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Giornata Mondiale dell’Alimentazione
Giornata Mondiale dell’Alimentazione

Il 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale dell’Alimentazione. Al Mondo 821 milioni di persone soffrono la fame anche se, in teoria, produciamo cibo sufficiente per sfamare tutti. Allo stesso tempo però 1,9 miliardi di persone sono in sovrappeso. La povertà è la causa principale della carestia. Un terzo del cibo prodotto va perduto o, ancora peggio, sprecato. A questi dati preoccupanti si aggiungono i fattori climatici e ambientali: più dell’80% delle catastrofi registrate nel mondo sono connesse al clima. Nel 2050 si pensa che per soddisfare la domanda di cibo, considerando che la popolazione mondiale aumenterà, l’agricoltura dovrà produrre il 50% in più di cibo, nutrimenti e biocarburanti.

Obiettivo Fame Zero

Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il mondo può e deve raggiungere la #FameZero. Un obiettivo ambizioso ma per cui vale la pena lottare insieme. Partendo dalla cooperazione tra i piccoli agricoltori e la piccole aziende, l’adozione di nuovi metodi per una agricoltura sostenibile per aumentare la produttività, piantare diverse tipologie di culture.  Insieme possono adattarsi ai cambiamenti climatici e sviluppare strategie comuni per le coltivazioni sostenibili, nonché imparare come affrontare i disastri naturali e riprendersi rapidamente dalle loro conseguenze. I governi dovrebbero aiutare chi vive nelle zone più rurali, contrastare la povertà e promuovere un modello di alimentazione migliore per combattere l’obesità. Noi cittadini dovremmo aiutare le aziende locali, usare consapevolmente e senza sprechi le risorse della Terra, cambiare le nostre abitudini per seguire uno stile di vita più sostenibile.

Ma cosa significa “sostenibile“? La sostenibilità è legata, in questo contesto, all’ambiente. Si parla di “sviluppo sostenibile” quando lo sviluppo della situazione attuale non compromette la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni, preservando quindi l’ecosistema della Terra. La sostenibilità tocca quindi l’economia, la società, l’ambiente e infine anche la cultura.

Seguiamo questi pochi consigli:

Evita di sprecare il cibo – Un quarto degli alimenti che si rovinano o si sprecano ogni giorno basterebbe a sfamare tutti i popoli che soffrono la fame. Siamo certi che non vorrai essere complice di questa catastrofe globale, quindi preparati al cambiamento! Acquista e consuma solo il necessario, non scartare frutta e verdure che sembrano “brutte”, dì NO alle inutili confezioni di plastica, ama i tuoi avanzi!

Abbi cura dell’acqua – Siccità vuol dire assenza di acqua e sta diventando sempre più diffusa, anche nei Paesi in cui ce n’era in abbondanza. È dovuta ai cambiamenti climatici, il che vuol dire… che siamo parte del problema. Datti da fare e controlla le perdite, usa l’acqua piovana o le acque “grigie” per innaffiare le piante, fai docce rapide invece del bagno, chiudi il rubinetto quando ti lavi i  denti (avrai un sorriso più smagliante!).

Acquista prodotti locali – Quando puoi, acquista da agricoltori della tua zona. Perché? Perché in questo modo sostieni la crescita economica locale, e il trasporto dei prodotti è più breve. Meno emissioni, meno inquinamento, mondo più sano, agricoltori più felici. Un vantaggio a tutto tondo!

Mantieni puliti terreno e acqua – Non gettare rifiuti a terra, raccogli la spazzatura gettata via in modo irresponsabile dagli altri e non dimenticare di farti sentire se li vedi mentre lo fanno! Sii un  consumatore coscienzioso e scegli detersivi, vernici e altri prodotti per la casa che non contengano candeggina o altre sostanze chimiche aggressive. In questo modo il terreno ne soffrirà meno. Dai uno sguardo online e acquista solo da aziende che prevedono lavorazioni sostenibili che non danneggino l’ambiente. Un prodotto a basso costo è probabile che sia dannoso per le persone o per il pianeta: compra solo cose di qualità o evita di comprarle e… fai spese solo se ne hai davvero bisogno.

