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Il vetro che trasforma i raggi del sole in energia
Il vetro che trasforma i raggi del sole in energia

I ricercatori della Mitchigan State University hanno sviluppato un materiale trasparente in grado di trasformare i raggi solari in energia.  Il materiale solare trasparente potrebbe rappresentare una svolta per quanto riguarda la raccolta di energia proveniente dal sole. I dispositivi possono essere applicati comodamente alle finestre e, secondo gli scienziati di Nature Energy, costituiscono un’innovativa fonte di energia. Al pari di pannelli solari più grossi e posti sul tetto.

Analizzando il potenziali di questi strumenti, i ricercatori, hanno scoperto che raccogliendo solo luce invisibile, non solo si può fornire la stessa quantità di energia di pannelli solari, ma si aggiungono anche funzionalità per aumentare l’efficienza dei palazzi, delle automobili e dei dispositivi elettronici.

Il sistema utilizza molecole organiche sviluppate dal team di Richard Lunt, un ricercatore della MSU, per assorbire le onde “invisibili” dei raggi solari. In particolare, sono considerati “invisibili” i raggi ultra violetti e gli infrarossi che, grazie a questo materiale, vengono captati e poi l’energia viene trasformata in elettricità. Bisogna considerare che un passaggio totale a tecnologie che forniscono energia rinnovabile, richiede un allontanamento dall’utilizzo del combustibile fossile.

È importante sottolineare che l’efficienza di questi dispositivi raggiunge il 5%, contro il 15% dei pannelli solari tradizionali. L’uso complementare di entrambi i dispositivi, riuscirebbe quasi completamente a coprire il fabbisogno di energia di un paese come gli Stati Uniti, considerate anche le quantità di superfici in vetro presenti sul suolo americano.

L’estate 2018 inizia adesso!
L’estate 2018 inizia adesso!

Ci siamo: l’estate astronomica inizia in questo momento! Il solstizio d’estate 2018, infatti, è proprio alle 12:07 del 21 giugno.

Perché specifichiamo che si tratta della stagione astronomica?

Perché l’estate meteorologica è già iniziata dal primo giugno. Invece, le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici. Dipendono, infatti, dall’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

 

 

Perché le stagioni meteorologiche sono diverse da quelle astronomiche?

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

 

estate meteorologica al via il 1 giugno

 

 

 

Il sole e i raggi UV
Il sole e i raggi UV

Cos’è l’Indice UV? Come funziona la radiazione ultravioletta? D’estate ne sentiamo spesso parlare, ma di che cosa si tratta? Per capirlo bisogna entrare nel tecnico. Dal sole parte una radiazione – tranquilli, non c’è da preoccuparsi –  costituita da un lato da un flusso di particelle altamente energetiche, quindi da protoni, elettroni e nuclei di elio (la cosiddetta “radiazione cosmica” o “vento solare”) e dall’altro da onde elettromagnetiche. La quasi totalità (circa il 99%) della radiazione elettromagnetica proveniente dal Sole è composta in larga misura da raggi visibili (la luce), da un’apprezzabile quantità di radiazioni nell’infrarosso (quelli che danno la sensazione di calore) e da una piccolissima frazione di raggi UltraVioletti (UV).

I raggi UV sono la parte più piccola dell’energia in arrivo dal Sole ma è la componente solare più dannosa per gli esseri viventi. Riescono infatti a penetrare in profondità nei tessuti, fino a interferire con il codice genetico contenuto nel DNA delle nostre cellule, con il conseguente sviluppo di forme tumorali, specie della pelle come il melanoma. Ma attenzione perché anche gli occhi sono altrettanto a rischio, quindi occhiali da sole sempre sul naso! 

In piccole dosi i raggi UV hanno però anche effetti benefici sull’uomo: produzione di vitamina D (bastano pochi minuti al giorno per stimolare la produzione di una quantità sufficiente di vitamina D in grado di prevenire l’osteoporosi, il diabete di tipo 1 e diversi tipi di tumori), produzione di serotonina (previene la depressione), effetto disinfettante in quanto viene limitata la proliferazione di batteri, cura di alcune patologie dermatologiche (psoriasi, vitiligine, dermatite atopica).

