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Superluna: le prossime saranno lune piene super
Superluna: le prossime saranno lune piene super

La luna darà spettacolo, ad iniziare dalla super-luna del 3 dicembre. Nei prossimi 2 mesi potremo vedere più di una superluna, una luna blu e, se ci troviamo dall’altra parte del Mondo, anche un’eclissi totale. La luna piena del 3 dicembre 2017 sarà infatti una superluna, l’unica di quest’anno. Delle 12 lune piene che hanno animato la volta celeste in questo 2017, solo quella che cadrà il 3 dicembre sarà super perché sarà molto più vicina alla Terra. La luna infatti disterà 357.987 chilometri da noi, nel momento di perigeo ossia nel punto più vicino alla Terra della sua orbita. La luna piena cadrà a meno di 24 ore dal momento di massima vicinanza, alle 15:47 UTC, mentre il perigeo cadrà il 4 dicembre alle 8:42 UTC. Ma questa sarà solo la prima superluna di una serie.

Gennaio 2018 – Doppia Superluna, Luna Blu ed Eclissi di Luna
Se la superluna di dicembre non sarà visibile per la presenza di nuvole non c’è da disperarsi: la buona notizia infatti è che sarà la prima di tre superlune in successione. A gennaio, infatti, avremo la possibilità di osservare altre due superlune che cadranno con l’anno nuovo, il 2 e il 31 gennaio.
É normale il verificarsi di più superlune a distanza ravvicinata, ma tra tutte sarà la prima luna piena dell’anno 2018 ad essere la più vicina: la superluna del 2 gennaio disterà infatti 356.846 chilometri, mentre quella del 31 gennaio, una Luna Blu (Blue Moon) sarà a 360.199 chilometri.

Ecco come cambia la dimensione della Luna, vista dalla Terra, a seconda della sua distanza: a sinistra la luna al perigeo (punto più vicino della sua orbita), a destra all’apogeo (punto più lontano).

luna apogeo perigeo

 

La seconda superluna di gennaio 2018 sarà molto particolare perché oltre ad essere la seconda luna piena del mese, che per questo motivo prende il nome di Luna Blu o Blue Moon, sarà anche protagonista di una eclissi totale.
Il 31 gennaio infatti, dall’altra parte del mondo, la superluna entrerà nel cono d’ombra della Terra dando vita ad un’eclissi totale (alle ore 13.29 UTC) visibile dall’Australia, Asia orientale, Alaska e Canada occidentale.

Gli uccelli possono dormire mentre volano?
Gli uccelli possono dormire mentre volano?

Gli uccelli possono dormire mentre sono in volo, sì! Sembra incredibile, vero?

È stato dimostrato da uno studio, pubblicato su Nature, realizzato da un gruppo di ricercatori che hanno monitorato l’attività cerebrale delle fregate, uccelli in grado di volare senza sosta per settimana, sorvolando il mare a caccia di pesci.

fregata

La ricerca ha dimostrato che questi uccelli sono in grado di mettere “in pausa” un solo emisfero cerebrale o entrambi: quindi i ricercatori hanno scoperto che le fregate non hanno la necessità di mantenere attivo almeno un emisfero cerebrale per controllare il volo. Quando un solo emisfero del cervello è “addormentato”, l’occhio dell’emisfero sveglio di solito resta aperto per controllare l’assenza di eventuali pericoli. Per dormire, le fregate si posizionano in correnti d’aria ad alta quota: in questo modo evitano il rischio di finire in acqua durante il loro pisolino. I ricercatori hanno scoperto anche che  mentre le fregate, quando sono a terra, dormono per molte ore, durante i loro lunghissimi voli la durata media del loro sonno è di appena 42 minuti al giorno!

Clicca qui per scoprire altre curiosità sul mondo degli animali!