Invia il tuo Poster!

Leggi di più sul manuale Fame Zero della FAO e completa tutte le attività. La FAO, inoltre sta invitando bambini e ragazzi di tutto il mondo, dai 5 ai 19 anni, ad usare l’immaginazione per creare un poster che illustri il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Scatta o scansiona un’immagine del tuo poster e iscriviti compilando il modulo sul loro sito web.
Il termine per la partecipazione è il 9 novembre 2018.

L’Estate cede il passo all’Autunno con l’equinozio
L’Estate cede il passo all’Autunno con l’equinozio

Nel corso dell’equinozio, trovandosi l’asse di rotazione terrestre perpendicolare alla direzione dei raggi solari, in tutto il Pianeta il giorno e la notte hanno uguale durata. Ci siamo. Il momento da molti paventato, da altri desiderato, sta arrivando. L’estate volge al termine. I giorni si accorciano, iniziano a cadere le foglie, le belle e calde giornate di sole pian piano si allontano. L’autunno è alle porte. Quest’anno l’appuntamento è per domenica 23 settembre. Alle ore 1.54 UTC di quel giorno cadrà l’equinozio d’autunno, momento che sancisce ufficialmente l’inizio dell’autunno astronomico. Ecco quindi che il ciclo produttivo e riproduttivo pian piano terminerà, e la natura gradualmente si preparerà al più rigido clima invernale e a un riposo della durata di vari mesi. Il termine “equinozio” trae origine dal latino aequinoctium, a sua volta derivato da aequa-nox, ossia “notte uguale”: nel corso dell’equinozio, infatti, giorno e notte hanno uguale durata, cadendo i raggi solari in modo esattamente perpendicolare all’asse di rotazione terrestre. L’asse di rotazione terrestre, rispetto al piano di rivoluzione orbitale intorno al Sole, risulta inclinato in media di 23°27′. Questo significa che i raggi solari, in ogni istante, non giungono mai sulla Terra con la stessa angolazione. Nel corso degli equinozi, invece, l’asse di rotazione terrestre risulta perpendicolare alla direzione dei raggi solari: in ogni punto del pianeta, dove il Sole supera l’orizzonte, la durata del giorno è dunque uguale alla durata della notte.

Ogni anno i due equinozi (primavera e autunno), esattamente come avviene per i due solstizi (estate e inverno), cadono a sei mesi di distanza l’uno dall’altro. Equinozi e solstizi segnano convenzionalmente l’avvicendamento delle stagioni astronomiche della Terra. Nell’emisfero boreale l’equinozio di marzo segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera; l’equinozio di settembre, invece, segna la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Viceversa accade nell’emisfero australe, dove l’autunno comincia con l’equinozio di marzo e la primavera con quello di settembre.

Abbiamo parlato dell’autunno “astronomico”. Dal punto di vista meteorologico, invece, l’autunno ha inizio il 1° settembre, per concludersi il 30 novembre. La spiegazione sta nel dato climatico e meteorologico. Verso la fine di agosto, infatti, mediamente le temperature iniziano a far registrare i primi cali rispetto alla calura estiva e le piogge si fanno più frequenti. Il cambio di stagione, oltre che dal punto di vista astronomico e da quello meteorologico, può essere però definito anche in base a un altro parametro, quello legato alla fenologia. Parliamo di quel ramo della biologia che si occupa dei rapporti tra fattori climatici (temperatura, umidità, fotoperiodo) e la manifestazione stagionale di alcuni fenomeni della vita vegetale, quali la germogliazione delle gemme, la fioritura, la maturazione dei frutti, la caduta delle foglie, etc., oltre che dei rapporti tra fattori climatici e la manifestazione stagionale dei fenomeni relativi alla fauna. Secondo la fenologia, l’inizio delle stagioni non può coincidere con un giorno preciso: si tratterebbe, invece, di un periodo caratterizzato da cambiamenti graduali sia nel mondo vegetale che in quello animale. Modi diversi, dunque, di vedere il mutamento che, ad ogni cambio stagionale, si genera attorno a noi, nel perenne e sempre stupefacente ciclo della vita.

