Categoria: Edu

Fulmini: come misurare la distanza?
Fulmini: come misurare la distanza?

Temporale all’orizzonte? Per capire quanto è lontano è possibile misurare la distanza dei fulmini!
Il segreto è contare i secondi che trascorrono dal momento in cui vediamo il fulmine e quando sentiamo il tuono. Dopo il boato del tuono interrompi la conta dei secondi e dividi il risultato per 3. Il numero che otterrai ti indicherà a che distanza si trovava il fulmine che hai visto.

Facciamo un esempio. Se hai contato 18 secondi da quando hai visto il fulmine a quando hai sentito il tuono, dividendo il risultato per 3 otterrai la distanza del fulmine. In questo caso, il fulmine si trova a 6 km di distanza.

Perché questo trucco funziona?

La luce è molto più veloce del suono. La luce percorre quasi 300 mila chilometri al secondo, il suono si propaga nell’aria alla velocità di un chilometro ogni tre secondi. Ecco perché i secondi che passano tra i fulmini e i tuoni vanno divisi per 3. Per essere il più possibile preciso, puoi utilizzare un cronometro per contare i secondi.

 

 

In Antartide si perdono ogni anno 125 giga tonnellate di ghiaccio
In Antartide si perdono ogni anno 125 giga tonnellate di ghiaccio

Ancora cattive notizie dal Polo Sud: la perdita di ghiaccio è impressionante ed è ormai prossimo il distacco della piattaforma Larsen C. Sulla piattaforma di ghiaccio Larsen C la frattura aumenta: negli ultimi giorni di maggio la crepa si è allungata di ben 17 chilometri. Manca poco, solo 13 chilometri, e il gigantesco iceberg si staccherà definitivamente dal continente di ghiaccio. Sarà l’iceberg più grande del mondo e il suo distacco cambierà l’aspetto della Penisola Antartica. Questo non è che l’ultimo effetto del cambiamento climatico che ai Poli viaggia due volte più veloce che altrove. Solo qualche giorno fa, a causa dell’aumento della temperatura, sono state fotografate, sempre in Antartide, zone in cui il ghiaccio ha lasciato posto alla crescita del muschio. E in effetti negli ultimi anni è andata perduta una grande quantità di ghiaccio, documentata in un video pubblicato recentemente dalla NASA. Secondo la ricerca basata sulle osservazioni satellitari del progetto GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment satellites) tra il 2002 ed il 2016 sono state perse ogni anno 125 giga tonnellate di ghiaccio, provocando un aumento annuo del livello globale degli oceani di 0,35 millimetri. Soprattutto le zone più occidentali del continente hanno subito negli ultimi 14 anni una perdita ingente di ghiaccio.

Il labirinto di bambù più grande del mondo? È in Italia!
Il labirinto di bambù più grande del mondo? È in Italia!

 

Il labirinto di bambù più grande del mondo è in Italia, in Emilia Romagna. Si tratta del labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, che sorge a Fontanellato, alle porte di Parma. È composto di circa 200 mila piante di bambù appartenenti a 20 specie diverse. Le piante di bambù delineano un fitto intreccio di sentieri interconnessi che si sviluppano attorno a un edificio centrale dando vita a una meravigliosa pianta a stella. Il percorso è lungo circa 3 chilometri e conduce fino alla corte centrale, un piazzale dominato da una cappella a forma di piramide.

Il labirinto di bambù è aperto al pubblico tutti i giorni, tranne il martedì. Sempre aperto anche nei festivi, esclusi il giorno di Natale e Capodanno. Il biglietto d’ingresso costa 18 €, ma sono previste diverse riduzioni per alcune categorie di visitatori. I bambini fino a 6 anni entrano gratuitamente, mentre i ragazzi al di sotto dei 12 hanno diritto a un prezzo ridotto.  Il biglietto comprende non solo la visita del labirinto, ma anche l’ingresso alle gallerie e mostre temporanee. L’orario di apertura va dalle 10.00 alle 19.00 ed è consentito l’ingresso anche ai cani. I nostri amici a quattro zampe possono seguirci alla scoperta di tutto il complesso, escluse le gallerie.

labirinto

 