 

Scopriamo la ionosfera
Scopriamo la ionosfera

Cos’è la ionosfera? Si tratta di uno strato di cui è composta l’atmosfera che circonda la Terra. La ionosfera si colloca all’interno della termosfera, ad una altezza dal suolo di 90-200 chilometri ed è proprio questa fascia che si colora con le bellissime aurore boreali e australi. Come mai? Nella ionosfera si riscontra una elevata concentrazione di elettroni e ioni, prodotti dalla ionizzazione dell’aria da parte dei raggi ultravioletti e X di origine solare.

La termosfera e la porzione più esterna della mesosfera costituiscono la ionosfera. Le particelle ionizzate presenti in questo strato sono fondamentali per le telecomunicazioni perché riflettono le onde radio, facilitandone la propagazione sulla Terra. Nella ionosfera sono anche presenti molti satelliti e la Stazione Spaziale Internazionale.

La ionosfera è una parte dell’atmosfera molto attiva e dinamica perché si dilata e si restringe con l’energia che riceve dal Sole. Parti della ionosfera a volte si sovrappongono alla magnetosfera, ossia quella zona che circonda la Terra in cui le particelle cariche subiscono gli effetti del campo magnetico.

Un memo per mamma e papà: da mercoledì entra in vigore l’obbligo di gomme invernali o catene a bordo
Un memo per mamma e papà: da mercoledì entra in vigore l’obbligo di gomme invernali o catene a bordo

Dal 15 novembre 2017 al 15 aprile 2018 i veicoli dovranno essere dotati di pneumatici invernali adatti a neve e ghiaccio o di catene da neve. Le strade, durante la stagione invernale, risultano meno sicure anche a causa di fenomeni meteorologici come basse temperature, pioggia, neve e ghiaccio, che per intensità e durata possono creare situazioni di serio pericolo per chi si mette alla guida.

Che differenze ci sono tra pneumatici estivi e invernali?

Gli pneumatici invernali presentano il battistrada con tasselli lamellari per migliorare l’aderenza al fondo stradale in caso di pioggia e neve. La mescola, grazie alla presenza elevata di silice, permette allo pneumatico di scaldarsi più velocemente a contatto con superfici particolarmente fredde. Le gomme invernali presentano la marcatura “M+S” (mud+snow) posta sulla spalla del battistrada, insieme al marchio “E” seguito dal numero di riferimento del Paese di omologazione: queste marcature garantiscono l’idoneità delle gomme all’utilizzo invernale. Simboli aggiuntivi, come quello di una montagna stilizzata con un fiocco di neve, non sono obbligatori. Il codice di velocità non deve essere inferiore a 160 km/h (“Q”).
I prezzi delle gomme invernali sono leggermente superiori rispetto a quelli degli pneumatici estivi a causa dei materiali aggiuntivi che vengono utilizzati nella speciale mescola del battistrada, dello spessore e della particolare struttura del pneumatico, progettato per una guida sicura.

Miglioramento delle prestazioni e della sicurezza

-Miglior aderenza al suolo: gli pneumatici invernali sono progettati per garantire una maggior sicurezza alla guida e una migliore tenuta di strada del veicolo.

-Rapporto di occupazione: rispetto agli pneumatici standard è inferiore, questo garantisce un efficace drenaggio, riducendo il rischio di “aquaplaning“, slittamento sull’acqua.

-Disegno e profondità del battistrada: gli pneumatici invernali hanno una struttura con scanalature dei blocchi della spalla che, associata alla maggior profondità del battistrada, garantiscono maggiore trazione.

-Riduzione dello spazio di frenata: rispetto a quelli estivi, le gomme invernali garantiscono su fondi stradali bagnati o innevati uno spazio di frenata inferiore.

gomme invernali

La legge:

