Categoria: Noi e il clima

Lago di Aral
Lago di Aral

Nelle aride pianure tra Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan il Lago di Aral, lago salato senza emissari, veniva alimentato dalla acque provenienti dalle nevi cadute sulle montagne. Dagli anni sessanta però l’Unione Sovietica decise di sfruttare l’acqua dei due immissari attraverso la costruzione di canali per uso agricolo, e da quel momento il Lago salato Aral iniziò ad evaporare. Per l’Onu si tratta di “uno dei peggiori disastri ambientali mai causati dall’uomo”.

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Mezzo secolo fa il Lago Aral era tra i più grandi al mondo, ma la deviazione dei due principali affluenti del Lago per irrigare i campi ha cambiato la storia e il clima di quest’area geografica. A Moynaq l’acqua è scomparsa definitivamente nel 1973 e la terra è stata contaminata dal sale e dai materiali tossici del lago. Nel 2015 la NASA pubblicò le immagini del Lago di Aral, documentando la netta diminuzione del livello e della superficie, ridotta del 75% in 50 anni. Moynaq è la città che più di tutte ha pagato le conseguenze della catastrofe ed oggi è una città fantasma nel deserto.

Il futuro senza il Lago di Aral

L’obiettivo principale degli ambientalisti non è ricreare un lago, ma umidificare la pianura arida per fermare la sabbia e le polveri contaminate da pesticidi e fertilizzanti che continuano a spargersi in tutta l’Asia Centrale.

Foto NASA Earth Observatory image by Jesse Allen. Caption by Kathryn Hansen.

Ladybird Farm: Il divertimento sostenibile
Ladybird Farm: Il divertimento sostenibile

Nel sud dell’Ungheria si trova un parco divertimenti molto particolare, esempio di un tipo di politica che ha messo il divertimento sostenibile al centro delle proprie attenzioni e del proprio business. Ladybird Farm sorge su un sito di 125 acri tra le colline trans-danubiane e offre avventure di tutti i tipi, dai go-kart a pedali fino ai sentieri in corda. È aperto tutto l’anno con un passaggio di circa 65.000 visitatori che vengono così a contatto con ovini, bovini, maiali e cavalli, oppure partecipano a laboratori artigianali tradizionali e ricevono anche consigli su come condurre una vita sostenibile.

La missione della fattoria è aiutare le persone a riscoprire il piacere di vivere immerse nella natura respirando l’aria fresca, conoscendo gli animali domestici e le abitudini dei nostri antenati. Il fondatore e proprietario János Hando ha dichiarato: “Sviluppiamo le attrazioni che non consumano energia e mettiamo a disposizione delle altre alcune fonti rinnovabili come pannelli solari e biomassa. Il nostro obiettivo è quello di fornire divertimento per le persone in modo sostenibile. Ho passato un po’ di tempo a capire quello che facciamo per il nostro Pianeta, e la prospettiva non è grande. Il futuro di mia figlia passa anche per quello che faccio io qui.” La fattoria dà lavoro a 15 impiegati in una delle zone meno sviluppate d’Europa e il ristorante offre piatti locali fatti in casa. L’innovazione continua è un principio fondamentale a Ladybird Farm e si lavora per trovare sempre delle nuove attrazioni per convincere i visitatori a tornare più volte. “Vogliamo costruire il primo albergo al mondo con un saldo a zero-energia: tutta l’energia che consuma dovrà quindi arrivare fonti rinnovabili locali” dichiara Hando.

Questa iniziativa ha ottenuto anche il riconoscimento European Business Awards for the Environment (EBAE) che premia le aziende europee che rispettano dell’ambiente. Un’ottima iniziativa che serva di ispirazione per chi, nel campo degli affari, vuole comunque mettere al primo posto la salvaguardia dell’ambiente.

Stagione meteorologica o astronomica?
Stagione meteorologica o astronomica?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

Che differenza c’è tra stagioni meteorologiche e astronomiche?

Le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici ma all’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole.

Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

Rispetto a questa suddivisione, tutte quattro le stagioni meteorologiche (primavera, estate, autunno, inverno) cominciano, dunque, con un anticipo di 19-20-21 o 23 giorni rispetto all’inizio delle stagioni astronomiche, che invece seguono l’andamento di solstizi ed equinozi.

Crociera estiva al Polo Nord
Crociera estiva al Polo Nord

Tra qualche decennio al Polo Nord potrebbe non esserci più la calotta di ghiaccio e le rotte navali che collegano Europa, America e Asia potrebbero attraversare liberamente le acque del Mar Glaciale Artico.

Tutti gli studi da tempo ormai confermano quello che sarà un triste epilogo: intorno al 2040 in estate al Polo Nord potrebbe non esserci più la calotta di ghiaccio. In effetti la superficie della Calotta Artica dal 1980 ai giorni nostri si è ridotta di circa il 40% e ancor più rapidamente è diminuito lo spessore della banchisa. Così se nel 1979 la banchisa artica occupava un volume di 16.855 km3, negli ultimi anni è invece regolarmente scesa al di sotto dei 4.000 km3, con una riduzione quindi di oltre il 75%. A causa del Global Warming è perciò molto probabile che entro metà secolo in estate divenga possibile attraversare in nave l’Artico.

Navigazione transpolare: quanto tempo si risparmia?

