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In un parco naturale del Giappone sono morti dei cervi sacri: nella loro pancia è stata trovata plastica
In un parco naturale del Giappone sono morti dei cervi sacri: nella loro pancia è stata trovata plastica

Il parco di Nara è una riserva naturale che si trova nell’omonima città del Giappone, di circa 360.000 abitanti, situata nell’isola di Honshū. Nara è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1998 e una sua caratteristica conosciuta in tutto il mondo è la presenza di cervi sika che girano liberamente e si avvicinano senza paura all’uomo. Il parco creato nel 1880, si trova ai piedi del monte Wakakusa ed è uno dei più antichi di tutto Giappone; qui vivono circa 1200 cervi liberi, ormai abituati alla presenza dei turisti che fanno tappa per osservarli da vicino. Questo animale è diventato il simbolo della città tanto da venire perfino riprodotto sui tombini delle strade. Purtroppo da marzo 2019 ne sono morti 14 e 9 avevano in pancia buste di plastica. Nonostante le autorità del parco invitino i visitatori a dare loro da mangiare solo gli appositi cracker di riso senbei, nella pancia dei cervi morti sono stati trovati fino a 4,3 kg di plastica in un solo esemplare: una quantità in grado di uccidere qualsiasi essere vivente. Non è raro vedere questi animali in branchi che arrivano a spintonare le persone pur di ricevere qualcosa.

Questi cervi sono anche uno specchio eccezionale della cultura nipponica. Seconda la leggenda bisogna mostrare loro il cibo perché si inchinino 3 volte prima di prenderlo. Così l’offerta, ispirata agli antichi miti giapponesi e mantenuta durante le affollate visite al tempio buddista di Todaiji che si trova nel cuore del parco, è diventata ormai una consuetudine cui difficilmente si rinuncia. Impossibile dunque far scattare il divieto. Per questo le autorità chiedono almeno ai centinaia di visitatori che ogni giorno passeggiano all’ombra degli alberi in cerca dei cervi di offrire loro esclusivamente i cracker, senza la plastica. Tra aiuole e panchine, ora è facile incontrare i volontari che sono spesso al lavoro per liberare i prati dai pericolosi scarti e lasciare che gli animali possano nutrirsi liberamente di erba, vera fonte di sostentamento, senza morire di inquinamento. C’è da sperare che le persone imparino a rispettare la natura e che questi tristi incidenti non succedano più.