Le gomme devono essere montate obbligatoriamente almeno sulle ruote motrici ma, anche se il Codice della Strada non prevede espressamente l’imposizione di installare gli pneumatici invernali su tutte e quattro le ruote, si tratta di una scelta importante per garantire e mantenere la massima stabilità del veicolo in curva e frenata. Questa raccomandazione emerge chiaramente anche dalla direttiva nr. 1580 del ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 16 gennaio 2013 sulla circolazione stradale nel periodo invernale, che recita: “Nel caso di impiego di pneumatici invernali sui veicoli delle categorie M1 e N1, se ne raccomanda l’installazione su tutte le ruote al fine di conseguire condizioni uniformi di aderenza sul fondo stradale”.
L’articolo 6, comma 4, lett. e), del decreto legislativo 30 Aprile 1992, n.285, del nuovo Codice della Strada, come modificato dall’art. 1, comma 1, della legge 29 Luglio 2010, n. 120, prescrive che: “Tutti i veicoli a motore, esclusi i ciclomotori a due ruote e i motocicli – i quali non possono circolare in caso di neve o ghiaccio sulla strada e/o di fenomeni nevosi in atto-, devono essere muniti di pneumatici invernali, o devono avere a bordo mezzi antisducciolevoli idonei alla marcia su neve e ghiaccio. […]”.
In caso di circolazione senza gomme invernali nelle strade nelle quali vige l’obbligo, le sanzioni variano a seconda del tipo di strada su cui è commessa l’infrazione. In un centro abitato è prevista una multa minima di 41 euro, mentre fuori da centri abitati si va da 84 euro a un massimo di 318 euro di multa, con la decurtazione di 3 punti della patente.
Le forze dell’ordine hanno, poi, la facoltà di intimare il fermo del veicolo fino al momento in cui non verrà munito di dispositivi antisdrucciolevoli. Si ha diritto a una riduzione del 30% se si paga la multa entro 5 giorni.

Giove e Venere: il bacio tra le luci e i colori dell’alba
Giove e Venere: il bacio tra le luci e i colori dell’alba

Giove e Venere si sono baciati tra i colori dell’alba. Non è stata la scena di un film, ma lo spettacolo che ci Venere e Giove hanno regalato al Mondo stamattina a partire dalle 6.00 del mattino, quando i due pianeti sono entrati in congiunzione.
È dunque stato possibile vederli uniti, nello stesso punto del cielo. Dovremo aspettare febbraio 2019 per vedere di nuovo questo spettacolo straordinario. Giove e Venere sono stati visibili in congiunzione fino agli istanti che hanno preceduto il sorgere del sole, verso le 7.00.

Un bacio vero?

In realtà, si è trattato di un fenomeno puramente ottico. Si parla infatti di “congiunzione” quando due oggetti celesti, seppur estremamente distanti tra loro, all’occhio nudo, dalla Terra, appaiono molto vicini, quasi attaccati.

In questo caso, l’effetto ottico è stato reso più efficace dal fatto che Venere e Giove rappresentano le luci più brillanti di tutta la volta celeste. Non ci deve ingannare, però, la minor luminosità di Giove rispetto a Venere. Infatti, Giove è il più grande pianeta del nostro sistema solare.
Venere sembra più luminoso solo perché è più vicino alla Terra: si trova ad “appena” 150 milioni di chilometri dal nostro pianeta.

 

Christmas Island: lo spettacolo unico della migrazione dei granchi
Christmas Island: lo spettacolo unico della migrazione dei granchi

Ogni anno decine di milioni di granchi rossi migrano dalla foresta alla costa per deporre le uova: è la più grande migrazione di granchi della Terra e avviene a Christmas Island, che si trova nell’oceano indiano, a circa 1.500 km a ovest della costa australiana. L’isola di Natale deve il suo nome così particolare ai marinai inglesi che la scoprirono, nel giorno di Natale del 1643.

All’inizio della stagione delle piogge, di solito tra ottobre e novembre, i granchi adulti iniziano una spettacolare migrazione dalla foresta alla costa, dove depositano le uova. La migrazione dei granchi è legata alle piogge, che offrono condizioni più favorevoli al viaggio, e alle fasi della luna che permettono ai granchi di depositare le uova con l’alta marea.

