”, caratteristica indice della sua potenza. Questo tipo di temporale si scatena all’interno di masse d’aria umide e instabili, in cui si possono generare forti correnti ascendenti che, raffreddandosi, condensano il vapore acqueo formando goccioline d’acqua nella parte bassa o cristalli di ghiaccio in alto.

Ma torniamo ai tornado. La colonna nuvolosa a forma di proboscide presenta una differenza di pressione tra il suo centro e la parte più esterna: per questo motivo risucchia l’aria verso l’interno ad alta velocità. Il vento è molto forte e può superare i 100 km/h ma talvolta possono anche superare i 300 km/h!

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Come si può misurare l’intensità di un tornado? 
Misurare la velocità del vento di un tornado è molto complesso. Per essere precisi bisognerebbe infatti lanciare all’interno di esso un anemometro, lo strumento che misura la velocità del vento. Dato che si tratta di una operazione molto difficile e rischiosa, nel 1971, il Prof. Fujita ha ideato una scala in base alla quale ad ogni tipologia di danno causato dal tornado veniva associata una velocità del vento: questa è la Scala Fujita. Studi successivi l’hanno poi migliorata e aggiornata finché nel 2007 si è passati alla Scala Enhanced Fujita (EF). Più complessa e precisa della precedente tiene conto di molte più tipologie di danni. I gradi di questa nuova scala vanno da EF0 a EF5 e ad ogni categoria viene associato una stima del vento scatenato dal tornado: l’EF0 può scatenare venti tra i 104 ed i 137 km/h, l’EF1 tra i 138 ed i 177 km/h, l’EF2 tra i 178 e i 217 km/h, l’Ef3 tra 218 e 266 km/h, l’EF4 tra 267 2 322 km/h e infine l’EF5, il più potente e distruttivo, con vento ad oltre 322 km/h.

 

Giornata della Meteorologia
Giornata della Meteorologia

Come ogni anno, il 23 marzo è la Giornata Mondiale della Meteorologia. Una giornata molto importante anche per i nostri MeteoHeroes. Ma come mai proprio quel giorno? Il 23 marzo del 1950 entrò in vigore la convenzione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (in inglese World Meteorological Organization), un’organizzazione intergovernativa con sede a Ginevra, nata per promuovere la ricerca in campo meteorologico, lo scambio di informazioni e la collaborazione fra diversi servizi legati alla meteorologia e idrologia, facilitando la cooperazione a livello internazionale e l’applicazione della meteorologia a diversi ambiti come quello dell’aeronautica, dei trasporti, dell’agricoltura e di molte altre attività umane. É una giornata importante perché evidenzia il grande contributo che i servizi meteorologici e idrologici nazionali fanno alla sicurezza e al benessere della società.

Il tema dell’anno scorso è stato “Understanding Clouds”, ovvero “Capire le nubi”. Il 23 marzo 2017 è stato un giorno fondamentale per sottolineare l’enorme importanza delle nuvole per il clima e l’acqua. È stata anche l’occasione per celebrare la bellezza intrinseca e il fascino estetico delle nuvole, che ha ispirato artisti, poeti, musicisti, fotografi e innumerevoli altri appassionati nel corso della storia. La Giornata Meteorologica Mondiale dello scorso anno ha anche segnato il lancio di una nuova edizione dell’Atlante Internazionale delle Nuvole dopo la revisione più completa e di vasta portata della sua lunga e illustre storia. Il nuovo “Atlante internazionale delle nuvole del WMO” è un tesoro di centinaia di immagini di nuvole, inclusi alcuni tipi di nuvole appena classificate. Presenta anche altri fenomeni meteorologici come arcobaleni, aloni, diavoli di neve e grandine. Per la prima volta, l’Atlante è stato prodotto in un formato digitale.

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Quest’anno il tema sarà “Weather-ready, climate-smart”, ovvero si parlerà di come la meteorologia può intervenire tempestivamente per reagire al clima mondiale che sta cambiando. Eventi atmosferici di grande impatto come cicloni tropicali, forti piogge, ondate di caldo, siccità, tempeste invernali e temperature gelide, nel corso dei secoli sono sempre stati presenti nella vita dell’uomo. Il cambiamento climatico però sta portando a un aumento dell’intensità e della frequenza di alcuni di questi eventi, in particolare delle ondate di caldo. Dobbiamo prepararci alle condizioni meteorologiche estreme attraverso migliori e più reattivi sistemi di allarme per contrastare diversi tipi di pericoli e fornire risposte più coordinate a livello globale. Ciò aiuterà la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici a lungo termine causati dalle emissioni di gas serra.