Hai attivato il tuo Plastic Radar?
Hai attivato il tuo Plastic Radar?

Grazie al nuovo progetto di Greenpeace oggi possiamo segnalare i rifiuti di plastica che troviamo al mare!
L’associazione ambientalista ha infatti lanciato Plastic Radar, un nuovo servizio che permette di segnalare rifiuti di plastica che troviamo in spiaggia, che vediamo galleggiare tra le onde o che osserviamo perfino sui fondali durante una nuotata o un’immersione.

Plastic Radar, l'iniziativa di Greenpeace per segnalare i rifiuti di plastica che inquinano le nostre spiagge e il nostro mare

Foto: Greenpeace

Come funziona?

Per partecipare, e attivare il tuo Plastic Radar, ti basterà scattare una o più foto del rifiuto di plastica che vuoi segnalare: Greenpeace specifica che, se possibile, è meglio fare in modo che sia riconoscibile anche il marchio (per esempio, quello di una bottiglietta d’acqua) e il tipo di plastica con cui è stato realizzato il rifiuto. Quindi, invia la tua segnalazione su Whatsapp, al numero +39 342 3711267, condividendo i tuoi scatti e la posizione in cui hai trovato il rifiuto di plastica.

Plastic Radar, l'iniziativa di Greenpeace per segnalare i rifiuti di plastica che inquinano le nostre spiagge e il nostro mare

Foto: Greenpeace

Se dovessi trovare rifiuti di plastica non più interi, ma frammentati, potrai segnalarli comunque con le stesse modalità.

Ultimo passaggio? Naturalmente, dopo averli fotografati ricordati di raccogliere i rifiuti che trovi e di gettarli in contenitori dedicati alla raccolta della plastica!

Sul sito plasticradar.greenpeace.it è possibile trovare tutte le informazioni su come partecipare e anche i dati che sono stati raccolti finora. Per esempio, una mappa mostra quante segnalazioni sono arrivate da diverse aree dei nostri mari e un semplice grafico mostra quali sono le principali categorie merceologiche che stanno inquinando i nostri mari.

 

 

Arriva l’alternativa alla Plastica
Arriva l’alternativa alla Plastica

E’ stato inventato un materiale camaleontico: cambia aspetto senza perdere la sua forma originaria. Di che cosa stiamo parlando? Nessuna specie rara, stiamo parlando di un materiale innovativo chiamato “Infinitely” che un giorno potrebbe sostituire la plastica.

La plastica che usiamo oggi è facile, conveniente, economica e di lunga durata ma non siamo molto bravi nel riciclarla come si deve. Si stima che solo il 9% della plastica prodotta venga effettivamente riciclata. Il resto finisce nelle discariche, o, ancora peggio, finisce disperso nell’ambiente, in mezzo agli oceani e perfino nella Fossa delle Marianne.

Ma forse le cose potrebbero migliorare. Questo nuovo materiale è fatto da una lunga catena di molecole (polimero) e per questo assomiglia molto alla plastica, ma ha delle caratteristiche uniche che lo rendono un sostituto perfetto. É robusto e resistente come la plastica ma, a differenza sua, può essere trasformato un’infinità di volte senza troppa fatica. La plastica che usiamo oggi, infatti, è sì riciclabile, ma per farlo bisogna usare sostanze tossiche e procedure complesse e più costose. Questo materiale, invece, ritrova la sua forma originaria molto più facilmente. Per questo motivo viene definito un materiale dal “ciclo vitale circolare“, perché è plasmabile all’infinito.

