Walking South America: un viaggio nei cambiamenti climatici

Abbiamo trattato spesso storie di Meteo Eroi che lottano per il clima in giro per il mondo; oggi vogliamo raccontare la storia e il progetto di un ragazzo italiano, Francesco Magistrali che si può definire Meteo Viaggiatore, Meteo Eroe e Meteo Esploratore. Nato nella provincia di Piacenza classe 1977, laureato in Scienze Motorie, aveva già fatto parlare di sé tra il 2014 e il 2015 con la missione “Esmeralda Expedition” durata un anno e mezzo che lo aveva visto attraversare in solitaria e senza mezzi motorizzati (si era mosso a piedi, in mountain bike, in canoa/kayak) il Sud America, dalla Terra del Fuoco al Brasile, per conoscere usi e costumi, pensiero e cibi, ma anche vizi e virtù del popolo sudamericano. Francesco è di nuovo pronto per ripartire in settembre con una nuova esperienza a piedi “Walking South America” dal Pacifico all’Atlantico attraverso Cile, Argentina e Uruguay con l’obiettivo di riuscire a parlare a un vasto pubblico di tematiche come i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la plastica, la deforestazione e tutto quello che si può venire a sapere stando a contatto con le popolazioni locali.

Francesco verrà seguito da svariati sponsor e media e sta mettendo in piedi una collaborazione come partner scientifico con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Con l’obiettivo di formare, educare, ispirare giovani, adulti e l’interazione con partner come Focus e l’Università Cattolica-Facoltà di Agraria, l’esploratore svilupperà anche una ricerca sulle micro plastiche che purtroppo si trovano anche nei luoghi più incontaminati al mondo. Meteo Expert supporterà Francesco ed il suo team di comunicazione seguendo i suoi resoconti sui cambiamenti climatici che avverranno attraverso le testimonianze dirette degli “osservatori capillari” disseminati sul territorio: agricoltori, pescatori, cacciatori, abitanti delle zone rurali e remote, attenti per natura e formazione alle variazioni nelle delicate dinamiche che coinvolgono clima, ambiente, fauna di ogni area.

Francesco Magistrali racconterà il suo progetto domenica 2 giugno durante l’evento Focus Live che si terrà a Genova. Focus Live è il festival dedicato alla scienza, alla tecnologia e alle innovazioni, organizzato dal mensile Focus con incontri, spettacoli, installazioni interattive, laboratori, dibattiti, attività per i più piccoli. La tappa ligure si terrà al Porto Antico di Genova dalle 10:00 di sabato 1 giugno alle 20:30 di domenica 2 giugno.

Abbiamo incontrato Francesco per saperne di più del suo ambizioso progetto.

La data della partenza si avvicina sempre di più; come ci si sente ad avere tra le mani un biglietto aereo di sola andata?

Beh, in realtà – pur essendoci per ora un biglietto di sola andata per il semplice motivo che è difficile calcolare fin da ora la data precisa del ritorno in Italia – lo scopo principale delle mie avventure è sempre quello di tornare. In primis per fare ritorno, dalla famiglia in poi, tra le persone che fanno parte della mia vita. E poi lo scopo dei miei viaggi è condividere, e questo comporta tutto il lavoro di divulgazione (che con questo viaggio desidero rendere grande) che avviene proprio dal ritorno a casa in poi.

Perché hai scelto proprio il Sud America per questa esperienza?

C’è da tempo da parte mia un forte legame con il Sud America. Non nascondo che sicuramente però i prossimi progetti si terranno altrove, per espandere la mia conoscenza del mondo. Per questa prossima avventura ho comunque scelto un’itinerario che (a parte un frammento del deserto di Atacama) ancora non conosco. Il continente è grande! Ho scelto un tragitto che mi permetta di intersecare climi, ambienti e popolazioni che possano (incontrandoli) generare nel mio diario di bordo informazioni, dati, conoscenza che appunto siano di interesse comunitario nel momento (durante e dopo il viaggio) della loro diffusione.

Il contatto con la gente del posto sarà importante per ottenere informazioni relative alla percezione che hanno le persone del posto riguardo ai cambiamenti climatici; in che modo cercherai di interagire con loro?

Una delle tante ramificazioni del progetto è proprio quella legata ai cambiamenti climatici. Non sono un tecnico del settore e non mi spaccio per tale. Ma da divulgatore e “ricercatore free lance” l’idea è di intervistare il maggiore numero di persone possibile chiedendo loro di raccontare come vivono i cambiamenti climatici degli ultimi 20 anni. Queste interviste le sottoporrò soprattutto (muovendomi io in zone in certi casi remote) agli osservatori capillari, che vivono DENTRO alla natura e la vivono quotidianamente: agricoltori, pescatori, pastori, cacciatori. Queste persone non sono scienziati ma (a volte inconsapevoli) preziosi ed attenti testimoni dell’ambiente in cui vivono.

