Tag: bracconaggio

Draghi di Komodo a rischio: per preservarli l’Isola chiuderà nel 2020
Draghi di Komodo a rischio: per preservarli l’Isola chiuderà nel 2020

Il varano di Komodo, chiamato anche drago di Komodo, è una grossa specie di lucertola diffusa nell’isola indonesiana di Komodo che si trova nel Mar di Flores e fa parte delle Piccole Isole della Sonda. Si tratta della più grossa specie esistente di lucertola: può raggiungere 3 metri di lunghezza e 70 kg circa di peso. Le dimensioni eccezionali si spiegano con un fenomeno noto come gigantismo insulare che favorisce forme evolutive più grosse del normale dal momento che non vi sono specie di carnivori in grado di predarle. Si stima che sull’isola ne esistano 5700 esemplari. Sono una specie vulnerabile e lenta nella riproduzione; la maturità viene raggiunta intorno agli 8-9 anni, su una vita lunga circa 30 anni. Un’altra particolarità di questo animale sta nel come uccide le proprie vittime; degli studi hanno scoperto che la saliva ospita numerosi agenti patogeni, soprattutto batteri. La vittima infatti dopo essere stata morsa è destinata a morire di infezione dopo qualche giorno: il varano cura la preda da lontano e poi se la mangia. Per evitare il contrabbando illegale dei varani, una delle principali attrattive turistiche, da gennaio 2020 i turisti non potranno più visitare l’isola indonesiana per decisione delle autorità del posto. Il divieto sarà temporaneo e servirà anche a piantare nuove piante e ripopolare la specie. Non è ancora chiaro quando l’isola sarà riaperta ma potrebbe passare anche un anno.

La decisione è stata presa dopo che a marzo la polizia indonesiana ha arrestato a Giava 5 persone accusate di contrabbando di varani e di altre specie protette. È stato riportato che la banda si serviva di Facebook per rivenderli: al momento dell’arresto ne avevano venduti 41, a 31000 dollari l’uno. L’isola viene visitata da circa 10.000 persone al mese, un volume tale da esercitare una certa pressione su un ecosistema unico e delimitato. La riserva è anche stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il portavoce dell’amministrazione Marius Jelanu ha spiegato che la chiusura provvisoria che riguarderà solo l’isola di Komodo ma non altre aree del Parco nazionale che rimarranno aperte al turismo, sarà utilizzata per programmi di conservazione, come la piantumazione di specie vegetali endemiche e altre iniziative per accrescere la popolazione dei varani e preservare il loro habitat.

Quando l’uomo influenza troppo il mondo animale
Quando l’uomo influenza troppo il mondo animale

Secondo uno studio fatto in Mozambico, a causa dell’influenza dell’uomo ci sarebbero molte più femmine di elefante che nascono senza zanne. Questi sarebbero gli effetti del bracconaggio che secondo le ultime osservazioni ha già fatto crollare il numero degli elefanti di questa zona da 20000 a circa 10000 dal 2010 al 2015. La ricerca non ancora pubblicata, è stata annunciata sul National Geographic dalla ricercatrice Joyce Poole, cofondatrice di Elephant Voices che gestisce progetti di monitoraggio, conservazione e ricerca. Il punto di vista di ElephantVoices è che questi animali hanno bisogno di protezione sia come specie che come singoli individui. Salvaguardare gli elefanti significa comprendere le dinamiche di una società, incorporare questo fondamento della conoscenza in pratiche di conservazione e di crescita della coscienza pubblica. Viene resa prioritaria la condivisione di queste informazioni e il gruppo vanta oltre 40 anni di studio, con gli ultimi 8 anni focalizzati su 2 progetti di conservazione, uno in Kenya e l’altro in Mozambico. La ricerca sugli elefanti senza zanne è stata condotta nel parco nazionale di Gorongosa, un’area naturale protetta proclamata parco nazionale dal governo portoghese nel 1960 che si trova nella Great Rift Valley del Mozambico centrale, con foreste e savane che ospitano leoni, ippopotami ed elefanti. Il lago Urema che si trova al centro del parco, le paludi e i fiumi circostanti attraggono invece molti uccelli acquatici. L’anomala particolarità anatomica delle femmine di questo mammifero, inizia ad essere osservata anche in altre zone dell’Africa. Nel parco sudafricano di Addo, per esempio, già nei primi anni 2000 il 98% delle 200 femmine presenti era senza zanne; in Kenya, invece, uno studio condotto nel 2015 dalla Duke University in collaborazione con il Kenya Wildlife Service ha dimostrato un rimpicciolimento delle zanne.

Luigi Boitani, zoologo dell’università Sapienza di Roma ed esperto di biologia della conservazione ha dichiarato che siamo ancora davanti a casi specifici riscontrati in popolazioni di elefanti molto piccole e che è possibile che il bracconaggio abbia determinato una selezione artificiale degli elefanti senza zanne, che avrebbero trovato così uno stratagemma per sopravvivere all’uomo. L’ipotesi è ancora tutta da verificare ma è altrettanto plausibile che la scomparsa delle zanne sia un semplice fenomeno di deriva genetica, dovuto a una modifica casuale della variabilità genetica che in popolazioni così piccole potrebbe aver portato questo carattere a essere sempre più diffuso.