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Overshoot Day. Quanto è sostenibile il nostro stile di vita?
Overshoot Day. Quanto è sostenibile il nostro stile di vita?

Dal 24 maggio fino alla fine del 2018, l’Italia è in debito con l’ambiente. L’Overshoot Day quest’anno per l’Italia cade il 24 maggio, giorno in cui finiamo di consumare le risorse naturali rinnovabili del nostro Paese. L’Overshoot Day è una data simbolica, lanciata dal Global Footprint Network, che misura l’impronta ecologica dei Paesi del Mondo rispetto alla capacità di generare risorse naturali. Cosa significa “impronta ecologica”? Questo termine viene usato per misurare la porzione di ambiente (mare e terra) necessaria per rigenerare le risorse consumate da una o più persone. Basta confrontare l’impronta ecologica di un individuo, di una regione, o di uno stato, con la quantità di terra disponibile per ognuno di noi. Così si può capire se il nostro stile di vita è sostenibile dal punto di vista dell’ambiente o meno.

Se la popolazione del mondo intero vivesse come viviamo noi, in Italia, avremmo bisogno di 2.6 mondi come la Terra per sostenere tale l’impronta ecologica.

Ogni anno, la data, a livello mondiale ma anche di ogni singolo Paese, cade sempre qualche giorno prima, a testimonianza del fatto che le risorse naturali che abbiamo a disposizione non sono sufficienti per seguire il nostro stile di vita. L’Overshoot Day del Mondo intero del 2017 è caduto in data 2 agosto, ma quest’anno potrebbe cadere qualche giorno prima. Se consideriamo l’impronta ecologica del Mondo intero avremmo bisogno di 1.7 Mondi come la Terra per non gravare più sull’ambiente. Nella Top 5 dei Paesi in cui lo stile di vita pesa di più sono Australia, USA, Corea del Sud, Russia e Germania.

Facciamo una prova. Sul sito ufficiale è possibile calcolare la nostra impronta ecologica misurata considerando le nostre abitudini alimentari, le caratteristiche della nostra abitazione, il consumo di energia, la distanza percorsa in auto ogni giorno, il numero di voli aerei e così via.

Ora della Terra: l’appuntamento torna il 24 marzo
Ora della Terra: l’appuntamento torna il 24 marzo

Torna l’appuntamento con l’Ora della Terra, l’Earth Hour: si tratta della grande mobilitazione globale del WWF che tornerà sabato 24 marzo, puntuale come ogni anno, tra le 20.30 e le 21.30.
L’appuntamento è ormai giunto all’undicesima edizione e quest’anno il tema sarà “Connect2Earth“, scelto dal WWF per sottolineare il legame tra il nostro benessere e l’equilibrio dei boschi, la purezza delle acque, la bellezza e ricchezza di vita e di specie. Anche quest’anno verrà riproposto il gesto di “spegnere” i monumenti del Pianeta e le luci di abitazioni private, uffici e sedi istituzionali in tutto il mondo. Per condividere globalmente questo evento e per diffonderne il significato è nata la piattaforma connect2earth.org, ideata in partnership con il Segretariato della Convenzione sulla Diversità Biologica delle Nazioni Unite, utile strumento per conoscere ed approfondire temi come la salute degli oceani, le economie sostenibili e idee per azioni concrete sul clima.

In Italia saranno davvero tanti gli eventi in programma, dalle cene a lume di candela in piazza, alle pedalate in bicicletta a Roma, Bologna, Napoli, Lecce e Catania : potete consultare la mappa interattiva, con tutti gli appuntamenti previsti, disponibile qui.
Il successo dell’Earth Hour del 2017 fu enorme: l’effetto domino ha coinvolto 7.000 città e oltre 184 paesi e regioni del mondo, centinaia di milioni di persone e l’hashtag #EarthHour ha generato oltre 3 miliardi di azioni social.

 

 

Inizia la Primavera Meteorologica!
Inizia la Primavera Meteorologica!

La Primavera Meteorologica inizia oggi! Sembra incredibile che proprio questo giorno, in cui mezza Italia si è svegliata ricoperta dalla neve, sia il primo della stagione primaverile meteorologica, vero?
Eppure è proprio così!