Inizia la Primavera Meteorologica!
Inizia la Primavera Meteorologica!

La Primavera Meteorologica inizia oggi! Sembra incredibile che proprio questo giorno, in cui mezza Italia si è svegliata ricoperta dalla neve, sia il primo della stagione primaverile meteorologica, vero?
Eppure è proprio così!

Le Stagioni Meteorologiche

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi allinverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

primavera

Le Stagioni Astronomiche

Per la Primavera astronomica, invece, dovremo aspettare l’Equinozio.
Secondo il calendario astronomico infatti la stagione primaverile ha inizio con l’equinozio di marzo, momento in cui le ore di luce e di buio sulla Terra si equivalgono. Il termine latino aequinoctium, ossia “notte uguale”, infatti si riferisce ad una equivalenza tra il giorno e la notte in termini di durata. Si tratta di un preciso momento in cui il Sole si trova allo zenit rispetto all’equatore, evento che si ripete solo due volte all’anno: a marzo e a settembre (quando inizia l’Autunno).

Quando inizierà la Primavera Astronomica 2018?

Il 20 marzo, alle 17.15 ora italiana, l’Equinozio darà ufficialmente il via alla stagione primaverile.

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Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?
Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?

Molti proverbi e credenze popolari parlano delle straordinarie capacità dei gatti, che sarebbero in grado di percepire in anticipo i cambiamenti del tempo. Per esempio in Italia è  piuttosto diffuso, con alcune varianti locali, il proverbio “quando il gatto si lecca il pelo, viene acqua giù dal cielo”.

gatti

Sono solo superstizioni?

Chi ha vissuto con un gatto sa bene che, in effetti, i nostri amici felini hanno spesso atteggiamenti particolari quando è in arrivo la pioggia, e ancora di più quando sono in avvicinamento grandine o neve.
I gatti sono più sensibili dell’uomo ai cambiamenti delle stagioni e a molte variazioni, come quelle di temperatura, pressione atmosferica, luminosità. Questo è possibile per i sensi più sviluppati del gatto, ma anche grazie ai suoi particolari baffi – le vibrisse – che, come delle vere e proprie antenne, permetto al nostro micio di esplorare e conoscere meglio l’ambiente che lo circonda. Tra le funzioni delle vibrisse c’è quella di permettere al gatto di percepire variazioni di temperatura e spostamenti d’aria.

gatti

Nella maggior parte dei casi, i gatti sono dotati di un senso dell’udito molto più sviluppato di quello dell’uomo. Questo permette al nostro micio, tra le altre cose, di sentire tuoni molto più lontani rispetto a quelli che sentiamo noi. Secondo alcune ricerche, inoltre, il gatto avrebbe una particolare sensibilità anche ai campi elettrostatici: per questo sarebbe in grado di percepire la variazione di elettricità nell’aria che anticipa l’arrivo di un temporale, e reagire di conseguenza seguendo il suo istinto.

gatti

Parliamo di grandine
Parliamo di grandine

Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo, ha risposto alle domande dei MeteoHeroes riguardo alla grandine.

Come e quando si forma?

Si forma nelle nubi temporalesche, i cumulonembi. Si tratta di nubi molto sviluppate in altezza proprio a causa dell’elevata energia in gioco. Quindi la grandine è legata ai temporali, e si forma nella parte della nube che si trova a temperature sottozero.

Quanto sono grandi i chicchi di grandine?

La dimensione dei chicchi dipende da quanta energia viene sprigionata: più c’è energia, più intense diventano le correnti ascensionali che tengono in sospensione i chicchi, più questi diventano grossi muovendosi su e giù nella nuvola.
Una volta raggiunto un peso non più sostenibile dalle correnti ascensionali, i chicchi di grandine cadono al suolo.

In quali stagioni si sviluppa più frequentemente?

Chiaramente è un fenomeno molto diffuso in estate, un po’ meno frequente nelle stagioni intermedie, ancora meno probabile in inverno.
In particolare in inverno è estremamente raro al Nord, mentre può capitare al Sud in occasione del passaggio di perturbazioni in grado di generare temporali. E questo succede con maggior probabilità in prossimità delle coste, in presenza dei un mare caldo (magari più caldo della media come il Mediterraneo centrale) e in concomitanza con lo scorrimento di aria molto fredda in quota che determina una elevata instabilità (situazione alla base della generazione dei temporali).

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5 curiosità sulla neve
5 curiosità sulla neve

Quante ne sai sulla neve? I MeteoHeroes ci svelano 5 curiosità!

  1. Quando nevica c’è silenzio
    Pensavi fosse solo una tua impressione? No, è proprio vero: dopo una nevicata c’è silenzio. Questo succede perché tra i fiocchi di neve si creano dei piccoli spazi d’aria, che hanno il potere di assorbire i rumori! Più in particolare, lo strato di neve fresca è in grado di filtrare e assorbire le onde sonore.
  2. La neve è fatta d’acqua, eppure è bianca invece di essere trasparente. Perché?
    Ai nostri occhi arrivano tutti i colori e, siccome il bianco è la somma di tutti i colori, è questo quello che percepiamo. Questo succede perché i raggi di luce vengono deviati dai cristalli di neve. Lo stesso avviene di cristallo in cristallo finché il raggio arriva ai nostri occhi con tutti i colori di partenza.
  3. Esiste anche la neve rosa, però.
    La neve può assumere una colorazione rosata, o rossastra. È un fenomeno che esiste da sempre, ma sembra destinato a diventare più frequente a causa dei cambiamenti climatici:la neve diventa di questo colore per la presenza di alghe tipiche delle zone come il Polo Nord e il Polo Sud, dove la neve è permanente, cioè non si scioglie mai del tutto. Queste alghe si moltiplicano con l’aumentare delle acque che derivano dalla neve sciolta e con i raggi solari quindi, più si alzeranno le temperature, più le alghe saranno prolifiche.neve
  4. Non nevica solo quando ci sono zero gradi
    Infatti, la neve si forma tra 0 e -5 gradi. Mentre scende dalle nuvole, l’acqua può attraversare degli strati di atmosfera dove le temperature sono al di sotto dello zero e, quindi, congelarsi formando piccoli cristalli di ghiaccio. Questi cristalli si aggregano tra di loro fino a formare i fiocchi di neve tra gli 0 e i -5 °C, perché a questa temperatura sono coperti da un sottilissimo strato d’acqua che, quando due cristalli si uniscono, congela. Proprio come la colla!
    Invece, quando le temperature sono più basse dei 5 gradi sotto zero, questa sottile pellicola d’acqua congela subito e non funziona più da colla tra i cristalli. Qui trovi più dettagli su come si formano i fiocchi di neve e come sono fatti.
  5. La neve pesa tantissimo
    Un metro cubo di neve fresca (la più leggera) ha un peso che varia tra gli 80 e i 200 kg. La neve compatta è ancora più pesante: un metro cubo pesa tra i 200 e i 500 kg. Il caso in cui la neve è più pesante in assoluto è quello in cui, oltre a essere compatta, è anche bagnata: può arrivare addirittura 800 kg, cioè 8 quintali!

neve

Il solstizio d’inverno
Il solstizio d’inverno

Il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno, ha ufficialmente inizio la stagione invernale 2017-2018.

Il solstizio d’inverno indica il momento in cui il sole raggiunge il punto d’inclinazione minima nel nostro cielo. Questo momento, nel 2017, cade precisamente alle 17:28 del 21 dicembre, dando ufficialmente il via all’inverno nel nostro emisfero, mentre nell’emisfero sud del pianeta avrà inizio l’estate. Quella del 21 dicembre sarà la notte più lunga del 2017.

Nella data del solstizio d’inverno si festeggia la festa pagana del Sol Invictus (“Sole invitto”) specie a Stonehenge, l’antico sito archeologico risalente al neolitico che si trova vicino alla cittadina di Amesbury, nel sud-est dell’Inghilterra. Orientato perfettamente con il calendario astronomico, qui si vedrà il sole sorgere esattamente tra le porte di pietra.
Gli antichi romani celebravano in questo periodo dell’anno, si trattava della celebrazione per la rinascita del sole. Il solstizio, infatti, era considerato il periodo in cui il Sole scompariva nell’oscurità per poi tornare più luminoso di prima.

solstizio d'inverno

L’inverno meteorologico del 2017 è già iniziato il primo giorno di dicembre:

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

stagioni

Che differenze ci sono?