Analizziamo ora più da vicino le caratteristiche della radiazione ultravioletta. I raggi UV cadono in una banda dello spettro elettromagnetico con lunghezza d’onda. I più penetranti, e quindi i più pericolosi per gli esseri viventi, sono quelli con lunghezza d’onda più corta, ossia gli UVAUVB e UVC . Grazie all’atmosfera ma soprattutto per merito dell’ozono gran parte dei raggi UV provenienti dal sole vengono assorbiti e retro-diffusi verso la spazio. I raggi UVC sono completamente assorbiti nell’alta atmosfera dall’ozono e dall’ossigeno; la quasi totalità dei raggi UVB (circa l’80-90%) viene assorbita dall’ozono presente in stratosfera mentre la maggior parte dei raggi UVA riesce a passare indenne attraverso l’atmosfera. In sostanza, la radiazione ultravioletta che raggiunge la superficie terrestre è costituita in larga quantità da UVA e solo in piccola parte da UVB.

I raggi UVA rappresentano il 95% degli ultravioletti che colpiscono la pelle, sono presenti tutto l’anno, a tutte le latitudini ed attraversano sia le nuvole che il vetro. Arrivano a penetrare l’epidermide in profondità. Sono i principali responsabili dell’invecchiamento prematuro della pelle: rughe, macchie solari, perdita di elasticità, secchezza. Sono inoltre responsabili di forme cancerogene come il melanoma e il carcinoma cutaneo a cellule basali. Di fatto non provocano eritemi e scottature ma sono in grado di causare danni a lungo termine. Stimolano la riattivazione della melanina preesistente riattivando la reazione dell’abbronzatura. I raggi UVB costituiscono il 5% della radiazione ultravioletta in arrivo sulla Terra, sono più energetici rispetto agli UVA e sono concentrati soprattutto nel periodo estivo, in particolare nelle ore centrali della giornata. Sono loro i responsabili degli eritemi e delle scottature ma causano danni anche a lungo termine aumentando il rischio di tumori della pelle.

Ovviamente la frazione di raggi UV che raggiunge la superficie terrestre subisce una notevole variazione sia nel tempo e nello spazio, anche e soprattutto a seconda delle condizioni meteorologiche. Ecco, al riguardo, un elenco dei fattori dai quali dipende la dose di raggi ultravioletti in arrivo al suolo:

• ora del giorno: il 20-30% circa degli UV arriva tra le 11 e le 13 locali mentre il 75% del totale è concentrato tra le 9.00 e le 15.00. Quando il Sole è alto sull’orizzonte i raggi compiono infatti un percorso più breve dentro l’atmosfera, minimizzando in tal modo l’assorbimento da parte dell’aria;
• stagione: nelle regioni temperate gli UV raggiungono la massima intensità in estate e la minima in inverno; quando il sole è più alto nel cielo il tasso di raggi UV è maggiore mentre è decimante trascurabile quando il sole è basso all’orizzonte;
• latitudine: il flusso annuale di raggi UV è massimo all’Equatore e minimo ai poli;
• nuvole: in generale le nubi diminuiscono la quantità di energia solare in arrivo. Un cielo con nuvole sparse o velato da nubi alte e sottili, attenua appena del 10% l’intensità dei raggi UV. La frazione in arrivo al suolo si riduce del 25 % circa con cielo molto nuvoloso ma con cielo coperto l’attenuazione raggiunge il 70 % circa;
• altitudine: con la quota la radiazione ultravioletta aumenta notevolmente di intensità. Ad esempio, in estate a 2000 metri la radiazione UV “scotta” quasi il triplo rispetto alle aree di pianura, mentre in una settimana trascorsa sempre a 2000 metri in luglio si riceve la stessa dose di UV assorbita in tre mesi al mare. In inverno gli UV si riducono, rispetto all’estate, di otto volte circa in montagna e di sedici volte in pianura;
• riflessione: la parte riflessa dalla superficie terrestre e dai mari è generalmente bassa (inferiore al 7%), tuttavia il tipo di superficie può fare davvero la differenza: manti erbosi e specchi d’acqua riflettono meno del 10% della radiazione in arrivo, la sabbia riflette circa il 25% dei raggi UVB incidenti, mentre la neve fresca arriva a riflettere circa il 80%.