Le Stagioni Meteorologiche

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi allinverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

primavera

Le Stagioni Astronomiche

Per la Primavera astronomica, invece, dovremo aspettare l’Equinozio.
Secondo il calendario astronomico infatti la stagione primaverile ha inizio con l’equinozio di marzo, momento in cui le ore di luce e di buio sulla Terra si equivalgono. Il termine latino aequinoctium, ossia “notte uguale”, infatti si riferisce ad una equivalenza tra il giorno e la notte in termini di durata. Si tratta di un preciso momento in cui il Sole si trova allo zenit rispetto all’equatore, evento che si ripete solo due volte all’anno: a marzo e a settembre (quando inizia l’Autunno).

Quando inizierà la Primavera Astronomica 2018?

Il 20 marzo, alle 17.15 ora italiana, l’Equinozio darà ufficialmente il via alla stagione primaverile.

primavera

Neve: ecco le località più nevose del Mondo
Neve: ecco le località più nevose del Mondo

La neve è arrivata anche in Italia, imbiancando anche la città di Roma. Ormai però, ogni inverno, se ne vedono sempre meno di fiocchi di neve, complice l’aumento costante delle temperature. In Italia, infatti, spesso contiamo solo i pochi centimetri di neve caduta al suolo, ma basta spostarsi oltreoceano, in Alaska, Canada, Stati Uniti o anche in Giappone, per essere più che sicuri di trovare la neve.

Sicuramente la neve non manca mai d’inverno a Buffalo (NY) o Rochester (NY), negli Stati Uniti: qui di solito si contano mediamente quasi 2 metri e mezzo di neve ogni anno: praticamente, se cadesse tutte insieme, sarebbe alta come una porta di calcio! A Syracuse (NY), ben diversa dalla nostra Siracusa, cadono 3 metri e 10 cm di neve in media ogni anno. Sul Mount Washington, invece, di solito cadono più di 6 metri e mezzo di neve.

Anche il Canada di neve ne vede sempre tanta: pensate che a Saguenay, della provincia del Québec, cadono più di 3 metri di neve ogni anno; a St.John’s, capitale della provincia di Terranova e Labrador cadono in 12 mesi circa 3 metri e 30 centimetri, l’altezza media di un elefante africano!
Sempre in Canada a Woody Point ogni anno cadono ben 640 centimetri di neve. In Alaska, a Valdez, cadono mediamente 8,3 metri di neve ogni anno.

Anche in Giappone non manca la neve: ad Akita le precipitazioni nevose medie si aggirano intorno ai 2 metri e 70 centimetri, ma se ci spostiamo a Sapporo potremmo trovare addirittura 4 metri e 90 centimetri di neve. Non a caso qui si celebra il Festival della Neve con sculture di ghiaccio e palazzi interi scolpiti nella neve! Non da meno è Aomori, sempre in Giappone, dove cadono mediamente 7,90 metri di neve ogni anno.

Troveremo, invece, più di 10 metri di neve in Colorado, sul Wolf Creek Pass, a Tayama e Niseko in Giappone, sul Monte Fidelity in Canada.
La più vicina a noi, Chamois, in Francia, conta ben 10 metri e 90 centimetri di neve in tutto, ogni anno. Ma è sul Monte Rainier nello Stato di Washington, ad 87 km da Seattle, che si contano in tutto l’anno ben 17 metri di neve, praticamente un palazzo di 6 piani!

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Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?
Gatti e meteo: il nostro micio percepisce prima di noi i cambiamenti del tempo?

Molti proverbi e credenze popolari parlano delle straordinarie capacità dei gatti, che sarebbero in grado di percepire in anticipo i cambiamenti del tempo. Per esempio in Italia è  piuttosto diffuso, con alcune varianti locali, il proverbio “quando il gatto si lecca il pelo, viene acqua giù dal cielo”.

gatti

Sono solo superstizioni?

Chi ha vissuto con un gatto sa bene che, in effetti, i nostri amici felini hanno spesso atteggiamenti particolari quando è in arrivo la pioggia, e ancora di più quando sono in avvicinamento grandine o neve.
I gatti sono più sensibili dell’uomo ai cambiamenti delle stagioni e a molte variazioni, come quelle di temperatura, pressione atmosferica, luminosità. Questo è possibile per i sensi più sviluppati del gatto, ma anche grazie ai suoi particolari baffi – le vibrisse – che, come delle vere e proprie antenne, permetto al nostro micio di esplorare e conoscere meglio l’ambiente che lo circonda. Tra le funzioni delle vibrisse c’è quella di permettere al gatto di percepire variazioni di temperatura e spostamenti d’aria.

gatti

Nella maggior parte dei casi, i gatti sono dotati di un senso dell’udito molto più sviluppato di quello dell’uomo. Questo permette al nostro micio, tra le altre cose, di sentire tuoni molto più lontani rispetto a quelli che sentiamo noi. Secondo alcune ricerche, inoltre, il gatto avrebbe una particolare sensibilità anche ai campi elettrostatici: per questo sarebbe in grado di percepire la variazione di elettricità nell’aria che anticipa l’arrivo di un temporale, e reagire di conseguenza seguendo il suo istinto.

