Tag: rifiuti

Scarafaggi utili
Scarafaggi utili

In Cina parecchi impianti di smaltimento rifiuti hanno iniziato ad allevare scarafaggi nutrendoli con l’immondizia. Si stima che in Cina vengano prodotte più di 25000 tonnellate di pattume al giorno; secondo il South China Morning Post solo nel 2017 a Pechino sono stati generati 9 milioni di tonnellate di immondizia. Per risolvere il problema è stata quindi ideata questa soluzione alternativa di darli in pasto agli scarafaggi. Negli stessi impianti di smaltimento vengono allevati milioni e milioni di questi insetti, come riporta la Reuters.  A Jinan, capitale della provincia di Shandong, vengono allevati circa un miliardo di questi animali ai quali vengono fornite 50 tonnellate giornaliere di rifiuti alimentari. L’azienda Shandong Qiaobin Agricultural Technology Co sta pensando all’apertura di altri 3 impianti entro il 2019, per smaltire circa un terzo dei rifiuti alimentari prodotti nella città da oltre 7 milioni di abitanti.

Quando gli insetti muoiono, diventano mangime per maiali e altri animali da allevamento. La presidente di Shandong Qiaobin, Li Hongyi ha dichiarato che è come trasformare la spazzatura in risorse. In alcuni casi possono diventare anche componenti di farmaci, come avviene a Xichang, città-contea della Cina, situata nella provincia di Sichuan dove sono considerati utili per curare le ulcere orali e peptiche, le ferite della pelle e persino il cancro allo stomaco. I ricercatori stanno anche cercando di utilizzare l’estratto degli scarafaggi per maschere di bellezza, pillole dimagranti e persino trattamenti per la perdita dei capelli. A Xichang è presente il più grande allevamento di scarafaggi al mondo con 6 miliardi di esemplari, fatti crescere a temperatura e umidità controllate, usando perfino strumenti di intelligenza artificiale.

Un pericolo, però, esiste: se questi insetti dovessero trovare il modo di uscire dagli allevamenti, sarebbe una catastrofe. «Abbiamo un fossato pieno di acqua e pesce. Se gli scarafaggi scappano, cadranno nel fossato e i pesci li mangeranno tutti», tranquillizzano i ricercatori.

Rifiuti e ambiente: una volta gettato può durare anche secoli
Rifiuti e ambiente: una volta gettato può durare anche secoli

Quello che viene abbandonato dall’uomo in natura può durare poche settimane ma anche secoli: le cose che usiamo quotidianamente se gettate senza accortezza possono avere un impatto sull’ambiente più grande di quanto immaginiamo.
Dal punto di vista numerico, i mozziconi di sigaretta sono il rifiuto singolo più abbondante sulla Terra: un mozzicone senza filtro impiega 6-12 mesi per dissolversi, perché è fatto di cellulosa e fibre vegetali di tabacco ed è quindi biodegradabile. Il filtro invece è composto di un materiale chimico sintetico molto resistente e in condizioni normali, sono necessari dai 5 ai 12 anni di tempo per distruggerlo. Si stima che su scala globale, ogni giorno, ne vengano dispersi nell’ambiente più di 10 miliardi.
Resti di frutta e verdura hanno il ciclo di decomposizione più corto: un torsolo di mela impiega circa 15 giorni per decomporsi ma dipende molto dal luogo in cui è stato gettato, dal clima, dalle temperature. Per una buccia di banana occorre almeno un mese, tempo che può anche raddoppiare se viene gettata in mare.

Per la decomposizione di una t-shirt occorrono almeno 6 mesi; il cotone è il tessuto maggiormente biodegradabile ma ad esempio per la lana ci vuole circa un anno.
La degradazione delle gomme da masticare avviene in circa 5 anni: la gomma nonostante sia di origine vegetale, è un materiale difficilmente attaccabile dai microrganismi che riescono quindi a distruggerlo soltanto lentamente.
Decisamente peggio va con i sacchetti di plastica: secondo studi condotti in laboratorio occorrono minimo 20 anni per essere frammentati in micro “porzioni” non visibili. Ogni singolo pezzetto è poi però soggetto all’attacco di microrganismi e alla naturale ossidazione, che portano alla demolizione delle singole molecole. Questa decomposizione può impiegare centinaia di anni, senza contare il fatto che i sacchetti di plastica sono estremamente pericolosi in mare perché possono intrappolare o essere ingeriti da pesci e altri animali provocandone la morte.

I sacchetti per le patatine sono un materiale altamente inquinante: ci vogliono almeno 80 anni prima che scompaiano dall’ambiente. Sono stati trovati dei sacchetti risalenti a più di 30 anni fa.
La degradazione della plastica è molto difficile; ad esempio per la decomposizione di una bottiglia di plastica occorrono 1000 anni perché fa parte degli imballaggi più resistenti, al riparo dalla luce può durare secoli mentre per le posate di plastica o per gli accendini “usa e getta” si stima un periodo che va da 100 a 1000 anni.
Le bottiglie di vetro vengono degradate in tempi molto lunghi, circa 1 milione di anni perché il vetro è un materiale quasi eterno.
Le pile sono le più inquinanti: anche se l’involucro esterno si disintegra abbastanza facilmente, il problema per questo tipo di rifiuto viene dalle sostanze tossiche che contiene, come il piombo, il cromo, il cadmio, il rame, lo zinco e soprattutto il mercurio. Una pila contiene circa un grammo di mercurio, quantità più che sufficiente per inquinare 1.000 litri di acqua. Per questo non devono mai essere gettate nell’ambiente né con i normali rifiuti ma sempre gettate negli appositi contenitori.

L’isola di Plastica è grande 3 volte la Francia
L’isola di Plastica è grande 3 volte la Francia

Più di 80 mila tonnellate di plastica raccolte dalle correnti in un’unica grande Isola di Plastica, quella che in inglese chiamano “Great Pacific Garbage Patch“.
L’isola di plastica che galleggia nel cuore delle acque del Pacifico settentrionale è ancora più grande di quanto si pensava: ben 16 volte più grande della stima iniziale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports la grande isola di rifiuti che si è formata a largo, nell’oceano che separa California e Hawaii, sarebbe grande 1,6 milioni di chilometri quadrati, praticamente 3 volte la Francia!

Qui, sul cuore dell’oceano Pacifico settentrionale galleggiano 80 mila tonnellate di rifiuti sono composti al 99% da plastica e quasi la metà degli oggetti rinvenuti dalle analisi sono reti da pesca. Ad oggi la maggior parte (53%) di quest’isola è formata da oggetti di plastica di grandi dimensioni (più di 50 cm). Le macro-plastiche (oggetti grandi tra 5 e 50 cm) compongono il 26%, le meso-plastiche (oggetti tra 0,5 e 5 cm) compongono il 13% e le micro-plastiche (briciole di plastica grandi meno di 0,5 cm) l’8%. La paura è che, con il passare degli anni, i pezzi più grandi si trasformino in microplastiche, ancora più difficili da rimuovere nell’oceano e ancora più pericolose perché facilmente ingeribili da pesci, mammiferi o crostacei.

Raccogliere tutto con le reti è però quasi impossibile. L’Isola di Plastica è composta da ben 1,8 trilioni di pezzi di plastica: si tratta di una quantità impressionante che equivale a 250 pezzi per ogni persona del pianeta.  L’Ocean CleanUp Foundation ha sviluppato un sistema meccanico che concentra la plastica in zone più dense, in modo da rendere più facile la raccolta.
Se non riuscissimo a raccogliere tutto, tra qualche anno potrebbero formarsi 50 trilioni microplastiche: un pericolo che dobbiamo evitare.

Un paradiso tra i rifiuti
Un paradiso tra i rifiuti

Nel cuore dell’oceano Pacifico meridionale, lontano dalla civiltà, c’è un’isola verde smeraldo circondata da meravigliose spiagge bianche. Nonostante sia un’isola disabitata, questo paradiso remoto ha un problema: la spazzatura.

Sulle spiagge dell’isola corallina Henderson, c’è la più alta concentrazione di rifiuti del mondo. Secondo un recente studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, l’isola si trova proprio al centro di una spirale di correnti oceaniche, una posizione “ideale” per raccogliere tutti i rifiuti trasportati dalle correnti dalle Americhe fino a qui.

In questa immagine scattata dal radiometro ASTER della NASA si vede l’isola di 37 chilometri quadrati interamente coperta di vegetazione. Quest’isola si trova a 200 chilometri dal centro abitato più vicino e grazie alla lontananza dell’uomo qui si sono sviluppate specie animali e vegetali uniche al mondo: su questo paradiso si trovano 10 piante endemiche e 4 specie di uccelli che non è possibile trovare altrove. Grazie a questa ricchezza naturale l’UNESCO nel 1988 ha inserito l’isola nei siti patrimonio dell’umanità.