Da un punto di vista ambientale mi interessa molto l’idea che la spedizione miri a raccogliere dati sulle micro-plastiche che purtroppo hanno invaso anche i luoghi più incontaminati del nostro Pianeta; come penserai di raccogliere queste informazioni?

Mi muoverò a piedi, sostanzialmente, ma anche (se sarà possibile) seguendo con un qualche tipo di imbarcazione di fortuna un fiume in Gran Chaco. La modalità di viaggio stessa, lenta e a diretto contatto con l’ambiente circostante, aguzza la vista, rende più attenti, impone la crescita dello spirito di osservazione. In questo senso individuare visivamente la presenza di macro plastiche nel territorio (e creare una “mappa” di esse con coordinate geografiche, immagini, info) non sarà un problema. Trovare micro plastiche significherà utilizzare due sistemi: sto ottenendo consulenza su come eseguire dei test che individuano la presenza di micro plastiche nell’acqua e mi sto attrezzando per riuscire a fotografare le micro plastiche con la mia reflex e forse addirittura il cellulare.

Si parla anche di educazione anti-inquinamento da rivolgere alle persone locali, come credi si porranno nei tuoi confronti? Non temi di infastidirli o di non essere capito?

Grazie a tanti viaggi ho acquisito un certo grado di abilità nel pormi nei confronti di sconosciuti, soprattutto in contesti “speciali”, in aree remote come l’Amazzonia brasiliana che conosco. Viaggiare a piedi significa anche questo: entrare nel cuore e nelle case delle persone con discrezione. Le comunità solitamente percepiscono questo approccio, e si aprono. Ovviamente la pazienza non deve mancare. Questo comporta che quindi chiedere se c’è l’apertura a sapere qualcosa in più sulle cosiddette “buone pratiche” risulterà più facile ed accettato. Ancora meglio se grazie a “filtri”: in Gran Chaco incontrerò per esempio gli amici italiani che si prendono cura, attraverso un’associazione, della popolazione Qom.

Cosa porterai con te in partenza?

Viaggiare a piedi è per definizione un atto di minimalismo. Sono un minimalista, sempre di più, sia in viaggio che a casa. La filosofia è di portare con me lo stretto necessario. In ogni modo, certi ambienti come l’aridissimo Deserto di Atacama impongono di portare (trainerò uno speciale carretto a due ruote) scorte di acqua e cibo. Poi: materiale per foto e video e la comunicazione satellitare. E il minimo che serve per la sopravvivenza, dal coltello al sacco a pelo…

So che vorrai testare anche nuovi materiali per capirne la resistenza a polvere, calore, freddo, umidità, esposizione al sole, shock termico. Tu come farai a tenere duro in queste situazioni?

In questi ultimi mesi, fino… all’ultimo minuto prima di partire (anzi: il mio team a casa continuerà l’operazione anche mentre sarò in viaggio) non si fermerà la ricerca di sponsor e tra questi includo anche aziende interessate a testare in condizioni particolari materiali innovativi che debbano garantire la loro “tenuta” sottoposti a stress come polvere, sole, clima secco, schock termici, ecc. L’uomo si adatta meglio, sicuramente, a ciò che si trova davanti in natura, meglio di qualsiasi materiale hi-tech. La strategia migliore non è però quella di circondarsi di oggetti e gadget che ci proteggano oltremodo: abiti, strumenti, tecnologia possono rompersi, le batterie possono esaurirsi… Tornando al minimalismo e arrivando al dunque: ciò che nessuno ci può rubare e che non pesa nulla e che ci possiamo portare sempre con noi sono esperienza e conoscenza. Entrambi ci aiutano a resistere in condizioni normalmente ritenute difficili o severe.

Come si può sopravvivere così tanti giorni lontani da casa? So che nello scorso viaggio sei stato via 16 mesi… chi ti aspettava al ritorno? Non hai mai sofferto di nostalgia della tua casa, della tua famiglia?

“Esmeralda Expedition” durò 16 mesi. Un po’ prima della metà di questa lunga traversata senza mezzi a motore del Sud America incontrai a Santiago del Cile mia moglie, suo figlio e miei genitori. Questo spezzò non poco la distanza fisica ed emotiva. Questa volta, su ‘soli’ sei mesi non so se riusciremo a organizzare un analogo rendez-vous. Ma questi viaggi non sono ovviamente vacanze ne momenti sabbatici. Non c’è nessuna fuga o approccio del tipo ‘mollo tutto’. Esattamente il contrario. Sono progetti a loro modo imprenditoriali che hanno una mission a lungo termine e che coinvolgono da vicino la famiglia. Quindi la distanza fisica, nel tempo, non annulla la consapevolezza che pur dall’altra parte del mondo sto costruendo, quando sono in spedizione, un progetto collettivo, che mi tiene vicino ai miei cari ogni giorno, anche quando mi trovo on the road nel cuore del nulla.