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Alla ricerca del delfino perduto
Alla ricerca del delfino perduto

La più grande area marina del Mediterraneo è il Santuario Pelagos, un’area dedicata alla protezione dei mammiferi marini che si espande per circa 90 mila chilometri quadrati nel mar ligure, dalla Costa Azzurra alla Toscana, passando per la punta settentrionale della Sardegna.

Nell’area del Santuario si osservano regolarmente 8 specie di cetacei ma – ha spiegato a La Stampa Sabina Airoldi, coordinatore scientifico dell’Istituto Tethys, organizzazione dedicata alla conservazione dell’ambiente marino attraverso la ricerca scientifica e la sensibilizzazione del pubblico – negli ultimi anni sono diminuiti gli avvistamenti della balenottera comune e sembra essere quasi scomparso il grampo. Si tratta di un delfino di grandi dimensioni, molto facile da riconoscere per le particolari striature bianche, simili a graffi, che ricoprono il suo corpo:

Proprio al grampo è dedicato il progetto dell’Istituto TethysAlla ricerca del delfino perduto“, una campagna di avvistamenti realizzata in collaborazione con il Fai e con Banca Intesa San Paolo. Nei porti della Liguria e lungo la costa tirrenica verranno affissi, a partire da maggio, dei manifesti per invitare tutti i cittadini – e in particolare quelli che vanno in barca – a segnalare eventuali avvistamenti del grampo, oltre alle indicazioni su come riconoscerlo e come comportarsi per non disturbarlo.

 

Alla ricerca della plastica perduta
Alla ricerca della plastica perduta

Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo ed il recupero degli imballaggi in plastica, ha lanciato la campagna “Alla ricerca della plastica perduta”. Lo slogan, che richiama il titolo di un film, è rivolto a ricercatrici e ricercatori del settore, aziende e normali cittadini per cercare nuove idee per riutilizzare questo materiale. Con 10 bottiglie di plastica ad esempio è possibile creare un maglione misto-lana, con 10 flaconi di plastica la seduta di una sedia, mentre per un frisbee ne bastano solo 2. 20 bottiglie di plastica trasparente (il PET) possono diventare una coperta in pile mentre per imbottire un piumino matrimoniale se ne usano 67. 11 flaconi del latte danno forma a un annaffiatoio e 14 vaschette di plastica a un cestino portafiori. Questi sono solo alcuni degli oggetti che si possono creare riciclando la plastica di uso quotidiano.

plastica
“Stimolare la ricerca è un obiettivo prioritario per noi, dalla piccola idea geniale della start up a tutto quello che il mondo industriale italiano è in grado di proporre per nuove applicazioni nel campo del riciclo”, queste le parole del presidente di Corepla, Antonello Ciotti. La raccolta differenziata degli imballaggi in plastica è aumentata negli ultimi anni: in particolare nel 2016 ne sono state recuperate 960.000 tonnellate con un incremento del 6,9% sul 2015. È cresciuto anche il riciclo: nel 2016 sono state riusate 550.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, gestite da Corepla e provenienti principalmente dalla raccolta differenziata. Circa 304.000 tonnellate hanno prodotto calore ed energia pulita in sostituzione di combustibili fossili. La raccolta maggiore si registra in Veneto, con 25 kg per abitante all’anno. Attraverso la piattaforma www.coreplacall.it si possono sottoporre idee e soluzioni per una miglior gestione degli imballaggi in plastica, dalla progettazione al fine vita, al riciclo e agli innovativi utilizzi del materiale riciclato, in linea con l’aumento degli obiettivi di riciclo europei per gli imballaggi in plastica al 2030.

plastica

 

Un articolo di Stefania Andriola.

I giorni della Merla
I giorni della Merla

Secondo un’antica tradizione popolare, i giorni della merla – gli ultimi tre giorni di gennaio – sarebbero i più freddi di tutto l’anno.