Che caldo! Ecco qualche consiglio
Che caldo! Ecco qualche consiglio

Gli effetti sulla salute delle ondate di calore, che si verificano quando per diversi giorni abbiamo condizioni meteorologiche estreme, con temperature superiori ai 34-35 gradi e alti tassi di umidità, non sono da sottovalutare. Durante le giornate estive più roventi il sistema di regolazione della temperatura del nostro corpo non riesce a disperdere il calore eccessivo: se il tasso di umidità è molto elevato il sudore evapora lentamente e quindi il nostro corpo si raffredda con difficoltà. Un’esposizione prolungata a temperature estreme può provocare disturbi lievi, come crampi, svenimenti, o effetti molto più gravi, come il colpo di calore, che può verificarsi quando ci si trova esposti ad una temperatura troppo alta, associata ad un elevato tasso di umidità e alla mancanza di ventilazione: si tratta di una situazione a cui l’organismo non riesce ad adattarsi. Il primo sintomo del colpo di calore è un improvviso malessere generale, associato a mal di testa, nausea, vomito e sensazione di vertigine. Inoltre la temperatura corporea aumenta rapidamente (in 10-15 minuti) fino anche a 40-41° C, la pressione arteriosa diminuisce in modo improvviso, la pelle appare secca ed arrossata, perché si interrompe la sudorazione.

Quali sono i rischi e le conseguenze sulla salute? Il nostro corpo, in condizioni di caldo estremo, può risentire di gravi conseguenze. I colpi di calore non vanno dunque sottovalutati. Vediamo dunque alcuni consigli per affrontare le giornate di caldo intenso e scopriamo quali sono le spiegazioni alla base.

Non mangiare salato. Perché il sale fa male?

Il sodio è fondamentale per la vita umana, interviene nelle principali attività biochimiche dell’organismo, partecipa alla regolazione dell’equilibrio acido-basico, regola la permeabilità delle membrane cellulari e, insieme al potassio, l’equilibrio idrico (ritenzione o eliminazione dei liquidi). Il sale è un potente elettrolita: è coinvolto nella contrazione muscolare e nella conduzione nervosa. Capita molto raramente il dover integrare la dieta con il sale: solo quando si fa attività fisica dura in un clima estremamente caldo, con sudore abbondante e prolungato, e perdita di peso da sudore di almeno 3kg (nel caso di sport professionistico, lavoro sotto il sole estivo in edilizia o nelle ferrovie, escursionismo in montagna). In questi casi eliminando cloruro di sodio ed altri sali, si perde tono e ci si indebolisce, e se si fa sport sopravvengono crampi muscolari. E’ importante in questi casi reintegrare immediatamente con qualche grammo di sale (sodio), meglio se integrale (tracce di altri sali) e acqua, più qualche frutto fresco succoso (potassio, zuccheri) o miele. Ma per persone e situazioni normali, cioè nel 99 % dei casi, ogni integrazione di sale e minerali è inutile e dannosa perché trattiene i liquidi.

Stare in zone ventilate. Perché serve aria sulla pelle sudata?

Un ventilatore non rinfresca l’aria già presente, ma, oltre a gravare meno sulla bolletta rispetto al condizionatore, permette comunque di attenuare la percezione del caldo poiché il movimento dell’aria accelera il processo della dispersione del calore corporeo attraverso il sudore.

frutta

Mangiare frutta e verdura. Cosa contengono frutta e verdura?

La frutta e la verdura contengono sali minerali, vitamine e antiossidanti. Oltre a queste note virtù, la frutta e la verdura contengono alte percentuali di acqua, utili, soprattutto d’estate, per reidratarsi. Preferire quindi frutta di stagione: meloni, cocomeri, fragole, ciliegie, albicocche, pesche, fichi. Consumare anche tante verdure, meglio se crude: carote, finocchi, pomodori, cetrioli, peperoni, sedano, radicchio, zucchine e fagioli dall’occhio.

Perché serve rinfrescare la pelle molto spesso utilizzando acqua tiepida?

Evitare le docce gelate perché la differenza di temperatura affrontata in modo repentino può procurare diversi disagi (da una sensazione di mal di testa a problemi all’apparato digerente). Inoltre l’acqua fredda può non darci una sensazione duratura di benessere: infatti, appena usciti da bagno o doccia, si percepirà nuovamente la differenza di temperatura e il senso di calore. Mentre una doccia o un bagno tiepido faranno sì che al momento di uscire dall’acqua la differenza di temperatura sia minore e quindi la sensazione di fresco perdurerà più a lungo. Docce frequenti possono servire per rinfrescare la pelle e ridurre la temperatura corporea.