Ecco perché in montagna i raggi ultravioletti sono particolarmente insidiosi: all’effetto riflessione da parte della neve si aggiunge infatti anche l’effetto altitudine.

 

L’estate meteorologica inizia oggi
L’estate meteorologica inizia oggi

Ci siamo: l’estate meteorologica inizia oggi, il primo giorno di giugno!

Ma allora, perché si dice che l’estate inizia il 21 giugno?

Perché di solito si fa riferimento alle stagioni astronomiche, non a quelle meteorologiche. Vediamo quali sono le differenze.

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

 

estate meteorologica al via il 1 giugno

Invece, le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici. Dipendono, infatti, dall’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

 

 

 

Estate meteorologica in arrivo!
Estate meteorologica in arrivo!

L’estate meteorologica inizia l’1 giugno: manca pochissimo!

Ma allora, perché si dice che l’estate inizia il 21 giugno?

Perché di solito si fa riferimento alle stagioni astronomiche, non a quelle meteorologiche. Vediamo quali sono le differenze.

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

Invece, le stagioni che seguono il calendario astronomico non sono legate ai fattori climatici. Dipendono, infatti, dall’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Siccome l’inclinazione dell’asse terrestre non è costante ma varia ciclicamente tra circa 22,5° e 24,5° con un periodo di 41 000 anni (attualmente è di 23°27′ ed è in diminuzione), le date di inizio delle stagioni variano di anno in anno. E così, ad esempio, la primavera può avere inizio il 19, 20 o 21 marzo e l’estate il 19, 20 o 21 giugno.

Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

 

Ecco a voi la lumaca-foglia!
Ecco a voi la lumaca-foglia!

Questo animaletto è davvero unico al mondo! Sì perché, forse geloso, ha copiato dalle piante e adesso per saziarsi gli basta la luce del sole. Questa lumachina infatti si nutre solamente di luce. Incredibile vero? Lo hanno scoperto i ricercatori della Rutgers University di New Brunswick che hanno studiato approfonditamente la lumaca e hanno capito che questa lumaca può appropriarsi della materia prima dalle alghe per mantenere il suo stile di vita “ad energia solare”.

Conosciamola meglio! Questa lumaca si chiama Elysia chlorotica e vive nel mare tra la Nuova Scozia, il Canada e l’isola di Martha’s Vineyard, ma anche in Florida. Può crescere fino a 5 cm di lunghezza e per sopravvivere ha imparato a sottrarre i plastidi verdi alle alghe. Cosa sono? Ecco, i plastidi sono minuscoli organi che funzionano come veri e propri pannelli solari. La cosa bella è che non vengono digeriti ma immagazzinati nel rivestimento dell’intestino della lumaca.

Grazie a questo stratagemma la nostra lumaca-foglia dopo aver rubato i plastidi, smettere di nutrirsi e sopravvive grazie alla fotosintesi per i successivi 6-8 mesi. Non è fantastico?

Alcuni tipi di crema solare sono stati banditi dalle Hawaii
Alcuni tipi di crema solare sono stati banditi dalle Hawaii

Il governo delle Hawaii ha approvato una legge che mette al bando le creme solari che contengono due sostanze chiamate ossibenzone e octinoxate: si tratta del primo provvedimento negli Stati Uniti e nel mondo di questo tipo. Il divieto che entrerà in vigore a gennaio 2021, s i focalizza su questi due agenti chimici utilizzati in molti filtri solari. Secondo quanto riportato nel testo di legge, questi elementi hanno un significativo e dannoso impatto sull’ambiente marino delle Hawaii e sugli ecosistemi circostanti.