È davvero così? Scopriamolo insieme ai MeteoHeroes, che ci raccontano anche l’affascinante leggenda dei giorni della merla!
La leggenda narra che, tanto tempo fa, i merli erano bianchi. Un giorno, però, accadde che una merla volle ingannare gennaio, che regolarmente la maltrattava con il freddo e il cattivo tempo, e decise di restare nascosta con tutta la sua famiglia. Uscì solo l’ultimo giorno del mese, che allora durava 28 giorni, deridendo gennaio per essere riuscita a sottrarsi alla sua gelida morsa. Gennaio, infuriato, chiese a febbraio 3 giorni in prestito e scatenò una tempesta di neve e gelo, costringendo l’incauta merla a ripararsi dentro un camino: da allora, la merla diventò più cauta e con le piume nere.

giorni della merla

In realtà, i giorni della merla non sono i più freddi dell’anno. Dal punto di vista del clima italiano, infatti, il periodo in assoluto più freddo cade a cavallo tra la seconda e la terza decade di gennaio e per alcune zone del Sud Italia anche più avanti, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio.

Super-sensore in orbita per mappare l’inquinamento atmosferico
Super-sensore in orbita per mappare l’inquinamento atmosferico

L’Esa, Agenzia Spaziale Europea, ha lanciato in orbita un nuovo super-sensore che ha il compito di mappare l’inquinamento atmosferico a bordo del satellite Sentinel-5P.

La prima immagine del satellite Sentinel-5P è stata scattata in Europa lo scorso 22 novembre e ha rilevato il diossido di azoto (NO2) presente in atmosfera: la zona peggiore, neanche a dirlo, è la nostra Val Padana. Qui, anche a causa della geografia, l’aria tende ad essere la più inquinata d’Europa: i numeri pubblicati dal rapporto Air Quality in Europe mostrano come i valori medi annui (riferiti al 2015) in Val Padana e a ridosso delle gradi città sono superiori ai 40 microgrammi per metro cubo, valore di allarme fissato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Concentrazioni di diossido di azoto in Europa

Sentinel-5P ha il compito di monitorare l’inquinamento atmosferico nel mondo per consegnare agli esperti dati ancora più dettagliati per prendere decisioni e attuare strategie di mitigazione messe in atto per intervenire sulle cause del cambiamento climatico.

Sentinel-5P trasporta uno dei sensori più sofisticati al mondo, il sensore “Tropomi” capace di mappare gli inquinanti come il diossido di azoto, il monossido di carbonio, il metano e altri aerosol dannosi per la salute umana e per il clima.

In questa animazione, ad esempio, i dati rilevati in 24 ore da Sentinel-5P sulle concentrazioni di monossido di carbonio (CO) nel Mondo

Il Parco della Sila, in Calabria, è molto importante per la biodiversità
Il Parco della Sila, in Calabria, è molto importante per la biodiversità

Il Parco Nazionale della Sila, in Calabria, si estende su una superficie vasta oltre 73 mila ettari, a cavallo delle province calabresi di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Si tratta di un’istituzione davvero importante per quanto riguarda la biodiversità italiana: il Consiglio Internazionale di Coordinamento del Programma Man and the Biosphere Programme, nel corso della sua 26ª sessione, ha approvato l’iscrizione della Sila come 10° Riserva della Biosfera italiana nella Rete Mondiale dei siti di eccellenza dell’UNESCO. I visitatori del Parco della Sila possono scegliere fra tantissime attività sportive, come escursioni a cavallo, camminate, e perfino vela e sci.
Il simbolo del Parco è il lupo, una specie che per secoli fu oggetto di caccia indiscriminata e che a stento sopravvisse fino agli anni Settanta del Novecento, quando una legge favorì la sua salvaguardia. La presenza degli animali selvatici è stata condizionata dall’uomo, che nei secoli ha influito sull’habitat e sulla stessa sopravvivenza di alcune specie, come il cervo, che qui arrivò all’estinzione all’inizio del Novecento ed è stato recentemente reintrodotto all’interno del Parco. Oltre a cervi e lupi, oggi il Parco della Sila ospita numerosi altri animali, come caprioli, daini, lontre, tassi, donnole, cinghiali, e persino alcuni esemplari del raro gatto selvatico. Numerosi anche i rapaci, come il nibbio reale, l’astore, il biancone e il falco pellegrino. La superficie del parco ricoperta di boschi rappresenta l’80% del totale: quello della Sila è uno dei Parchi con la maggior percentuale di superficie boschiva in tutta Italia. Lungo le dorsali del Parco si estendono anche ampie vallate, dove ancora oggi vengono praticate la pastorizia e l’agricoltura.