I granchi si raccolgono in massa e si dirigono dalle foreste, dove vivono, verso la costa. Spostandosi formano come dei fiumi rossi: per muoversi, preferiscono le fasce orarie più fresche, la mattina presto e il tardo pomeriggio, e le zone con più ombra. Per proteggere i granchi durante la loro migrazione, le autorità di Christmas Island dispongono ogni anno la chiusura di strade e di specifiche zone dell’isola. Sono state inoltre create delle barriere che separano le carreggiate destinate alle auto dai sentieri utilizzati dai granchi, oltre ad alcuni sottopassaggi realizzati per facilitare il passaggio degli animali ed evitare che attraversino strade trafficate.
Una volta raggiunta la costa, i maschi scavano delle buche dove avviene la riproduzione: in seguito, i granchi maschi faranno ritorno ai loro alberi mentre le femmine resteranno nelle buche in riva al mare per circa due settimane a deporre le uova.

piccolo granchio

Le uova dei granchi vengono deposte in riva al mare, in attesa che le onde le trascinino in acqua: qui i piccoli appena nati trascorreranno il primo mese di vita sotto forma di minuscole larve. Ci vorranno circa quattro settimane perché si formino completamente come piccoli granchi e tornino fuori dall’acqua. I minuscoli granchi, una volta pronti ad affrontare il loro primo viaggio, si radunano sulla costa e si mettono in cammino verso le foreste dove trascorreranno la loro vita. Il viaggio li impegnerà per 9 giorni.Piccoli granchi

Perché i panda sono bianchi e neri?
Perché i panda sono bianchi e neri?

I panda sono tra gli animali selvatici più conosciuti al mondo, e un importantissimo simbolo della salvaguardia delle specie a rischio estinzione. Eppure, i biologi ancora non si spiegano perché abbiano un colore così particolare!

I panda hanno la schiena, la pancia e gran parte del muso completamente bianchi, mentre la zona intorno agli occhi, le orecchie e le zampe sono nere. Gli studiosi hanno fatto numerose ipotesi per spiegare la loro colorazione: secondo alcuni è funzionale alla regolazione termica dei panda, per esempio.
Un video pubblicato dallo Zoo di Atlanta mostra come i due gemellini Mei Lun e Mei Huan siano cresciuti nei loro primi 100 giorni di vita! Incredibile vedere come cambi il loro colore, da quando nascono completamente rosa a quando si iniziano a intravedere le caratteristiche macchie nere:

Recentemente, è stata resa pubblica una nuova ipotesi che spiega la colorazione della pelliccia dei panda, avanzata da un team di biologi dell’Università della California e pubblicata sulla rivista scientifica Behavioral Ecology. Secondo i ricercatori i colori del panda non avrebbero un’unica spiegazione, ma il colore di ogni parte del corpo risponderebbe a una specifica necessità.

  1. mimetizzarsi
    I colori delle zampe, della pancia e della schiena servirebbero a mimetizzarsi: le parti del corpo nere aiutano il panda a mimetizzarsi fra gli alberi, quelle bianche, invece, nella neve. A differenza del suo parente orso bruno, infatti, il panda non va in letargo: deve mangiare bambù praticamente in continuazione, quindi non riesce a immagazzinare abbastanza riserve di grasso da permettersi una dormita che duri per dei mesi. Per questo motivo, il panda deve difendersi anche nei mesi invernali, quando la natura è ricoperta di neve.
  2. comunicare con gli altri panda e farsi riconoscere
    Le macchie nere che circondano gli occhi hanno forme e dimensioni diverse per ogni panda, e secondo gli studiosi permettono a ogni esemplare di riconoscere e ricordare gli altri. I ricercatori dell’Università della California hanno ipotizzato che le macchie attorno gli occhi rappresentino anche una minaccia nei confronti dei panda avversari: hanno notato che, quando si confrontano tra di loro con atteggiamenti minacciosi, muovono i muscoli del viso in modo da far sembrare più grandi le macchie degli occhi.
  3. comunicare con gli altri animali
    Le orecchie e gli occhi neri, secondo i ricercatori, avrebbero un ruolo importante anche nei rapporti con gli altri animali, che potrebbero interpretare queste parti del corpo come un segno di pericolo. È stato studiato, infatti, che le specie animali in cui il colore delle orecchie è in forte contrasto con quello del muso sono, di solito, più aggressive.

panda

Vivremo su Marte? Dubai si prepara con una simulazione
Vivremo su Marte? Dubai si prepara con una simulazione

La conquista di Marte sembra sempre più vicina. Anche aziende private come la Blue Origin di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e la Space X di Elon Musk – l’imprenditore che ha fondato, tra le altre cose, PayPal e Tesla Motors – si sono affacciate sulla scena oltre alle Agenzie Spaziali di Europa, Stati Uniti, Russia.