Vestire con abiti leggeri e chiari possibilmente bianco. Perché il bianco è meglio di altri colori?

Preferire abiti chiari ed evitare quelli scuri in quanto questi ultimi assorbono i raggi del sole, caricando l’organismo di energia termica radiante e aumentando le probabilità di surriscaldamento. Viceversa, gli abiti chiari riflettono la luce attenuando questa forma di trasferimento di calore mediata dai raggi solari. Molto importante è anche la scelta del materiale con cui sono fatti i vestiti, che dev’essere sottile e traspirante. Materiali come il lino e il cotone rappresentano un’ottima scelta. Andrebbero invece evitati materiali sintetici impermeabili, poiché ritardano l’evaporazione del sudore e con essa la dispersione termica. Inoltre quando fa caldo è bene preferire vestiti larghi e comodi per permettere la libera circolazione dell’aria tra la pelle e l’ambiente. Un abito aderente simula condizioni di assenza di vento, perciò priva l’organismo della possibilità di disperdere calore per convezione. Quando manca il ricambio di aria a causa dell’estrema aderenza dell’indumento, l’aria che si trova in prossimità della cute viene scaldata Se invece l’aria può circolare liberamente nel vestiario, i flussi di aria più fredda ricambiano continuamente quella ormai riscaldata che si trova in prossimità della cute.

Un meteorite nel cielo dell’Italia
Un meteorite nel cielo dell’Italia

Un meteorite ha acceso il cielo italiano martedì 30 maggio, poco dopo le 23.00. Sono arrivate molte segnalazioni soprattutto dal Centro-Nord. In tanti hanno affermato di aver visto una luminosissima scia verde attraversare il cielo per qualche secondo.  È stato sentito anche un boato molto forte, per lo più dalle zone più a est dell’Emilia-Romagna e dal basso Veneto.

Uno scatto realizzato martedì sera mostra il passaggio del meteorite sul Trentino Alto Adige:

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Cos’è un meteorite?

È il frammento di un meteoroide, cioè un piccolo asteroide, che è entrato in collisione con la Terra.
Il boato che è stato sentito da molti italiani è dovuto proprio all’impatto con la nostra atmosfera. A causa dell’attrito si riscalda ed emette luce. Per questo motivo quando cade, attratto dalla forza di gravità, forma una scia luminosa che viene chiamata meteora, stella cadente o bolide.

Lago di Aral
Lago di Aral

Nelle aride pianure tra Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan il Lago di Aral, lago salato senza emissari, veniva alimentato dalla acque provenienti dalle nevi cadute sulle montagne. Dagli anni sessanta però l’Unione Sovietica decise di sfruttare l’acqua dei due immissari attraverso la costruzione di canali per uso agricolo, e da quel momento il Lago salato Aral iniziò ad evaporare. Per l’Onu si tratta di “uno dei peggiori disastri ambientali mai causati dall’uomo”.

aral

Mezzo secolo fa il Lago Aral era tra i più grandi al mondo, ma la deviazione dei due principali affluenti del Lago per irrigare i campi ha cambiato la storia e il clima di quest’area geografica. A Moynaq l’acqua è scomparsa definitivamente nel 1973 e la terra è stata contaminata dal sale e dai materiali tossici del lago. Nel 2015 la NASA pubblicò le immagini del Lago di Aral, documentando la netta diminuzione del livello e della superficie, ridotta del 75% in 50 anni. Moynaq è la città che più di tutte ha pagato le conseguenze della catastrofe ed oggi è una città fantasma nel deserto.

Il futuro senza il Lago di Aral

L’obiettivo principale degli ambientalisti non è ricreare un lago, ma umidificare la pianura arida per fermare la sabbia e le polveri contaminate da pesticidi e fertilizzanti che continuano a spargersi in tutta l’Asia Centrale.

Foto NASA Earth Observatory image by Jesse Allen. Caption by Kathryn Hansen.

Ladybird Farm: Il divertimento sostenibile
Ladybird Farm: Il divertimento sostenibile

Nel sud dell’Ungheria si trova un parco divertimenti molto particolare, esempio di un tipo di politica che ha messo il divertimento sostenibile al centro delle proprie attenzioni e del proprio business. Ladybird Farm sorge su un sito di 125 acri tra le colline trans-danubiane e offre avventure di tutti i tipi, dai go-kart a pedali fino ai sentieri in corda. È aperto tutto l’anno con un passaggio di circa 65.000 visitatori che vengono così a contatto con ovini, bovini, maiali e cavalli, oppure partecipano a laboratori artigianali tradizionali e ricevono anche consigli su come condurre una vita sostenibile.

