Tag: equinozio

L’Estate cede il passo all’Autunno con l’equinozio
L’Estate cede il passo all’Autunno con l’equinozio

Nel corso dell’equinozio, trovandosi l’asse di rotazione terrestre perpendicolare alla direzione dei raggi solari, in tutto il Pianeta il giorno e la notte hanno uguale durata. Ci siamo. Il momento da molti paventato, da altri desiderato, sta arrivando. L’estate volge al termine. I giorni si accorciano, iniziano a cadere le foglie, le belle e calde giornate di sole pian piano si allontano. L’autunno è alle porte. Quest’anno l’appuntamento è per domenica 23 settembre. Alle ore 1.54 UTC di quel giorno cadrà l’equinozio d’autunno, momento che sancisce ufficialmente l’inizio dell’autunno astronomico. Ecco quindi che il ciclo produttivo e riproduttivo pian piano terminerà, e la natura gradualmente si preparerà al più rigido clima invernale e a un riposo della durata di vari mesi. Il termine “equinozio” trae origine dal latino aequinoctium, a sua volta derivato da aequa-nox, ossia “notte uguale”: nel corso dell’equinozio, infatti, giorno e notte hanno uguale durata, cadendo i raggi solari in modo esattamente perpendicolare all’asse di rotazione terrestre. L’asse di rotazione terrestre, rispetto al piano di rivoluzione orbitale intorno al Sole, risulta inclinato in media di 23°27′. Questo significa che i raggi solari, in ogni istante, non giungono mai sulla Terra con la stessa angolazione. Nel corso degli equinozi, invece, l’asse di rotazione terrestre risulta perpendicolare alla direzione dei raggi solari: in ogni punto del pianeta, dove il Sole supera l’orizzonte, la durata del giorno è dunque uguale alla durata della notte.

Ogni anno i due equinozi (primavera e autunno), esattamente come avviene per i due solstizi (estate e inverno), cadono a sei mesi di distanza l’uno dall’altro. Equinozi e solstizi segnano convenzionalmente l’avvicendamento delle stagioni astronomiche della Terra. Nell’emisfero boreale l’equinozio di marzo segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera; l’equinozio di settembre, invece, segna la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Viceversa accade nell’emisfero australe, dove l’autunno comincia con l’equinozio di marzo e la primavera con quello di settembre.

Abbiamo parlato dell’autunno “astronomico”. Dal punto di vista meteorologico, invece, l’autunno ha inizio il 1° settembre, per concludersi il 30 novembre. La spiegazione sta nel dato climatico e meteorologico. Verso la fine di agosto, infatti, mediamente le temperature iniziano a far registrare i primi cali rispetto alla calura estiva e le piogge si fanno più frequenti. Il cambio di stagione, oltre che dal punto di vista astronomico e da quello meteorologico, può essere però definito anche in base a un altro parametro, quello legato alla fenologia. Parliamo di quel ramo della biologia che si occupa dei rapporti tra fattori climatici (temperatura, umidità, fotoperiodo) e la manifestazione stagionale di alcuni fenomeni della vita vegetale, quali la germogliazione delle gemme, la fioritura, la maturazione dei frutti, la caduta delle foglie, etc., oltre che dei rapporti tra fattori climatici e la manifestazione stagionale dei fenomeni relativi alla fauna. Secondo la fenologia, l’inizio delle stagioni non può coincidere con un giorno preciso: si tratterebbe, invece, di un periodo caratterizzato da cambiamenti graduali sia nel mondo vegetale che in quello animale. Modi diversi, dunque, di vedere il mutamento che, ad ogni cambio stagionale, si genera attorno a noi, nel perenne e sempre stupefacente ciclo della vita.

L’estate 2018 inizia adesso!
L’estate 2018 inizia adesso!

Ci siamo: l’estate astronomica inizia in questo momento! Il solstizio d’estate 2018, infatti, è proprio alle 12:07 del 21 giugno.

Perché specifichiamo che si tratta della stagione astronomica?

Perché l’estate meteorologica è già iniziata dal primo giugno. Invece, le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici. Dipendono, infatti, dall’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

 

 

Perché le stagioni meteorologiche sono diverse da quelle astronomiche?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

 

estate meteorologica al via il 1 giugno

 

 

 

L’estate meteorologica inizia oggi
L’estate meteorologica inizia oggi

Ci siamo: l’estate meteorologica inizia oggi, il primo giorno di giugno!

Ma allora, perché si dice che l’estate inizia il 21 giugno?

Perché di solito si fa riferimento alle stagioni astronomiche, non a quelle meteorologiche. Vediamo quali sono le differenze.

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

 

estate meteorologica al via il 1 giugno

Invece, le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici. Dipendono, infatti, dall’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

 

 

 

Estate meteorologica in arrivo!
Estate meteorologica in arrivo!

L’estate meteorologica inizia l’1 giugno: manca pochissimo!

Ma allora, perché si dice che l’estate inizia il 21 giugno?

Perché di solito si fa riferimento alle stagioni astronomiche, non a quelle meteorologiche. Vediamo quali sono le differenze.

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

Invece, le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici. Dipendono, infatti, dall’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

 

Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!
Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!

L’equinozio avviene due volte all’anno: in marzo e in settembre. Dal 2018 l’equinozio di primavera sarà sempre il 20 marzo, in alcuni casi il 19.

Come la maggior parte di noi sanno, è tradizione affermare che “la primavera inizia il 21 marzo”. Ciò significa che, nell’immaginario comune, l’equinozio di marzo, finora, è caduto per lo più il 21 del mese. Da quest’anno, però, la tradizione sarà costretta a cambiare. Il meteorologo del Centro Epson Meteo Simone Abelli ci ha spiegato il motivo.

Nel 2018 l’equinozio di primavera sarà il 20 marzo alle 17:15 ora locale.
Occorre abituarsi al giorno 20 marzo, poiché in questo secolo l’equinozio primaverile non avverrà mai più il giorno 21 marzo, con buona pace di chi è tradizionalmente affezionato a tale data. Lo scostamento rispetto alla “tradizione” è originato dalle correzioni che vengono attuate sul calendario gregoriano (in vigore dal 1582) per far tornare i conti fra il moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole e il ciclo delle stagioni.

primavera

In pratica, sulla base del precedente calendario giuliano che, come sappiamo, prevede l’aggiunta di un giorno (il 29 febbraio) ogni 4 anni nei cosiddetti anni bisestili, è stata introdotta l’ulteriore correzione che consiste nel non ritenere bisestili gli anni secolari non divisibili per 400 (come il 1700, il 1800, il 1900, il 2100 e così via). L’effetto dell’anno bisestile è quello di spostare indietro di circa 18 ore nel calendario la data dell’equinozio, dopo i graduali spostamenti in avanti di circa 6 ore negli anni normali. A conti fatti, a lungo andare questi spostamenti indietro generati dagli anni bisestili risulterebbero eccessivi. Per questo, una volta al secolo, per tre secoli su quattro, viene saltato un bisestile proprio per compensare questo eccesso. E qui veniamo al punto.
Dato che l’anno secolare 2000, essendo divisibile per 400, è stato bisestile di fatto sta proseguendo senza compensazioni secolari lo spostamento indietro della data dell’equinozio, spostamento che, come già accennato, ha portato all’abbandono del 21 marzo come riferimento che resterà nei ricordi del passato fino a quando, nel 2100, il salto dell’anno bisestile non ripristinerà il calendario come una volta.