Alla scoperta del Parco Nazionale del Gran Paradiso
Alla scoperta del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il primo Parco Nazionale in Italia fu istituito nel 1922: era il Parco Nazionale del Gran Paradiso, che ancora oggi si estende su una superficie di oltre 71 mila ettari a cavallo delle regioni Valle d’Aosta e Piemonte.

La sua storia è strettamente legata a quella dello stambecco, che oggi rappresenta il simbolo del parco. Lo stambecco, un tempo estremamente diffuso a quote elevate, è stato per secoli una preda molto ambita dai cacciatori. Oggetto di caccia indiscriminata, all’inizio dell’Ottocento si arrivò a pensare che fosse estinto in tutta Europa, finché un ispettore valdostano scoprì che negli valloni che discendono dal massiccio del Gran Paradiso era sopravvissuta una colonia di circa cento stambecchi. Nel 1856 nacque ufficialmente la Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso, istituita dal re Vittorio Emanuele II, che istituì anche un corpo di vigilanza. Nel 1919 Vittorio Emanuele III decise di cedere allo Stato Italiano i territori del Gran Paradiso che erano di sua proprietà, con la condizione che fosse presa in considerazione l’idea di istituire un parco nazionale per proteggere la flora e la fauna alpina.

Gran Paradiso
Il numero degli stambecchi è cresciuto notevolmente, e oggi i visitatori del Parco possono facilmente osservare, anche da vicino, esemplari di questa specie. All’interno del Parco del Gran Paradiso è possibile avvistare anche camosci, marmotte, lepri bianche, gipeti e perfino qualche aquila reale. È possibile visitare il parco e soggiornare in numerose strutture al suo interno, come rifugi, bivacchi e agriturismo. Attenzione, però, per quanto riguarda l’introduzione dei cani: è possibile portarli con noi, tenendoli al guinzaglio, solo in alcune aree del Parco e a fondovalle.

Gran Paradiso

Ci sono sempre più meduse
Ci sono sempre più meduse

Continua ad aumentare il numero di meduse nel Mar Mediterraneo: gli avvistamenti sulle coste dell’Italia sono aumentati di 10 volte nel giro di sei anni. Questi i risultati di Occhio alla Medusa, progetto di ricerca nato dalla collaborazione dell’Università del Salento e Marevivo, che ha raccolto le segnalazioni dei cittadini.

Perché aumentano le meduse?

Tra i motivi di questa crescita esponenziale c’è il clima: a causa del riscaldamento globale il Mediterraneo sta diventando sempre più caldo e più adatto a ospitare specie tropicali.
Tra le cause c’è anche l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche da parte dell’uomo: la pesca di troppi pesci modifica gravemente l’equilibrio degli ecosistemi e della catena alimentare.

Quali meduse possiamo incontrare? Sono tutte urticanti?

Non tutte le meduse che si trovano lungo le coste italiane sono urticanti. Lo è, però, una delle specie più diffuse: la Pelagia noctiluca, comune soprattutto nel Mar Ligure e nel Tirreno meridionale e centrale. È facile da riconoscere per il tipico colore rosa rossastro e i lunghi tentacoli sul margine dell’ombrello. Altre meduse urticanti sono: Chrysaora hysoscella, simile alla Pelagia; Olindias phosphorica, riconoscibile per quattro linee gialle e rosse che la attraversano dal centro al bordo dell’ombrello e puntini rossi che ne tracciano il contorno; Carybdea marsupialis, caratterizzata da un ombrello cubico e difficile da vedere, sta diventando sempre più diffusa nei nostri mari e l’effetto della sua “puntura” è piuttosto doloroso.
La medusa più grande del Mediterraneo, invece, è quasi innocua: il suo nome è Rhizostoma pulmo e può superare il mezzo metro di diametro. Nella maggior parte dei casi è bianca con il bordo blu, ma a volte si possono incontrare esemplari completamente blu. Quasi del tutto innocua anche Cotylorhiza tuberculata, una medusa molto bella e solo leggermente urticante, con un colore giallognolo e tentacoli corti e colorati che spesso sono circondati da piccoli pesci che trovano riparo sotto il suo ombrello. È innocua, infine, Aurelia aurita, una medusa quasi trasparente ma con quattro cerchi nel suo ombrello.