Le rotte potrebbero essere più convenienti in termini di tempo e quindi anche di costo: attraversare l’artico è sicuramente più veloce per collegare Asia, Nord America ed Europa. Sicuramente le rotte transpolari comportano anche rischi connessi al clima e all’ambiente, qui naturalmente ostile: la calotta di ghiaccio potrebbe infatti fluttuare e spostarsi e in questo modo ostacolare il passaggio delle navi.

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Entro il 2030, in ogni caso, potrebbero diventare ordinarie alcune rotte cargo, ad esempio quelle che costeggiano il nord America e il nord Europa passando poi per il mare di Barents e il mare della Siberia orientale, mentre altre, specie quelle più prossime al polo, necessiterebbero delle rompighiaccio. Tra il 2045 ed il 2060 invece, spiega una ricerca dell’Università di Reading pubblicata dalla American Geophysical Union, lo spessore di ghiaccio della calotta rimanente sarà talmente sottile (compreso tra 1 metro e 50 centimetri) da permettere di attraversare più agevolmente il Mar Glaciale Artico.
Dall’Europa all’Asia più orientale attualmente ci vogliono 30 giorni di navigazione senza sosta passando dal Canale di Suez, mentre dal Nord America 25 giorni, approfittando del Canale di Panama. Nei prossimi decenni questo potrebbe cambiare: secondo le stime da Rotterdam a Yokohama potrebbero volerci 18 giorni mentre da New York a Yokohama 21.

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Perché abbiamo freddo? I consigli per combattere il gelo
Perché abbiamo freddo? I consigli per combattere il gelo

L’Italia, come molti altri Paesi europei, è sottoposta durante l’anno a sbalzi di temperatura notevoli: non è strano infatti che mentre a Torino piove con 5 o 6°C di temperatura massima, nello stesso momento in Sicilia venti di Scirocco portino la colonnina di mercurio ben oltre i 20°C!

Per la geografia del nostro Paese e per la facilità con cui è possibile spostarsi oggi, siamo noi stessi sottoposti a sbalzi di temperatura e il primo problema che incontriamo quando inizia a fare freddo è la difficoltà a mantenere la temperatura interna del nostro corpo intorno ai 37°C.

Naso, mani e piedi freddi: quando fa freddo il sangue circola meno!

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Un modo fondamentale con cui il nostro corpo può difendersi è connesso al sistema cardiovascolare, cioè alla circolazione del sangue. Quando fuori fa freddo il corpo tende a trattenere il calore, soprattutto in prossimità degli organi vitali come cuore, polmoni, cervello e fegato.

Per fare questo, restringe i vasi sanguigni periferici di volto, piedi e mani (fenomeno chiamato vasocostrizione), cercando così di tenere il sangue caldo lontano dall’epidermide più esposta al freddo esterno. E’questo il motivo per cui quando fa freddo abbiamo la pelle più pallida e chiara!

Brividi e riserve energetiche: attento a come mangi!

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Oltre che con la vasocostrizione, il nostro corpo si difende tremando: in questo modo attiva il lavoro dei muscoli che muovendosi producono calore. E sempre per produrre calore, il corpo esposto al freddo brucia le proprie riserve energetiche, ma per poterlo fare è ovviamente necessario che sia rifornito della giusta “benzina”.

Un’arma importante per combattere il freddo è infatti l’alimentazione. Chi ha in programma di passare molte ore all’aperto per lavoro o svago non può dimenticare di portare con sé bevande calde in un thermos e alimenti ricchi di zuccheri, come il cioccolato e i biscotti.

Frutta e verdura sono di fondamentale importanza per quell’apporto di sali e vitamine, che costituiscono una vera e propria protezione naturale. Non va dimenticato anche di bere molto, soprattutto per equilibrare la carenza di liquidi a cui vanno incontro gli strati superficiali del corpo. Il freddo e l’umidità sono anche causa di disidratazione della pelle.

Vestiti a strati per combattere il gelo!

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Oltre all’alimentazione il metodo più ovvio da utilizzare per combattere il freddo è l’abbigliamento. Ecco allora qualche consiglio utile e qualche curiosità per scegliere i capi giusti.

  1. indossa indumenti a strati sovrapposti (canottiera, maglietta, maglione, gilet, giaccavento…) è molto più efficace che indossare solo due capi molto pesanti;
  2. evita un abbigliamento troppo attillato: la pelle ha sempre bisogno di respirare;
  3. preferisci cotone e lana ai materiali sintetici che non fanno traspirare la pelle
  4. mantieni il più possibile il corpo e gli abiti asciutti;
  5. ricorda che la lana mantiene le proprie capacità isolanti anche quando è bagnata, a differenza del cotone che si bagna molto facilmente;
  6. presta molta attenzione alle mani: come spiegato, sono molto sensibili al freddo, indossa quindi dei guanti.
  7. Anche i piedi soffrono molto: in casi estremi conviene indossare due paia di calze, una di lana e una di cotone;
  8. la testa la parte del corpo che in proporzione disperde maggiormente il calore: i berretti di lana, dotati eventualmente di para-orecchie, possono essere indispensabili!
  9. Anche la sciarpa è essenziale sia per bloccare la perdita di calore dal collo sia per tenere calda una parte del corpo spesso colpita dai vari mali di stagione. L’aria secca e fredda che respiriamo in inverno dal naso e dalla bocca contribuisce infatti non poco a far ammalare il nostro sistema respiratorio