Alte concentrazioni di queste sostanze sono state ritrovate nelle principali e più popolari spiagge delle Hawaii e a ridosso dell’area delle barriere, come Waimea Bay, Hanauma Bay, Waikiki Beach, Honolua Bay e perfino nella riserva naturale di Maui. Ogni anno si stima che circa 14.000 tonnellate di crema solare vadano ad impattare sulla barriera corallina. Secondo alcuni studi, le creme protettive non inquinano solamente con il contatto diretto con le acque marine, ma anche attraverso gli scarichi che finiscono nel mare.

barriera corallina
“Le persone devono rendersi conto che quando si va a casa per farsi la doccia, l’acqua viene trattata e poi finisce nell’oceano. Non importa quindi se si usa la protezione in spiaggia o a casa, è allo stesso modo molto dannosa per il nostro corallo”. Queste le parole della senatrice delle Hawaii Laura Thielen. La legge si appoggia a uno studio del 2015 che dimostrò come determinati agenti chimici fossero in grado di danneggiare i coralli, sbiancandoli e modificandoli geneticamente. Furono riscontrate anche mutazioni sessuali nei pesci maschi, variazioni dei comportamenti neurologici e maggiori difficoltà riproduttive nei pesci scaridi, nelle foche monache e nelle tartarughe.

Lo studio dimostrò che l’ossibenzone ha un effetto tossico ad una concentrazione di 62 parti su un trillione, pari a una goccia in 6 piscine olimpioniche e mezzo. Craig Downs, il primo scienziato che revisionò lo studio sugli effetti dell’ossibenzone, ha riferito al Guardian che parecchie cose uccidono i coralli ma l’ossicobenzone ne impedisce la rinascita: questa sarebbe la prima vera occasione per i reef locali di guarire.

La legge ha attirato numerose critiche da parte di chi l’ha definita una misura per mettere a posto le coscienze, eliminando dal tavolo della discussione altre minacce ambientali come il riscaldamento globale e lo sviluppo costiero. Inoltre, l’American Chemistry Council si è opposto al provvedimento, sostenendo che anche l’esposizione solare umana senza protezioni è un pericolo. Intanto l’industria cosmetica è già al lavoro su prodotti privi degli agenti chimici incriminati. Edgewell Personal Care ha già annunciato una nuova linea di prodotti solari adeguati ai nuovi divieti di legge e alcuni campioncini dei nuovi solari saranno distribuiti a bordo dell’Hawaiian Arlines.

barriera corallina
Stefania Andriola

Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!
Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!

L’equinozio avviene due volte all’anno: in marzo e in settembre. Dal 2018 l’equinozio di primavera sarà sempre il 20 marzo, in alcuni casi il 19.

Come la maggior parte di noi sanno, è tradizione affermare che “la primavera inizia il 21 marzo”. Ciò significa che, nell’immaginario comune, l’equinozio di marzo, finora, è caduto per lo più il 21 del mese. Da quest’anno, però, la tradizione sarà costretta a cambiare. Il meteorologo del Centro Epson Meteo Simone Abelli ci ha spiegato il motivo.

Nel 2018 l’equinozio di primavera sarà il 20 marzo alle 17:15 ora locale.
Occorre abituarsi al giorno 20 marzo, poiché in questo secolo l’equinozio primaverile non avverrà mai più il giorno 21 marzo, con buona pace di chi è tradizionalmente affezionato a tale data. Lo scostamento rispetto alla “tradizione” è originato dalle correzioni che vengono attuate sul calendario gregoriano (in vigore dal 1582) per far tornare i conti fra il moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole e il ciclo delle stagioni.