La missione della fattoria è aiutare le persone a riscoprire il piacere di vivere immerse nella natura respirando l’aria fresca, conoscendo gli animali domestici e le abitudini dei nostri antenati. Il fondatore e proprietario János Hando ha dichiarato: “Sviluppiamo le attrazioni che non consumano energia e mettiamo a disposizione delle altre alcune fonti rinnovabili come pannelli solari e biomassa. Il nostro obiettivo è quello di fornire divertimento per le persone in modo sostenibile. Ho passato un po’ di tempo a capire quello che facciamo per il nostro Pianeta, e la prospettiva non è grande. Il futuro di mia figlia passa anche per quello che faccio io qui.” La fattoria dà lavoro a 15 impiegati in una delle zone meno sviluppate d’Europa e il ristorante offre piatti locali fatti in casa. L’innovazione continua è un principio fondamentale a Ladybird Farm e si lavora per trovare sempre delle nuove attrazioni per convincere i visitatori a tornare più volte. “Vogliamo costruire il primo albergo al mondo con un saldo a zero-energia: tutta l’energia che consuma dovrà quindi arrivare fonti rinnovabili locali” dichiara Hando.

Questa iniziativa ha ottenuto anche il riconoscimento European Business Awards for the Environment (EBAE) che premia le aziende europee che rispettano dell’ambiente. Un’ottima iniziativa che serva di ispirazione per chi, nel campo degli affari, vuole comunque mettere al primo posto la salvaguardia dell’ambiente.

C’è un tesoro nel mare della Sardegna: l’energia
C’è un tesoro nel mare della Sardegna: l’energia

Il mare della Sardegna può produrre molta energia: 13 chilowatt per metro di costa. Un tesoro così importante può fare di questa area il giacimento di energia green più grande del Mediterraneo. Questa bella notizia arriva dall’analisi realizzata dall’Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, ENEA. La produzione maggiore di energia potrebbe avvenire nell’area occidentale della Sardegna (guardando la cartina, il mare a sinistra dell’isola), soprattutto nei pressi di Alghero.

Alghero

Secondo l’ENEA, il potenziale energetico del mare della Sardegna occidentale è molto simile a quello degli Stati europei più all’avanguardia nello sviluppo di energia green proveniente dalla fonte rinnovabile del mare, come la Danimarca. Lungo le altre coste italiane è possibile produrre meno energia rispetto alla Sardegna. Nel canale di Sicilia è circa la metà, 7 kW per metro di costa, e ulteriormente inferiore quello di altre aree: 3 kW/m il potenziale di Ionio e medio Tirreno, solo 2 kW/m la media di quello dell’Adriatico.
La produzione di energia dal mare attualmente soddisfa una piccolissima parte della domanda energetica dell’Europa: solo lo 0,02%. Però, permetterebbe di ridurre in modo significativo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica. Secondo le stime dell’Unione Europea, investire nell’energia green prodotta dal mare sarebbe molto importante anche per l’economia degli stati. Permetterebbe di creare un mercato da oltre 50 miliardi di euro l’anno per il 2050 e di far nascere 450 mila nuovi posti di lavoro.

Come si produce energia dal mare?

L’energia green prodotta attraverso il mare è una delle cosiddette “rinnovabili” o energie “alternative” e deriva dal moto delle onde. Per produrla, si sfrutta l’energia cinetica contenuta nel moto ondoso. L’energia delle onde può contare su un sistema di accumulo naturale di energia: le onde stesse. Questo non avviene nel caso dell’energia solare e di quella eolica. In Italia, ENEA e il Politecnico di Torino sono al lavoro per sviluppare una tecnologia pensata appositamente per le onde del mar Mediterraneo. Le nostre onde sono diverse da quelle dell’oceano, che sono più alte e meno frequenti. Gianmaria Sannino, ricercatore ENEA che ha curato lo studio, sottolinea che questi dispositivi non avrebbero un impatto significativo sul paesaggio, dato che sono parzialmente sommersi. Sarebbero d’aiuto anche per contrastare l’erosione della costa riducendo l’energia delle onde che la raggiungono.

