Categoria: Piante

Verdi distese di riso nel deserto: un miraggio che diventa realtà
Verdi distese di riso nel deserto: un miraggio che diventa realtà

Scoperta in Cina una varietà di riso in grado di crescere in acqua salata nei terreni più aridi. Riso nel deserto: al via la sperimentazione alle porte di Dubai.
Quasi mezzo secolo di ricerca e di sperimentazioni. Decenni di impegno e di fatica. Alla fine, però, ci sono arrivati. Un team di scienziati cinesi, specializzati nello studio del riso, è riuscito a ottenere quello che pareva un obiettivo irraggiungibile: coltivare il riso nel deserto. C’è riuscito in Cina, ci sta provando negli Emirati Arabi. In questi mesi la squadra di studiosi sta infatti sperimentando la coltivazione della varietà di riso idonea a crescere in acqua marina proprio nel deserto alla periferia di Dubai. E, per ora, i risultati sono oltremodo positivi. È quanto diffuso dall’agenzia di stato cinese Xinhua, istantaneamente ripresa dal celebre South China Morning Post.

Riso nel deserto, il progetto è iniziato. La semina è avvenuta a gennaio. A inizio estate c’è stato un raccolto tale da far ben sperare in successivi, entusiasmanti sviluppi. Il team è guidato da Yuan Longping, studioso famoso per aver studiato le più diverse varietà di riso e aver prodotto le prime varietà ibride agli inizi negli anni Settanta.
A tenere alto il morale degli studiosi arrivano i risultati sulla resa del raccolto: 7 tonnellate e mezzo per ettaro. Un dato eccezionale, laddove si pensi che la media globale, per la stessa varietà, è di 3 tonnellate per ettaro. Entro fine anno la risaia sperimentale dovrebbe raggiungere l’estensione dei 100 ettari: un’area da espandere ulteriormente a partire dal 2020. Guardando al futuro non immediato, l’obiettivo finale è quello di estendere le coltivazioni di riso al 10% del territorio degli Emirati Arabi Uniti. Parliamo di un terreno avente un’estensione di 83.600 km quadrati.
Il gruppo di ricerca cinese che sta lavorando al progetto è coadiuvato dall’Ufficio Privato dello Sceicco Saeed Bin Ahmed Al Maktoum, membro della famiglia regnante di Dubai. Sfruttando la varietà ibrida di riso in grado di crescere in acqua salata nelle aride distese del deserto si otterrebbe un duplice effetto: da una parte, mettere a coltivazione zone altrimenti destinate all’abbandono, dall’altra evitare di prosciugare le preziosissime riserve di acqua dolce, già ridotte ormai ai minimi termini.

La varietà di riso prescelta per il progetto è la stessa individuata, una quarantina di anni fa, nei pressi di una distesa di mangrovie, nel mezzo di una vasta palude. Questa varietà di riso selvatico resistente all’acqua salata è stata incrociata con altre specie di riso idonee a essere coltivate in larga scala: dopo quattro decenni di sperimentazioni si è così arrivati a ottenere otto ceppi di riso che risultano in grado di crescere in acqua marina diluita. Fino a pochi anni fa, tuttavia, la resa non era assolutamente soddisfacente, rendendo dunque non conveniente il tutto dal punto di vista economico. All’improvviso, poi, dalla Cina è arrivata la notizia eclatante: si è riusciti a ottenere, in acqua salata, una quantità doppia di riso per ogni ettaro di coltivazione. La Cina si ripropone di destinare a questo tipo di coltivazione un milione di km quadrati di terre attualmente abbandonate a causa del suolo troppo salino. Dopo la Cina, è arrivata la Penisola Araba. Ma il progetto non si ferma qui. Sono già molte le nazioni che, annoverando territori dalle caratteristiche simili a quelle descritte, sono intenzionate a sfruttare la nuova varietà di riso. Prima tra tutte, l’Australia.

La foresta pluviale ha gli stessi diritti di un essere umano
La foresta pluviale ha gli stessi diritti di un essere umano

Per anni la foresta amazzonica, meglio conosciuta come il polmone della terra, è stata rovinata con opere di deforestazione. Gli ambientalisti hanno cercato per anni di fermarle, senza però ottenere successi permanenti nel tempo. Ora è arrivata una sentenza della Corte Suprema colombiana ad opporsi e a riconoscere l’importanza della foresta per il mondo.  Le dichiarazioni arrivano in risposta ad una causa mossa da un gruppo di 25 giovani (dai 7 ai 26 anni), che chiedevano al governo di tutelare l’ambiente, salvaguardando la foresta amazzonica.

La Corte Suprema ha stabilito che la foresta deve essere protetta, lasciando un ultimatum al governo che deve organizzare piani per combattere il problema della deforestazione. Una delle gravi conseguenze del disboscamento della foresta pluviale è senza dubbio l’emissione di gas serra, uno degli agenti del cambiamento climatico.  Il problema non è solo attuale, ma avrà un progressivo peggioramento se il comportamento nei confronti della natura non verrà mutato. È necessario quindi fermare questo disastro se si vuole garantire un futuro sano alle generazioni future. Alla foresta, inoltre, sono stati attribuiti gli stessi diritti di un essere umano, per  questo motivo deve essere protetta.

 

La natura ci ha fatto una sorpresa!
La natura ci ha fatto una sorpresa!