primavera

In pratica, sulla base del precedente calendario giuliano che, come sappiamo, prevede l’aggiunta di un giorno (il 29 febbraio) ogni 4 anni nei cosiddetti anni bisestili, è stata introdotta l’ulteriore correzione che consiste nel non ritenere bisestili gli anni secolari non divisibili per 400 (come il 1700, il 1800, il 1900, il 2100 e così via). L’effetto dell’anno bisestile è quello di spostare indietro di circa 18 ore nel calendario la data dell’equinozio, dopo i graduali spostamenti in avanti di circa 6 ore negli anni normali. A conti fatti, a lungo andare questi spostamenti indietro generati dagli anni bisestili risulterebbero eccessivi. Per questo, una volta al secolo, per tre secoli su quattro, viene saltato un bisestile proprio per compensare questo eccesso. E qui veniamo al punto.
Dato che l’anno secolare 2000, essendo divisibile per 400, è stato bisestile di fatto sta proseguendo senza compensazioni secolari lo spostamento indietro della data dell’equinozio, spostamento che, come già accennato, ha portato all’abbandono del 21 marzo come riferimento che resterà nei ricordi del passato fino a quando, nel 2100, il salto dell’anno bisestile non ripristinerà il calendario come una volta.

L’equinozio di Primavera
L’equinozio di Primavera

Dopo la primavera meteorologica, che è già iniziata il 1 marzo, la primavera astronomica arriverà ufficialmente il 20 marzo 2018 con l’Equinozio.

Stagioni meteorologiche e astronomiche

In meteorologia l’anno viene diviso seguendo l’andamento climatico e quindi all’inverno meteorologico corrispondono i mesi più freddi dell’anno (dicembre, gennaio e febbraio) mentre l’estate viene identificata con i mesi più caldi (giugno, luglio e agosto). I mesi che separano questi due periodi vengono identificati nella primavera (marzo, aprile e maggio) e nell’autunno (settembre, ottobre e novembre).

primavera

L’equinozio

Le stagioni che seguono il calendario astronomico, invece, non sono legate ai fattori climatici ma all’inclinazione della Terra e alla sua posizione rispetto al Sole. A determinare la maggiore o minore esposizione alla luce di un emisfero rispetto all’altro e quindi anche le date di inizio e fine delle stagioni, è l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica ossia al piano che la Terra individua orbitando intorno al Sole. Equinozi e solstizi danno il via alle stagioni astronomiche: dopo il solstizio di dicembre inizia l’inverno; dopo l’equinozio di marzo inizia la primavera; dopo il solstizio di giugno comincia l’estate; dopo l’equinozio di settembre inizia l’autunno.

primavera

Il termine “equinozio” deriva dal latino aequinoctium. Questo termine, a sua volta, trae origine dalla parola aequa-nox, ossia “notte uguale” in riferimento alla durata del periodo notturno che è uguale a quello diurno, cioè alle ore di luce. L’equinozio, infatti, indica il momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore. Abbiamo l’equinozio due volte all’anno: in quei due giorni, le ore di luce sono uguali a quelle di buio in tutto il Pianeta. Ogni equinozio, indicativamente, arriva sei mesi dopo il precedente. In particolare, l’equinozio cade nei mesi di marzo e di settembre.

 

Il Sole verso il minimo del suo ciclo di attività, il minimo solare
Il Sole verso il minimo del suo ciclo di attività, il minimo solare

Nessuna macchia, il disco solare appare immacolato. Così lo ha fotografato oggi il Solar Dynamics Observatory della NASA. Secondo diversi studi il Sole starebbe per entrare nel periodo di attività minima. Tutto normale o quasi: l’attività del Sole segue un andamento ciclico, tra periodi di massima e periodi di minima attività che ricorrono ogni 11 anni circa. Il Sole però sembra stia entrando in una fase di attività particolarmente debole: negli ultimi anni il suo campo magnetico si è assottigliato ed è rallentata la velocità di rotazione degli strati piu’ esterni ad alcune latitudini.
Per capire l’intensità dell’attività solare gli esperti misurano il campo magnetico e osservano gli strati più superficiali della superficie della Stella. Durante il periodo di attività minima, ad esempio, il Sole ha meno macchie solari rispetto ai periodi di massima attività. La Royal Astronomical Society ha studiato l’attività del sole dell’ultimo periodo attraverso la sua “musica”. La professoressa Yvonne Elsworth della School of Physics and Astronomy dell’Università di Birmingham afferma che “il Sole è molto simile ad uno strumento musicale e produce note dalle basse frequenze. Attraverso lo studio di queste onde sonore (eliosismologia) si può comprendere cosa sta succedendo nelle parti più interne della Stella. Non siamo ancora sicuri di quali saranno le conseguenze di questa fase di attività particolarmente debole, ma è evidente che ci troviamo in periodo insolito. In ogni caso, possiamo affermare che arriveremo al minimo di attività solare tra circa due anni“.