Le lumachine più colorate del mondo sono a rischio
Le lumachine più colorate del mondo sono a rischio

Questa variopinta lumaca vive nelle foreste di Baracoa, nella zona più orientale di Cuba, l’unico posto in cui si trovano ancora colonie di queste meravigliose lumache. Qui fino al 1964 si poteva accedere solo via mare e la zona era conosciuta anche come la Città del paesaggio, per la sua vegetazione rigogliosa, le foreste vergini e la grande biodiversità, tutelata da tre parchi nazionali.
Le conchiglie sembrano dipinte a mano e sono tutte di colori vivaci che vanno dal rosso porpora al giallo limone, con spirali nere e bianche. Le lumache arboricole, le Polymita picta, sono una specie endemica di Cuba e vivono nella foresta subtropicale. La loro sopravvivenza è a rischio sia perché prediligono solo alcune specie di alberi sia perché molto ricercate per il loro splendido guscio. Nonostante sia una specie protetta dalla legislazione cubana dal 1943, le Polymita picta, entrate di diritto fra le più belle “conchiglie” del mondo, vengono “cacciate” per realizzare monili e accessori proprio per la loro colorazione unica, dettata dal tipo di alimentazione del mollusco.

Stagione meteorologica o astronomica?
Stagione meteorologica o astronomica?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

Che differenza c’è tra stagioni meteorologiche e astronomiche?

Le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici ma all’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole.

Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

Ritiro dei Ghiacciai: la situazione è preoccupante
Ritiro dei Ghiacciai: la situazione è preoccupante

In Italia dagli anni ’80 è stata persa la quantità di ghiaccio che corrisponde a quattro volte la capacità del Lago Maggiore. Nello stato del Montana, invece, entro il 2030 potrebbero addirittura scomparire del tutto

I ghiacciai sono una riserva d’acqua importantissima, ma il riscaldamento globale ha ridotto significativamente la dimensione dei ghiacciai in tutto il mondo. Nel Montana, secondo uno studio pubblicato dall’USGS dal 1966 alcuni ghiacciai hanno perso addirittura l’85% del loro volume. Sono stati monitorati 37 ghiacciai del Glacier National Park, il Parco nazionale dei ghiacciai in Nevada e due nel U.S. Forest Service land. Sulle Montagne Rocciose del Nevada il ritiro dei ghiacciai è evidente tanto da avere impatti sull’ecosistema e sul turismo. La perdita di ghiaccio comporta una maggiore presenza di acqua nei principali bacini e fiumi a valle, ne aumenta la portata modificando così anche la temperatura. La fusione dei ghiacciai, oltre ad essere uno scenario preoccupante per l’uomo, mette infatti a rischio la sopravvivenza di diverse specie acquatiche.

Attraverso mappe digitali, fotografie aeree e dati satellitari sono stati misurati i perimetri dei ghiacciai durante la stagione estiva, quando la neve caduta in inverno, ormai fusa, ha permesso di vedere chiaramente le dimensioni delle formazioni nevose perenni. Le istantanee registrate in più appuntamenti tra il 1966 e il 2016 hanno permesso di ottenere un quadro dettagliato degli ultimi 50 anni.

Queste informazioni fanno parte di uno studio molto più ampio che comprende il monitoraggio dei ghiacciai di Montana, Alaska e Washington. I dati sono preziosi per comprendere l’impatto dei cambiamenti climatici sullo stato di salute dei ghiacciai nelle diverse zone perché, entro il 2030, secondo gli esperti, nel Glacier National Park i ghiacciai potrebbero non esserci più. Si tratta di una prospettiva in linea con quello che è successo negli ultimi 100 anni, basti pensare che nel 1850 i ghiacciai sulle Montagne Rocciose erano 150, ma nei monitoraggi più recenti il numero è tre o quattro volte più basso.

Ghiacciai: la situazione in Italia

Anche in Italia la situazione è preoccupante. Dagli ultimi dati raccolti dall’ISTAT a partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono in graduale regresso. Nel 2007 addirittura il 99% dei ghiacciai monitorati era in fase di ritiro, quota che (fortunatamente) è diminuita all’88% nel 2014.
Dei circa 250 km cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola età glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano circa 150 km cubi negli anni ’70 e soltanto 80 km cubi nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

Perché il tramonto è colorato?
Perché il tramonto è colorato?