Il deserto di Atacama si estende lungo l’area costiera nord-occidentale del Cile ed è considerato uno dei luoghi più aridi al mondo. Due catene montuose lo proteggono dall’umidità e le temperature oscillano tra gli zero gradi notturni e i 25-30°C durante il giorno, con precipitazioni davvero molto scarse. Proprio a causa della mancanza di pioggia, qui crescono delle piante che riescono a fiorire solo una volta ogni 7 anni.

deserto

L’ultima fioritura risale al 2015, ma la natura che riesce sempre a sorprenderci: in questi giorni ha dipinto quel deserto con un’insolita distesa di colori. A fare la scoperta sono stati gli stessi turisti, che al loro arrivo al posto delle distese di terra secca si sono trovati davanti una distesa di fiori bianchi e viola.
Le forti precipitazioni che si sono verificate in questo inverno, hanno consentito al terreno di immagazzinare abbastanza umidità per permettere alle piante di sbocciare inaspettatamente, regalando questa incredibile fioritura nel deserto.

deserto

 

Qual è la grotta più grande del mondo?
Qual è la grotta più grande del mondo?

Hang Son Ðoòng è la grotta più grande del mondo e si trova nella provincia di Quang Binh, in Vietnam. La caverna è in mezzo alla giungla, all’interno del parco nazionale di Phong Nha-Ke Bang, vicino al confine con il Laos. Scavata per secoli da un fiume sotterraneo – il suo nome, infatti, significa “grotta del fiume di montagna” – la grotta ebbe origine fra i due e i cinque milioni di anni. Tuttavia fu scoperta solo nel 1991 da un uomo del posto di nome Ho Khanh, che la trovò per caso ma non ebbe la possibilità di esplorare il suo interno perché privo di attrezzatura. La prima esplorazione della grotta risale al 2009: fu realizzata da un team di speleologi della British Cave Research Association, guidati dal britannico Howard Limbert.

grotta
Grazie a questa spedizione e a quelle che la seguirono oggi sappiamo che la galleria calcarea si sviluppa per una lunghezza di circa 4,5 chilometri, ma è molto probabile che nasconda ulteriori passaggi che superano tale lunghezza. In alcuni punti la grotta è alta più di 180 metri: può ospitare un isolato di grattacieli alti 40 piani!
La grotta è così grande che ha sviluppato un proprio clima, grazie anche alle numerose doline, aperture simili a finestre che, nella parte alta delle pareti, permettono alla luce di filtrare. All’interno della grotta si formano nuvole, piogge e banchi di nebbia. Ha così potuto svilupparsi una ricchissima vegetazione, da alcuni descritta come una vera e propria giungla, tra cui spiccano alcune piante autoctone che secondo i ricercatori crescono solo all’interno di questa grotta. La giungla ospita anche diversi animali, come scimmie e pipistrelli.

Questo video ci porta alla scoperta dell’interno della grotta più grande del mondo!

Perché in autunno le foglie cambiano  colore?
Perché in autunno le foglie cambiano colore?

Durante la stagione autunnale il paesaggio cambia: le foglie sugli alberi diventano di molte tinte diverse e ci regalano una vera esplosione di colore.

Questo fenomeno dipende da una sostanza che si chiama clorofilla: in primavera e in estate c’è clorofilla in abbondanza nelle foglie, che devono proprio a lei il loro classico colore verde.

Questa sostanza è la protagonista di un processo molto importante per la pianta e per tutto l’ecosistema: la fotosintesi clorofilliana. La clorofilla trasforma l’acqua, presente nella linfa, e il carbonio, presente nell’anidride carbonica che c’è nell’aria, in zuccheri e ossigeno.

Da dove viene lenergia che rende possibile questo processo? Dal sole!
La sua luce viene assorbita dalla clorofilla, che la utilizza come fonte di energia: è come se fosse il suo carburante.

fotosintesi-clorofilliana

Come sappiamo, in autunno le giornate diventano sempre più corte e il sole è sempre più basso nel cielo. In questa stagione, quindi, fa sempre meno caldo e c’è meno luce solare.

Con la riduzione del suo carburante, la fotosintesi clorofilliana rallenta e la quantità di clorofilla presente nelle piante diminuisce per via delle temperature basse.

In primavera e in estate la clorofilla è tanta e il suo colore verde prevale su quello delle altre sostanze presenti nella foglia. In autunno diminuisce la concentrazione di clorofilla e quindi diventano visibili anche le altre tinte degli altri pigmenti che compongono la pianta: il nuovo colore delle foglie dipende proprio da queste sostanze.

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Il colore arancione è dovuto al carotene. Sì, quello delle carote! Il giallo dipende da una sostanza che si chiama xantofilla e che è presente in grandi quantità nel mais e nelle banane.
A volte il colore delle foglie è un bel rosso scuro: succede quando prevale l’antociano, un pigmento tipico delle ciliegie e delle prugne scure.autunno5

Non tutte le piante cambiano colore. Perché?

Sono piante che hanno un nome un po’ buffo: sempreverdi. Si chiamano così proprio perché le loro foglie non cambiano colore e restano, appunto, sempre verdi.
Succede, per esempio, nel caso degli abeti, che restano verdi anche in inverno, tranne quando li addobbiamo a Natale, e allora diventano di tanti colori diversi!

Le foglie degli abeti, come quelle dei pini e dei loro colleghi sempreverdi, contengono degli oli speciali e sono ricoperte da uno strato di cera: così possono resistere al gelo ed evitare che la clorofilla al loro interno diminuisca.

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