Sicuramente si tratta di una soluzione interessante per il futuro.

Alla ricerca del delfino perduto
Alla ricerca del delfino perduto

La più grande area marina del Mediterraneo è il Santuario Pelagos, un’area dedicata alla protezione dei mammiferi marini che si espande per circa 90 mila chilometri quadrati nel mar ligure, dalla Costa Azzurra alla Toscana, passando per la punta settentrionale della Sardegna.

Nell’area del Santuario si osservano regolarmente 8 specie di cetacei ma – ha spiegato a La Stampa Sabina Airoldi, coordinatore scientifico dell’Istituto Tethys, organizzazione dedicata alla conservazione dell’ambiente marino attraverso la ricerca scientifica e la sensibilizzazione del pubblico – negli ultimi anni sono diminuiti gli avvistamenti della balenottera comune e sembra essere quasi scomparso il grampo. Si tratta di un delfino di grandi dimensioni, molto facile da riconoscere per le particolari striature bianche, simili a graffi, che ricoprono il suo corpo:

Proprio al grampo è dedicato il progetto dell’Istituto TethysAlla ricerca del delfino perduto“, una campagna di avvistamenti realizzata in collaborazione con il Fai e con Banca Intesa San Paolo. Nei porti della Liguria e lungo la costa tirrenica verranno affissi, a partire da maggio, dei manifesti per invitare tutti i cittadini – e in particolare quelli che vanno in barca – a segnalare eventuali avvistamenti del grampo, oltre alle indicazioni su come riconoscerlo e come comportarsi per non disturbarlo.

 

5 curiosità sulla neve
5 curiosità sulla neve

Quante ne sai sulla neve? I MeteoHeroes ci svelano 5 curiosità!

  1. Quando nevica c’è silenzio
    Pensavi fosse solo una tua impressione? No, è proprio vero: dopo una nevicata c’è silenzio. Questo succede perché tra i fiocchi di neve si creano dei piccoli spazi d’aria, che hanno il potere di assorbire i rumori! Più in particolare, lo strato di neve fresca è in grado di filtrare e assorbire le onde sonore.
  2. La neve è fatta d’acqua, eppure è bianca invece di essere trasparente. Perché?
    Ai nostri occhi arrivano tutti i colori e, siccome il bianco è la somma di tutti i colori, è questo quello che percepiamo. Questo succede perché i raggi di luce vengono deviati dai cristalli di neve. Lo stesso avviene di cristallo in cristallo finché il raggio arriva ai nostri occhi con tutti i colori di partenza.
  3. Esiste anche la neve rosa, però.
    La neve può assumere una colorazione rosata, o rossastra. È un fenomeno che esiste da sempre, ma sembra destinato a diventare più frequente a causa dei cambiamenti climatici:la neve diventa di questo colore per la presenza di alghe tipiche delle zone come il Polo Nord e il Polo Sud, dove la neve è permanente, cioè non si scioglie mai del tutto. Queste alghe si moltiplicano con l’aumentare delle acque che derivano dalla neve sciolta e con i raggi solari quindi, più si alzeranno le temperature, più le alghe saranno prolifiche.neve
  4. Non nevica solo quando ci sono zero gradi
    Infatti, la neve si forma tra 0 e -5 gradi. Mentre scende dalle nuvole, l’acqua può attraversare degli strati di atmosfera dove le temperature sono al di sotto dello zero e, quindi, congelarsi formando piccoli cristalli di ghiaccio. Questi cristalli si aggregano tra di loro fino a formare i fiocchi di neve tra gli 0 e i -5 °C, perché a questa temperatura sono coperti da un sottilissimo strato d’acqua che, quando due cristalli si uniscono, congela. Proprio come la colla!
    Invece, quando le temperature sono più basse dei 5 gradi sotto zero, questa sottile pellicola d’acqua congela subito e non funziona più da colla tra i cristalli. Qui trovi più dettagli su come si formano i fiocchi di neve e come sono fatti.
  5. La neve pesa tantissimo
    Un metro cubo di neve fresca (la più leggera) ha un peso che varia tra gli 80 e i 200 kg. La neve compatta è ancora più pesante: un metro cubo pesa tra i 200 e i 500 kg. Il caso in cui la neve è più pesante in assoluto è quello in cui, oltre a essere compatta, è anche bagnata: può arrivare addirittura 800 kg, cioè 8 quintali!

neve

Neve: perché è bianca?
Neve: perché è bianca?