La Natura ci regala spettacoli meravigliosi, capaci di lasciarci ogni volta a bocca aperta. Il tramonto è uno di questi: tutte le sere ci incanta con i suoi colori straordinari! Chi sa perché i tramonti hanno un colore così particolare?

Dipende dalla luce:

Il tramonto
La luce è una radiazione elettromagnetica. Significa che, anche se non ce ne accorgiamo, è in continuo movimento sotto forma di onde.
Noi siamo in grado di vedere solo una parte di queste onde di luce, cioè quella che forma i colori dell’arcobaleno. Te li ricordi? Sono il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, l’indaco e il viola. Ognuno di questi colori corrisponde a una diversa lunghezza della nostra onda di luce. Il blu, per esempio, si trova su una lunghezza più corta del rosso.

Quando il Sole è alto nel cielo, la sua luce deve attraversare una distanza più corta per raggiungerci. Per questo motivo di giorno vediamo la luce blu, che corrisponde a un’onda di luce più corta. Al tramonto, invece, il Sole si allontana e la sua luce deve percorrere più spazio per arrivare fino ai nostri occhi. Ecco perché vediamo il rosso e l’arancione: a noi arrivano soltanto le onde più lunghe, che corrispondono a questi colori.

La spiaggia verde ricoperta di cristalli
La spiaggia verde ricoperta di cristalli

Alle Hawaii esiste una spiaggia verde ricoperta di cristalli: si chiama Papakolea Beach, ma è nota anche come Mahana. La spiaggia verde si trova sull’isola principale delle Hawaii e il suo colore deriva dalla concentrazione di olivina. Si tratta di un minerale che contiene ferro e magnesio noto fin dall’antichità: gli egizi lo utilizzavano in numerosi rituali sacri. In forma cristallina, l’olivina dà origine a una splendida gemma preziosa nota come peridoto.

I cristalli che regalano a Papakolea Beach il suo straordinario colore provengono dal vulcano Pu’u Mahana.  Il vulcano si trova di fronte alla spiaggia e non è più attivo: l’ultima eruzione risale a 49 mila anni fa. Il mare estrae l’olivina dalla cenere. Le onde sbattono contro le rocce alla base del vulcano e depositano i cristalli sulla spiaggia verde.

La spiaggia verde

Papakolea Beach deve il suo colore a degli antichi cristalli

La spiaggia verde si può visitare, ma non è facile da raggiungere: bisogna camminare per tre chilometri. È necessario, inoltre, pagare un biglietto di circa 25 dollari e avere il permesso del Department of Hawaiian per calpestarla.

Oceano di nuvole nel Grand Canyon
Oceano di nuvole nel Grand Canyon

Le pareti rocciose del Grand Canyon si sono trasformate nelle sponde di un immenso oceano di nuvole. Capitano raramente questi momenti in cui il Grand Canyon cambia volto e diventa quasi irriconoscibile. E’ successo qualche giorno fa quando un oceano di nuvole si è formato tra le gole create dal fiume Colorado, nell’Arizona settentrionale. Le particolari condizioni atmosferiche hanno regalato un panorama completamente diverso da quello per cui milioni di turisti ogni anno si recano per vedere una delle più conosciute meraviglie naturalistiche del mondo.

GrandCanyon - Oceano di nuvole 3

Questo fenomeno è dovuto all’inversione termica che si verifica durante le sere e notti calme e serene. Cosa significa “inversione termica”? Normalmente la temperatura dell’aria diminuisce all’aumentare della quota altimetrica ma questo non avviene quando il forte raffreddamento del suolo sottrae calore all’aria sovrastante che a sua volta si raffredda: nelle prime centinaia di metri si crea così uno strato in cui la temperatura addirittura aumenta con la quota ossia si ‘inverte’ il normale andamento della temperatura con l’altezza.

GrandCanyon - Oceano di nuvole 2

Grazie a queste condizioni si sono formate nubi basse che sono rimaste imprigionate tra le pareti rocciose del Grand Canyon. Il video di Skyglow Project ha documentato questo rarissimo fenomeno. Il video è stato girato da SKYGLOW Project che collabora con la International Dark-Sky Association con l’obiettivo di documentare l’inquinamento luminoso nel Nord America e di preservare la bellezza delle notti stellate in tutto il mondo.

► Guarda il video

Foto – Crediti: Gavin Heffernan and Harun Mehmedinović SKYGLOWPROJECT.COM