Recentemente anche gli Emirati Arabi Uniti hanno preso parte alla corsa a Marte: il progetto Mars 2117 si pone l’obiettivo di una missione araba sul pianeta entro i prossimi tre anni.
Per prepararsi al meglio alla conquista del Pianeta Rosso, nell’ambito della missione 2117 è nata la Mars Science City, la più estesa città che simula l’ambiente marziale sulla Terra.

 

Un post condiviso da Dain Evans (@dain_nerd) in data:

La Mars Science City  è stata recentemente presentata a Dubai: il progetto prevede la costruzione di cupole nel deserto, dove per un intero anno vivranno tecnici, scienziati e ricercatori. In un ambiente che simulerà quello del pianeta Rosso, gli ospiti della Science City potranno portare avanti i loro studi e le loro ricerche come se stessero vivendo su Marte!

Aurore Polari: come si formano?
Aurore Polari: come si formano?

Le Aurore Polari sono sicuramente uno dei fenomeni più straordinari che la Natura ci regala e si possono osservare nelle zone della Terra che sono più vicine al Polo Sud e al Polo Nord.
Le aurore vengono nominate boreali quando sono visibili nell’emisfero nord del nostro pianeta, australi quando sono nelle vicinanze del Polo Sud.

Il meteorologo Daniele Izzo del Centro Epson Meteo ci spiega come ha origine questo fenomeno così affascinante.

Il nostro pianeta è costantemente bombardato da un flusso di particelle cariche in arrivo dallo spazio e generato dalle stelle: è costituito essenzialmente da elettroni, protoni, nuclei di elio (particelle alfa) e atomi pesanti ionizzati. L’insieme di queste particelle cariche prende il nome di raggi cosmici, o di vento solare nel caso in cui sia quello generato dal nostro sole.
L’intensità del vento solare varia in rapporto all’attività delle macchie solari: nei periodi di elevata attività questo flusso di particelle elettromagnetiche aumenta perché sulla superficie della nostra stella avvengono delle vere e proprie eruzioni di plasma incandescente.

aurora-polare

A proteggerci dal vento solare ci pensa il campo magnetico generato dalla Terra la cui azione si estende fino a circa 60.000/90.000 km di altezza, la distanza giusta per bloccare in tempo utile il bombardamento di queste pericolose e velocissime particelle. Il campo magnetico terrestre riesce infatti a deviare e a intrappolare la quasi totalità del vento solare in due fasce, dette di Van Allen: la prima posta a un distanza di circa 3.500 km dalla Terra e, la seconda, intorno a 15.000-20.000 km. L’attraversamento di tale fasce rappresenta però un pericolo per equipaggi impegnati in missioni spaziali. In queste fasce le particelle si muovono velocemente andando da polo a polo dove riescono a infiltrarsi fino a quote relativamente basse (100-1000 km) e ad eccitare le molecole d’aria di azoto e ossigeno dando luogo a questi spettacolari giochi di luci e colori: le aurore polari.

campo-magnetico

Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!
Un tuffo tra gli squali? Ecco il video!

National Geographic ha pubblicato un video straordinario, realizzato con videocamere a 360 gradi da un team di subacquei che si sono immersi nelle limpidissime acque delle Bahamas, tra numerosi esemplari di squalo tigre.

Questa specie di squalo è chiamata così per le scure striature verticali sul dorso, visibili soprattutto sugli esemplari più giovani: con l’avanzare dell’età, infatti, le righe si attenuano fino a scomparire completamente.

La diffusione dello squalo tigre

Lo squalo tigre vive soprattutto lungo le zone costiere dell’Oceano Atlantico orientale e occidentale, dell’Oceano Pacifico e del Mar Rosso. Questi squali hanno una vista e un olfatto sviluppatissimi, la loro lunghezza può addirittura superare i 6 metri e possono pesare anche 900 kg!

squalo-tigre

 

Ecco il video, che è stato realizzato in un’area vicino alle Bahamas: qui, in acque protette, gli squali non hanno predatori.

Stanotte potresti vedere un asteroide!
Stanotte potresti vedere un asteroide!

Nella notte fra il 31 agosto e l’1 settembre l’asteroide 3122 Florence sarà visibile anche dall’Italia. È il più grande che sia mai transitato nei pressi della Terra! Ecco come vederlo.

L’asteroide Florence si sta spostando verso nord e nella notte fra il 31 agosto e l’1 settembre raggiungerà la minima distanza dal Pianeta. Niente paura, però: la Terra non corre nessun rischio di collisione!
Per vedere Florence sarà sufficiente munirsi di un piccolo telescopio o di un binocolo, puntandolo in direzione delle costellazioni del Capricorno, dell’Acquario e dei Pesci Australi. Purtroppo, le condizioni meteorologiche ostacoleranno l’osservazione del passaggio dell’asteroide in molte zone del Centro-Nord. Tutti potranno comunque seguire il suo transito online. Sarà trasmesso in streaming a partire dalle 21.30 sul sito Virtual Telescope Project 2.0.

Dobbiamo la scoperta di Florence, che risale al marzo 1981, a un osservatorio australiano. È stato rinominato così in onore di Florence Nightingale, considerata la fondatrice della moderna infermieristica.
L’asteroide passerà ancora più vicino alla Terra in futuro, ma sicuramente dopo il 2500.

La natura ci ha fatto una sorpresa!
La natura ci ha fatto una sorpresa!

Il deserto di Atacama si estende lungo l’area costiera nord-occidentale del Cile ed è considerato uno dei luoghi più aridi al mondo. Due catene montuose lo proteggono dall’umidità e le temperature oscillano tra gli zero gradi notturni e i 25-30°C durante il giorno, con precipitazioni davvero molto scarse. Proprio a causa della mancanza di pioggia, qui crescono delle piante che riescono a fiorire solo una volta ogni 7 anni.

deserto

L’ultima fioritura risale al 2015, ma la natura che riesce sempre a sorprenderci: in questi giorni ha dipinto quel deserto con un’insolita distesa di colori. A fare la scoperta sono stati gli stessi turisti, che al loro arrivo al posto delle distese di terra secca si sono trovati davanti una distesa di fiori bianchi e viola.
Le forti precipitazioni che si sono verificate in questo inverno, hanno consentito al terreno di immagazzinare abbastanza umidità per permettere alle piante di sbocciare inaspettatamente, regalando questa incredibile fioritura nel deserto.

deserto

 

Il lago che si tinge di rosa
Il lago che si tinge di rosa

Così come è successo per il Lago Aral, il lago di Urmia in Iran negli ultimi anni si è prosciugato drasticamente diventato via via sempre più salato. L’aumentare della percentuale di sale presente nell’acqua nei mesi più caldi fa prosperare i microorganismi e le alghe che trasformano per qualche mese all’anno il colore di questo lago virandolo verso tonalità rosso-rosa.
Tra i mesi di aprile e giugno il colore inizia a cambiare fino a raggiungere la massima intensità durante l’estate. Il satellite della NASA ha scattato questa fotografia lo scorso giugno: nel giro di pochi mesi l’acqua del Lago Urmia è passata da un colore verde-blu ad un colore rosso-rosa. Le coste del lago sono bianche perchè, dopo l’evaporazione dell’acqua durante i mesi più caldi, l’acqua si ritira ed il sale si deposita sulla riva.