Tutti sanno che la neve è bianca: siamo abituati così e per noi è del tutto naturale. Ma se ci pensiamo bene, i fiocchi di neve sono fatti di acqua: non dovrebbero, quindi, essere trasparenti?

neve bianca

Per capire perché la neve è bianca, dobbiamo imparare una delle basi della fisica che ha a che fare con i colori: un oggetto risulta nero quando assorbe tutta la luce che lo colpisce; trasparente se la luce lo attraversa completamente; colorato se lo stesso oggetto assorbe parte della luce che gli arriva. Un oggetto è, infine, “a specchio” se riflette la luce.

Quando incontra un cristallo di neve, il raggio di luce viene deviato. E così avviene di cristallo in cristallo finché, alla fine di questo percorso, il raggio torna all’osservatore. In realtà, quindi, il cristallo resta trasparente. A noi, però, arrivano tutti i colori di partenza e, siccome il bianco è la somma di tutti i colori, ciò che percepiamo alla fine è proprio il colore bianco. Il manto nevoso è inoltre quasi completamente “a specchio”, dunque abbagliante, perché la maggior parte della luce che lo colpisce viene poi restituita.

Super-sensore in orbita per mappare l’inquinamento atmosferico
Super-sensore in orbita per mappare l’inquinamento atmosferico

L’Esa, Agenzia Spaziale Europea, ha lanciato in orbita un nuovo super-sensore che ha il compito di mappare l’inquinamento atmosferico a bordo del satellite Sentinel-5P.

La prima immagine del satellite Sentinel-5P è stata scattata in Europa lo scorso 22 novembre e ha rilevato il diossido di azoto (NO2) presente in atmosfera: la zona peggiore, neanche a dirlo, è la nostra Val Padana. Qui, anche a causa della geografia, l’aria tende ad essere la più inquinata d’Europa: i numeri pubblicati dal rapporto Air Quality in Europe mostrano come i valori medi annui (riferiti al 2015) in Val Padana e a ridosso delle gradi città sono superiori ai 40 microgrammi per metro cubo, valore di allarme fissato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Concentrazioni di diossido di azoto in Europa

Sentinel-5P ha il compito di monitorare l’inquinamento atmosferico nel mondo per consegnare agli esperti dati ancora più dettagliati per prendere decisioni e attuare strategie di mitigazione messe in atto per intervenire sulle cause del cambiamento climatico.

Sentinel-5P trasporta uno dei sensori più sofisticati al mondo, il sensore “Tropomi” capace di mappare gli inquinanti come il diossido di azoto, il monossido di carbonio, il metano e altri aerosol dannosi per la salute umana e per il clima.

In questa animazione, ad esempio, i dati rilevati in 24 ore da Sentinel-5P sulle concentrazioni di monossido di carbonio (CO) nel Mondo

L’inverno è bellissimo, ma che freddo! Sai perché abbiamo freddo?
L’inverno è bellissimo, ma che freddo! Sai perché abbiamo freddo?

L’inverno si avvicina, e il freddo sta già iniziando a farsi sentire: sai perché succede? Insieme ai MeteoHeroes scopriamo cosa accade nel nostro corpo quando la temperatura si abbassa!

Il nostro corpo ha una temperatura interna ideale di circa 37°C e in tutte le stagioni dell’anno mette in atto delle azioni volte a mantenerla sempre il più possibile costante. Per questo motivo, ad esempio, quando fa molto caldo sudiamo e quando fa freddo tremiamo.