sole

 

Il disco solare fotografato il 6 luglio 2017 dal SDO della NASA

Attività solare e conseguenze sulla Terra

Secondo gli esperti il prossimo minimo solare dovrebbe arrivare tra il 2019 ed il 2020. Diminuiscono le macchie solari e i brillamenti ma non significa che il Sole si più debole. “Si tratta solamente di una variazione dell’attività solare” spiega la NASA. Ad esempio durante il periodo di minimo solare i buchi coronali, quelle vaste zone “buie” e più “fredde” della corona del Sole, si sviluppano e resistono per molto più tempo (anche più di sei mesi). Da queste regioni dell’atmosfera del Sole il campo magnetico si espande e permette la fuoriuscita di particelle sottoforma di vento solare. Questo può talvolta provocare effetti anche sulla Terra: il vento solare interagisce con il campo magnetico della Terra provocando un disturbo nella magnetosfera, quello che chiamiamo tempeste geomagnetiche, aurore boreali e disturbi nei sistemi di comunicazione e navigazione.

3 luglio 2017, la Terra raggiunge l’afelio
3 luglio 2017, la Terra raggiunge l’afelio

Il nostro Pianeta, nella sua orbita intorno al Sole, ha raggiunto il punto più lontano dalla stella.
Durante l’estate la Terra è più lontana o più vicina al Sole rispetto all’inverno?
Sembra quasi un controsenso, ma il 3 luglio 2017 alle 22.00 (ore locali) la Terra ha raggiunto il punto di massima distanza dal Sole durante la sua orbita.

In questo particolare momento astronomico, detto Afelio, la Terra dista ben 152 milioni di km dalla nostra stella. Il momento opposto, detto Perielio, avviene d’inverno 13 giorni dopo il solstizio ed è l’attimo in cui la Terra si ritrova “solo” a 147 milioni di km.

Questioni di coincidenze. Il fatto che per l’emisfero settentrionale l’Afelio si verifichi d’estate possiamo quasi dire che sia un caso. A determinare le temperature della nostra atmosfera e quindi a influenzare le stagioni, non è la distanza Terra-Sole, ma l’inclinazione dei raggi solari rispetto la superficie terrestre. Tra giugno, luglio e agosto, l’Emisfero Nord si trova maggiormente inclinato a favore del Sole e riceve una maggior quantità di raggi diretti. Questo è il motivo per cui d’estate fa più caldo, anche se siamo così lontani dal Sole.

Perché il tramonto è colorato?
Perché il tramonto è colorato?

La Natura ci regala spettacoli meravigliosi, capaci di lasciarci ogni volta a bocca aperta. Il tramonto è uno di questi: tutte le sere ci incanta con i suoi colori straordinari! Chi sa perché i tramonti hanno un colore così particolare?

Dipende dalla luce:

Il tramonto
La luce è una radiazione elettromagnetica. Significa che, anche se non ce ne accorgiamo, è in continuo movimento sotto forma di onde.
Noi siamo in grado di vedere solo una parte di queste onde di luce, cioè quella che forma i colori dell’arcobaleno. Te li ricordi? Sono il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, l’indaco e il viola. Ognuno di questi colori corrisponde a una diversa lunghezza della nostra onda di luce. Il blu, per esempio, si trova su una lunghezza più corta del rosso.

Quando il Sole è alto nel cielo, la sua luce deve attraversare una distanza più corta per raggiungerci. Per questo motivo di giorno vediamo la luce blu, che corrisponde a un’onda di luce più corta. Al tramonto, invece, il Sole si allontana e la sua luce deve percorrere più spazio per arrivare fino ai nostri occhi. Ecco perché vediamo il rosso e l’arancione: a noi arrivano soltanto le onde più lunghe, che corrispondono a questi colori.