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Durante i mesi primaverili le piogge e lo scioglimento della neve caduta sulle montagne poco lontane fanno aumentare il livello del lago, ma in estate questo meccanismo si ferma, ed il livello del lago comincia a scendere. Più il clima diventa caldo e siccitoso più acqua evapora, aumentando di conseguenza la salinità del lago.

Le alghe ed i microoorganismi quindi iniziano a dare questo colore al lago. Secondo gli scienziati si tratta della famiglia di alghe Dunaliella e della famiglia di batteri delle Halobacteriaceae. Sembra proprio dovuto a questi ultimi il caratteristico colore del Lago Urmia: i batteri rilasciano un pigmento rossastro che assorbe la luce del sole trasformandola in energia. Così, gradualmente, il numero di batteri aumenta finchè la popolazione batterica diventa talmente numerosa da riuscire a colorare l’intero lago.

San Lorenzo: nasi all’insù per le stelle cadenti!
San Lorenzo: nasi all’insù per le stelle cadenti!

Il 10 agosto è San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Come osservarle, dove e quando?

Il 10 agosto è San Lorenzo, che tutti conosciamo come la notte delle stelle cadenti. Quella delle Perseidi è la pioggia di meteore più famosa dell’anno e in realtà sarà visibile in cielo per molti giorni, soprattutto dal 10 al 14 agosto, e non solo nella notte di San Lorenzo. Il picco di massima visibilità sarà tra il 12 e il 13 agosto, quando sarà possibile vedere oltre 50 stelle cadenti all’ora.

Per godersi appieno lo straordinario spettacolo delle stelle cadenti è fondamentale scegliere con cura il luogo da cui osservarle: è importante che sia il più possibile buio e che offra una visuale ampia. Sii paziente: ci vorrà un po’ perché i tuoi occhi si adattino completamente al buio, vedendo al meglio le stelle e le meteore.
Scegli una postazione che ti permetta di guardare verso Nord-Est: il radiante della pioggia di meteore delle Perseidi, cioè la zona da cui apparentemente provengono, è la costellazione di Perseo, che attorno alla mezzanotte si trova in questa direzione. Non sarà difficile da individuare: la costellazione di Perseo si trova sotto quella di Cassiopea, facilissima da riconoscere per la sua tipica forma a W.

Stelle Cadenti

Cosa sono le stelle cadenti?

In realtà, non sono stelle: si tratta di meteoriti che vengono attratti dalla forza di gravità del nostro pianeta. Una volta entrati nell’atmosfera cadono verso la Terra a grandissima velocità: possono arrivare a 210.000 km orari!
A una tale velocità, il calore prodotto dall’attrito con l’atmosfera fa sì che i meteoriti si infiammino: ecco perché vediamo quella scia luminosa. L’atmosfera terrestre protegge il pianeta dai meteoriti, che si sfaldano e bruciano prima di raggiungere la Terra.

meteorite

In Giappone la Spiaggia delle Stelle
In Giappone la Spiaggia delle Stelle

Polvere di stelle. Ci troviamo nella prefettura giapponese di Okianawa. Qui in bellissime spiagge con acqua cristallina troviamo una sabbia dorata molto particolare. I granelli di sabbia della spiaggia di Hoshizuna-no-Hama sull’isola di Taketomi sono delle piccole stelle. In effetti si tratta di minuscoli protozoi della famiglia dei Foraminiferi, organismi marini i cui esoscheletri arrivano sulla spiaggia, trasportati dalla corrente. Le minuscole stelle non più grandi di un millimetro secondo una leggenda locale sarebbero la prole della Croce del Sud e della Stella Polare.

Quando si osservano queste minuscole stelle bisogna considerare che queste sono tra i fossili più antichi che l’uomo può trovare. Secondo i biologi esistono tracce della loro esistenza già 500 milioni di anni fa. Il momento migliore per andare in cerca di queste stelline? Dopo il passaggio di un tifone, quando l’oceano, mosso dalla forza delle onde e del vento, riesce a trasportarle sulla riva.

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