Pelagia noctiluca

Pelagia noctiluca

Rhizostoma pulmo

Rhizostoma pulmo

Cotylorhiza tuberculata

Cotylorhiza tuberculata

Aurelia aurita

Aurelia aurita

Storia, cultura e mare: scopriamo la città Termoli, in Molise
Storia, cultura e mare: scopriamo la città Termoli, in Molise

Termoli, in provincia di Campobasso, è il secondo comune del Molise per popolazione e si affaccia sull’Adriatico. Il caratteristico Borgo Vecchio di Termoli sorge su un promontorio a picco sul mare Adriatico, e oggi è diviso dal resto della città dalle mura e dal famoso Castello Svevo.

Molise

Il Borgo Vecchio e il Castello Svevo

Il Castello di Termoli, costruito interamente in pietra calcarea e arenaria, fu realizzato probabilmente in epoca normanna, nell’XI secolo, in un’area che in precedenza ospitava una torre di origine longobarda. La sua funzione era prettamente difensiva: estremamente semplice e privo di qualsiasi ornamento, fu il cuore di un ampio sistema di difesa costituito da un muro che proteggeva la città, facilmente riconoscibile ancora oggi, e da diverse torrette merlate. Una delle torrette si è conservata intatta e oggi è visibile all’ingresso del borgo antico. La definizione di Castello Svevo è dovuta alla ristrutturazione e alla fortificazione che, nel 1240, fu voluta da Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero. Oggi, il castello è uno dei più noti simboli della città. Gli abitanti di Termoli vissero per secoli all’interno delle mura del borgo antico: il terreno all’esterno fu destinato esclusivamente alla coltivazione di viti, ulivi e grano fino al 1847, quando Ferdinando II autorizzò la costruzione di edifici anche fuori dalle mura.

Molise

Termoli oggi

Con l’espansione della città al di fuori delle antiche mura, andò a diminuire l’importanza dell’agricoltura, a cui prima era strettamente legata l’economia del luogo, a vantaggio dello sfruttamento del mare. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento la pesca conobbe un grande sviluppo. In questo periodo vennero realizzati i cosiddetti trabucchi – o trabocchi – macchine da pesca posizionate lungo la costa di Termoli. Il trabocco è formato da una piattaforma di legno che, ancorata alla roccia della costa, si protende sul mare. Dalla piattaforma si sviluppano le cosiddette antenne, lunghi bracci di legno sospesi sul mare che sostengono una grande rete chiamata trabocchetto. Oggi, la città di Termoli rappresenta un’importante attrazione turistica per la sua storia, la sua cultura e, naturalmente il mare: ogni estate, le spiagge di Termoli attirano un grande numero di turisti italiani e stranieri.

In Toscana c’è una valle famosissima
In Toscana c’è una valle famosissima

In Toscana, e più precisamente tra la provincia di Siena e quella di Grosseto, c’è una valle famosa in tutto il mondo. Il suo nome è Val d’Orcia e deriva dal fiume che l’attraversa.

La Val d’Orcia è unica al mondo per il suo straordinario paesaggio, caratterizzato dalle dolci colline toscane, i caratteristici cipressi, e antichi centri di origine medievale. Alcuni di questi centri sono molto famosi e ne avrete sicuramente sentito parlare: per esempio, Montalcino.

toscana

Dal luglio 2004 il Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia è considerato Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La commissione Unesco ha spiegato il suo inserimento nella lista dei patrimoni dell’umanità in questi termini: «la Val d’Orcia è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo rinascimentale con il fine di riflettere gli ideali del buon governo e al tempo stesso realizzare una apprezzata immagine estetica; il paesaggio della Val d’Orcia è stato celebrato dai pittori della Scuola Senese che fiorì nel periodo rinascimentale. Le immagini della Val d’Orcia e, in particolare, le rappresentazioni dei paesaggi in cui le persone sono raffigurate mentre vivono in armonia con la natura, sono diventate un’icona del Rinascimento che ha influenzato profondamente il pensiero sul paesaggio».

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I 10 parchi più belli d’Italia
I 10 parchi più belli d’Italia

L’Italia è ricca di parchi e giardini meravigliosi. Per selezionare il più bello di tutti, il network ilparcopiubello.it ha chiamato a raccolta sei esperti del settore. Il comitato scientifico ha valutato oltre 1000 parchi e giardini in Italia, tenendo conto di numerosi fattori, come l’interesse botanico, storico e artistico, l’accessibilità e i servizi. Scorri la gallery per scoprire quali sono i 10 parchi più belli d’Italia e dove si trovano: