Categoria: Edu

Qual è la grotta più grande del mondo?
Qual è la grotta più grande del mondo?

Hang Son Ðoòng è la grotta più grande del mondo e si trova nella provincia di Quang Binh, in Vietnam. La caverna è in mezzo alla giungla, all’interno del parco nazionale di Phong Nha-Ke Bang, vicino al confine con il Laos. Scavata per secoli da un fiume sotterraneo – il suo nome, infatti, significa “grotta del fiume di montagna” – la grotta ebbe origine fra i due e i cinque milioni di anni. Tuttavia fu scoperta solo nel 1991 da un uomo del posto di nome Ho Khanh, che la trovò per caso ma non ebbe la possibilità di esplorare il suo interno perché privo di attrezzatura. La prima esplorazione della grotta risale al 2009: fu realizzata da un team di speleologi della British Cave Research Association, guidati dal britannico Howard Limbert.

grotta
Grazie a questa spedizione e a quelle che la seguirono oggi sappiamo che la galleria calcarea si sviluppa per una lunghezza di circa 4,5 chilometri, ma è molto probabile che nasconda ulteriori passaggi che superano tale lunghezza. In alcuni punti la grotta è alta più di 180 metri: può ospitare un isolato di grattacieli alti 40 piani!
La grotta è così grande che ha sviluppato un proprio clima, grazie anche alle numerose doline, aperture simili a finestre che, nella parte alta delle pareti, permettono alla luce di filtrare. All’interno della grotta si formano nuvole, piogge e banchi di nebbia. Ha così potuto svilupparsi una ricchissima vegetazione, da alcuni descritta come una vera e propria giungla, tra cui spiccano alcune piante autoctone che secondo i ricercatori crescono solo all’interno di questa grotta. La giungla ospita anche diversi animali, come scimmie e pipistrelli.

Questo video ci porta alla scoperta dell’interno della grotta più grande del mondo!

Una “tempesta perfetta” alla base del maxi sbiancamento della Grande barriera corallina
Una “tempesta perfetta” alla base del maxi sbiancamento della Grande barriera corallina

“Una tempesta perfetta” prodotta da “condizioni climatiche senza precedenti”. Così un gruppo di ricercatori australiani e belgi ha definito la causa dell’imponente sbiancamento che ha colpito la Grande barriera corallina. Lo studio, pubblicato sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science, è stato portato avanti dalle università James Cook e Louvain. Già lo si sapeva: tra i principali accusati, fino a poco tempo fa, vi erano l’El Niño particolarmente intenso e le temperature sopra le medie. A questo, il team di ricercatori ha aggiunto un periodo di permanenza “eccezionalmente lungo” di acqua mediamente più calda all’interno del reef.

Coral bleaching on the Great Barrier Reef from GBRMPA on Vimeo.

Protagonista dello studio è stato Eric Wolanski, professore dell’università australiana, che ha sottolineato come il riscaldamento delle acque prodotto da El Nino nel 2016 abbia avuto inizio nel Golfo di Carpentaria: basti pensare che, in quel luogo, le acque avevano raggiunto una temperatura eccezionale: ben 34 gradi. Da lì si è generata una corrente particolarmente calda che, muovendosi verso i reef dello Stretto di Torres, si è diretta verso il tratto settentrionale della Grande barriera corallina. Proprio qui si sarebbe fermata l’acqua riscaldata: poi, stazionando per un periodo “eccezionalmente lungo, avrebbe aumentato lo stress termico sui coralli”. Tutto questo ha inoltre favorito il riscaldamento locale prodotto dai raggi solari. Se, in condizioni normali, la corrente costiera settentrionale al largo del Queensland, nel Mar dei Coralli, avrebbe prodotto un raffreddamento della barriera, nella situazione in esame si è verificato l’opposto: la corrente “ invertito il corso- spiega Wolanski- e ha portato acqua molto calda”. Ecco come si è generata la “tempesta perfetta”. Ed ecco come la Grande barriera corallina ha subito un maxi sbiancamento. Drammatico il bilancio: ben il 70% dei coralli della zona a nord di Port Douglas è morto. Complessivamente, considerando le acque poco profonde, la percentuale di coralli perduta è stata del 29%.

Il Sole verso il minimo del suo ciclo di attività, il minimo solare
Il Sole verso il minimo del suo ciclo di attività, il minimo solare

Nessuna macchia, il disco solare appare immacolato. Così lo ha fotografato oggi il Solar Dynamics Observatory della NASA. Secondo diversi studi il Sole starebbe per entrare nel periodo di attività minima. Tutto normale o quasi: l’attività del Sole segue un andamento ciclico, tra periodi di massima e periodi di minima attività che ricorrono ogni 11 anni circa. Il Sole però sembra stia entrando in una fase di attività particolarmente debole: negli ultimi anni il suo campo magnetico si è assottigliato ed è rallentata la velocità di rotazione degli strati piu’ esterni ad alcune latitudini.
Per capire l’intensità dell’attività solare gli esperti misurano il campo magnetico e osservano gli strati più superficiali della superficie della Stella. Durante il periodo di attività minima, ad esempio, il Sole ha meno macchie solari rispetto ai periodi di massima attività. La Royal Astronomical Society ha studiato l’attività del sole dell’ultimo periodo attraverso la sua “musica”. La professoressa Yvonne Elsworth della School of Physics and Astronomy dell’Università di Birmingham afferma che “il Sole è molto simile ad uno strumento musicale e produce note dalle basse frequenze. Attraverso lo studio di queste onde sonore (eliosismologia) si può comprendere cosa sta succedendo nelle parti più interne della Stella. Non siamo ancora sicuri di quali saranno le conseguenze di questa fase di attività particolarmente debole, ma è evidente che ci troviamo in periodo insolito. In ogni caso, possiamo affermare che arriveremo al minimo di attività solare tra circa due anni“.

sole

 

Il disco solare fotografato il 6 luglio 2017 dal SDO della NASA

Attività solare e conseguenze sulla Terra

Secondo gli esperti il prossimo minimo solare dovrebbe arrivare tra il 2019 ed il 2020. Diminuiscono le macchie solari e i brillamenti ma non significa che il Sole si più debole. “Si tratta solamente di una variazione dell’attività solare” spiega la NASA. Ad esempio durante il periodo di minimo solare i buchi coronali, quelle vaste zone “buie” e più “fredde” della corona del Sole, si sviluppano e resistono per molto più tempo (anche più di sei mesi). Da queste regioni dell’atmosfera del Sole il campo magnetico si espande e permette la fuoriuscita di particelle sottoforma di vento solare. Questo può talvolta provocare effetti anche sulla Terra: il vento solare interagisce con il campo magnetico della Terra provocando un disturbo nella magnetosfera, quello che chiamiamo tempeste geomagnetiche, aurore boreali e disturbi nei sistemi di comunicazione e navigazione.

Lazio: alla scoperta della Villa Adriana di Tivoli, patrimonio dell’umanità
Lazio: alla scoperta della Villa Adriana di Tivoli, patrimonio dell’umanità

Nel Lazio, come in tutto il nostro Bel Paese, ci sono tantissime cose da vedere!
Una di queste è Villa Adriana, un grandissimo complesso che fu costruito tra il 118 e il 138 d.C. per volontà dell’imperatore Adriano. Si trova a Tivoli, che oggi fa parte della Città Metropolitana Roma Capitale. Nel 1999, l’Unesco la riconobbe come parte del Patrimonio dell’Umanità. La scelta dell’Unesco non è dovuta solo all’importanza della storia di questo luogo, ma anche alla sua eccezionale architettura. La motivazione con cui Villa Adriana fu dichiarata Patrimonio dell’Umanità, infatti, recita: “Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell’antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell’architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo.” La villa fu edificata in diverse fasi, che si conclusero con la realizzazione di una vera e propria cittadina: la residenza extraurbana dell’imperatore si estendeva su un’area di almeno 120 ettari!

Lazio: Villa Adriana
La sua struttura è molto complessa e comprende edifici residenziali, terme, giardini, padiglioni e piazze. I vari edifici erano collegati fra loro da elaborati percorsi di superficie, ma anche da una rete sotterranea. Una struttura così elaborata doveva rispondere a diverse funzioni e al terreno frastagliato che la ospita. Tale complessità, però, deriva anche dalla volontà e dalle idee innovative dell’imperatore. Si dice che Adriano volesse riprodurre nella sua villa i luoghi e i monumenti che più lo avevano colpito durante i suoi viaggi nelle province dell’Impero Romano. In realtà, gli edifici della villa presentano tutti i caratteri più innovativi dell’architettura romana del tempo: le riproduzioni di monumenti egiziani e greci sono da intendere come suggestioni, più che come vere e proprie ricostruzioni.

Visitare Villa Adriana:

Oggi, l’area visitabile occupa almeno 40 ettari. Villa Adriana è aperta al pubblico tutti i giorni, esclusi il 1° gennaio e il 25 dicembre, in orari d’apertura che variano in base al periodo dell’anno. Il biglietto intero per visitare la residenza ha un prezzo di 8€, ma sono previste riduzioni per alcune categorie di visitatori. È possibile raggiungere Villa Adriana in auto, ma anche con i mezzi pubblici: la fermata del bus numero 4 della linea CAT dista circa 300 metri.

Lazio: Villa Adriana

Il primo motore attivato dalla luce
Il primo motore attivato dalla luce

Fantascienza e realtà. Il divario non è più così ampio. Due studi stanno infatti colmando la distanza che ci separa da quelle tecnologie solo ipotizzate da film e libri fantascientifici. Due motori unici nel loro genere, progettati dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) e, in Olanda e Gran Bretagna, dalla Eindhoven University of Technology e Kent State University, sarebbero in grado di attivarsi se colpiti da un fascio di luce. I ricercatori del MIT hanno progettato una particella asimmetrica, spessa meno di un capello e rivestita su un solo lato di uno strato di oro. Quando vengono colpite dalla luce queste particelle iniziano a roteare ad una velocità che dipende dalla luce: basta infatti cambiare il colore della luce per cambiare velocità.

I ricercatori britannici e olandesi invece hanno sviluppato un materiale che si contrae ed espande in risposta alla luce. Questo materiale, il primo a convertire la luce in movimento, è costituito da cristalli liquidi e si muove, quando sfiorato dai raggi luminosi , contraendosi ed espandendosi proprio come un bruco.

3 luglio 2017, la Terra raggiunge l’afelio
3 luglio 2017, la Terra raggiunge l’afelio

Il nostro Pianeta, nella sua orbita intorno al Sole, ha raggiunto il punto più lontano dalla stella.
Durante l’estate la Terra è più lontana o più vicina al Sole rispetto all’inverno?
Sembra quasi un controsenso, ma il 3 luglio 2017 alle 22.00 (ore locali) la Terra ha raggiunto il punto di massima distanza dal Sole durante la sua orbita.

In questo particolare momento astronomico, detto Afelio, la Terra dista ben 152 milioni di km dalla nostra stella. Il momento opposto, detto Perielio, avviene d’inverno 13 giorni dopo il solstizio ed è l’attimo in cui la Terra si ritrova “solo” a 147 milioni di km.

Questioni di coincidenze. Il fatto che per l’emisfero settentrionale l’Afelio si verifichi d’estate possiamo quasi dire che sia un caso. A determinare le temperature della nostra atmosfera e quindi a influenzare le stagioni, non è la distanza Terra-Sole, ma l’inclinazione dei raggi solari rispetto la superficie terrestre. Tra giugno, luglio e agosto, l’Emisfero Nord si trova maggiormente inclinato a favore del Sole e riceve una maggior quantità di raggi diretti. Questo è il motivo per cui d’estate fa più caldo, anche se siamo così lontani dal Sole.

Siamo l’app numero 1 per i bambini!
Siamo l’app numero 1 per i bambini!

Dopo aver raggiunto la vetta nello scorso mese di ottobre, l’app dei MeteoHeroes è volata nuovamente in testa alla classifica delle app dedicate ai bambini!

Il progetto dei MeteoHeroes è nato nel 2015 da un’idea del Centro Epson Meteo che, per realizzarlo, si è avvalso della collaborazione di una serie di qualificati partner con competenze nel mondo dell’infanzia e del digitale.
L’app Meteoheroes è la numero 1 sia nella categoria Kids 6-8 dell’App Store dedicato ai dispositivi iOS, sia tra le App segnalate da Google Play come di tendenza per i bambini. La puoi scaricare gratuitamente da App Store e Google Play per i dispositivi Android e iOS!

MeteoHeroes

Conosci la nostra storia?

Il giorno del loro decimo compleanno, sei bambini da diverse parti del mondo scoprono di avere un potere speciale: la capacità di scatenare un agente atmosferico. Le loro abilità straordinarie vengono notate da un gruppo di scienziati e meteorologi, che decidono di invitarli nell’avveniristica centrale del CEM. Qui, guidati dall’intelligenza artificiale TEMPUS, si alleneranno per controllare i loro incredibili poteri e diventare così i MeteoHeroes, il primo gruppo di supereroi che protegge la Terra dai cambiamenti climatici!

Guarda il trailer:

Territorio più fragile a causa dell’uomo
Territorio più fragile a causa dell’uomo

In Veneto e in Lombardia finora è stato consumato il 12% del suolo, in Campania più del 10%. In Italia il 7,6% del suolo è impermeabilizzato da asfalto e cemento.
Una parte sempre più vasta del territorio che calpestiamo è impermeabile, cosa che moltiplica il rischio di frane e alluvioni. Causa di tutto questo è l’opera dell’uomo, che nel corso dei decenni ha ricoperto il suolo con enormi quantità di cemento e asfalto. La percentuale del suolo con tali caratteristiche in Italia è arrivata a ben il 7,6%. Ben di più della media europea, che si attesta sotto il 5%. Si tratta di ben 23 mila chilometri quadrati, una porzione di territorio pari a Liguria, Campania e Molise sommate insieme.

Un grazie va, paradossalmente, alla crisi economica, che negli ultimi anni ha frenato questo andamento. Il consumo di suolo è passato dagli 8 metri quadrati al secondo di inizio anni Duemila ai 3 metri quadrati del 2016. Ma questo non basta.

I drammatici dati arrivano dalla relazione presentata lunedì 26 giugno dall’Ispra che presenta vari scenari possibili entro il 2050. La più rosea delle ipotesi parla di un consumo di suolo di 1.635 chilometri quadrati (circa 7 volte l’isola d’Elba) durante il periodo di transizione che porterebbe allo zero di metà secolo. Terrificante lo scenario più negativo, che vede un consumo di ben altri 8.326 chilometri quadrati di suolo, pari a un terzo della Sicilia.

Per rendersi conto del tutto, si pensi che tra il novembre 2015 e il maggio 2016 in Italia sono stati sottratti alla natura, coprendoli di asfalto e cemento, quasi 30 ettari al giorno per un totale di 5 mila ettari. La devastazione non è omogenea. In Veneto e in Lombardia si è consumato il 12% del territorio, in Campania più del 10%. Le città con la maglia nera sono Roma, Torino e Bologna. Tra gli altri dati allarmanti, vi è quello relativo alla tipologia delle zone devastate dal cemento: tra queste, infatti, vi sono le aree protette, la fascia costiera, e persino le zone a rischio alluvione.

CityTree: 275 alberi in meno di 4 metri quadrati per combattere lo smog
CityTree: 275 alberi in meno di 4 metri quadrati per combattere lo smog

Un grande filtro per l’aria delle nostre città più inquinate. Questa è l’installazione verticale verde CityTree che assorbe polveri sottili, ossidi di azoto e CO2, le sostanze inquinanti presenti nell’aria. La sua potenza sembra essere fenomenale: purifica l’aria come farebbero 275 alberi ma in una superficie molto ridotta (alta 4 metri e larga 3 metri) e adatta per essere posizionato in diversi punti della città. La copertura vegetale è in grado di trasformare l’azoto e la CO2 in ossigeno prezioso fornendo, in tempo reale, i dati sulla qualità dell’aria. La struttura, realizzata utilizzando solo materiali riciclati, si autoalimenta grazie a pannelli solari.

Quando la tecnologia si mette al servizio dell’ambiente genera idee innovative. Le piante come l’edera e il caprifoglio riducono le particelle inquinanti e il biossido di azoto presenti nell’aria.  Le piante più adatte però sono i muschi e licheni, le cui capacità assorbi-smog sono state sfruttate in questo ambizioso progetto. CityTree è stato messo a punto da una startup tedesca ed è tra le trenta idee finaliste del premio Chivas Venture per le imprese socialmente responsabili.

Trentino-Alto Adige: alla scoperta del Parco Naturale Adamello Brenta
Trentino-Alto Adige: alla scoperta del Parco Naturale Adamello Brenta

Il Parco Naturale Adamello Brenta si trova in Trentino-Alto Adige: è l’area protetta più vasta della regione. Il Parco comprende 14 valli e i gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta, dove si trova uno dei ghiacciai più grandi d’Europa. Nel Parco si trovano 48 laghi, tra cui il lago di Tovel, famoso perché in alcuni momenti di fioritura delle alghe le sue acque hanno assunto una colorazione rossa molto particolare. Il territorio del Parco Adamello Brenta è caratterizzato da boschi che arrivano fino a un’altitudine di 1.800 metri. Più in alto, verso le vette, si trovano praterie alpine e una tipica vegetazione rupestre resistentissima: è in grado di sopravvivere anche molto oltre i 2.500 metri!

Trentino- Alto Adige, il lago di Tovel

Le montagne che fanno parte del Parco godono di una straordinaria ricchezza anche per quanto riguarda la fauna: tra gli altri, è possibile avvistare camosci, cervi, caprioli, stambecchi, volpi, tassi, marmotte e perfino esemplari di orso bruno. Fino al 1700, l’orso era presente in tutte le zone boscate dell’Italia settentrionale: fu perseguitato dall’uomo per secoli e arrivò a rischiare l’estinzione. Per questo, nel 1996 ha preso vita il progetto di reintroduzione Life Ursus, che ha rilasciato alcuni esemplari di orso bruno. Ha così avuto origine una popolazione di orsi che oggi conta un totale di circa 50 esemplari, sulle Alpi Centrali.

Orso Bruno in Trentino

Visitando il Parco si ha anche l’opportunità di vedere le Dolomiti, dichiarate dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2009. Quello delle Dolomiti di Brenta, interamente compreso nel territorio del Parco Adamello Brenta, è l’unico gruppo dolomitico che si erge a ovest del fiume Adige. Si estende per circa 40 chilometri da nord a sud e per circa 12 km da est a ovest, confina a nord con la Val di Sole, a sud con le Valli Giudicarie, a ovest con la Val Rendena e a est con la Val di Non, la Paganella e il lago di Molveno.

 

Anche i nostri amici animali soffrono il caldo. Come proteggerli?
Anche i nostri amici animali soffrono il caldo. Come proteggerli?

Quando fa molto caldo, e soprattutto quando c’è tanta umidità nell’aria, i nostri amici animali soffrono come noi. Per questo d’estate dobbiamo fare grande attenzione alla loro salute. Proprio come noi, gli animali domestici possono andare incontro a un colpo di calore o un colpo di sole: un rischio molto grave.
Il nostro corpo, sudando, fa in modo che la temperatura esterna resti il più possibile stabile. Gatti, cani, uccellini e piccoli animali d’affezione, invece, non sudano: la loro termoregolazione avviene  mediante un sistema di “raffreddamento ad aria”, che consiste nel ventilare con respiri piccoli e frequenti, in modo da far passare velocemente l’aria sulle superfici umide del cavo orale e determinare così la dispersione del calore.

animali e caldo

Cosa possiamo fare?

Con temperature elevate e alti tassi di umidità è necessario raffreddare il corpo dei nostri amici, bagnando frequentemente alcuni punti specifici dell’animale come le ascelle, la pancia, il collo e l’interno coscia. Fondamentale è non cambiare la temperatura in modo repentino, ad esempio passare dal freddo dell’aria condizionata al caldo dell’ambiente esterno. Un altro punto importante è la tosatura che non deve essere sempre pensata come un bene per l’animale: la maggior parte delle volte, in estate, si rischia di ustionare la pelle.
Un’altra buona regola da seguire è quella di non far camminare gli animali sull’asfalto o sulla spiaggia ardente: è dannoso per le articolazioni. Si consiglia di passeggiare solo nelle zone d’ombra. I veterinari raccomandano inoltre di evitare un’alimentazione ipercalorica e fare avere l’acqua sempre a disposizione e sempre fresca. Nei viaggi in macchina meglio tenere i finestrini aperti e controllare sempre le strane manifestazioni dei nostri animali che a volte, con lo stress del caldo, potrebbero essere nervosi.

animali e caldo
L’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha stilato un elenco con alcune semplici regole.
1) Non lasciate mai un animale incustodito dentro l’auto. La temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, e trasforma la vettura in un vero e proprio forno.
2) Se vedete un animale rinchiuso da solo in un’auto al sole, prestare attenzione ai sintomi di un eventuale colpo di calore (problemi di respirazione, spossatezza generalizzata). In tal caso, se non si interviene subito il pericolo di vita è grave: chiamate immediatamente le forze dell’ordine e un veterinario reperibile; nel frattempo cercate di creare ombra mettendo dei giornali sul parabrezza, e se possibile gettate acqua all’interno per bagnare l’animale.
3) Assicuratevi che gli animali abbiano sempre accesso all’ombra e acqua fresca in abbondanza. In caso di colpi di calore, chiamate immediatamente il veterinario.
4) Evitare le passeggiate con il vostro cane nelle ore più torride della giornata, preferendo le prime ore del mattino o l’imbrunire, e portare sempre con sé una bottiglietta di acqua e una ciotola. Evitare di far fare attività sportiva al cane nelle giornate più calde.
5) Anche cani e gatti rischiano scottature solari. In caso di giornate particolarmente calde, applicare una crema solare ad alta protezione sulle estremità bianche degli animali (per esempio la punta delle orecchie) prima di farli uscire sotto il sole o di portarli in spiaggia.
6) Se avete un acquario, evitate di tenerlo sotto il sole diretto e cambiate l’acqua regolarmente avendo cura di togliere le alghe che si formano. Se avete un laghetto in giardino con dei pesci, ricordate di riempirlo regolarmente nelle ore serali per compensare l’acqua evaporata e sostituire l’ossigeno andato perso.
7) In caso di animali in gabbia, mai lasciare il canarino o i criceti al sole diretto. Posizionate la gabbia in un luogo ombreggiato, arieggiato e fresco.
8) Con le alte temperature non mancheranno di far visita a cani e gatti le pulci, le zecche e gli acari: controllate regolarmente il pelo del vostro animale per verificarne la presenza; applicate preventivamente un antiparassitario, ma se vi sono particolari problemi di pelle o pelo consultate il vostro veterinario di fiducia prima di utilizzare prodotti.
9) È fondamentale controllare ogni giorno gli animali per verificare che non vi siano uova di mosche sul pelo di cavie, conigli e cani. Tenete ben puliti e disinfettati con prodotti non nocivi per l’animale i luoghi dove vive. Sopratutto, cambiate almeno 2 volte a settimana la lettiera o il fondo della sua “casa”.
10) Il vostro giardino è popolato di fauna selvatica: lucertole, ricci, rane e biscie sono assolutamente innocui per l’uomo, ma utili per il micro ecosistema del giardino. Prima di effettuare i lavori con il tosaerba o distribuire pesticidi, pensate quindi alla loro salvaguardia e soprattutto, prima di accendere un fuoco smuovete sempre il materiale che intendete bruciare, perché questi animali spesso si rintanano tra i mucchi di foglie o i rifiuti in giardino.
11) Se avete animali in sovrappeso, prima di cambiare dieta consultate sempre il vostro veterinario di fiducia.

Acqua: stop agli sprechi!
Acqua: stop agli sprechi!

Ti ricordi il ciclo dell’acqua e i motivi per cui è importante non sprecarla? Ne avevamo parlato qui.
Oggi c’è una ragione in più per fare attenzione a non sprecare acqua: l’Italia si trova a far fronte una grave emergenza siccità, e ha ancora davanti i mesi più caldi dell’anno! Durante la primavera, tra marzo e maggio, è arrivata molta meno pioggia di quella che arriva mediamente: si stima che manchino all’appello 20 miliardi di metri cubi di acqua (è più o meno quella del lago di Como, per farci un’idea).

Noi italiani, però, possiamo fare molto, perché normalmente consumiamo tantissima acqua potabile. Si calcola che ogni italiano consumi mediamente 245 litri al giorno: siamo i primi in Europa per consumo di acqua. Basterà fare più attenzione ad alcune piccole cose che facciamo tutti i giorni per sprecare molta meno acqua (e risparmiare anche un po’ di denaro). Segui i consigli dei MeteoHeroes.

siccità

 

  • Fai attenzione a lavatrice e lavastoviglie
    Sono elettrodomestici che consumano grandi quantità di acqua, oltre che di energia elettrica: ogni ciclo richiede dagli 80 ai 120 litri d’acqua. Basterà fare un po’ di attenzione e utilizzarle solo quando sono completamente piene. Se serve una nuova lavatrice o lavastoviglie, meglio orientarsi su apparecchi di classe A: sono quelli più efficienti a livello energetico.
  • Meglio la doccia
    Riempire una vasca da bagno può richiedere anche 160 litri d’acqua: decisamente meglio una doccia. Attenzione però: non dimentichiamoci che anche la doccia consuma molta acqua, fino a 10 litri al minuto. Quindi è molto importante cercare di fare una doccia il più possibile breve, e chiudere il rubinetto mentre ci facciamo lo shampoo o ci insaponiamo.
  • Occhio alle perdite d’acqua
    Il contatore dell’acqua è uno strumento molto utile per controllare che non ci siano perdite. Per essere sicuri di non avere perdite d’acqua è sufficiente controllare il contatore la sera prima di andare a letto e la mattina appena svegli. Se la cifra della lettura mattutina è diversa da quella che c’era la sera significa che ci sono perdite d’acqua e bisogna intervenire.
  •  Chiudi il rubinetto
    Da un rubinetto aperto scorrono mediamente più di 10 litri d’acqua al minuto: non dimentichiamocelo quando facciamo lo shampoo, insaponiamo i piatti o ci laviamo i denti. Ricordarci di chiudere il rubinetto quando non abbiamo bisogno di acqua corrente può fare davvero la differenza.
  • Non serve acqua corrente per lavare frutta e verdura
    Quando laviamo le verdure è meglio riempire una ciotola o il lavandino con dell’acqua e poi chiudere il rubinetto: basterà aggiungere un po’ di bicarbonato per disinfettare la frutta e la verdura.
  • Ricicla l’acqua
    In alcuni casi possiamo evitare di usare l’acqua potabile del rubinetto. Ad esempio, per innaffiare le piante possiamo raccogliere l’acqua del condizionatore o utilizzare quella della ciotola in cui abbiamo lavato frutta e verdura.
Zanzare contro Pioggia: chi vince?
Zanzare contro Pioggia: chi vince?

Quando piove, le zanzare vengono colpite da gocce d’acqua che hanno un peso fino a 50 volte superiore al loro. Eppure, non si fermano. Com’è possibile?

Per farci un’idea, è come se una persona fosse investita da un’auto: per questo è così sorprendente che le zanzare non si facciano fermare dalla pioggia. Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha realizzato uno studio per spiegare come questo sia possibile.
Per analizzare gli effetti che la pioggia ha sulle zanzare, sei esemplari sono stati chiusi in una scatola trasparente con in cima una rete abbastanza fitta da non permettere loro la fuga ma sufficientemente larga da far passare delle gocce d’acqua. Le gocce sono state fatte cadere, fitte, sulle sei zanzare in volo mentre videocamere ad alta velocità riprendevano la scena.

Lo studio ha dimostrato che le zanzare sopravvivono all’impatto con gocce d’acqua fino a 50 volte più pesanti di loro grazie a una massa piccola e a un esoscheletro elastico e resistente. Il loro corpo, inoltre, è rivestito da una sottilissima peluria idrorepellente che fa scivolare velocemente l’acqua evitando agli insetti di essere trascinati verso terra per il peso. Tutte e sei le zanzare osservate nel corso della ricerca sono sopravvissute senza riportare alcun danno.

I Sassi di Matera, in Basilicata, sono antichissimi
I Sassi di Matera, in Basilicata, sono antichissimi

Matera è una città italiana che si trova nella regione della Basilicata, in Italia Meridionale. Il suo centro storico è molto particolare, perché è l’unico esempio di insediamento completamente ricavato dalla roccia. I primi villaggi della zona sorsero nel Neolitico, quindi circa 8.000 anni fa, ma sono state trovate tracce della presenza dell’uomo risalenti addirittura al Paleolitico. L’uomo, nei millenni, ha adattato alle proprie esigenze le grotte che si trovavano in quest’area fino a dare forma alla città che possiamo visitare oggi. I Sassi di Matera, oggi, costituiscono una parte del centro storico della città e coincidono con due grandi quartieri: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso.

Matera

L’Unesco, nel 1993, ha inserito i Sassi di Matera nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. La decisione dell’Unesco deriva proprio dalla particolare storia dei Sassi, nati come abitazioni preistoriche scavate nelle grotte e nella pietra.
I sassi di Matera sorgono su un versante della Gravina di Matera, che forma un profondo canyon. La Gravina è compresa nel territorio del Parco Archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano, noto anche come Parco della Murgia Materana. Il Parco fu istituito nel 1990 per tutelare e valorizzare il comprensorio della Murgia Materana, salvaguardando l’habitat rupestre e il prezioso patrimonio delle circa 150 Chiese rupestri disseminate nel territorio.

Matera

Il centro storico di Urbino, Patrimonio dell’umanità e cuore del Rinascimento
Il centro storico di Urbino, Patrimonio dell’umanità e cuore del Rinascimento

Urbino è una città che si trova nella regione delle Marche, nel Centro dell’Italia. Il suo centro storico è antichissimo, e molto bello: tanto che l’Unesco, nel 1998, ha deciso di inserirlo nella lista dei siti considerati come Patrimonio dell’Umanità. La storia di Urbino ha avuto inizio tantissimo tempo fa: non conosciamo la data esatta della sua fondazione, ma sappiamo che esisteva già nel III secolo. A quei tempi la città si chiamava Urvinum Metaurense ed era un municipio romano.

Urbino

Urbino è stata una città importante nella storia dell’Italia soprattutto per quanto riguarda l’arte e la cultura.
Dal 1444 al 1482 fu guidata dal duca Federico di Montefeltro, ritratto nell’immagine in fondo alla pagina. Sotto il suo governo la città  raggiunse l’apice del proprio sviluppo politico-culturale e la sua corte divenne cenacolo di alcuni fra gli artisti più famosi del Quattrocento, come Piero della Francesca e Paolo Uccello.
A Urbino, il 28 marzo 1483, nacque Raffaello, uno dei più celebri e affascinanti personaggi del Rinascimento italiano. Nella bottega del padre apprese, fin da giovanissimo, le nozioni di base delle tecniche artistiche. Ebbe anche accesso al Palazzo Ducale di Urbino, dove poté studiare le opere di grandi artisti che lo precedettero.
Urbino_-Federico-di-Montefeltro