Un modo fondamentale con cui il nostro corpo può difendersi dagli sbalzi di temperatura è connesso al sistema cardiovascolare, cioè alla circolazione del sangue. Quando fuori fa freddo il corpo tende a trattenere il calore, soprattutto in prossimità degli organi vitali come cuore, polmoni, cervello e fegato. Per fare questo, restringe i vasi sanguigni delle zone più periferiche, come il volto, i piedi e le mani (fenomeno chiamato vasocostrizione), cercando così di tenere il sangue caldo lontano dalla pelle più esposta al freddo esterno. Per questo motivo quando le temperature sono molto basse abbiamo la pelle più pallida e chiara e sentiamo freddo soprattutto al naso e alle dita di mani e piedi!

freddo

 

Oltre che con la vasocostrizione, il nostro corpo si difende tremando: in questo modo attiva il lavoro dei muscoli che muovendosi producono calore. E sempre per produrre calore, il corpo esposto al freddo brucia le proprie riserve energetiche, ma per poterlo fare è ovviamente necessario che sia rifornito della giusta “benzina”. Un’arma importante per combattere il freddo è infatti l’alimentazione. Chi ha in programma di passare molte ore all’aperto per lavoro o svago non può dimenticare di portare con sé bevande calde in un thermos e alimenti ricchi di zuccheri, come il cioccolato e i biscotti. Frutta e verdura sono di fondamentale importanza per quell’apporto di sali e vitamine, che costituiscono una vera e propria protezione naturale. Non va dimenticato anche di bere molto, soprattutto per equilibrare la carenza di liquidi a cui vanno incontro gli strati superficiali del corpo. Il freddo e l’umidità sono anche causa di disidratazione della pelle.

Halloween: come fare la zucca?
Halloween: come fare la zucca?

Halloween è vicinissimo: sai come fare una zucca super spaventosa?
Ecco i consigli dei Meteoheroes!

Per prima cosa, scegli una bella zucca, che sia grande e con poche imperfezioni.

Scegli la base su cui andrai a lavorare, il più possibile comoda e spaziosa. Sgombrala e ricoprila con fogli di giornale per non sporcare.

Prendi un pennarello indelebile e disegna un cerchio attorno alla parte alta della zucca. Deve essere un cerchio largo, perché poi dovrai infilarci un braccio per svuotare la zucca.

Con un coltello, e con l’aiuto di un adulto, ritaglia la zucca seguendo i contorni del cerchio che hai disegnato. Fai attenzione a non tagliarti e a tenere la punta del coltello diretta verso il centro della zucca: in questo modo realizzerai un taglio obliquo e quando chiuderai il coperchio non cadrà dentro la zucca. Infilando un braccio, svuota la tua zucca di Halloween.

Halloween

A questo punto riprendi il pennarello: è ora di disegnare il volto della zucca di Halloween!

Puoi disegnarlo come vuoi: il metodo più utilizzato prevede che gli occhi e il naso della zucca siano tre triangoli con la punta verso l’alto. La bocca di solito viene disegnata sorridente, con pochi dentoni:

Halloween

 

Con il coltello, adesso devi ritagliare la zucca seguendo le linee tracciate con il pennarello.

Congratulazioni! La tua zucca di Halloween è pronta: non ti resta che inserire una candela attraverso il buco realizzato nella parte alta e chiuderla.

Halloween

Clicca qui per scoprire gli esclusivi addobbi di Halloween dei MeteoHeroes!

Perché i panda sono bianchi e neri?
Perché i panda sono bianchi e neri?

I panda sono tra gli animali selvatici più conosciuti al mondo, e un importantissimo simbolo della salvaguardia delle specie a rischio estinzione. Eppure, i biologi ancora non si spiegano perché abbiano un colore così particolare!