Le stagioni astronomiche sono legate all’inclinazione della Terra e alla posizione che il nostro pianeta assume rispetto al Sole.
Le stagioni meteorologiche, invece, sono legate a fattori climatici.

Sono gli equinozi e i solstizi a dare il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.
Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

 

 

La magia della neve
La magia della neve

Quando nevica, il paesaggio cambia completamente e tutto sembra molto silenzioso. Perché la neve fa questo effetto?

Scopriamolo insieme alla nostra Nix!

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La neve è fatta di cristalli: ogni fiocco di neve visibile ai nostri occhi è fatto da minuscoli cristalli d’acqua che si plasmano durante la discesa dalle nuvole a terra quando la temperatura si avvicina allo zero. Clicca qui per scoprire come accade.

I fiocchi di neve sono leggerissimi, anche perché la loro struttura contiene molti spazi vuoti. Per questo cadono lentamente e quando si depositano a terra non si schiacciano e comprimono. Proprio ai “vuoti d’aria” che ci sono nella neve dobbiamo il silenzio che percepiamo quando le nostre città sono innevate. I rumori della città rimbalzano facilmente su superfici compatte e uniformi, ma questo non succede quando la superficie, come quella creata dalla neve, ha molti vuoti d’aria.

In questo caso, infatti, le onde sonore vengono filtrate e assorbite dallo strato di neve fresca: ne bastano 2 centimetri perché i rumori ambientali non si propaghino nell’atmosfera!

inverno

Di cosa è fatta la neve?
Di cosa è fatta la neve?

Sai di cosa è fatta la neve? Ce lo spiega la nostra amica Nix, che di neve se ne intende!

La neve è fatta di cristalli.

Ogni fiocco di neve visibile ai nostri occhi è fatto da minuscoli cristalli d’acqua che si plasmano durante la discesa dalle nuvole a terra quando la temperatura si avvicina allo zero. Vediamo come accade.

Una prima particella di polvere inizia a cadere e, mentre scende, il vapore acqueo si deposita su di essa, dando forma a un cristallo principale. Attorno ad esso, nella discesa e in pochissimi secondi,  si congela altro vapore acqueo, formando altri cristalli che costituiranno le cosiddette 6 “braccia” del fiocco di neve.

Questo processo dà vita a strutture molto affascinanti e tutte diverse tra loro. Non c’è infatti fiocco di neve che sia uguale a un altro! Se li si guarda con attenzione al microscopio si scoprirà però che tutti i cristalli di ghiaccio hanno in comune una forma geometrica riconducibile ad un esagono.  I fiocchi di neve sono leggerissimi, anche perché la loro struttura contiene molti spazi vuoti. Per questo cadono lentamente e quando si depositano a terra non si schiacciano e comprimono.

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Inverno astronomico o meteorologico?
Inverno astronomico o meteorologico?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

stagioni

Che differenze ci sono?

Le stagioni astronomiche sono legate all’inclinazione della Terra e alla posizione che il nostro pianeta assume rispetto al Sole.
Le stagioni meteorologiche, invece, sono legate a fattori climatici.

Sono gli equinozi e i solstizi a dare il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.
Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

Quando inizierà l’inverno 2017-2018?

L’inverno meteorologico del 2017 inizia il primo giorno di dicembre. Per l’inizio della stagione invernale astronomica, invece, dovremo aspettare il solstizio, cioè il momento in cui il sole raggiungerà il sole raggiungerà il punto di inclinazione minima nel nostro cielo. Questo momento, che nel 2017 cadrà precisamente alle 17:28 del 21 dicembre, darà ufficialmente il via all’inverno nel nostro emisfero, mentre nell’emisfero sud del pianeta avrà inizio l’estate. Quella del 21 dicembre sarà la notte più lunga del 2017.

solstizio d'inverno

Nella data del solstizio d’inverno si festeggia la festa pagana del Sol Invictus (“Sole invitto”) specie a Stonehenge, l’antico sito archeologico risalente al neolitico che si trova vicino alla cittadina di Amesbury, nel sud-est dell’Inghilterra. Orientato perfettamente con il calendario astronomico, qui si vedrà il sole sorgere esattamente tra le porte di pietra.
Gli antichi romani celebravano in questo periodo dell’anno, si trattava della celebrazione per la rinascita del sole. Il solstizio, infatti, era considerato il periodo in cui il Sole scompariva nell’oscurità per poi tornare più luminoso di prima.