I panda hanno la schiena, la pancia e gran parte del muso completamente bianchi, mentre la zona intorno agli occhi, le orecchie e le zampe sono nere. Gli studiosi hanno fatto numerose ipotesi per spiegare la loro colorazione: secondo alcuni è funzionale alla regolazione termica dei panda, per esempio.
Un video pubblicato dallo Zoo di Atlanta mostra come i due gemellini Mei Lun e Mei Huan siano cresciuti nei loro primi 100 giorni di vita! Incredibile vedere come cambi il loro colore, da quando nascono completamente rosa a quando si iniziano a intravedere le caratteristiche macchie nere:

Recentemente, è stata resa pubblica una nuova ipotesi che spiega la colorazione della pelliccia dei panda, avanzata da un team di biologi dell’Università della California e pubblicata sulla rivista scientifica Behavioral Ecology. Secondo i ricercatori i colori del panda non avrebbero un’unica spiegazione, ma il colore di ogni parte del corpo risponderebbe a una specifica necessità.

  1. mimetizzarsi
    I colori delle zampe, della pancia e della schiena servirebbero a mimetizzarsi: le parti del corpo nere aiutano il panda a mimetizzarsi fra gli alberi, quelle bianche, invece, nella neve. A differenza del suo parente orso bruno, infatti, il panda non va in letargo: deve mangiare bambù praticamente in continuazione, quindi non riesce a immagazzinare abbastanza riserve di grasso da permettersi una dormita che duri per dei mesi. Per questo motivo, il panda deve difendersi anche nei mesi invernali, quando la natura è ricoperta di neve.
  2. comunicare con gli altri panda e farsi riconoscere
    Le macchie nere che circondano gli occhi hanno forme e dimensioni diverse per ogni panda, e secondo gli studiosi permettono a ogni esemplare di riconoscere e ricordare gli altri. I ricercatori dell’Università della California hanno ipotizzato che le macchie attorno gli occhi rappresentino anche una minaccia nei confronti dei panda avversari: hanno notato che, quando si confrontano tra di loro con atteggiamenti minacciosi, muovono i muscoli del viso in modo da far sembrare più grandi le macchie degli occhi.
  3. comunicare con gli altri animali
    Le orecchie e gli occhi neri, secondo i ricercatori, avrebbero un ruolo importante anche nei rapporti con gli altri animali, che potrebbero interpretare queste parti del corpo come un segno di pericolo. È stato studiato, infatti, che le specie animali in cui il colore delle orecchie è in forte contrasto con quello del muso sono, di solito, più aggressive.

panda

Vivremo su Marte? Dubai si prepara con una simulazione
Vivremo su Marte? Dubai si prepara con una simulazione

La conquista di Marte sembra sempre più vicina. Anche aziende private come la Blue Origin di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e la Space X di Elon Musk – l’imprenditore che ha fondato, tra le altre cose, PayPal e Tesla Motors – si sono affacciate sulla scena oltre alle Agenzie Spaziali di Europa, Stati Uniti, Russia.

Recentemente anche gli Emirati Arabi Uniti hanno preso parte alla corsa a Marte: il progetto Mars 2117 si pone l’obiettivo di una missione araba sul pianeta entro i prossimi tre anni.
Per prepararsi al meglio alla conquista del Pianeta Rosso, nell’ambito della missione 2117 è nata la Mars Science City, la più estesa città che simula l’ambiente marziale sulla Terra.

 

Un post condiviso da Dain Evans (@dain_nerd) in data:

La Mars Science City  è stata recentemente presentata a Dubai: il progetto prevede la costruzione di cupole nel deserto, dove per un intero anno vivranno tecnici, scienziati e ricercatori. In un ambiente che simulerà quello del pianeta Rosso, gli ospiti della Science City potranno portare avanti i loro studi e le loro ricerche come se stessero vivendo su Marte!

Equinozio d’Autunno 2017
Equinozio d’Autunno 2017

Il 22 settembre 2017 alle ore 22.02 italiane avrà ufficialmente inizio l’autunno astronomico. Secondo il calendario astronomico infatti la stagione autunnale ha inizio con l’equinozio di settembre, momento in cui le ore di luce e di buio sulla Terra si equivalgono. Il termine latino aequinoctium, ossia “notte uguale”, infatti si riferisce ad una equivalenza tra il giorno e la notte in termini di durata. Si tratta di un preciso momento in cui il Sole si trova allo zenit rispetto all’equatore, evento che si ripete solo due volte all’anno: a marzo e a settembre.
A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro, e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’ellittica, ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole.
Equinozio d’autunno: come mai cade il 22 settembre e non il 21?
Tutta “colpa” del calendario gregoriano, introdotto nel 1582 da Papa Gregorio XIII, e del cosiddetto anno bisestile. E’ un calendario imperfetto perché non rappresenta esattamente l’anno siderale, ossia il periodo orbitale della Terra intorno al Sole, che è pari a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi (365,25 giorni). Contempla circa un quarto di giorno in meno di quello che serve alla Terra per completare la propria rivoluzione intorno al Sole. Questo fa sì che ogni anno l’equinozio cada 6 ore più tardi, finché non interviene – ogni 4 anni – l’anno bisestile, con un giorno “extra” a febbraio che serve a “riportare indietro” la sincronizzazione tra anno siderale e calendario gregoriano. Per raffinare la durata media dell’anno, poi, furono soppressi i bisestili degli anni centenari non multipli di 400 (il 2000 è stato bisestile, ma il 2100, il 2200 e il 2300 no).

Terra senza nuvole
Terra senza nuvole

Come sarebbe il Mondo senza nuvole? Il satellite Sentinel-2, lanciato in orbita per monitorare lo stato di salute del nostro Pianeta, ha fotografato la Terra dall’alto facendo un puzzle di foto eliminando ogni nuvola e questo è il risultato! Una Terra baciata dal sole, quasi ci trovassimo in una perenne estate.

Il complicatissimo sistema ha dovuto processare 80 mila miliardi di dati in pixel raccolti in 12 mesi, tra maggio 2016 e aprile 2017. Il risultato è un mosaico elaboratissimo di immagini che ci mostrano la superficie terrestre libera da nuvole. Questo straordinario lavoro è utilissimo agli scienziati ed esperti di tutto il mondo per vigilare e osservare le condizioni di foreste, aree agricole, zone costiere e acque di mari e oceani.

Europa senza nuvole: la mappa di Sentinel 2

Italia senza nuvole: la mappa di Sentinel 2

Le immagini e la mappa si possono trovare sul sito di Sentinel-2

Un paradiso tra i rifiuti
Un paradiso tra i rifiuti

Nel cuore dell’oceano Pacifico meridionale, lontano dalla civiltà, c’è un’isola verde smeraldo circondata da meravigliose spiagge bianche. Nonostante sia un’isola disabitata, questo paradiso remoto ha un problema: la spazzatura.

Sulle spiagge dell’isola corallina Henderson, c’è la più alta concentrazione di rifiuti del mondo. Secondo un recente studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, l’isola si trova proprio al centro di una spirale di correnti oceaniche, una posizione “ideale” per raccogliere tutti i rifiuti trasportati dalle correnti dalle Americhe fino a qui.

In questa immagine scattata dal radiometro ASTER della NASA si vede l’isola di 37 chilometri quadrati interamente coperta di vegetazione. Quest’isola si trova a 200 chilometri dal centro abitato più vicino e grazie alla lontananza dell’uomo qui si sono sviluppate specie animali e vegetali uniche al mondo: su questo paradiso si trovano 10 piante endemiche e 4 specie di uccelli che non è possibile trovare altrove. Grazie a questa ricchezza naturale l’UNESCO nel 1988 ha inserito l’isola nei siti patrimonio dell’umanità.